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Blog musicali and other assorted blues songs

7 Gen

In questi ultimi giorni ho letto un paio di interviste niente male: una a Max Stefani (rilasciata il 21/12/2015) e una a Riccardo Bertoncelli. Max mi è piaciuto quando gli è stato chiesto di citare qualche gruppo o artista sopravvalutato, ha tirato fuori nomi senza tante storie. Bello vedere qualcuno a cui non frega nulla di essere politicamente corretto, citare nomi di gruppi “intoccabili”e spazzare via cliché consolidati da decenni. (Chi fosse interessato la può trovare sul profilo facebook di Stèfani).

Leggere Bertoncelli è interessante, ti mette alla prova, ti fa confrontare con te stesso. Spinto dalle sue parole ho provato a dare un’occhiata a qualche blog prettamente musicale pubblicato sulla rete italica, alcuni dei quali premiati come migliori blog musicali italiani. Ho tentato, ma non ce la faccio, non riesco ad andare oltre i due o tre articolini. Una noia assoluta. Sarò io che sono arrivato al capolinea, lo so, ne ho discusso recentemente anche con Paolo Lisoni, ma leggere quella roba è un fastidio per me. Quei giornalisti che usano verbi tipo “sciorinare”, quei compitini perfetti che parlano di soggetti perfetti per l’intellighenzia Rock nostrana, quell’essere trasversale tanto da far capire che si può scrivere sempre e comunque di qualsiasi corrente del Rock, di qualsiasi gruppo e di essere credibili (cosa che invece capita a pochissimi).

Mi chiedo a cosa sia dovuta questa mia repulsione che arriva come un onda su qualsiasi tipo di blog musicale che io cerchi di affrontare…quelli che “i Dead, Tom Petty e il castamasso della Cesira”, quelli che il metal, quelli che il punk Rock inglese, quelli che il prog, quelli che il jazz, quelli che il blues… Possibile che sia davvero io a non sopportare (quasi) più nulla di scritto a proposito del Rock e della musica? Ci sarà di sicuro qualcuno che penserà la stessa cosa delle frasette sghembe che scrivo a proposito dei soliti quattro artisti su questo blog miserello, e allora? Sono snob a tal punto da non gradire nulla scritto da altri? No, cazzo, mi emoziono quando leggo le considerazioni musicali di qualche bel delinquente del rock and roll che conosco e di cui non faccio il nome, ma allora cos’è? C’è una sorta di idiosincrasia verso il 95% di quello che leggo, in Italia, a proposito del Rock. Sono io ad essere alla frutta, lo è il Rock o semplicemente mi sto trasformando in un vecchio brontolone?

Smetto di scervellarmi, passo ad altro, ad esempio alle due compilation di registrazioni casalinghe di MICK RALPHS pubblicate gli anni scorsi dalla Angel Air. Basta guardare le cover dei cd per capire il livello, ma che ci volete fare, I love this man.

mICK rALPHS CD

Un paio di settimane fa sono stato a pranzo da mia zia, si parlava della stirpe Tirelli, saltano fuori alcune foto, una del padre della madre di Brian, mio bisnonno quindi. Tal Luigi Brini, nato nel 1880 e morto a 25 anni di peritonite o qualcosa del genere. Suo padre (o suo nonno) doveva essere austriaco, o perlomeno così vuole la storia della famiglia. Avevo forse visto la foto in passato, ma solo oggi la imprimo nel mio dna. La invio a mia sorella. Risposta “quanto gli assomigli!” Gli assomiglio? Ma dove? Guardo meglio e, sotto al primo strato superficiale, mi vedo. Stessi occhi e sopracciglia. Quello sguardo blues, quell’intenzione sveviana, kafkiana, (crowleyana?) … non c’è dubbio: sono suo bisnipote.

Faccio vedere la foto a Brian e dice “sei te, Stefano”; certo, un vecchio con l’alzheimer non è propriamente attendibile, ma dopo tutto è mio padre e quando risponde di getto senza a pensare spesso ci prende. Faccio vedere la foto alla groupie e mi dice “sì, vieni da lì”. Ho sempre pensato di essere una sintesi dei Tirelli e degli Imovilli e invece eccola qua la mia Brini legacy.

Luigi Brini, bisnonno - Foto Fantuzzi RE

Luigi Brini, bisnonno – Foto Fantuzzi RE

 

Luigi Brini, bisnonno 1880-1905 - Foto Fantuzzi RE

Luigi Brini, bisnonno 1880-1905 – Foto Fantuzzi RE

JOHN PAUL JONES compie 70 anni, la cosa mi inquieta. PAGE ne fa 72, ho ormai elaborato che le mie figure di riferimento ormai sono dei vecchi con o senza fascine di arbusti sulla schiena, ma che anche JONESY abbia raggiunto the big 7 fa impressione.

Continuo ad essere impelagato con le serie Tivù di SKY. La V stagione di HOMELAND (serie di cui ormai anche PICCA è prigioniero), la III di THE AMERICANS, la II di FARGO e LILYHAMMER. Mi sono dato a quest’ultima da poco, ho scaricato le prime due stagioni su Sky on demand e mi sono messo a guardarla. Mi divertono le storielle del mafioso LITTLE STEVEN, crude e strambe con una vena comedy. L’ironia sul welfare e sull’atteggiamento politicamente corretto norvegese è uno spasso, quasi tutti i personaggi autoctoni paiono sciocchi e con deviazioni varie. Adesso ne è arrivata un’altra, FORTITUDE, anch’essa ambientata nell’estremo nord. Questa è una tendenza che si sta allargando a macchia d’olio. FARGO, LILYHAMMER, FORTITUDE, film tipo HEADHUNTERS (tratto dal romanzo di Jo Nesbø), IN ORDINE DI SPARIZIONE… comune denominatore i ghiacci, siano quelli del Minnesota, della Scandinaviar o beyond.

