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Down by the seaside blues

27 Ago

Dopo le due settimane a Cuba di aprile, qualche giorno in Romagna, in una location rigorosamente vicino al kartodromo più grande d’Italia per dar modo alla groupie di sfogare le sue voglie. Tutto sommato non mi dispiace, dalle 12 alle 15,30 quando la spiaggia si svuota e guardo le vele bianche all’orizzonte sento le tossine lasciare il mio corpo, mi sento leggero, a posto con me st(r)esso. Se poi ho in mano una Corona gelata e in cuffia DOWN BY THE SEASIDE dei LZ, mi sento prossimo a raggiungere l’estasi…

Leggo, osservo, medito in modalità take it easy. Inizio a pensare che il mensile LINUS sia la rivista italiana di maggior spessore, o perlomeno quella che leggo con più fervore…

Linus agosto 2015

Le strisce di DILBERT e PERLE AI PORCI sono diventate essenziali per me, i PEANUTS mi riportano ai miei happy days e certi articoli mi fanno ridere l’animo: UN CASINO IMMENSO (mappa del dibattito in rete) / UN TEMPO GLI INTELLETTUALI ERANO INCISIVI. OGGI? BOH, FORSE, CHISSÀ. / ERAVAMO A RAGIONERIA INSIEME / E TU DI CHE PIDDÌ SEI?

Linus - che pddino sei?

Linus – che pddino sei?

Mi lascio trasportare poi dall’ultimo libro edito in Italia di GREG ILES, di cui da alcuni anni sono un fan con la stessa intensità di cui lo sono (ero?) dei LED ZEPPELIN…

Tim - reading The Natchez Burning

Tim – reading The Natchez Burning

Un paio di giorni di maltempo servono a far respirare l’estate, ossigenare il mare, rifarmi vivere il malinconico mood della Riviera al tempo della pioggia. Mi rifugio in un ristorante di buon livello, pietanza a base di pesce e per finire carpaccio di ananas. Mica male …

Da Giorgio - Carpaccio di Ananas - foto TT

Da Giorgio – Carpaccio di Ananas – foto TT

La musica, o meglio il rumore sonoro che si sente in giro, è quasi sempre spazzatura. La techno-caraibica commerciale insopportabile, il nuovo “piano bar” che consiste in un cellulare o in un tablet collegato ad un minuscolo mixer e ad un paio di casse che diffondono basi su cui uno sprovveduto canta (male) canzoni con arrangiamento techno. I bambini ballano al ritmo di questa melma, e mi chiedo che generazione diventerà la loro se cresce ascoltando questa sbobba sonora.

Torno indietro di alcuni decenni, cerco di ricordare cosa ascoltavo “involontariamente” io. La sigla della TV dei ragazzi consisteva in A SALTY DOG dei PROCOL HARUM e SHE CAME IN THROUGH MY BATHROOM WINDOW versione JOE COCKER. Quando mio padre, il vecchio Brian, o mia madre compravano un 45 giri per me o mi sorella prendevano cose tipo VENUS degli SHOCKING BLUE, BELLA BELINDA di GIANNI MORANDI, MINUETTO di MIA MARTINI o qualcosa dei CANNED HEAT da BANDIERA GIALLA. Ora, non è che BELLA BELINDA fosse un pezzo profondissimo, era ed è piuttosto sciocchino, trattasi di una cover di PRETTY BELINDA (1969) di CHRIS ANDREWS, una sorta di swing allungato con beat e rhythm and blues bianco inglese… però a me sembra un pezzo di musica leggera, non un pezzo di musica stupida… mah, chissà, forse sono io che come al solito guardo troppo lo specchietto retrovisore.

Parlo con la titolare del bagno dove ci siamo appoggiati, ci dice che quest’anno al pomeriggio, per l’aperitivo, ha chiamato uno che fa “Jash” (Jazz insomma). Alle 16 vado a vedere di che si tratta. C’è la sagoma di un pianoforte a coda di compensato bianco. Un uomo sui quarant’anni vi ha appoggiato sopra una tastiera, un mixerino, due casse, lì vicino un sax. Partono le basi, lui inizia a suonare la tastiera che ha gli stessi suoni delle tastiere Bontempi per bambini, mi stupisco della misera qualità. Poco dopo il Duke Ellington della Romagna prende in mano il sax con cui soffia fuori qualche nota senza nessuna particolarità. Il genere è una sorta di new age neutra. Il microfono tende a scivolare dal supporto ogni minuto, scena fantozziana. La sera passo vicino al bagno in questione, c’è ancora lui, stavolta fa piano bar, canta canzoni “d’autore”… ma è un cantante mediocre, ha una voce non adatta, non tiene bene l’intonazione. Mi faccio sempre la stessa domanda, sono io che sono diventato un vecchio brontolone o è un salutare modo di ribellarsi all’assuefazione di mediocrità che c’è nel mondo oggi? Se ti proponi come musicista da intrattenimento in situazioni del genere e, badate bene, sei pagato adeguatamente per farlo, occorre che tu ci sappia perlomeno un po’ fare, altrimenti sfoghi le tue voglie nella tavernetta di casa tua quando vengono gli amici a mangiare una pizza al salame piccante. Non devi essere FREDDIE MERCURY, ma devi essere almeno bravino.

Qualche sera dopo nella piazzetta della ridente cittadina c’è un gruppo all’apparenza professionale: palco grande, impianto luci notevole, vestiti da scena, pubblico numerosissimo. Il cantante è vestito come uno dei CLASSIC NOVEAUX …

Uno dei CLASSIC NOVEAUX

Uno dei CLASSIC NOVEAUX

Il genere proposto è una mistura senza costrutto: TALK TALK, SPANDAU BALLET, BOB MARLEY, KIM CARNES, persino gli YES (anni ottanta). Sono in sei sul palco, più un dj (un dj?) vestito come un rapper nero con cappello e medaglioni. Fanno uso di basi, non si capisce chi suona e chi fa finta, mah! Tutti i pezzi hanno lo stesso arrangiamento, lo stesso tempo. Il cantante non è dotato, ma la gente applaude, salta, balla al ritmo di “Su le maniiiii!!!” Ma la voglia di Rock è tanta che quando esplode OWNER OF A LONELY HEART la groupie scatta. Mi allontano da lei, mi nascondo in un aiuola, e mi metto a riprenderla con cellulino. Suona la airguitar, gli airdrums… chissà cosa pensa la gente di questa esagitata. Ad un certo punto si chiede dove io sia finito, si guarda intorno, mi vede, alza le mani in preda all’esaltazione mistica… e tutto questo per una canzonetta come POSSESSORE DI UN CUORE SOLITARIO, si trattasse di STARSHIP TROOPER capirei, ma così … come se io facessi lo stesso per, che so, ALL MY LOVE.

Ad ogni modo, unica eccezione alla monotonia musicale un gruppetto di ragazzi con una ragazza alla voce che propone del Rock in cui mi imbatto una sera. VAN HALE, RAY CHARLES, CHUCK BERRY, LED ZEPPELIN, ROBERT PALMER/TINA TURNER, JOAN JETT… roba buona. E’ divertente notare come un gruppo senza tante pretese sia comunque credibile grazie alla verve del chitarrista solista. I brani dei LZ non sono eseguiti benissimo, ma il resto è dignitoso, e poi … vedere una band di giovanetti suonare RAY CHARLES (Hallelujah I Love Her So del 1955) e CHUCK BERRY (Roll Over Beethoven del 1956) è una gran cosa, seppur si presentino sul palco in braghe corte …

Gruppetto Rock a Cesenatico - agosto 2015

Gruppetto Rock a Cesenatico – agosto 2015

Una sera in un hotel noto un duo bislacco: lui alle tastiere e al canto, lei alla batteria e ai cori. Suonano con l’aiuto di basi naturalmente; mi fermo a guardare la signora che tiene il tempo con la batteria; sto per andarmene quando vedo lui che si avvicina ad una buffa steel guitar… rimango basito, è chiaro che il tipo è uno della vecchia guardia, un musicista vero dei bei tempi andati. Mi rattristo nel constatare a cosa si è dovuto adeguare per vivere di musica, ma poi applaudo convinto la sua performance. Vaja con dios, hombre.

steel guitar man - foto TT

steel guitar man – foto TT

Davanti ad una libreria sento due signore parlare con accento meridionale: “Ah, qui c’è la libreria” dice una, e l’altra “Ah no, basta, io ho già due libri a casa, non ho bisogno d’altro. Sono quelli per il significato dei sogni”. Sbigottito mi giro a guardarla, è una di quelle 40/50enni tarchiate, troppo in carne, vestita come se avesse 20 e un corpo mozzafiato. E’ uno di quei momenti in cui il suffragio universale mi sembra una “cagata pazzesca”. Non è che io mi senta chissà chi, ma perlomeno, da uomo miserello quale sono, leggo libri, quotidiani, settimanali, in qualche occasione partecipo come spettatore a dibattiti politici e riunioni politiche, prima di andare a votare mi interrogo su certe questioni, valuto i candidati, bestemmio perché poi nessuno mi convince, ma se non altro cerco di mettere un po’ di me stesso  nell‘arte di governare le società (la politica insomma); ecco, che il mio voto valga come quello della australopiteca che ho davanti non mi va più bene. E ‘fanculo la democrazia.

Per calmarmi e cercare di dimenticare passo al mio hobby preferito: camminare per le strade di seconda fascia e osservare gli alberghi, carpirne gli aspetti più blues. Ne trovo uno che più blues non si può: l’Hotel Riposo. Ah.

gli hotel del Blues ... - foto TT

gli hotel del Blues … – foto TT

gli hotel del Blues ... - foto TT

gli hotel del Blues … – foto TT

Mi diverto anche ad esaminare i condomini di appartamenti da affittare o acquistare, in uno scovo una cassetta della posta assai curiosa…

Cassette della posta Blues - foto TT

Cassette della posta Blues – foto TT

In spiaggia, assorto nella lettura, sento genitori italiani chiamare i figli, scuoto la testa: i nomi dei bambini sono pretenziosi … è tutto un fiorire di Sebàstian, Samuel, Maicol, Manuel … una bambina si chiama Mària, con l’accento sulla prima a… sbotto tra me e me:  “an s’pol menga, ma fat dèr in dal cul te e Mària!”. La prossima volta cercherò un hotel e un bagno childfree in modo da non dover più essere costretto a sentire certi nomi.

Il mare è comunque una scusa, siamo qui affinché la groupie possa correre in go-kart. Per tre sere l’ accompagno in questo bel circuito che non frequenta da due anni, in tutto 8 gare: sette volte prima e una volta seconda; “il secondo posto è un cruccio” mi dice, “il kart che mi hanno dato non andava”. Inoltre ha centrato il 5° miglior tempo del circuito dell’anno in corso. Certo, sono “gare” fatte da appassionati che si ritrovano al momento, non sono gare ufficiali di campionato, ma vederla nella tuta gialla (colore riservato alle donne), sfrecciare tra le tute rosse (riservate agli uomini), e vedere il numero del suo kart continuamente nella prima posizione del tabellone luminoso mi riempie come sempre di meraviglia. In pista più o meno 20 concorrenti alla volta, lei li supera tutti, se non si spostano li sbatte fuori, alcuni li doppia. Ormai la conosco la mia groupie, ma mi sorprendo ogni volta… una che abbia un talento del genere in due discipline così distinte tra loro (la velocità e la musica) non è cosa comune.

Motor head woman - foto TT

Motor head woman – foto TT

Motor head woman - foto TT

Motor head woman – foto TT

In spiaggia scambio messaggi con JAYPEE. Anche lui e al mare, non troppo distante da me. Mi invia foto di certi “elegantoni” (cit. di Terence Hill) in giro la sera  in ciabatte, braghe corte e canottiera e di BEPPE MANIGLIA che è “in concerto” in una delle piazze del paese in cui si trova il mio amico.

Ogni mattina compro REPUBBLICA e LA GAZZA, il calciomercato è al suo culmine così, avido di notizie, sfoglio le pagine sperando in un colpo sensazionale della mia squadra. A tal proposito scambio messaggi con BEPPE RIVA. Il maestro è in Portogallo, mi manda una foto dove sfoggia il suo ultimo acquisto: una t-shirt dei BS. Parliamo della nostra INTER, tra speranze e paure. L’ultimo lustro ci ha fiaccato, chissà se quest’anno finalmente ci riprenderemo le posizioni che ci competono…

Beppe Riva in Portogallo

Beppe Riva in Portogallo

Lasciare i posti e la gente è per me sempre difficile. Julia me lo faceva notare sempre. Anche stavolta saluto l’Adriatico con l’animo in pena. Riattraverso la Romagna, rientro in EMILIA e quindi a BORGO MASSENZIO. Nemmeno il tempo di arrivare e faccio una capatina in ufficio, lunedì si ricomincia, meglio controllare che tutto sia a posto. Mi fermo poi da Brian. Appena mi vede esclama “Tim!”. Sono un po’ abbronzato, se ne accorge e mi dice ” ‘ste bel.” (se sei bello), è proprio vero: ogni scarrafone è bello a papà suo. Siamo sulla veranda, gli chiedo le stesse cose, intavolo gli stessi semplici discorsi, d’altra parte l’alzheimer non permette voli pindarici. Cerco di parlargli dell’INTER e del campionato che finalmente sta per iniziare e lui “l’Inter, sè, l’è vera” (l’Inter, già, è vero) ma chissà se si ricorda davvero. Gli chiedo se mi vuole bene e lui “Mo’ dio canta!” esclamazione emilianissima, come a dire “mo’ certo, te ne voglio un sacco”. Bacio il mio vecchio e vado dalla Simo a prendere Palmiro.

Dopo due settimane di lontananza Palmir me la fa pagare: non mi caga e va a nascondersi. E’ un gatto fortunato, quando andiamo in vacanza lui se ne va dalla Simo, che lo ama almeno quanto lo amiamo noi, ma lui deve farmela pagare comunque, d’altronde è un gatto. Il ritorno alla Domus Saurea è come sempre un po’ traumatico, per me e per la groupie. La prima notte Palmir non ci lascia dormire un momento. Miagola, salta sul letto, affila le unghie dappertutto. Alle 4 esausto mi alzo e sto con lui fino alle 6. E’ irrequieto ma mi sta addosso. Gli preparo da mangiare, lo coccolo. Sembra calmarsi un po’. Gioca a nascondino dietro al divano…

Palmiro - foto TT

Palmiro – foto TT

Mi rimetto a letto. Alle 6,30 ricomincia. Si alza la groupie e lo fa uscire. Torna a casa verso sera, spossato, beve una ciotola d’acqua. Lo lavo con la salvietta, gli do da mangiare. Si abbuffa. Una volta finito mi fissa. Ho capito. Lo prendo in braccio, andiamo nello studiolo, prendo un cd e lo infilo nel lettore, parte la musica e Palmir si appisola tranquillo con il muso sul mio petto. Aveva solo bisogno della sua dose di Aor. Magico Palmir.

Finalmente il campionato. La stagione non poteva iniziare meglio: l’Inter vince, J**e-Milan-Napoli perdono. Come sempre soffro fino alla fine (segna JoJo al 93esimo!) ma sono contento, avevo bisogno di calcio, della mia Inter, di vittorie.

Cena estiva nel giardino di Pol; riprendiamo i contatti, valutiamo nuovi pezzi da aggiungere alla scaletta degli EQUINOX, parliamo di Rock, di fyga, dei blues della vita.

Pol & Tim - agosto 2015 - photo Saura T

Pol & Tim – agosto 2015 – photo Saura T

Agosto se ne sta andando, settembre incombe, via … si riparte.

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Measuring a summer’s day (Emilia blues)

10 Ago

Contemplo l’Emilia sotto il tetto di questa estate rovente, vedo un gruppo di illuminati che si ritrovano per una grigliata nelle campagne adiacenti a Regium Lepidi. Hanno nomi pittoreschi: Pike boy, Riffy Betts, il Tony Banks di via Prati, Nonantolaslim, Mike Bravo e Lollo Stevens. Li sento discutere di musica, di come certi particolari abbiano inciso sulle loro vite. Magister Pike dice “avevo 14 anni, e quei colpi di cassa al minuto 5;15 aprirono porte su orizzonti che non pensavo esistessero”. Nemmeno due secondi e tutti si alzano, si rimettono i mantelli, e iniziano a salmodiare i versi di Gregorio Magno:

I’m tired of hypocrite freaks
With tongues in their cheeks
Turning their eyes as they speak

They make me sick and tired

Please, please, please open your eyes
Please, please, please don’t give me lies

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Vedo volontari che organizzano a Nonantola una festa il cui ricavato va in beneficenza, tra loro discendenti di famiglie storiche del paese e nuovi arrivati perfettamente integrati nella comunità. Un algerino si lascia prendere  in giro da uno dei volontari nonantolani che lo chiama affettuosamente“maruchèin”, e ribatte rassegnato, in un italiano dall’accento arabo, “Lo sai che non vengo dal Marocco” prima di correre in cucina a prendere altri piatti pronti per i clienti della festa. Una ragazza di colore e un ragazzo i cui antenati erano sicuramente indios sudamericani si scambiano battute in un italiano dal forte accento cantilenante tipico del posto. Niente male mi dico, individualità multietniche che si riconoscono nei tratti fondanti della etnia originale del posto in cui sono approdati.

Vedo gente che si ritrova la sera negli spazi verdi del paese per assistere a spettacoli organizzati anche qui da volontari, rinunciando per una volta ad essere preda delle televisioni. Vedo amici, musicisti della zona, che dopo 30 e passa anni sono ancora lì a suonare su di un palco…

Topazio Soul - Nonantola, Perla verde, 19-7-2015  (foto TT)

Topazio Soul – Nonantola, Perla verde, 19-7-2015 (foto TT)

Osservo il mondo dei centri commerciali, dove la gente a caccia di saldi si rifugia per sfuggire alla probabile solitudine della propria vita. Vedo anche cartelloni pubblicitari di non-musicisti italiani che si spacciano per tali imitando non-musicisti (KidRock) americani.

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Dalla finestra misuro l’arsura che attanaglia le campagne in queste domeniche …

Domus Saurea . finestre d'estate - foto TT

Domus Saurea . finestre d’estate – foto TT

Guardo un vecchio vittima dell’alzheimer combattere come può per non finire definitivamente nel pantano della demenza, aiutato da un figlio che escogita ogni trucchetto per farlo restare attivo …

Brian & Tim - agosto 2015 (Foto Lalli)

Brian & Tim – agosto 2015 (Foto Lalli)

Ready to Rock - Brian & Tim - agosto 2015 (Foto Lalli)

Ready to Rock – Brian & Tim – agosto 2015 (Foto Lalli)

Scruto le autostrade create tra i malghetti dalle mietitrebbie …

Malghetty highway - Foto TT

Malghetti highway – Foto TT

Distinguo uomini di blues che si danno al giardinaggio per sfuggire al morso dei diavoletti azzurri che gli attanagliano l’animo …

The Blue Farmer - Foto Saura T

The Blue Farmer – Foto Saura T

Esamino Feste dell’Unità sulle rive del fiume Secchia o del torrente Modolena, giganteschi ritrovi di gente ormai sganciata dall’idea di sol dell’avvenire, di rossa primavera.

Festa dell'Unità - Villalunga RE agosto 2015

Festa dell’Unità – Villalunga RE agosto 2015

Festa dell'Unità - Villalunga RE agosto 2015

Festa dell’Unità – Villalunga RE agosto 2015

Festa dell'Unità - Villalunga RE agosto 2015

Festa dell’Unità – Villalunga RE agosto 2015

Constato come nemmeno alla direzione importi di offrire intrattenimento di qualità: la zona Liscio è preda di orchestre spettacolo che suonano con basi su cui solo uno o due strumenti suonano dal vivo, il cui repertorio è ormai annacquato con insulse riproposizioni di immondizie musicali più moderne che nulla hanno a che fare con lo spirito del Liscio originale. Saggio l’ennesima tribute band dei QUEEN, e capisco in un batter d’orecchio che offrono uno spettacolo scadente.Nulla di male se suonassero in contesti meno importanti, ma la festa in cui mi trovo è seconda per importanza solo a quella provinciale di Regium Lepidi, ed è triste constatare come vogliano spacciare tale inconsistenza per spettacolo di qualità. Se metti in piedi una QUEEN tribute band di livello devi assicurarti prima di tutto che il cantante abbia una gran voce e una gran personalità, altrimenti stai a casa, o vai a suonare in situazione più consone al tuo livello. Non basta indossare il costumino, vantare (?) una partecipazione a The Voice Of Italy e gridare continuamente “su le mani!”. 

Vipers - Queen tribute - Villalunga RE agosto 2015

Vipers – Queen tribute – Villalunga RE agosto 2015

Vedo riflessi della bassa Louisiana, dell’Acadia, della Cajun belt insomma nel bayou reggiano, famiglie alle prese con faccende che pensavo appartenessero ormai solo al passato …

“Fogone” time – mother and daughter- Cajun county – Gavassae (Regium Lepidi) august 2015 – photo TT

Timber time - father, mother, daughter- Cajun county - Gavassae (Regium Lepidi)  august 2015 - photo TT

Timber time – father, mother, daughter- Cajun county – Gavassae (Regium Lepidi) august 2015 – photo TT

Guardo (in streaming) squadre di calcio finalmente vincere amichevoli …

Hot summer (lonely) nights series: alone at home, 32 ° degrees celsius, a cold Corona cerveza, watching the friendly game INTER - ATHLETIC BILBAO...  I guess that's why whey call It the Blues - photo TT

Hot summer (lonely) nights series:
alone at home, 32 ° degrees celsius, a cold Corona cerveza, watching the friendly game INTER – ATHLETIC BILBAO…
I guess that’s why whey call It the Blues – photo TT

Contemplo campanule che sfoggiano tutta la loro bellezza …

Tim Tirelli's campanula -august 2015 - photo TT

Tim Tirelli’s campanula -august 2015 – photo TT

In un ristorante vedo gente vestire incurante delle caratteristiche fisiche… il ragazzo con peli su spalle e schiena sfoggiare allegramente una canotta, donne di una magrezza agghiacciante indossare pantaloncini corti e canottiera, uomini grassi e sfatti girare in braghe corte, giovani ragazze che si credono attraenti vestire come le popstar (apparentemente) perfette, giovani ragazze con corpi sbilenchi che pensano basti stirasi i capelli e darsi un’aria tra l’annoiato e l’indifferente per essere fighe…

Infine dimentico tutto mentre osservo una groupie che dopo tanto tempo riprende in mano il mandolino e si mette a seguire un pezzo, da un bootleg del 1977, della più grande Rock band di tutti i tempi dipingendo l’estate emiliana con suggestioni dell’ antica Britannia …

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The Nonantolanian return of The Equinox (18 luglio 2015)

23 Lug

Tra le insignificanti facezie della mia vita, il ritorno in versione live nella mia piccola home town è una di quelle più gustose. Faccio due conti: sono passati ventidue anni da quando ho suonato sul suolo natìo al VOX, ventidue anni … diavolo, come passa il tempo.  Davidino Luppi e Rex Ansaloni ci hanno voluti a tutti i costi, l’occasione è quella della celeberrima PIZZA FEST di Nonantola, una festa del volontariato atta a raccogliere fondi a favore di realtà che affrontano nel quotidiano problemi legati all’infanzia e all’adolescenza. Tra l’altro lì si mangia la vera ed inimitabile pizza di Napoli (con tanto di pizzaioli arrivati dalla Campania), la pizza “regina Margherita”. La festa è in Piazza Alessandrini, uno “slargo” adagiato di fianco al Parco della Pace, lo spazio verde più importante del paese. I concerti si tengono su di un palco montato sotto alcuni bei tigli.