Sarà un caso ma dal cofanetto di BERNSTEIN pesco il cd riservato a EDVARD GRIEG…

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Mi trastullo anche col box set dell’ ALAN PARSONS PROJECT. Da giovane lo snobbavo, lo consideravo easylistening, ma ora da uomo di blues di una incerta età, con i confini dell’essere esigente più sfumati, mi godo questo Rock sinfonico leggerino con piacere, se poi alla voce c’è JOHN MILES ancora meglio…

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Lo stereo della blues mobile passa ASHES & DUSTdi Warren Hayens, una piacevole sorpresa per me che non sono mai riuscito ad apprezzare del tutto questo chitarrista.

Gli ultimi arrivi, grazie al gift voucher di amazon che un caro amico sempre troppo generoso mi ha fatto per natale, sono: il bluray e il cd QUEEN – A Night At The Oden (la leggendaria performance al teatro coperto del quartiere martellaio di Londinium della vigilia di natale del 1975), i due cd di MICK RALPHS di cui sopra, l’album DERRINGER BOGERT & APPICE e la deluxe edition dell’album dei GRT (S.HOWE & S. HACKETT). QUEEN a parte, devo avere qualche disfunzione musicale anche perché a questi nomi assai discutibili per la stragrande maggioranza dei critici Rock italiani, aggiungo l’ultimo soundboard, arrivato via wetransfer dal nostro uomo a Helsinki, dei FIRM, il gruppo di PAUL RODGERS con LEOPOLD alla chitarra…

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L’INTER torna a vincere, a fatica, in casa dell’EMPOLI e mantiene la prima posizione in classifica. Rimango perplesso benché ancora fiducioso.

Pago multe (180 euro e tre punti in meno sulla patente per aver viaggiato ai 72 kmh sulla circonvallazione di Stonecity), osservo quel po’ di neve scendere sulla pianura, guardo CARLO VERDONE (sul suo profilo FB) fare gli auguri a suo cognato mimando FOUR STICKS dei LZ versione ROLLINS BAND, mi chiedo se sia il caso di comprare un registratore multitraccia 24 piste della TASCAM, favoleggio l’acquisto di una LES PAUL STANDARD cherry sunburst (o sunburst), mi interrogo sul mio futuro, insomma blueseggio come al solito. Happy new year Tim Tirelli.

Domus Saurea gennaio 2016 - foto TT

Domus Saurea gennaio 2016 – foto TT

 

 

 

 

 

Modalità dicembre

19 Dic

Anche se al mio amico Bodhràn la parola non piace proprio, non posso fare a meno di entrare in “modalità” dicembre. E’ il mio mese, le due settimane prima del solstizio d’inverno sono le mie preferite dell’anno, mi sento percorso da una instancabile malinconia euforica.

Sul car stereo della blues mobile inizia a girare gli album e le canzoni che associo a questo periodo: CRUSADE di JOHN MAYALL…

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WINTER dei ROLLING…

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…il PIANO CONCERTO di KEITH EMERSON e con esso quel turbinio di fiocchi di neve immaginari che si posano sul mio animo…

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Il pensiero rivolto al ricordo di mia madre si materializza ogni volta che mi sento più buono, che annuso l’aria per controllare se per caso la neve è in arrivo, che mi emoziono per le luci ad intermittenza, che guardo le tazze con i cuoricini sul pentagramma che mi regalò tanto, troppo tempo fa.

tazza mother Mary

tazza mother Mary

L’ultimo giorno del mese scorso BRIAN ha compiuto 86 anni. Il birthday party che si è svolto nella struttura in cui è ricoverato non è stato affatto male, Brian ha fatto il galletto…

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Il giorno prima suo fratello Antonio, che noi chiamiamo Pippo o Giulivo (il nome che aveva da partigiano) ne ha fatti 90. Il clan Tirelli si è ritrovato quasi per intero. E’ stato un bel momento. Sono il più vecchio della quinta generazione (di quelle a noi conosciute) e prima o poi prenderò il testimone che mi passerà lo zio, a suo volta il più vecchio della quarta. Ha fatto tutto mia cugina Silvia, tra le cose che ci legano c’è anche una capacità organizzativa niente male.

Uncle Pyppo cake

Uncle Pyppo cake

Stefano & Antonio Tirelli - foto Saura T

Stefano & Antonio Tirelli – foto Saura T

Mi apparto un momento e osservo il mio clan, credenze religiose, politiche e calcistiche possono anche renderci diversi, ma il sangue ci unisce, com’è naturale che sia.

Qualche giorno dopo i festeggiamenti continuano, compie gli anne The Peita, la sorella della groupie. Le regalo il cofanetto in DVD della prima stagione di THE AMERICANS.

Kiss from the Peita - Gavassae dic 2015 - foto Saura T

Kiss from the Peita – Gavassae dic 2015 – foto Saura T

Il birthday party di The Peita apre le danze ai pranzi delle feste di dicembre a casa della Lucy, madre della groupie e rappresentazione in carne ed ossa dell’Emilia. Lasagne, cappelletti, coniglio, vitello arrosto, salsine, tortelli dolci, torta, liquori…I can’t get enough of Emilia’s vibe…

Torno a casa pieno come un uovo, sgambetto in giro per la Domus Saurea insieme al diavoletto nero della Tasmania

Palmiro - Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Palmiro – Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Non amo le decorazioni natalizie premature, non sopporto quelle ossessive ed esagerate, neppure quelle buttate lì a casaccio…mi piacciono quelle sincere, delicate, magari un po’ blues… così, al sabato e alla domenica, mentre preparo la colazione alla groupie accendo le candele e metto gli alberelli natalizi sulla tavola.

Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Poi, mentre MAHALIA JACKSON canta di notti silenti, la groupie fa l’albero ed io il presepio…

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Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Da adulto do al “natale” il giusto valore, ovverosia un rito vecchio di 5000 anni in cui gli esseri umani festeggiano il solstizio d’inverno, la festa del sol invictus, delle giornate che tornano ad allungarsi scambiandosi un regalo come buon auspicio per la nuova stagione, tradizione poi assorbita dal cristianesimo (e da parecchi altri culti) che la ha trasformata nel giorno della nascita di un ebreo di razza etiope biondo e con gli occhi azzurri, figlio di una donna vergine chiamata Maria e con un padre putativo chiamato, qui in Emilia, Iòffa (Giuseppe insomma).

E’ una favoletta dunque, ma non riesco a rinunciare al relativo mock up (il presepe). Mentre lo preparo mi faccio mille domande, un ateo come TIM TIRELLI che fa il presepe è un lavoro da matti; pensavo fosse un inno alla mia infanzia, ma poi ho capito che è una sorta di resurrezione spirituale che si rinnova ogni anno: la statuina della donna con le due anfore tra le braccia, con l’abitino azzurro, il velo blu in testa ed il grembiule rosso è mia madre. La statuina in questione è una delle poche sopravvissute tra quelle che le appartenevano e che è arrivata ai nostri giorni. Ancora una volta constato quanto sia impossibile per un essere umano far fronte alla perdita della propria madre e rifletto sugli espedienti che la nostra mente trova per provare a riempire un vuoto incolmabile.

Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Una volta finito non resta che accendere le lucine e trasformare la sala della Domus Saurea in un posticino assai piacevole…

Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Per il resto veleggio a vista tra la nebbia, non è prevista neve per queste settimane e dunque mi perdo tra l’ovatta densa di foschia…

Foggy days at Domus Saurea - foto TT

Foggy days at Domus Saurea – foto TT

Black Fog - Villa Bagno - Regium Lepidi dic 2015 - foto TT

Black Fog – Villa Bagno – Regium Lepidi dic 2015 – foto TT

Ogni tanto al venerdì sera arrivo fino alla PERLA VERDE; sessanta km tra la nebbia fitta non sono pochi ma l’atmosfera della PERLA è quella giusta. Guardo la tribute band degli WHO e faccio il nessi con la groupie, la DORWOODA, POL e amici sfusi…

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Dorwooda, Tim, Groupie – foto Pol

Sabato son lì che attraverso CAMPOGALLO sulla blues mobile, sto andando da Brian, sono un po’ in ritardo, non sono solito sfidare il codice della strada, ma sullo stadone non c’è nessuno… posso permettermi di superare – sulla striscia continua – un camioncino che va come una lumaca.

Rientro sulla destra quando vedo là in fondo i vigili. Porca di quella puttana. Paletta, accosto. Mi viene incontro la comandante. Controllano la patente, il libretto, l’assicurazione, le gomme termiche. “Signor Tirelli, le contestiamo questo e quello”. “Ha ragione”, le faccio, “stavo correndo da mio padre, andavo di fretta,  ho sbagliato.” La responsabile di quella pattuglia della Polizia Locale mi fissa qualche secondo…è una di quelle donne che sono solito idealizzare, sicura di sé ma senza accentuare la cosa, concreta e decisa ma senza perdere la tenerezza…mi soppesa…probabilmente è colpita dalla mia franchezza, o forse è semplicemente rinfrancata dal fatto che per una volta non le è capitato un automobilista scorretto e rompicoglioni, fatto sta che mi dice “Guardi, facciamo così, le contesto solo il sorpasso su linea continua, così non perde punti della patente”. Redige il verbale. Sono 40 e passa euro ma se lo pago entro 5 giorni diventano 28. Mi è andata bene. Mi consegna il tutto. Ci scambiamo uno sguardo complice, quello tra una tutrice dell’ordine come si deve e un cittadino ligio al proprio dovere. “Ecco qua signor Tirelli. La saluto“. “Hasta siempre, comandante” vorrei dirle, ma mi congedo con un sorriso.

Brian ormai è sempre più distante. Spesso di ottimo umore, ma confuso come non mai. Canta, parla usando fraseggi e termini tutti suoi. Gli faccio vedere una foto dove ci siamo noi due, gli chiedo chi sono,”i Tirelli” mi dice, ma non riesce ad approfondire…sento che mi sta sfuggendo di mano, la sua zattera si sta allontanando, lui sembra felice, ma non riesco a mantenermi freddo come il raziocinio vorrebbe.

L’altra sera vado alla festa di natale della struttura, i 78 ospiti con relativi parenti. Siamo quasi in 200.

Christmas Party at the Home fo the aged - photo TT

Christmas Party at the Home fo the aged – photo TT

E’ ormai un anno che non gestisco più Brian direttamente, mi accorgo quanto sia dura. A tavola tocca e riposizione continuamente piatti, bicchieri, tovaglioli. Lo sgrido, lui capisce, ma è un riflesso più forte di lui. Gli taglio a pezzetti le lasagne, l’arrosto e le patate, la zuppa inglese; lui mangia con discreto appetito e diventa matto per l’aranciata e la coca (cola).