Il programma prevede oltre alla nostra presenza anche quella degli ALTAVIA, un gruppo prog della nostra zona che propone materiale proprio.

Arriviamo alle 18 e anche se siamo nell’ ora bassa il caldo è opprimente. Del service se ne occupa ZIBO del mio amico Michele, e per noi questa è una cosa che non ha prezzo. Competenza, professionalità e atteggiamento illuminato.

Elaboro una volta di più come sia essenziale, per un musicista non professionista del mio piccolo calibro, fare i concerti in situazioni tipo questa, dove tutto si dipana bene e le buone vibrazioni sono garantite. Non fosse così, chi te lo fa fare di andare incontro a sacrifici fisici e spirituali che con l’età diventano sempre più pesanti? Che ci sia almeno la soddisfazione del trovarsi bene e di passare una bella serata.

Capisco subito che sarà così dalla squisita disponibilità dei due organizzatori, Davide e Rex non ci lasciano mai soli e sono sempre pronti per ogni piccolo bisogno, e dal team di ZIBO: Michele, Enrico, Eugenio. Il soundcheck è un godimento. Sul palco si sente tutto benissimo, cosa che non capita mai! Saura è entusiasta, è la prima volta – dice –  in cui riesce a sentirsi in maniera perfetta. Di solito le tastiere sono un problema, non parliamo poi della pedaliera basso, strumento di cui la maggior parte dei presunti fonici ignora l’esistenza. Si alza un venticello leggero e con esso ci mettiamo a volare, gli strumenti sono asciutti, le mani scivolano che è un piacere sui manici d’acero.

The Equinox - Nnt 18-7-2015 (foto TT)

The Equinox – Nnt 18-7-2015 (foto TT)

Una pizza, una birra, un caffè, un liquore e cala la sera.

Tim & Lele - The Equinox - Nnt 18-7-2015 (foto TT)

Tim & Lele – The Equinox – Nnt 18-7-2015 (foto TT)

Nel frattempo alcuni amici che non vedevo da parecchi lustri, se non da decenni, si materializzano davanti a me: Fabrizio Zoboli e Fabio Zara, nel cui studio di registrazione negli anni 1993 e 1994 incisi un paio di demotape, poi Tugne Ansaloni, Leo Guagnano, Malaguti, il figlio di quello che aveva la pasticceria… amici di una infanzia che è, ahimè,  sempre più remota. Dello staff del PIZZA FEST mi vengono incontro Paolo Rizzo e altre facce legate alle mie radici nonantolane, tipo la Patty e Speedy  Si presentano anche Giovanni Sandri e Maura Fregni; Gio’ è quello che  urlando “John Bonham!” durante una partita di calcio nella seconda metà anni settanta, mi spinse verso l’universo LZ. Lo abbraccio, come ogni volta, con tutta la riconoscenza possibile.

Arrivano poi gli aficionados, Suto, Jaypee, la Betty, Adri, Mirna e la Lalli, mia sorella alla quale smollo la patata bollente anche stasera: filmare qualche pezzo del concerto. So che le chiedo un sacrificio, invece di starsene tranquilla a godersi lo spettacolo avere la videocamera in mano non è il massimo, ma insisto, mia sorella ha un che nel filmare che mi piace. S’intende, tutta qualità amatoriale, con le sane sbavature da ripresa senza cavalletto, ma bisogna avere qualche dote attitudinale per cogliere il senso, e la Lalli secondo me ce l’ha.

Alle 21 gli ALTAVIA salgono sul palco e per quasi un’ora e mezza riempiono di gustosa aria sonora il Parco della Pace. Non sono un patito delle nuove prog band italiane, ma questa merita la mia attenzione. Rimango affascinato dalle loro sonorità eleganti e dalle prove dei musicisti. L’arrivo poi della cantante BETTY BUNGLE impreziosisce ulteriormente il tutto. Dall’angolazione della mia opinione un unico appunto: non si va sul palco con le braghe corte. Considerazione che mi scappa e che quasi mi costa l’amicizia con MAURO MONTI, il chitarrista…

ALTAVIA live in Nonantola 18-7-2015

ALTAVIA live in Nonantola 18-7-2015

Tocca a noi, saliamo sul palco. Dal mixer mandano la nostra intro, osservo le stelle, LELE batte il quattro e ci mettiamo a cercare il nostro Shangri-La sotto la luna d’estate…

Seguono BLACK DOG e HEARTBREAKER durante le quali iniziamo ad accorgerci di quanto sia pesante la guazza che è calata col buio e di di conseguenza di quanto sia difficile suonare. Il concerto è appena iniziato e la Les Paul Standard è già inzuppata.

Saura si mette al piano e con la sua impeccabile maestria ci guida attraverso la montagna brumosa e le fatiche del lavorare dalle sette alle undici ogni notte. GiàMM HOP e SIBLY e ancora mi chiedo se qualcuno si stia rendendo conto che la reggiana dagli occhi di ghiaccio sta suonando contemporaneamente le tastiere con le mani e la pedaliera basso con i piedi.

Segue THE SONG REMAINS THE SAME, mi volto e vedo nel retropalco Mauro degli Altavia fare l’headbanging. Buon segno.

GALLOWS POLE non è un granché. Per una serie di motivi non facciamo le prove da un mese e mezzo e le poche date che abbiamo non sono sufficienti per tenerci in tiro soprattutto se qualcuno a casa poi non ripassa. Non proponiamo le solite cover o i soliti blues che anche i sassi ormai conoscono a memoria, col materiale dei LZ bisogna “essere sul pezzo”, sempre.  Infatti sbagliamo il finale. Mi innervosisco.

Tagliamo qualche pezzo dalla scaletta per stare dentro al tempo stabilito, non si può sforare troppo dalla mezzanotte, altrimenti alcuni residenti a bordo parco vanno poi dal sindaco a lamentarsi. Se non si può fare un po’ di festa nemmeno una volta all’anno d’estate fino ad un quarto d’ora oltre la mezzanotte, significa che l’isteria ci porterò a chiuderci in casa e ad incatenarci alla televisione.

Suonare DAZED AND CONFUSED e HOW MANY MORE TIME una di seguito all’altra è un po’ una forzatura, son pezzi dallo sviluppo non certo morbido, forse un po’ troppo anche per i casual fan. Mentre mi inarco durante DAZED con la paletta della chitarra prendo contro ad un travetto del palco, scordando una corda. Il caldo è opprimente, la fatica è tanta, non ho la mente abbastanza lucida per cercare di rimediare. A fine pezzo mi accorgo che il sol era diventato un sol#.

Bevo come un ludretto, la guazza e l’afa mi spingono verso il basso e adesso mi tocca imbracciare la doppio manico per STAIRWAY, oh satana, dammi la forza. Saltellare tra i due manici, cercare di suonare è davvero difficile, è come se qualcuno avesse spalmato del fango sui manici, mai vista una cosa del genere. Alla bene meglio portiamo comunque il pezzo in porto.

Il rush finale è composto da WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROLL AND ROLL. Chiudiamo con I’M GONNA CRAWL. Ci chiedono il bis, CUSTARD PIE.

Stremati scendiamo dal palco. Ricevere complimenti fa sempre piacere, inutile negarlo, ma come spesso accade io non sono completamente soddisfatto della nostra prova, e mi perdo il piacere del rilassamento-adrenalinico del post concerto. Dovrei essere meno severo con me stesso, non posso pretendere che il gruppo e le nostre performance siano ben oliate, non siamo professionisti, lavoriamo tutta la settimana,  quando va bene facciamo due concerti al mese, a volte non ne facciamo nemmeno uno, proponiamo pezzi non esattamente semplici, che posso volere di più? Cerco di mettere da parte il fastidio dato dalle sbavature e di godermi la notte.

Viene a salutarmi Mussini, eravamo alle elementari insieme, non lo vedo da allora … “Sono passato per il parco, ho visto gente suonare, non ti avevo riconosciuto, poi hai fatto la presentazione del gruppo e ho sentito il nome Tirelli, lo smilzo di Nonantola, e ho pensato: a Nonantola c’era un solo Tirelli, non può che essere lui, così son venuto a salutarti”. Io e Mussini ci chiamiamo per cognome, non serve altro, ma lo abbraccio con affetto.

La gente si allontana, la guazza si fa very heavy. Smontiamo, carichiamo e poi ce ne stiamo a chiacchierare fino a tardi con gli ZIBO boys, con Rex, Davide, Marco e Lorenzo. Alle tre ce ne andiamo. Do un’ultima occhiata al parco, quel parco che quando ero bambino era un bayou selvaggio ed incolto, con stagni dove andavo con gli amici a catturare le tartarughe. Mi abbandono alla nostalgia, la luce dei lampioni si piega e si scioglie sotto questa rugiada notturna, densa, calda, fumosa. Metto in moto, buonanotte Nonantola, amore mio.

Ritorno a notte tarda. Alle quattro meno un quarto le macchine dei bovari entrano nel cortile della grande stalla che c’è non lontano dalla Domus Saurea. Scarico gli strumenti. Mi fermo un momento ad ascoltare il respiro della campagna, guardo le stelle. Salgo, una doccia e a letto. Mentre chiudo gli occhi e mi abbandono ad un sonno che sarà breve e poco efficace, come ogni volta sento il pubblico del Madison Square Garden sfumare in lontananza. New York, good night.

RP New York July 1973

HAVE A BLUES ON ME (AC/DC Imola Italy July 9, 2015)

17 Lug

Tre ore per fare 100 km, coda in autostrada da quando ti immetti sulla A14, esci e ti butti in tangenziale, due km e coda anche lì. Esci di nuovo e fai le strade normali, inizi il giro del perdono e per entrare a Imola è tutto bloccato. Parcheggi a qualche km dal luogo del concerto… arrivi all’autodromo dunque con l’umore non esattamente alle stelle. Quando poi vedi che il mare di gente che ti aspettavi è in realtà un oceano infinito, ti vien voglia di bestemmiare.

In origine dovevamo essere in 75.000, ma è chiaro che l’organizzatore ha spostato l’asticella e messo in vendita altri biglietti. Ufficialmente siamo in 92.000, ma voci di corridoio sussurrano si sia molti di più (120.000?). Evidentemente qualcuno doveva riprendersi da perdite precedenti, il tutto a discapito di noi poveri rock fan … 100.000 (e oltre) spettatori sono troppi anche per uno posto come questo.

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Mentre faccio questo ragionamento mi accorgo che non riesco più a godermi nulla e non capisco se – con l’età che avanza –  sono diventato insopportabile o se sono sempre meno incline a farmi prendere in giro. Ho speso, se non ricordo male, più di ottanta euro per essere, rispetto al palco, su di un altro continente. Va beh, passerà anche questa, cerchiamo di goderci la serata. Noto con piacere che non ci sono stand che vendono merchandising fasullo, di conseguenza quello ufficiale è preso d’assalto. Saura, come da tradizione, vuole una maglietta. La più bella (quella grigia) ormai è disponibile solo nella taglia XL, così opta per la meno peggio.