Brian ci dà di spumante al Xmas party - foto TT

Brian ci dà di spumante al Xmas party – foto TT

Il prete dà la benedizione, io penso ai BLACK SABBATH e ai GHOST…

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…partono gli applausi per gli addetti alla struttura e quindi gli auguri per il santo natale e il nuovo anno. Qualcuno versa a Brian due dita di spumante. Brian tocca il mio bicchiere col suo e mi fa “cin cin”. “Cin cin, vecchio Brian” gli rispondo e mi commuovo. Non ho i Ray ban con me, è ovvio, siamo in inverno… maledizione. Sono l’ultimo dei parenti ad andare, consegno Brian all’ animatrice, lo bacio e lo saluto. In cambio ricevo un ciao frettoloso, ormai è tutto concentrato su chi lo ha preso in custodia. Lo vedo lasciarsi guidare lemme lemme verso l’altra ala dell’edificio. Saluto il direttore, la capo nucleo ed esco nel fresco della sera. Salgo in macchina, scaccio la tristezza con un po’ di hard rock blues a volume alto…

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Per il 21 sera è programmato il sinodo degli illuminati del blues. Saremo in dieci. Ho voglia di vedere gli uomini di blues che ho creato a mia immagine e somiglianza.

Passo serate al telefono col chitarrista straordinario dei FLOWER STONE, MASSIMO AVELLONE. La tratta Regium Lepidi-Panormus è a tratti disturbata ma i pensieri volano piuttosto alti. Parliamo di fenici, di latini, di romani, di britanni chiamati Iacobus Patricius.

Riesco anche a finire canzoni iniziate dieci e passa anni fa. Strano davvero: per due o tre lustri non riesci a trovare il giusto spunto poi, quattordici anni più tardi, in mezz’ora ne completi due come se nulla fosse. Niente di che, tutta roba che verrà riposta nel cassetto, ma per me son cose importanti.

Dicembre è reso ancor più dolce dalla marcia sicura e caparbia che sembra aver intrapreso l’INTER. Dopo cinque stagioni di stagnazione e dolori, finalmente i ragazzi e la società sembrano aver trovato la (s)quadra. Un condottiero come Ciuffy (Mancini insomma) è quel che ci voleva. Siamo primi in classifica, da qualche settimana stiamo giocando bene, il gruppo è compatto e un uomo di blues inconsapevole come BROZOVIC sta diventando una sorta di fenomeno. Che godimento ragazzi.

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Se poi uniamo il fatto che santa Lucia mi ha portato la biografia fotografica di nostro signore, siamo a posto…

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Il 25 è dunque dietro l’angolo, un altro anno che passa, altri bilanci da fare. Ci fosse almeno la neve col suo candore ad addolcire questi blues per me sarebbe più facile, ma in definitiva …in alto i cuori, prendiamo quel che viene, anche gli alberelli spogli della Domus Saurea hanno un loro perché…

Domus Saurea dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea dicembre 2015 – foto TT

…jingle bells, jingle bells, jingle all the way…

I like female form, in minimum dress
Money to spend with a capital “S”
Get a date with the woman in red
Wanna be in heaven with three in a bed

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Un gatto per amico

22 Nov

In questi giorni di novembre elaboro un fatto: da un pezzo non frequento più i miei amici. Portato come sono, me tapino, all’analisi introspettiva, inizio ad interrogarmi sulla cosa. Colpa dell’età? Della vita odierna che ci fa pensare di non avere mai tempo? Dell’accidia sentimentale a cui siamo arrivati in questi anni aridi? Colpa mia? I miei amici non mi sopportano più? Sono io a non sopportare più loro? Siamo tutti ripiegati semplicemente su noi stessi? Forse è la sfiducia che abbiamo verso il futuro, verso una vita che secondo il nostro punto di vista personale non ha mantenuto le promesse, o no? Magari il fatto è che in questi tempi di tecnologia, di social network, di velocità sfrenata, di frigida fruizione ossessiva , di emozione precoce, le passioni tendono ad appassirsi…quella politica, quella per il Rock, quella per le fighe…e dunque c’è meno interesse a condividerle con gli altri.

Chi è che va ancora ad una riunione di partito, ad un forum politico? Io l’ho fatto l’ultima volta sei / sette anni fa e poi pochissimo altro.

Chi è che si entusiasma ancora per l’uscita di un disco? E se succede, chi è che corre da Robby da Dischinpiazza a comprarlo? Ben che vada lo ordiniamo su quel cazzo di Amazon, oppure lo scarichiamo, lo teniamo sul computer, ci sentiamo due o tre pezzi in qualità audio “lofi lo-fi” (sull’aria di Louie Louie) e poi chi se lo sente più. E’ poi oramai finita l’era del ricomprare le nuove edizioni di vecchi album che abbiamo amato, che sono per noi come l’ ingegnere che si lascia cadere nel fiume per creare la vita. Lo facevamo per riprovare il brivido sentito all’epoca, quando in motorino tornavamo a casa con l’LP sottobraccio e passavamo un weekend intero ad ascoltarlo, a scoprirlo. Ora invece, nessun brivido da condividere, nessuno a cui telefonare e dire “Cia Cos’, ho appena comprato il nono album da studio dei LZ (nel tuo immaginario quello uscito nel 1981) vieni subito che ce lo sentiamo insieme, chiama anche Bagài Stumpài, ho delle pepsi in frigo e la crostata fatta da mia madre”. E allora, sempre nel tuo immaginario, Cos’ e Bagaglio Stumpaglio arrivano, insieme a loro c’è anche Birucìn che a sua volta ha portato l’ultimo degli ELP che ha appena comprato (nel tuo immaginario quello uscito, dopo LOVE BEACH, sul finire del 1980).

Ora poi che siamo tutti sentimentalmente accasati, chi è che ha più l’istinto di uscire per trovare un’ avventura, una compagna, una storia o anche solo l’occasione per parlare con una donna?

Invece, nulla di tutto ciò; la sera quando non ti annulli davanti a Sky e non devi stare sulla chitarra, obnubilato barcolli davanti agli scaffali dei cd incapace di sceglierne uno da ascoltare e allora capisci che sei solo con te stesso e che non frequenti più nessuno, a parte le colleghe dell’ufficio, gli Equinox in sala prove e le osa della struttura in cui il tuo vecchio è rinchiuso.