Mi accorgo come i bidoni per i rifiuti, e nello spazio intorno all’arena e in città, siano clamorosamente insufficienti. Bottiglie vuote e ciarpame ovunque per terra. Troviamo un varco e ci posizioniamo alla bene meglio. Almeno un terzo del pubblico indossa le corna di plastica intermitttenti e durante il concerto gratificherà i vari rimandi demoniaci che la band mette in scena con boati assordanti. La sensazione però è che sia un atteggiamento superficiale, evocare il diavolo, indossarne la maschera per esorcizzarne il significato, per riderci sopra e scacciare le paure. Un po’ come per i BLACK SABBATH, è tutto a favore di telecamera, tutto per lo spettacolo e per vendere (un tempo) dischi. Faccio un paragone con artisti molto più spaventosi da questo punto di vista … i primi due nomi che mi vengono in mente sono  LED ZEPPELIN (of course) e DAVID BOWIE … tutta un’altra storia.

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

Scommetto che buona parte di quelli che hanno le corna in testa domenica mattina andranno a messa. Oltre un’ ora d’attesa, non posso fare a meno di ascoltare i discorsi di quelli che ho intorno e una volta di più capisco che il Rock non esiste (o che perlomeno quello contenutistico è sparito). Un giovane senza speranza dietro di me indossa una maglietta dei QUEEN con ADAM LAMBERT, e le chiacchiere che sento nulla hanno a che fare con il Rock. Ci rifletto su questa cosa, gli AC/DC ormai sono diventati un gruppo trasversale, piacciono a tutti. Chi l’avrebbe detto!? Ligabue, Jovanotti, Ac/Dc, tutti dentro allo stesso calderone. Io non mi ci riconosco più. Tutto si mescola e si ribalta come in politica. Facce toste del centro destra che si indignano circa i disegni del capitalismo, partiti che dovrebbero rappresentare la sinistra guidati da moderati, figli, o meglio nipoti, della democrazia cristiana. Il Classic Rock che ora ingloba contemporaneamente KISS e SEX PISTOLS. Finiremo per avere gente che tifa in egual misura nerazzurri e bianconeri, blaugrana e camiseta blanca.

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

Ho pena per me stesso, sono ormai allo sbando, se anche quella che dovrebbe essere una piacevole serata di Rock and Roll diventa occasione per scivolare su riflessioni senza soluzione, temo di essere alla frutta. Per fortuna inizia il concerto e la mia attenzione si sposta. ROCK OR BUST e SHOOT TO THRILL mi ridanno vigore. La prima impressione è che il gruppo rolli in maniera decisa nonostante gli anni e la perdita di una pedina fondante.

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

Guardo verso la collinetta alla mia sinistra, siamo davvero una marea di gente. Con l’arrivo di CHRIS SLADE (l’ex batterista dei FIRM) mi sembra che  il gruppo abbia ripreso una dinamica e una ricchezza ritmica notevole nonostante abbia un bassista inesistente. ANGUS è in forma, suona la Gibson diavoletto da par suo, è lui l’idolo della serata. Io sono qui, oltre che per CHRIS SLADE, per BRIAN JOHNSON. Mi piace l’anglo-italiano di Duston, per le cose in cui (non) crede, per la sua schiettezza e sincerità. Fatica un po’ stasera, ma credo sia inevitabile, anzi a pensarci bene è i-n-c-r-e-d-i-b-i-l-e che a 68 anni riesca ancora a reggere una tournée  con gli AC/DC.

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

La scaletta è un discreto mix di classicissimi e pezzi meno scontati, mi sarebbe piaciuto che la scelta di questi ultimi si fosse basata su cosucce musicalmente più rilevanti. Il pezzo che forse mi godo maggiormente è HAVE A DRINK ON ME.

Chiusura scontatissima con WHOLE LOTTA ROSIE e LET THERE BE ROCK, pezzi che non ho mai amato in modo particolare, ed infatti sono l’unico a non saltare. Angus gigioneggia nell’assolo di quest’ultima, io trovo queste cose un po’ fuori luogo nel 2015, ma io non sono nessuno, lui invece è ANGUS YOUNG.

Bis: HIGHWAY TO HELL e FOR THOSE ABOUT TO ROCK, i cui cannoni mi paiono un pochino spompi. FTATR però ogni volta mi mette in corpo un brivido fighissimo,  quindi per qualche minuto sono in preda al fremito del Rock.

In quattro parole: buon concerto, bello spettacolo.

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

SCALETTA:

Rock or Bust
Shoot to Thrill
Hell Ain’t a Bad Place to Be
Back in Black
Play Ball
Dirty Deeds Done Dirt Cheap
Thunderstruck
High Voltage
Rock ‘n’ Roll Train
Hells Bells
Baptism by Fire
You Shook Me All Night Long
Sin City
Shot Down in Flames
Have a Drink on Me
T.N.T.
Whole Lotta Rosie
Let There Be Rock

Bis:
Highway to Hell
For Those About to Rock (We Salute You)

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

AC/DC Imola 8/7/2015 (foto TT)

Uscire dall’autodromo dal punto in cui siamo entrati è impossibile, mai vista tanta gente così. Decido di uscire dall’uscita posteriore del catino che inaspettatamente è molto meno frequentata. Facciamo il giro largo della città, passiamo per il centro, ci mangiamo un gelato. All’una però siamo ancora lì che cerchiamo di uscire da Imola. Voltiamo la macchina, evitiamo l’autostrada e prendiamo la via Emilia.

A letto alle 3, mi chiedo in che condizioni sarò domani in ufficio, due serate consecutive di concerti lontani da casa sono uno sport estremo per l’ometto miserello che sono. Va beh, pazienza, ho visto CHRIS SLADE, sono già a tre per quanto riguarda i membri dei FIRM. Mi manca solo TONY FRANKLIN.

Prima di chiudere gli occhi ripenso alle melodie color pastello di TOGETHER, ma è solo un momento … mentre cedo alle tenebre sento i rintocchi delle TYRRELL BELLS e ritorno così al mio inferno personale.

JUST ANOTHER LOVELY NIGHT WITH THE KEYBOARDS WIZARD – Rick Wakeman, Asti (Italy) July 8, 2015

14 Lug

ITALIAN /  ENGLISH

Nuovo appuntamento con RICK WAKEMAN e con il suo spettacolo di PIANO SOLO; tre volte in poco più di un anno, Saura deve essere contenta. Questa volta, pur avendo i biglietti da tempo, siamo chiamati a dare una mano nella gestione di Rick da CLAUDIO CANOVA, il promoter nostro amico, coinvolto a sua volta dalla agenzia a cui si era rivolto il comune di Asti. CANOVA ci sa fare in queste faccende, ed è bello vedere che questa cosa gli venga riconosciuta.

Appuntamento poco dopo le 16 in un autogrill sulla A21. Ritrovo ad Asti, all’albergo dove alloggia Rick. Claudio fa il check in, io e Saura chiacchieriamo lì fuori con Paolo, medico (e musicista anch’egli) che segue il biondo di Perivale. Con Claudio poi ci incamminiamo a piedi verso il luogo del concerto. Lo spettacolo di RW è previsto all’interno della rassegna AstiMusica.

Mi piace quello che c’è scritto in fondo al poster: Ascolta la musica. Abbi cura della tua città.

Asti Musica 2015

Scambio di info con i tecnici che stanno sistemando il pianoforte a coda Steinway & Sons.

Alle 19 Rick arriva in piazza della Cattedrale. Il posto, sì insomma la location, come si dice oggi, è suggestivo.

Asti, la cattedrale (foto Saura T)

Asti, la cattedrale (foto Saura T)

Asti, the stage (foto Saura T)

Asti, the stage (foto Saura T)

Rick arriva accompagnato da Paolo e dal personale del comune di Asti. Si fionda sul palco, prova il piano a coda e aiuta i tecnici a spostarlo nella posizione che desidera. Io, Saura e Claudio siamo lì dietro il palco.

Claudio C. & Tim (foto Saura T)

Claudio C. & Tim (foto Saura T)

Saura & Claudio C. (foto Tim T)

Saura & Claudio C. (foto Tim T)

Venti minuti e il soundcheck termina. RW scende dal palco, diversi fan  premono per farsi scattare una foto con Rick. Come sempre WAKEMAN è disponibilissimo. Io, Saura, Claudio e Paolo ci disponiamo dietro di lui pronti ad intervenire in caso qualcuno esageri un po’. Ci spostiamo poi nel backstage, nel camerino ricavato nelle stanze della sezione locale della Confartigianato. Claudio chiede a Rick se si rammenta di noi e piuttosto sorprendentemente Rick ci dice “Ehi ciao, siete venuti anche questa volta allora.”. Non sono sicuro che ricordi che ci siamo già visti in un paio di occasioni (SCHIO 2014 e VICENZA 2015), ma la sensazione è che, almeno visivamente, ci abbia riconosciuti. Chissà, forse ogni tanto dà un’occhiata al gruppo facebook RW KEYBOARDS WIZARD che gestisce Saura, e a furia di vedere la foto di se stesso con la reggiana dagli occhi di ghiaccio, la sua memoria deve avere immagazzinato i connotati della (mia) groupie. Ad ogni modo, la cosa ci fa indubbiamente piacere.

RW è uno che non pretende tanto, ma il “rider” che aveva chiesto Claudio non è esattamente rispettato. Nel frigo coca cola e acqua a volontà, qualche birra, ma il resto mi sembra un po’ miserello: qualche sandwich, qualche mela, qualche pesca, una confezione di Canestrelli, un po’ di patatine. Mah.

Rick si immerge subito nella stesura della scaletta e a scrivere gli appunti relativi. Io, Saura, Claudio e Paolo parliamo tra di noi, ma mi sento a disagio, un po’ perché  puoi anche essere experienced finché vuoi, ma avere RW lì di fianco non è esattamente cosa da tutti i giorni, un po’ perché non vorrei che Rick si sentisse escluso. Essendo anglosassone poi non credo che sia uno che rompa il ghiaccio per primo, così mi sa che tocchi a noi latini. Paolo e Claudio si allontanano per andare a verificare i lavori sul palco, rimaniamo nei camerini io, Saura e RW. Guardo the girl from Gavassa, fa la professionale, ma immagino che dentro sia tutto un fuoco. Chiedo con Rick se non lo disturba se parliamo un po’, lui sembra sollevato e ben disposto a chiacchierare. Parto un po’ imballato, ma poi ingrano la quarta è mi metto a discorrere amabilmente con il keyboards wizard. Parliamo di gatti, dato che come noi anche lui è un amante dei felini, ad un certo punto mostra la foto di Harry (uno dei suoi gatti, quello famoso dato che Rick lo cita spesso su twitter) a Saura, e io penso tra me e me: ma guarda un po’, RICK WAKEMAN, ripeto, RICK WAKEMAN che mostra una foto del suo gatto tramite il cellulino a Saura.

Parliamo dei LED ZEPPELIN (dice che è molto amico con RP, amico con JPJ, ricorda le bevute con JOHN BONHAM. Nessuna menzione di PAGE), di calcio (è parecchio informato sulla serie A, analizza brevemente la stagione della mia amata Inter, ha grandi parole per Mancini e una grande stima del mio football god JOSE’ MOURINHO. Rick è un tifoso del BRENTFORD e del MANCHESTER CITY.

Saura mi si avvicina e mi sussurra “Ma, riesci a parlare dell’Inter anche con Rick Wakeman?!