E’ così mi rintano dei dintorni della Domus Saurea a contemplare le viti mentre mi accorgo che il mio unico amico oggi è il gatto Palmiro.

Palmiro è un gatto che mi assomiglia sempre di più, sembra sempre premuroso e disponibile con gli altri gatti, li tocca sulle spalle come a dire “Ciao, sono qui, se hai bisogno sappi che ci sono”.

Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Palmiro e la Raissa – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Palmir in verità vorrebbe stare con i suoi amici gatti, ma vedendomi solo soletto cerca di starmi vicino. Scendo in giardino, mi fermo sul ponte e lui mi segue…

Il gatto Palmiro - Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Contemplo le vigne e lui dietro…

Il gatto Palmiro - Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Lo dico sempre, lo so, ma in queste settimane autunnali non faccio altro che osservare le viti, è un rapporto carnale e spirituale, quei filari perfetti….

Nei dintorni della Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

i colori delle foglie…

Nei dintorni della Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

il contrasto con i cieli tersi…

Nei dintorni della Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

il sole d’autunno che filtra tra le tirelle…

Nei dintorni della Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Nei dintorni della Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Nei dintorni della Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Mentre torniamo dalle nostre passeggiate Palmir mi ascolta paziente, vorrebbe tornare a cacciar talpe, ma mi vuole bene così finge di interessarsi ai miei discorsi che vertono su bootleg dei Led Zeppelin, su acquisti di gennaio dell’Inter, se debbo o non debbo continuare a suonare la chitarra, sul significato di certi cognomi, su cosa succederà alla mia isoletta preferita adesso che la Coca Cola sta per comprarsela, quando arriverà in Italia l’ultimo thriller di GREG ILES, come farò ad aspettare fino al 2017 prima di vedere ALIEN 6. Palmir sospira e fiuta l’aria…

Il gatto Palmiro - Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

L’indomani mattina, domenica, mi trasformo in un lumberjack, abbiamo fatto potare i frassini dietro casa, c’è da sistemare il legname…

Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Mi sento un po’ come l’omino che sta in copertina di LZ IV…

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Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

LZIV – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Palmir cerca di aiutarmi, ma per trasportare un tronco ce ne vuole…

Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Domus Saurea – nov 2015 – photo Saura T

Dopo due ore torniamo alla Domus. Un doccia per me, una bella ripassata con una salvietta per lui. Dopo pranzo ci mettiamo davanti alla TV, su Sky Arte danno il concerto degli WINGS del 1976. Penso al Pike boy, anche perché Palmir si mette a sonnecchiare…

Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Palmir & Tim - Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Palmir & TimDomus Saurea – nov 2015 – photo Saura T

Una domenica senza calcio è noiosetta, per fortuna sono iniziate le nuove stagioni di HOMELAND (5) e THE AMERICANS (3), averle registrate con MySky ci permette di vederle quando ci pare e dunque di passare un bel pomeriggio. Sia io che Palmir abbiamo un debole per ELIZABETH.

E’ ora di dormire, io e Palmir bisticciamo su chi debba far posto all’altro, stavolta vince lui…

Domus Saurea - nov 2015 - photo TT

Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

Per fargli prendere sonno gli leggo i testi dei FIRM…

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Il gatto Palmiro – Domus Saurea – nov 2015 – photo TT

E’ così che io e il mio amico Palmiro ci addormentiamo; poco dopo passa la groupie, ci rimbocca le coperte, scuote la testa. Ma è una donna, che ne sa del sentimento di male bonding di cui noi mammiferi maschi sentiamo il bisogno.

…Non è un disastro e io mi benedico, ho scelto un gatto nero per amico…

 

 

October est

30 Ott

Le giornate soleggiate di ottobre sono per me una meraviglia. Mi fermo ad osservare i riflessi del sole sulle foglie gialle e rosse che la campagna regala in questi giorni, persino il mio piccolo cactus assume una sfumatura poetica …

October at Domus Saurea - Photo TT

October at Domus Saurea – Photo TT

ma è un po’ tutto il giardino della Domus Saurea a sembrarmi idilliaco…

October at Domus Saurea - Photo TT

October at Domus Saurea – Photo TT

Ottobre lo attraverso sempre con piacere sebbene mi porti alla riflessione profonda, cosa di cui invece farei bene a dimenticarmi.

Rifletto quando vado a trovare Brian, quando lo vedo ben disposto benché imprigionato nel pantano dell’alzheimer. Martedì vado da lui in pausa pranzo, lo copro bene e lo porto fuori sulla veranda a prendere un po’ d’aria. Tra le tante difficoltà che trova nel relazionarsi col mondo, col tempo e con lo spazio, ha ancora sprazzi di lucidità. Ad un certo punto mi dice: “il mondo va avanti, caro Tim”. E’ una frasetta da niente, ma trovo in essa tanto sentimento, e tutta la filosofia di cui un vecchio che sta per essere inghiottito dalla demenza senile è capace. Lo stringo a me il vecchio Brian.