Tocchiamo inoltre l’argomento di Cuba e della sua avventura relativa (tre concerti tenuti all’HAVANA nel 2005) e del lungo incontro avuto con FIDEL CASTRO. Chiacchierata davvero interessante. Rick ti mette a suo agio, nessun atteggiamento snob da rockstar. Persona davvero meravigliosa.

Salta poi fuori il Rock fan che è in me, così gli chiedo se non lo disturba troppo fare un paio di foto con me e Saura. Rick si dimostra una volta di più disponibilissimo, mentre lo inquadro per lo scatto scherza con Saura, entrambi si mettono a ridere… quadretto irresistibile.

RW & Saura - Asti 8 july 2015  (Foto Tim T)

RW & Saura – Asti 8 july 2015 (Foto Tim T)

RW & Tim T. - Asti 8 july 2015 - backstage (foto Saura T)

RW & Tim T. – Asti 8 july 2015 – backstage (foto Saura T)

Autografa una delle sue due autobiografie e scrive “Saura, lots of love. Rick Wakeman”.

Poi accade un imprevisto, Saura gli allunga il divudi degli EQUINOX live al Blu J di Reggio Emilia. Prego Rick di gettarlo nel cestino una volta a casa e lui mi fa “Perchè, vi voglio vedere all’opera”. Filmati amatoriali, pezzi dei LZ, un chitarristino come me … cosa potrà pensare un musicista dal lignaggio gigantesco come lui? Mi imbarazzo al solo pensiero.

Arriva poi l’altro Paolo. Io e Saura ci presentiamo. Mentre Rick fa una intervista per la rivista PROG versione italiana, Paolo ci racconta gustosi aneddoti su altri nomi del Rock.

Alle 21,45 è ora di salire sul palco. Lo spettacolo è simile ai due che ho già visto, ma sentire suonare WAKEMAN è sempre un’emozione forte.

RW live in Asti 2015 (foto Tim Tirelli)

RW live in Asti 2015 (foto Tim Tirelli)

Rick parla e racconta qualche aneddoto tra un pezzo e l’altro. In seguito arriva il momento di dedicare qualche pezzo a CHRIS SQUIRE,  scomparso non troppi giorni fa. Rick dice qualcosa, il pubblico si alza in piedi e tributa un lungo applauso in onore del leggendario bassista, fondatore e leader degli YES. Il tributo di Rick si concretizza attraverso THE MEETING, AND YOU AND I e WONDEROUS STORIES.

Il concerto si snoda attraverso classici tratti da album leggendari come  JOURNEY TO THE CENTRE OF THE EARTH e SIX WIVES OF HENRY VIII e altre cosucce meno note. Non mancano gli accenni alle sue collaborazioni con CAT STEVENS e DAVID BOWIE, e le sue riproposizioni di HELP ed ELEANOR RIGBY dei BEATLES.

Un paio di bis, l’ultimo è THE JIG, pezzo scritto per il CIRQUE DU SOLEIL, brano che personalmente mi fa impazzire…

Finito lo show ci dirigiamo in tutta fretta al ristorante, un posto molto blues in pieno centro…

Ristorante - Asti (foto TT)

Ristorante – Asti (foto TT)

Niente aria condizionata, atmosfera informale, piacevole cena notturna. Paolo ci intrattiene ancora con storielle Rock davvero curiose.

Paolo & Claudio -(foto Saura T)

Paolo & Claudio -(foto Saura T)

RW a cena post concerto (foto Saura T)

RW a cena post concerto (foto Saura T)

Terminata la cena, ci avviamo verso l’uscita, prendo il cellulare di Saura, tocco inavvertitamente lo schermo e appare lo sfondo del Galaxy…una foto di WAKEMAN. Rick è dietro di me, vede la cosa e mi dice “She needs help”. 

Alcuni fan sono in attesa davanti all’entrata del ristorante. Rick si fa una foto con tutti. Salutiamo Paolo e accompagniamo in macchina Rick in albergo. Ultimi saluti, Rick abbraccia e bacia Saura e sale in camera. Rimaniamo ancora cinque minuti a parlare con Claudio e poi ripartiamo verso la Sweet Home Emilia Romagna.

Arriviamo alla Domus Saurea a notte fonda, doccia e a letto. Sono quasi le 5, domattina dovrei andare in ufficio, domani pomeriggio ci aspettano gli AC/DC a Imola … non so come farò. Ci penserò domani. E’ stata una bella serata e mi voglio godere le buone vibrazioni. Guardo Saura, è ancora sorridente. “Buonanotte groupie. Rick Wakeman rules!”

(BROKEN) ENGLISH

New rendez-vous with RICK WAKEMAN and his PIANO SOLO show; three times in just over a year, Saura should be happy. This time, despite having tickets for some time, we are called to help in the management of Rick from CLAUDIO CANOVA, the promoter and our friend called by the city of Asti (Italy) to handle things. CANOVA is very good in these matters, nice to see they recognize his merits.

We meet shortly after 4 pm in a motorwaycafè on the A21 italian motorway. We then arrive in Asti, at the hotel where Rick stays. Claudio does the check in while me and Saura chat with Paolo, the doctor who follows Rick on his italian dates. Then we stroll to the concert venue. The RW show is incorporated in the Astimusica review.

I like what is written in the bottom of the poster: Listen to the music. Take care of your city.

Checking details with the technicians who are setting up the Steinway & Sons grand piano.

Rick comes in at 7 pm in the Cathedral Square. The place, so in short, the location, as we say today, is impressive.

Rick arrives accompanied by Paolo and by the staff of the town of Asti. He goes straight on stage, he tries the piano and helps technicians to move it to the position he wants. Me, Saura and Claudio are there behind the stage.

Twenty minutes and soundcheck ends. RW comes down from the stage, several fans are pressing to have their picture taken with Rick. As always WAKEMAN is extremely available. Me, Saura, Claudio and Paolo stay behind him ready to intervene in case someone exaggerating a bit . We move then backstage, in the dressing room housed in the rooms of the local branch of Confartigianato. Claudio asks Rick if he remebner me and Saura and rather surprisingly Rick says “Hey hello, you have come also this time then.”. I’m not sure he remembers that we have already meet twice  (SCHIO 2014 & VICENZA 2015), but the feeling is that, at least visually, he recognizes us. Maybe sometimes he takes a look at the facebook group RW KEYBOARDS WIZARD which Saura manages, and after seeing the pictures of himself with Saura his memory must have stored the connotations of her. However, it undoubtedly is a pleasure.

RW is one that does not claim so much, but the “rider” that Claudio asked is not exactly respected. In the fridge coca cola and water at will, a few beers, but the rest seems a bit poor: some sandwiches, some apples, some peaches, a pack of biscuits, a bit of chips. Well…

Rick immerses himself immediately in writing the setlist and other notes. Me, Saura, Claudio and Paolo do the talking amongst ourselves, but I feel a bit uncomfortable because you may be experienced as you like, but having RW sitting next to you is not exactly every day stuff, and also because I’m worried Rick may feel excluded. As Anglo-Saxon then I do not think he’s one that breaks the ice first, so I guess that it’s up to us Latins. Paolo and Claudio move away to go to see how is the work on the stage, I remain in the dressing room with Saura and RW. I look at the girl from Gavassa, she looks professional, but I guess she’s on fire. I ask Rick if he doesn’t mind if we talk a little ‘, he seems relieved and willing to chat. At the beginning my broken english sound jammed, but then I shifted into fourth and I start talking amiably with the keyboards wizard. Rick is a cats lover so we talk about our pets, at one point he shows the photo of Harry (one of his cats, the famous one since Rick cites him often on twitter) to Saura, and I say to myself: “Pretty amazing, RICK WAKEMAN, I repeat, RICK WAKEMAN is showing a photo of his cat through his cellphone to Saura”

We then speak about LED ZEPPELIN (he says he is very good friend with RP, friend with JPJ he recalls drinking with JOHN BONHAM. No mention of PAGE), football (he is well informed about Serie A, he briefly analyzes the last poor season of my beloved F.C Inter, he has great words for coach Mancini and he had great respect for my football god JOSE MOURINHO. Rick is a fan of BRENTFORD and MANCHESTER CITY football clubs.

Saura approaches me and whispers, “Goodness, you can talk about Inter even with Rick Wakeman?!”

Also we touch upon the topic of Cuba and of his adventure there (three concerts held in Havana in 2005) and about his long meeting with Fidel Castro. Very interesting chat. Rick puts you at ease, no snob rock star attitude. He really is a wonderful person.

Then the Rock fan in me jumps off, so I ask him if it bothers him to take a couple of photos with me and Saura. Rick is once more amenable, he jokes with Saura while I take the pics, they both begin to laugh … fantastic.

He writes “Saura, lots of love. Rick Wakeman ” on one of his autobiographies Saura took with her.

Then something unexpected happens, Saura hands him the homemade dvd of EQUINOX (our LZ tribute band) live at Blue J of Reggio Emilia 2015. I feel ashamed and say “See Rick, she is the biggest RW/Yes fan I know bur fortunately she loves also LZ, so we put together this band to having good time.” I beg Rick to throw it in the trash when he got home and he says to me, “Why, I want to see how you do the job.” Amateur footage, LZ covers, an average guitar player like me … what will think a high lineage musician like him? I am embarrassed at the thought.

Then comes the other Paolo. me and Saura introduce ourselves. While Rick does an interview for the PROG magazine Italian edition, Paolo tells juicy anecdotes about other names of Rock.

9,45 pm it is time to go on stage. The show is similar to the two that I’ve already seen, but to see WAKEMAN play is always a sweet emotion.

Rick speaks and tells some anecdotes between a songs. Then comes the time to dedicat few pieces to CHRIS SQUIRE, who died not too many days ago. Rick says something, the audience stands up and the late legendary bass player, founder and leader of the YES gets a big hand, a thunderous applause. The tribute to Chris consists in THE MEETING, AND YOU AND I and WONDEROUS STORIES.

The concert winds through classic traits of legendary albums like JOURNEY TO THE CENTRE OF THE EARTH and SIX WIVES OF HENRY VIII and other little things less known. There are the usual references to his collaborations with CAT STEVENS and DAVID BOWIE and his reworkings of HELP and ELEANOR RIGBY by the BEATLES.

A couple of encore; the last is THE JIG, a piece written for CIRQUE DU SOLEIL, a song that personally drives me crazy …

The show ends and we head in a hurry to the restaurant, a very blues one in the heart of the city.

No air conditioning, informal atmosphere, pleasant dinner night. Paolo still entertains us with stories about Rock.

After dinner, we are approaching the exit, I take Saura’s cell phone, inadvertently I touch the screen and in the background of the Galaxy model appears a photo of WAKEMAN. Rick is behind me, he sees it and says, “She needs help.”

Some fans are waiting at the entrance of the restaurant. Rick take his time to sign everything and to take photos with everyone. Wot a gentleman! We then get in Paolo’s car to take Rick to his hotel. There we say goodbye, Rick hugs and kisses Saura and he head for his room. We stay just a litlle bit longer with Claudio and then we leave Sweet Home Emilia Romagna bound.

We arrive at the Domus Saurea in Reggio Emilia at 4 o’clock in the morning, we take a shower and go to bed. It’s almost 5 am, I should go to work tomorrow morning and tomorrow afternoon we will go to Imola’s racetrack to see AC/DC … I do not know how I will but I will think about it tomorrow. It’s been a lovely evening and I want to enjoy the good vibes. I look to Saura, she is still smiling. “Goodnight baby. Rick Wakeman rules! “

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: Hey Hellas Have You Heard the News?

8 Lug

Fosse un nativo americano, chiamerei Tyrrell “colui che scuote la testa”. Non riesce più vivere bene, ogni volta che ascolta un tg, che legge qualcosa rimane basito dalla bassa qualità delle riflessioni, politiche e non, e dei commenti. Sono giorni che non si parla d’altro che di Grecia e Tyrrell è esterrefatto: tutti sono diventati improvvisamente dotti economisti e comunisti. Il Grillo parlante, la Santanché, Salvini ed altri esponenti del centro destra poi si schierano tutti con il no, con Tsipras, con il popolo greco. Tyrrell stenta a credere a quello che vede e legge.

Tyrrell non è certo un sostenitore del capitalismo, della Merkel, della oligarchia e del sistema bancario, Tsipras gli sta simpatico, ma qualche interrogativo se lo pone. Era davvero indispensabile il referendum? Un premier, un esecutivo, un governo non dovrebbe avere il coraggio e l’autorità di fare delle scelte, di dare delle risposte anche senza appoggiarsi di nuovo al popolo? Sì, certo, referendum come  strumento democratico, ormai lo dicono tutti, ma Tyrrell non è mica convinto. Col populismo imperante, con la demagogia dilagante il referendum va usato con assoluta parsimonia.

Tyrrell si chiede se non fosse stato il caso di continuare la trattativa ad oltranza, fino a trovare un accordo dignitoso che stemperasse le rigidità della troika e fosse sostenibile per le casse greche. L’Hellas, l’Ellade, sì insomma quella che noi popoli europei chiamiamo Grecia, è elemento fondante dell’umanità tutta, è chiaro che non può essere messa alla porta, dipendiamo e discendiamo tutti dalla cultura greca, persino questo piccolo blog è figlio di Atene (e di Roma e della Rivoluzione francese), come è possibile pensare di farne a meno? Ma che senso ha avuto il referendum se si torna a trattare? Ha vinto il NO, benissimo, ma è una cosa fine a se stessa, tu puoi votare no finché vuoi ma se gli altri paesi dai quali, per un diabolico disegno del capitalismo, dipendi non ti prestano altri soldi, tu te ne vai a ramengo. Ed ora tutti gli elleni lì ad aspettare domenica, terrorizzati dall’ipotesi che li vede fuori dall’Europa e dall’euro.

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Sì perché poi non è mica solo la Merkel, o Hollande, qui c’è un bel pezzo d’Europa che qualche domandina se la fa. Sì certo i Greci, poverini … ma tutti gli anni ad accettare solo contanti, a non pagare le tasse, ad accedere alla pensione in età bassissime e altre mostruosità simili? E’ colpa dell’Europa? Sicuro, non è colpa di Tsipras, l’Hellas ha avuto per decenni governi pessimi; Tyrrell pensa che l’Europa sia una grande opportunità e che non debba solo essere il simbolo di un capitalismo irresponsabile e di due o tre stati padroni, l’Europa deve rappresentare una nuova via all’umanesimo e all’unità, dove i più forti danno una mano ai più deboli, dove il denaro non può e non deve essere l’unico metro, dove demagogia e populismo siano messi all’angolo e chiunque riconosca i propri errori, Ellade in primis.

kart-hellas

Come se non bastasse la questione ellenica a tormentare l’anima inquieta di Tyrrell ci si mette anche Studio Aperto, sì insomma quella fatua rivista di avaspettacolo che una delle reti mediaset spaccia per telegiornale. Due o tre sere fa il mio umano ci inciampa sopra e finisce per guardarlo a sufficienza per cadere in un altro sconfortante blues. Venti minuti del telegiornale dedicati a tre servizi: uno sul caldo, uno sui saldi e uno intervistando gente al mare … il tutto condito da domande e risposte così stupide e banali da far venire l’orticaria. Tutto questo, ripeto, per venti minuti. Un telegiornale basato per metà della sua lunghezza sulla parola “caldo”. Tyrrell ad un certo punto sbotta “ma dio canta, mo’ non lo sapete che in Italia d’estate fa caldo e d’inverno fa freddo? Ràza ed ciocapiàt! L’anno scorso d’estate c’era troppo freddo, quest’anno troppo caldo. Mo’ vala a tor in dal cul!”.

Qui, dice Tyrrell, o che iniziamo ad elevarci un po’ tutti o è la fine, invece di postare su facebook idiozie del tipo “E’ tutto un magna magna, questa classe politica non deve andare a casa, deve andare in galera” e poi nel nostro piccolo quotidiano comportarci come quelli che critichiamo, faremmo meglio a darci una mossa, ad impegnarci in prima persona se vogliamo che cambino le cose.

Povero Tyrrell, spero solo che non impazzisca, se no chi ci pensa a me? Io cerco di fare la mia parte e di consolarlo il meglio che posso …

Tyrrell & Palmir (foto Terry)

Tyrrell & Palmir (foto Terry)

Quando non faccio consueling a Tyrrell, continuo con le mie cose da gatto: caccio le talpe, perlustro le terre intorno alla Domus Saurea e schiaccio dei bei pisoli. Cotto dal caldo mi adagio al ritmo di questa estate pigra ed indolente, lascio per un momento il mio AOR preferito e mi sdraio sui dischi che Tyrrell ascolta in questo periodo, oggi è il turno di DICKEY BETTS & GREAT SOUTHERN, album che arrivò a Tyrrell più di 7 lustri fa tramite il compianto ADRIANO VETTORE, che a quanto ho capito era un grande chitarrista blues italiano, nonché amico del mio umano preferito… ad ogni modo meno male che c’è la musica Rock a renderci meno amara questa vita da gatti e da umani …

Bougainvillea, sing your song
For my lover, for my love
I need
Sweet Bougainvillea
Let her wear your flowers in her hair
You will always be
Always be our love song
She was so afraid
To give her heart away
Now before she even know
I hold her close to me
Sweet Bougainvillea
Let her know, she’s free

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Il Louisiana feel, SkySport speciale calciomercato e la “vita è bella” di Brian.

5 Lug

Di nuovo intrappolato nel vapore dei LOUISIANA LEROUX, ascolto e riascolto il primo album, quello indimenticabile. Attraverso le campagne in questa estate che inizia a farsi torrida e mi lascio andare ai ricordi dei pochi giorni passati a New Orleans (pronunciare alla francesce please) quattordici anni fa, all’immancabile giretto fatto su una steamboat …

a them creole babies thin and brown and downright lazy incrociate gironzolando per il french quarter…

noladie2

e alla colonna sonora dall’andamento allegro e lussurioso sempre sul punto di scivolare nell’abisso del funereo …

Difficile vivere con i piedi per terra quando la passione per la musica Rock è così forte che ti fa vivere in un immaginario tutto tuo e sposta i tuoi natali nel bayou…

Cajun cabin New Orleans bayou

Come ogni estate poi sono ossessionato da SKYSPORT24 speciale Calcio Mercato. Le edizioni delle 20,30 e delle 23 sono due appuntamenti fissi. Luca Marchetti è diventato una specie di dio. La groupie ormai non mi sopporta più,  occorre che me ne trovi una che tenga l’Inter e a cui piacciano i FIRM, JOHNNY WINTER e  i LOUISIANA LEROUX. Miranda, Murrillo, Montoya, Kondògbia, un altro centrocampista e un paio di nuovi attaccanti esterni in arrivo. Quest’anno Ausilio, Mancini e Thohir mi fanno sognare. Il prossimo campionato andrà come andrà, ma al momento lasciatemi godere. Come dice Picca poi, Kondògbia sembra Papa Legba nel film CROSSROADS (MISSISSIPPI ADVENTURE), uno di noi insomma …

Kondògbia

Kondògbia

La Pallacanestro Reggiana Grissin Bon, dopo sette entusiasmanti partite perde la finale scudetto per un canestro. La groupie insieme alle sue amiche la seguiva al palazzetto o in piazza a Reggio davanti al megaschermo. La sconfitta brucia anche a me, credo che la Reggiana abbia giocato il miglior basket e dopotutto le mie radici si fanno comunque sentire.

Mi consolo andando a vedere gli STONE FLOWER e il loro tributo a Santana in piazza Prampolini in occasione delle notti rosa. Il front man è il mio amico FAUSTO SACCHI. E’ sempre un piacere sentirlo cantare e vederlo dal vivo.

Stone Flower - Santana Tribute - RE Giugno 2015

Stone Flower – Santana Tribute – RE Giugno 2015

Spesso assisto allo spettacolo “Brian nel paese dell’alzheimer”, anzi ne sono partecipe visto che sono il figlio del protagonista e così per l’ennesima volta rifletto sugli effetti di questa malattia terribile e della vecchiaia in generale.

Giovedì, Brian è in preda alla tristezza. “Tim, an capeès più gnint” (Tim, non capisco più niente), con quel “gnint” lasciato a mezz’aria, senza decidere se dargli la connotazione reggiana (“gninto”) o modenese (“gninta“). Presa di coscienza di un povero vecchio che ancora non è stato risucchiato del tutto dal gorgo dell’alzheimer. Aggiunge“Ormai a sun alla fin” (ormai sono alla fine). “Tim fa te” (Fai tu, Tim) riferito al fatto se sia giusto o meno lasciarlo in una struttura. Non affronta mai direttamente la cosa, ma è chiaro che ogni tanto elabora il fatto che è rinchiuso in un ospizio; pare rassegnato, non si arrabbia, ma intanto mi manda il messaggio … fai tu Tim, se decidi che io debba stare qui, sto qui. Faccio lo spanizzo, controbatto sottolineando che è solo un momento di tristezza e che è normale che una persona di 85 anni sia un po’ confusa e con la memoria che non funziona più come una volta, ma poi, nei giorni successivi, queste richieste di aiuto da parte di mio padre pesano come un macigno. Gli chiedo poi se si ricorda chi sono e lui risponde “sei il mio santo”. Mi infilo i Ray ban e scappo via. In macchina mentre torno alla Domus Saurea incontro un uomo di mezza età, anzi di terza età, ha un borsello demodé, la maglietta infilata nei jeans a vita altissima, i sandali, sembra lo zio Fedele, ma ha la maglietta dei LED ZEPPELIN. Non so cosa pensare.

Il sabato invece Brian è in forma. vado a trovarlo insieme a mia sorella e ad un certo punto ci dice “la vita è bella”. Facciamo una sgambata in cortile, in modo che le sue esili zampette siano stimolate, ogni cosa lo colpisce, le macchine, la strada, il campanile. Stessa cosa succede il mercoledì successivo, sono in giro per Mòdna, mi fermo 10 minuti, sono le 11,30, Tiràl è già in sala mensa …come antipasto si sta gustando un po’ di fragole. E’ carico il vecchio Brian, mi bacia, mi abbraccia ma non vuole staccarsi da quello che sta facendo …quelle fragole devono davvero essere buone.

Venerdì, controllo pace-maker all’ospedale di Bazvèra. Questa è l’avventura semestrale del vecchio Brian. La sedia a rotelle agganciata sull’apposito furgone, l’autista che veloce sfreccia in tangenziale (e Brian ad ogni sorpasso un po’ azzardato ci sprona a stare attenti con i suoi “Op op op!”), i campi di malghetti che sfrecciano sulla destra. L’interno dell’ospedale lo colpisce “Mo dio bon sle bel!”. Ore 13, tocca a noi. L’infermiera posiziona le apparecchiature e chiede a Brian di stare fermo, lui dice sì, ma intanto è attratto da una confezione di gel particolare che è lì a portata di mano. “Sì, sì, sto fermo” mi dice, ma intanto non riesce a resistere all’impulso di prendere quell’oggetto. Riusciamo comunque nell’impresa, tutto bene, anche stavolta.