Brian - October 2015

Brian – October 2015

Sabato mi dice “Il tempo passa e la candela brucia”… e  mi sorprendo una volta di più di come tutto sommato Brian sia ancora con noi. Sono ormai quattro/cinque anni che soffre di quella terribile malattia, eppure non cede del tutto, si appiglia a tutto quel che può per tenersi a galla. Quando lo vedo un po’ girato è perché si trova spaesato, mi dice “An capès più gninto Tim” …non capisco più niente, Tim… ha ancora coscienza di sé ed è bello essere in grado di interloquire con lui. Gli stringo la mano, lo guardo nel profondo degli occhi, gli chiedo per la milionesima volta se mi vuole bene e lui “Sa t’in voi? Pfu!” …se te ne voglio? Pfu…come a dire te ne voglio tantissimo…

Osservo poi altri ospiti; c’è una signora in un angolo che ormai è completamente andata, parla ad alta voce, si lamenta in continuazione, prende tutti a male parole. Ne guardo un’altra, è lì con sua figlia… come spesso capita mi chiedo che ne sarà di me quando sarò vecchio e non avrò nessuno che si prenderà cura di me. E’ un pensiero razionale, freddo, che cerco di tenere lontano dalla retorica, ma è un pensiero che faccio, con cui devo venire a patti. Si fa presto a dire non pensarci ma è quasi impossibile a questa età, soprattutto se non hai una famiglia tradizionale e se frequenti una struttura per anziani. Riporto Brian nel salone, lo metto a sedere vicino ai suoi amici, gli sistemo la cintura che lo tiene legato alla sedia in modo che non possa alzarsi da solo e gli spiego che da lì a poco tornerò. E’ uno stratagemma che devo sempre mettere in scena, Brian vorrebbe venire via con me.“Brian adesso devo tornare a lavorare, tu mi aspetti qui, tra un paio d’ore torno da te. Non ti preoccupare che ho pensato a tutto io. E’ tutto organizzato”. Glielo devo ripetere almeno quattro volte prima che qualcosa rimanga nei 56k di Ram che ha. Finalmente si convince “Va bene, allora io ti aspetto qui. Ciao Piròn”. Mi da la mano, io gli do un bacio. Mi infilo i Ray ban.

Prima di uscire saluto alcuni altri ospiti che mi rispondono con il loro sorriso triste. Cerco di essere il più solare possibile, senza esagerare. Chissà come mi vedono, se il mio comportamento con loro è quello giusto oppure no…

Risalgo in macchina. Ripenso alla frase di Brian, faccio un respiro profondo, e mentre il mondo va avanti io mi ascolto WHOA MULE dei BLACK CROWES e mi sento al contempo perduto e ritrovato dentro questo pianeta…

Sometimes a road is rocky and hard
Full of dangers unrelenting
Just take great care to follow your stars
Let the good times come a plenty

spingo dolcemente sull’acceleratore, la blues mobile decolla, di nuovo seguo il volo ardito dei CORVI NERI…

And I’m out of my mind
And it ain’t no fun

Ritorno alla Domus Saurea. E’ sabato, mezzogiorno passato. Mi fermo di nuovo a contemplare la campagna d’ottobre… mi viene in mente quando alle elementari mettevo le foglie gialle tra le pagine di un libro o di un quaderno, mi avvolgo nel tabarro della malinconia, quanti anni sono passati? Talmente tanti che mi dico che non può essere vero. Con i pensieri procedo su viale delle rimembranze, rivedo i posti della mia infanzia e della mia adolescenza, li idealizzo, non credo siano così belli come me li immagino adesso, eppure sempre cara mi fu quell’erma torre, tanto cara che ogni volta il naufragar m’è dolce in questo mare di pianura.

NNT 1920 circa - photo courtesy of Alberto Quaglieri

NNT 1920 circa – photo courtesy of Alberto Quaglieri

Ritorno sulla terra, la James Leopards Blues Band ha smesso di suonare, prima di salire però mi rituffo un istante nel mood ottobrino:

October at Domus Saurea - Photo TT

October at Domus Saurea – Photo TT

October at Domus Saurea - Photo TT

October at Domus Saurea – Photo TT

October at Domus Saurea - Photo TT

October at Domus Saurea – Photo TT

October at Domus Saurea - Photo TT

October at Domus Saurea – Photo TT

In questi giorni ho fondato l’INTERISTA SOCIAL CLUB (su facebook), che è anche un gruppo di whatsapp con cui interagisco con i miei amici illuminati di fede interista. In sostanza io, Bessi, Pike e Mario. Ci ritroviamo alla Domus Saurea davanti a Sky per le partite più frizzanti, tipo il derby di Milano e il derby d’Italia. Ci facciamo un aperitivo, ci mangiamo una pizza, ci beviamo una birra, due dita di Rum e tiriamo delle madonne ogni volta che non vinciamo almeno 3 a 0, cioè sempre. Lavori da maschi insomma.

Per gli interessati:https://www.facebook.com/groups/641284235974678/

La groupie fiuta i miei blues, così si mette a farmi dei regali nella speranza di mitigarne la ferocia: una paio di libri di GREG ILES ormai fuori catalogo che non riuscivo a trovare e un paio di biglietti per INTER-ROMA del 31/10/2015 a San Siro primo anello arancio. E’ brava la groupie.

La blues mobile in officina per il tagliando, giro con un’auto sostitutiva, una Panda nera. Stamattina, diretto in ufficio, all’altezza della rotonda di Saint Little Anthony incrocio lo sguardo con una donna. Sui quarant’anni,  seduta su una fiammante BMW, bel tipo, né snob né in d’affanno. Mi guarda con indifferenza ma con quell’indifferenza non indifferente, cioè non sembra una di quelle fighe che si sentono superiori solo perché sono figlie o mogli di qualcuno con dei soldi (e qui a Stonecity ce ne sono a migliaia) e che non gliene frega un cazzo di nessuno se non di se stesse, eppure mi vergogno un po’ di essere su di una Fiat Panda, chissà cosa pensa di me … forse che ho il pisello piccolo, che sono un chitarrista Jazz, che sono il responsabile di un gruppo di boy scout, che commercio in toner per stampanti, addirittura che ho fatto il Corni o agraria a Castelfranco… oddio, perché noi uomini abbiamo questo bisogno di misurare il nostro essere maschi con le dimensione della nostra macchina?