Brian

Bazvèra Brian

Ritorno in struttura, baci e saluti. “Ciao Brian, ci vediamo domattina”. “Va bene, ciao Renzo”. “Brian, Renzo era un tuo amico di gioventù, quello con cui andavi in giro sul Saturno della Moto Guzzi. Me a sun to fiòl, io sono tuo figlio”. “Sè, et ghe ragiòn. Ciao pirìn”.

Domattina, cioè ieri, Brian è in forma, anche auto ironico. Gli chiedo, toccandogli la testa, “Brian sa gh’è che dentèr… Brian cosa c’è qui dentro?” e lui “Gninto, l’è tot sec…niente, è tutto secco”. Come ho detto l’alzheimer è una malattie terribile, per chi ne soffre, per i famigliari, per la società, ma è anche interessante, l’essere umano perde i filtri, per alcune cose ritorna l’essere primitivo che era (diciamo dall’uomo di Cromagnon di 40.000 anni fa in poi). Io mi perdo giorni interi a riflettere su queste cose. Ad ogni modo come ogni volta osservo Brian, guardo nell’abisso dei suoi occhi, lo stringo a me, cerco di fargli capire che in quel dedalo di stradine senza indicazioni in cui si è perso io sono il suo navigatore, un tim tim insomma. Lui lo capisce e mi dice “Tè fort Tim…sei forte Tim”. Un ultimo bacio e lo affido alle cure di una operatrice.

Mi infilo i Ray ban, salgo sulla fornace mobile parcheggiata al sole, accendo lo stereo: ELF. Rinaldo* Giacomo Padavona canta di Annetta l’irritante, una buona vecchia ragazza del sud, con le rughe nei punti giusti, con un modo di parlare pieno di negatività, ma che alla fine è una sentimentale… e allora alzo il volume, alzo l’aria condizionata, mi bevo una Tassoni e vado a versarmi liquido sulla tangenziale. Let’s Rock, baby.

* don’t break my balls: Ronaldo è una forma variata del nome Rinaldo :-)

La Reunion dei Rocking Chairs, il prostration blues e le giovani donne Rock.

15 Giu

Ci sono dei venerdì in cui uno ritorna verso il rifugio in cui vive in preda al blues della prostrazione. Uno può anche essere un illuminato e capire che i drammi della vita e del vivere sono altri, che tutto va messo nella giusta prospettiva, ma visto che, come dice il poeta, ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi, ecco che problemi, pensieri, rapporti difficili e il senso continuo di precarietà rischiano di rovinare le giornate, la vita. Se poi aggiungiamo che uno è schiavo della metafisica, che è quindi sempre alla ricerca della verità in se stessa, ricerca che si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà secondo la prospettiva più ampia e universale possibile, allora uno davvero can’t get no release.

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A parte che la canzonetta dei RAINBOW è, in alcune parti, un rip-off di EVIL WIND della BAD COMPANY, uno non riesce nemmeno a trovare un po’ di pace nella musica, e mentre tenta di raggiungere la domus saurea, spegne inaspettatamente il car stereo e si mette ad ascoltare il consunto motore della blues mobile che attraversa la campagna in questa estate bianca. Se anche la musica diventa fastidio, uno è davvero alla frutta. E’ con queste premesse che infilo la chiave nel portoncino, che entro in casa e da “uno” ridivento di nuovo me stesso. Venerdì sera all’insegna dell’exhaustion feel dunque, la groupie esce con le amiche e va a vedere gli ABBA SHOW a Willow River (Rio Saliceto insomma), se resto a casa finirò per sentirmi come il capriolo che si è schiantato addosso alla macchina di una mia amica, e allora un paio di messaggi ad amici su cui posso contare e poco dopo mi ritrovo davanti a Lesynfest con Livin’ Lovin’ Jaypee e Gianluca. Entro e incontro subito facce dei miei nonantolanian past times: Marcone e (Baby I’m Gonna) LIVIO (rampollo della famiglia detta “Rundaneina”), con loro Sandrino Casini, l’ex capitano del Katamarano Rock. Un piao di birre, uno Spritz (sì, sto diventando un fighetto da brodo) e ci rechiamo davanti al palco dove tra poco si esibiranno i ROCKING CHAIRS, gruppo leggendario di rock americano che è ormai – come direbbero alcuni (aren’t they Pike?) –  una “ecelensa del teritorio”.

Vidi i ROCKING CHAIRS live nel 1987, che tradotto per la comunità del blog era un po’ come vedere i FREE nel 1970 o gli EDGAR WINTER’s WHITE TRASH nel 1971, nel loro heyday insomma. Rivederli dopo tanto tempo fa un po’ effetto, ma è solo un momento. Parte il concerto, vengo distratto da una lunga chioma bionda che si muove a ridosso di una macchina fotografica. E’ la mia amica Raffaella, quella conosciuta in aprile al concerto di WAKEMAN. La abbraccio, la stringo a me, sono contento di rivederla, senza sapere il perché siamo diventati amici. Mi dice che la sera prima era a fotografare il concerto di FINARDI e che mi porta i saluti di GIUVAZZA, il chitarrista di Eugenio. Sono legato a GIUV dall’edera ZEPPELIN che in tutti questi anni ha tracciato molte delle mie amicizie e conoscenze. I miei occhi sono spesso incollati alla figura di MEL PREVITE, amico, mio produttore di demo e dischi passati e chitarrista extraordinaire. Con piacere noto che stasera sfoggia di nuovo una bellissima Gibson Les Paul;

Mel Previte a Lesyinfest 2015 - photo Raffaella Vismara

Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara

Mel detta gli stacchi e il mood degli arrangiamenti con il suo tipico savoir faire. La band pare ben rodata e in ottima forma … non ricordavo che MARMIROLI, RIGHETTI, PELLATI e BORGHI suonassero così bene. GRAZIANO poi è sempre lo stesso, passano i lustri, i decenni, ma non perde un briciolo della convinzione che da sempre lo contraddistingue, questa è una cosa che ha dell’incredibile … riesce a spronare e a coinvolgere il pubblico come probabilmente solo lui sa fare.

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 - Photo Raffaella Vismara

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara

I brani che durante il concerto mi arrivano sono: LOST FREEWAY (più rhythm and blues dell’originale ma con la ferocia del Rock), VALERIE, FREEDOM RAIN e OLD ROCKER BUSTED, la cover di VAN MORRISON, JUNGLELAND di SPRINGSTEEN e SUMMERTIME BLUES.

Mel Previte a Lesyinfest 2015 - photo Raffaella Vismara

Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara

Questa la scaletta completa: Streetwise Summertime Blues Camden Town Listen To Your Heart Valerie Lost Freeway Kingdom Hall Road To Justice Hate And Love Revisited Dance With You (incl. Not Fade Away) Cast The Stone No Sad Goodbyes Jungleland Freedom Rain Old Rocker Busted — I Will Be There Tonight Burning

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 - Photo Raffaella Vismara

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara

Dopo il concerto la Raffa Girl mi porta backstage, ed è bello riabbracciare dopo lustri e lustri il grizzly MARMIROLI, quindi MELWOOD (già, io lo chiamo così) e GRAZIANONE. Son lì che parlo con PELLATI e sento che la Raffa Girl parla con Mel: “Sì, ho incontrato Tim solo una sera, questa è la seconda, ma mi sembra di conoscerlo da sempre”. E’ il blues baby, quello che tu metti nelle foto.

Il blues, già, uno che da Regium Lepidi va a comprare l’acqua minerale a Nonantula non può che essere un uomo di blues, è questo quello che penso in questo sabato mattina mentre torno nella mia home town. Sì, certo, dopo vado a trovare Brian, ma spingersi fino a Ninetyland per dell’acqua minerale non è normale.

Brian ha la febbre, il dottore è un po’ preoccupato, pensava di ricoverarlo all’ospedale ma poi visto qualche miglioramento ha cambiato idea. Quanto sono fragili gli esseri umani a questa età. Vado nella stanza che adesso divide con un altro, oggi non è a letto, ma è a sedere davanti alla finestra. E’ un po’ perso, gli antibiotici lo stendono ma io continuo con la mia ossessione di chiedergli chi sono, di capire se riesce ad elaborare il fatto che sono suo figlio; le risposte sono spesso sorprendenti. La settimana scorsa: “Brian chi sono?” “Sei il mio santo”. Oggi: “Brian chi sono?“Steve”. Lo bacio, lo stringo a me e lo lascio il balia dell’antibiotic daze. Esco in preda alla commozione, per fortuna è estate e indosso i Ray ban.

In macchina infilo nel car stereo i FIRM. Quando sono in queste condizioni (cioè pressapoco sempre) devo rifugiarmi nel grembo materno della Madre Musica, quella che mi ha generato, quella che ha fatto di me l’uomo miserello che sono. Mi chiedo cosa penserebbe il mio amico GIANNI DELLA CIOPPA nel vedermi infilare nello stereo sempre gli stessi 50 dischi. Io cerco di tenermi aggrappato ad orizzonti più ampi, ascolto sempre i brani da youtube che i miei amici (quelli di valore) propongono su facebook, tendo l’orecchio ai nomi che i miei amici più spericolati da questo punto di vista (Polbi e Bodhran ad esempio) o riviste come MOJO tirano fuori, ma poi quando sono da solo in macchina o in casa il cdplayer attira dentro di sé sempre gli stessi dischi, sempre gli stessi nomi. PICCA mi aveva promesso che avrebbe scritto due riflessioni sul blog a proposito di un articolo apparso non troppo tempo fa su di una rivista americana, veniva riportato che recenti studi hanno dimostrato che un amante della musica è portato ad esplorare nomi nuovi sino ai 35 anni, dopo quell’età si torna indietro, sui dischi che a mo’ di pietre miliari hanno cadenzato le miglia della tua vita.

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Ricollegandomi al post di qualche giorno fa, mi accorgo una volta di più che c’è troppa musica nella mia vita (soprattutto in estate quando il campionato è fermo): è sabato sera, decidiamo di uscire anche stasera, e dove si va? Naturalmente al BLU J a vedere JAMIE DOLCE & ELECTRIC CHURCH. Certo, sabato 20 ci suoneremo noi, andiamo anche per vedere come è il palco estivo, l’impianto, ma intanto siamo lì, a guardare il trio hendrixiano di JAMIE DOLCE. Una lemonsoda per la groupie, uno Spritz (ancora!) per me.

Domenica, faccio un salto al cimitero di San Martin On The River; ci vado verso la mezza, mi piacciono i cimiteri emiliani, quelli di campagna o di paese … in estate, nelle ore calde, quando non c’è quasi nessuno, hanno un fascino tutto loro. Le semplici architetture, il cinguettio dei passeri, le nuvole che attraversano il cielo, i rintocchi delle campane che risuonano nella mia anima laica, i nomi e i cognomi che così tanto caratterizzano la mia terra…ah. Riempio l’innaffiatoio, prendo la scala, e cambio i fiori a Mother Mary. Odio quelli di plastica e anche in estate voglio che abbia quelli freschi. Accendo un cero, sistemo il tutto e mi concedo un minuto di raccoglimento. Sono ateo, non credo nella vita dopo la morte, ma sono un umano, a volte ho bisogno di conforto spirituale e così mi rivolgo all’essenza di mia madre, a quella stella di energia che ancora la rappresenta e ancora una volta quando mi ritrovo pieno di preoccupazioni, lei viene a me e mi sussurra parole piene di buon senso…quando mi sento sperduto nell’oscurità, lei è di nuovo qui in fronte a me e mi sussurra parole piene di saggezza e conforto …

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Sono solo in questa parte del cimitero, scorgo giusto un’altra persona, una signora che da lontano mi osserva. Viene verso di me, “sei il figlio della Mara?“, “sì, signora, lei chi è?“, “Sono la Barbara, ero un’amica di tua madre quando abitava a San Martino”. Mia madre lasciò il paesello sul finire degli anni cinquanta, stiamo parlando di tanto tempo fa, non ho ricordi di questa signora, il suo nome non mi dice nulla, ma sto al gioco. Barbara mi recita le perdite della famiglia di mia madre, è affranta, e arriva a dire che la vita fa schifo. Passa al dialetto e mi dice che assomiglio molto a mia madre. Mi chiede qualche notizia, io faccio lo stesso, mi racconta che suo marito è morto da quattro anni, e scoppia a piangere. La vita è dura mi dice e aggiunge “io sono sola, e ho tanto voglia di lasciarmi andare”. La abbraccio, cerco di farle forza, le dico che la vita va comunque vissuta, che nei momenti bui occorre guardare il cielo, il sole e andare avanti. Mi tiene la mano e mi guarda nella profondità degli occhi. Cerco di infonderle, in modo risoluto, un po’ di speranza, le mi dice “Scusa, sei proprio un bravo ragazzo, sei buono come lo era tua madre”. Non so quanti anni possa avere, ma mia madre oggi avrebbe 86 anni, la signora Barbara deve perlomeno essere una ultrasettantenne. Un ultimo abbraccio e la vedo andare via, curva sotto il peso di una vita che la spaventa. Si volta, da lontano le mando un bacio con la mano. Penso alla frase che Polbi mi disse tanto tempo fa e che ogni tanto riporto qui sul blog “Tim, tu hai una capacità di penetrazione nella vita delle persone che è incredibile”.  La groupie, scherzando, dice che sono ormai sono lo psicologo di tutti. Mah.

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Per il resto cerco di tenermi a galla, preparandomi alla bene meglio per i concerti dei THE EQUINOX, guardando speciale calciomercato su SKYSPORT24, cercando qualche buon film da vedere consigliato dal GIANNI CANOVA, il cinemaniaco di SKY; mi sono appuntato IN ORDINE DI SPARIZIONE in programma su Sky Cult Venerdì sera.

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Mi messaggio poi con BEPPE RIVA, ci scambiamo opinioni su certe faccende Rock e sulla nostra povera INTER. TROMBETTI per un po’ è meglio lasciarlo stare, la notte berlinese temo che ancora oscuri il suo stato d’animo. Ogni tanto mi viene in mente PHOENIX, una mia recente giovanissima amica di facebook. L’ho conosciuta l’altra sera al concerto degli EQUINOX, capelli biondi riccioluti Birmingham style, maglietta dei LED ZEPPELIN, quieto turbinio tipico della giovane donna. Mi chiedo come sia amare la nostra musica ai giorni nostri avendo vent’anni o giù di lì. Me l’immagino PHOENIX, incurante delle sue coetanee tutte con i capelli lunghi e stirati alle prese con della muzak, camminare sicura di sé tra le pieghe scomode della vita di questi tempi, sentirsi forte grazie al Rock. Quella forza che noi forse abbiamo perso in questa malinconica fase della vita in cui anche la più piccola scomodità ti dà da fare ( al concerto dei RC io e Jaypee ci lamentavamo delle sedie su cui eravamo seduti fino a che non è arrivato il commento di Gianluca: “Zio can, vi lamentate di tutto, siete proprio vecchi”). Al di là dunque di tutti i blues e la “spaplìgia dimension” (come direbbe Riff) in cui affondiam, oggi come aperitivo mi bevo non uno Spritz da fighetto, ma un Rum liscio. Brindo al sentimento Rock giovanile di Phoenix e anche a quello giovanilistico … dopo tutto, se ascoltiamo bene, l’abbiamo ancora dentro di noi. For those about to rock: we salute you, Phoenix!

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“ma la musica musica è tutto quel che ho”

9 Giu

Sempre più spesso sento che la musica sta diventando un heavy load che a fatica riesco a portare sulle spalle. Sarà che I’m growing older, ma il tutto sta prendendo una china preoccupante. Fissare per lunghi minuti migliaia di cd incapace di sceglierne uno da ascoltare, lottare contro la malavoglia di caricare all’inverosimile per l’ennesima volta la blues mobile per andare alle prove o a quei pochi concerti che faccio, maledire le due orette che dovrei dedicare ogni sera alla chitarra per rimanere ad un livello più o meno accettabile, cercare le motivazione per mettere in piedi uno show decente quando il tuo pubblico è composto da 14 persone (martiri venuti tutti lì per te), vedere dissolversi in lontananza tutti i significati che pensavi avesse il Rock.

Uff, ma chi me lo fa fare? Certo, il gusto per la musica, ma come direbbero i QUEEN, per me oggi pain is so close to pleasure quando si tratta della mia musa preferita.

Stamattina ad esempio, mi metto in macchina che sono ancoro cotto dal concerto di domenica sera (ritorno alle 2, infilato nel sonno verso le 3, alle 6 la sveglia di Palmiro). Un paio di notti in cui dormi poche ore non sono sufficienti per riprendersi, ma sono qui Ninetyland bound: porto il Marshall a far controllare, dato che domenica sera ho avuto problemi. La marea alta del traffico delle 8 inonda la tangenziale e io sono in quello stato che è un misto di blues, indifferenza, apatia, accidia, fastidio e il castamasso della Cesira. Mi riprometto di vendere la mia strumentazione, i miei lp, i miei cd, di liberarmi dal peso della mia passione principale e di andare a rilassarmi nel mio nido di stelle che so (non) esserci da qualche parte. M’immagino vivere una vita più serena, scordarmi delle tante canzoni mie chiuse nel cassetto, spendere energie e risorse in viaggi, mollare gli ormeggi del blues e salpare verso mari caldi e acque tranquille…ma poi, all’improvviso, quella stronza della musica ti prende alla gola, quasi presagendo le tue intenzioni … e non lo fa con un capitolo di umanesimo musicale….che so BOB DYLAN, i FREE, AARON COPLAND, gli ELP, BLIND LEMON JEFFERSON, SANTANA, GUSTAV HOLST, i LITTLE FEAT, no, lo fa con una canzonetta sdolcinata, banalotta, senza pretese, che però ti prende alle spalle e ti spinge di nuovo ad inginocchiarti davanti a quella gran troia della musica, e ad abbeverarti di nuovo al delta di venere da cui proviene l’aria sonora di cui sei schiavo da decenni. NOBODY KNOWS…

E allora ti risenti tutto l’album da capo, quel DON’T SAY NO che hai tanto amato da ragazzo e tutto ti sembra, se non sopportabile, perlomeno di nuovo gestibile.

La J**e che invece di festeggiare la vittoria in semifinale con Real Madrid, il giorno dopo manda un messaggio dal suo account ufficiale augurando a tutti i suoi tifosi un buon cinque maggio (in riferimento all’Inter che nel 2002 perse sciaguratamente uno scudetto a favore della squadra di Torino)? Cantagliele tu Billy! WHADDA YA WANT FROM ME…

La J**e che nella buia notte berlinese si incazza se qualcuno le tifa contro (come che avesse fatto qualcosa per meritarsi non dico la simpatia, ma almeno un vago appoggio in campo internazionale dei tifosi di calcio italiani)? IN THE DARK …

La J**e che aveva preparato le magliette in caso vittoria con su scritto “il vero triplete” con quel “vero” che mirava a sminuir quello dell’Inter (ad oggi realmente l’unico vero triplete di una squadra italiana) e che dunque a partire dalla dirigenza si comporta come un bambino bullo e dispettoso? (Non) cara J**e, ti è andata male, riprova e sarai più fortunata. THE STROKE …

E dire che tifare Barcellona non è stato facile, squadretta mica tanto simpatica che per di più rappresenta il forte sentimento separatista della catalonia (con la c minuscola), e lo sapete dove li mando i separatisti, i campanilisti, i localisti…

Ancora, lo scooterista che stai sorpassando ha i calzini corti (con dei rombi disegnati) su mocassini beige tipo zio Fedele? Su, non disperare, fino a che ci sono pezzi come questo l’umanità non è ancora spacciata …

E allora ti rassegni, ti arrendi di nuovo alla musica, perché lo sai … è tutto quello che hai.

Ragioni per cui continuare a tenere aperto un blog

2 Giu

L’altro giorno la groupie riceve su facebook un messaggio da un suo amico, me lo fa leggere e rimango basito. Ho frequentato M solo due volte per un paio di cene insieme ad altri amici della groupie e, pur essendomi accorto della buona comunicazione tra noi due, non abbiamo più avuto occasioni di rivederci. Mi ha molto colpito il fatto che si sia preso la briga di scrivere una riflessione (che riporto qui sotto) in un messaggio privato alla groupie.

Certo, pubblicarla sul blog è autoreferenziale, ma ci tenevo a condividerla perché è un chiaro segnale che l’umanesimo, tutto sommato, esiste ancora. M non ama particolarmente la nostra musica, dal punto di vista politico siamo su piattaforme diverse, per quanto riguarda il calcio la distinzione poi è netta, totale, senza possibilità di dialettica…eppure, a volte capita sul blog e si incammina lungo le coordinate che abbiamo tracciato.

Fa piacere leggere certe cose, lusingano il mio ego, non lo nego, ma è il sentimento in generale che mi interessa davvero … è una soddisfazione sapere che la comunità nata intorno a questo blog miserello sia così. Grazie M., grazie ragazze, grazie ragazzi.

“Ciao Saura, apro pochissimo Facebook, ma oggi è stata una bella sorpresa. Ho letto il blog del gatto Palmiro… Non era la prima volta che leggevo il blog di Tim, anche la prima capitò per caso, ma oggi come allora, sono rimasto particolarmente colpito… Colpito dal suo modo di scrivere diretto, semplice ma mai semplicistico, con una bella prosa corretta e fluente così lontana dall’attuale modo di scrivere (e di parlare…), così lontano da quello scrivere che mi capita di leggere anche su certi giornali blasonati e che mi fa così arrabbiare… Quello che mi ha colpito di più è però la sensibilità che traspare attraverso la parole, quella sensibilità che non si impara a scuola. ma che arricchisce il tuo scrivere. E’ fantasia nell’esposizione, colore nelle parole, convinzione nelle tue idee ma rispetto di quelle di chi ti legge… Mi capita spesso di pensare che, ai giorni nostri, la sensibilità sia svilita, qualcosa da nascondere, ma continuo fermamente a credere che sia una ricchezza dell’animo, una ricchezza non solo per la persona che la possiede ma per quelle che hanno la fortuna di esserle accanto. Mi faceva piacere dirtelo, era un peccato non farlo. Un abbraccio a tutti e tre, Palmiro compreso! M.”

 

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Oh I know I’m a cross country boy
Down that road I’m a-singin’ my joy
Well I’ve been to every city, every city but a few
And if I didn’t get there, you know I’m go into.

‘Cause I know I’m a cross country boy
Down that road I’m singin’ my joy, yeah.

Well I climbed the highest mountain, swam the deepest sea
I’ve even given notice to the space academy, oh yeah.

I told them I know I’m a cross country boy
Down that road I’m singin’ my joy.

Yeah yes I know I’m a cross country boy
Down that road I’m singin’ my joy.

Yeah yes I know I’m a cross country boy
Down that road I’m singin’ my joy.

Oh I know I’m a cross country boy
Yes I know I’m a-singin’ my joy
Singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy
Oh yeah I’m a cross country boy
Down that road I’m singin’ my joy
Singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy
Singin’ my joy, singin’ my joy.