Rifaccio la rotonda, le corro dietro, abbasso il finestrino e le urlo: “No senta, questa è l’auto sostitutiva, io ho una blues mobile che ha 266.000 km ma è ancora una bella macchina”… niente, non si gira, insisto: “mi piace Johnny Winter … sono un seguace del Dark Lord…il mio disco preferito è CARAVANSERAI… tengo l’INTER… la mia banda suona Hard Rock… conosco Beppe Riva…”, niente, non mi sente o è tutta roba che non le interessa, va a perdersi nelle tante zone industriali di Stonecity.

Arrivo in ufficio, parcheggio la Panda, salgo le scale, mi siedo alla scrivania, accendo il computer, apro i miei fogli excel, mi metto a lavorare, telefono ai clienti… insomma faccio la fila per tre, rispondo sempre di sì e mi comporto da persona civile! Mi sa che la Panda è la macchina che mi merito.

Contro il proliferare di cofanetti ed edizioni speciali (another Tim & Picca Production)

2 Ott

Fino ad alcuni anni fa i cofanetti e le deluxe edition mi erano essenziali per continuare a vivere. In loro cercavo “il bello” assoluto, la versione definitiva di album che avevo amato. Certo, nell’atto dell’acquisto c’era anche la speranza inconscia di ritrovare le emozioni fortissime provate quando da giovinetto compravo e scoprivo gli album in questione, ma alla fin fine non era male l’idea di avere la registrazione ripulita e la confezione finale di dischi così importanti per me. Poi, si è iniziato a capire che i remaster non sempre erano meglio delle edizioni originali, che si stava cominciando a rimissare gli album (che come dice Picca è un po’ come pensare di sistemare la GIOCONDA con photoshop) e che le case discografiche ormai avevano in mente di ripubblicare tutto in versione deluxe sebbene di materiale aggiuntivo di valore ce ne fosse pochissimo.

Dopo un paio di anni di incertezza circa il da farsi (in cui comunque ho continuato ad acquistare cofanetti e edizioni di lusso) sono arrivato al punto di rottura, la cosa non è più sostenibile, il rigetto di cui sono vittima è fortissimo: non compro più box set, special-deluxe-legacy-il castamassodellcesira edition, non mi interessa più il materiale bonus (se non per quei 5 nomi di cui sono fan in senso strettissimo), quello che voglio è l’album originale senza fronzoli, senza zavorra, pulito, essenziale, nature.

Se mi soffermo a contemplare i miei scaffali contenenti cofanetti ed edizioni speciali non faccio altro che scuotere la testa; prendiamo LIVE AT LEEDS degli WHO.

Live At leeds

Esce nel 1970, primo album dal vivo di una delle più grandi Rock band mai esistite: 4 pezzi nel lato A, 2 pezzi nel lato B. 6 pezzi esplosivi, 40 minuti di cavalcate elettriche, testosteroniche, ancestrali, giovanili, selvagge, in parole povere di Rock, il Rock inteso come Rock. Nel 1995 esce la ristampa a cui vengono aggiunti altri 8 pezzi presi dal concerto, si arriva a 14 brani, compro l’edizione ma l’ascolto, seppur interessante, si fa già meno intrigante. 2001: esce la deluxe edition contenente il concerto completo…33 brani su due cd, il secondo dedicato alla riproposizione di TOMMY. Sì, bello, ma io non lo reggo… vuoi metter con i 40 minuti sensazionali della prima edizione?

CHEAP TRICK AT BUDOKAN, album uscito nel 1978 (in Giappone, e nel 1979 negli Usa) che comprai all’epoca e che amai moltissimo, LP d’importazione giapponese col booklet interno (già allora), una goduria. 10 irresistibili canzoni Rock orecchiabili, grezze, vere, a mio parere bellissime. Uno degli album dal vivo che più amo.

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Già nel 1994 uscì BUDOKAN II con il resto delle canzoni registrate in quei due giorni di fine aprile 1978 con l’aggiunta di tre pezzi presi dal tour del 1979, poi nel 1998 AT BUDOKAN The Complete Recording, 19 pezzi spalmati su due cd. Carino certo, un paio di pezzi sono addirittura all’altezza dei 10 scelti in origine, ma il resto non regge il confronto e se prima ti ascoltavi AT BUDOKAN tutto d’un fiato, adesso non riesci ad arrivare alla fine.

Veniamo poi a quello che considero il più grande live album di sempre, THE SONG REMAINS THE SAME dei LED ZEPPELIN. Pur nella sua imperfezione, la versione originale del 1976 è quella che ci ha svezzati, quella con cui siamo diventati gli uomini che siamo. L’album contiene alcune delle esecuzioni più ardite mai sentite in campo Rock. THE SONG REMAINS THE SAME (il brano), THE RAIN SONG, DAZED AND CONFUSED, NO QUARTER, STAIRWAY e la sezione BOOGIE MAMA di WHOLE LOTTA LOVE sono quanto di più adorabilmente intricato eppur fruibile mai sentito da un gruppo Rock. Evito di sperticarmi di complimenti per l’ennesima volta a proposito di questo gruppo e di questo album, ma senza dubbio le registrazioni di quei tre giorni di fine luglio del 1973 su cui si basa il disco furono l’apice del gruppo di Page e di certo Rock in generale.

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Nel 2007 esce la versione expanded, 6 ulteriori pezzi aggiunti; letta la notizia tutti a festeggiare, i sei pezzi in più sono altrettanti classici non episodi minori magari un po’ invisi ai più, ma poi vai a sentire la nuova edizione rimasterizzata e qualcosa non torna. Alla chitarra di PAGE è stato aggiunto un effetto per renderla evidentemente più morbida, effetto però innaturale visto che nelle registrazioni del 1973 e dunque nella versione originale dell’album del 1976 non c’è, ed inoltre in alcuni dei brani presenti sulla versione precedente ci sono edit e e aggiunte di brevi pezzetti non presenti in origine. Per un fan nato e cresciuto col disco originale è una cosa inconcepibile. E’ poi saltato fuori che PAGE insieme all’ingegnere del suono KEVIN SHIRLEY ha dovuto chiudere in fretta e furia la lavorazione quando dalla WARNER è arrivato un aut aut: terminate il tutto, è finito il budget. E’ finito il budget per un album dei LED ZEPPELIN? Una delle cinque (se non tre) band che più hanno fatto e fanno guadagnare al mondo? Non avevate i soldi per far stare due persone in studio una settimana in più per chiudere il lavoro dignitosamente? Risultato: nel circoli degli appassionati di musica la versione del 2007 è considerata da evitare quasi come la peste. Così uno va da Mediaworld, o meglio, in uno dei pochi veri negozi di dischi ancora aperti, come ade sempio DISCHINPIAZZA A MODENA (piazza Mazzini), vuole un live dei LZ, vede la copertina nera di TSRTS, legge l’adesivo, “versione del 2007 rimasterizzata da Jimmy Page con sei pezzi in più”, lo compra pensando di avere la versione da vero intenditore e invece si becca la versione farlocca.

Mi si posa lo sguardo poi su SKYDOG, il cofanetto di DUANE ALLMAN. E’ un bell’oggetto, ma di difficile utilizzo, le varie epoche e le session sono spalmate in modo complicato, mi viene mal di testa, non me lo godo come avrei voluto.

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E MACHINE HEAD dei DEEP PURPLE versione 40th anniversary edition? 5 dischetti di cui 4 inutili. La fuffa ci sta inondando.

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CD1: Machine Head (2012 Remaster)

CD2: Machine Head (Roger Glover’s 1997 Mixes)

CD3: Machine Head (Quad SQ Stereo)

CD4: In Concert ’72 (buona parte del materiale preso – seppur rimixato – da IN CONCERT pubblicato nel 1980, e ripubblicato poi succesivamente in varie vesti).

DVD: Machine Head (Audio Only DVD) Original Album 2012 Remaster (96/24 LPCM Stereo) + Original Album Quad Mix (Quad to 4.1:DTS 96/24 & Dolby Digital) + Bonus 5.1 Mixes (5.1 DTS 96/24 & Dolby Digital)

Potrei fare qualche altra decina di esempi, ma di questo blues ne abbiamo trattato anche in passato, meglio fermarsi.

Certo, poi ci sono anche delle cose carine e ben fatte, come ad esempio la versione 3 cd di COOK/LIVE IN USA della PFM:

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in un pratico cofanetto il disco originale (basato sui due concerti di Toronto e NY del 1974) e il concerto intero di New York. Prezzo abbordabile, piccolo formato, materiale bonus di valore.

La tendenza però è quella di pubblicare tutto e di più in confezione speciale. Immagino che al cd puro e semplice ormai siano interessati in pochi e che si punti a prodotti di valore che ingolosiscano quella fetta di appassionati che hanno sempre comprato dischi e che sono in quella fascia d’età che va dai 35 ai 65 anni e oltre. Io però come ho detto non ce la faccio più, si sta scivolando nel feticismo estremo, nel vortice morboso e insano del comprare queste cose per riempire i vuoti della nostra esistenza, con l’illusione di rivivere la nostra gioventù.

Come definire altrimenti l’idea della Sony relativa alla pubblicazione di un cofanetto contenente ogni nota registrata in studio da Dylan tra il 1965 e il 1966, comprese le false partenze e ogni singolo paciugo? Nessuno discute il valore di DYLAN, ma non è un po’ troppo?

Di questo soggetto ne discuto di frequente con Picca, tramite il messenger di Facebook. Tra ironia e amara consapevolezza ciò che ne scaturisce a volte è divertente. Riporto qui sotto alcuni dei nostri scambi avvenuti negli ultimi tre mesi.

♠ ♠ ♠

PICCA: “Tim, allora cosa facciamo…? Lo compriamo o no l’imminente OTTANTUPLO dei Grateful Dead?
Adesso chiamo Robby di dischinpiazza e me ne faccio mettere via un paio…”
PICCA: “Lo prendiamo il nuovo box set con 33 singoli delle Bananarama?
TIM: “Pike questo è per feticisti…ma io mi chiedo, c’è gente che compra certe deluxe edition o i cofanetti della Bananarama? Quanti ne venderanno? Sono arrivato al punto di pensare che ci sia gente che compra queste cose a prescindere di chi sia l’arista…sono i cofanett buyers…”
PICCA: Il cofano delle Banana è un mistero. Scusa, dimenticavo… box con 28 cd singoli di Belinda Carlisle”
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TIM: “Domani sera dobbiamo parlarne…qui va tutto in malora…”
PICCA: “Probabilmente fare un box costa tipo 9 euro”
TIM: “Mah, io so che la cartotecnica costa…cofanetto + 28 custodie in cartoncino per i cd il tutto stampato a colori + più la masterizzazione dei diversi cd… immagino che oggi i prezzi siano più abbordabili, ma un minimo di copie dovranno pur venderle per rientrare nei costi…e chi compra un cofanetto con 28 singoli della Carlise a 150 euro?”
PICCA: “Meno male che hanno ristampato con i bonus i primi 4 album dei Bucks Fizz…
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 TIM “diocanta era ora, solo la cover vale il prezzo. Che ne dici del disco solista di KEITH?
PICCA: “Il disco di Richards lo compro e non lo ascolto, anche perché ha detto che è entrato in studio senza lo straccio di una canzone…mah…”
TIM “Ciao Pike, avevo letto ieri. Sono basito. Se da un punto di vista è un buon segnale (il vagliare materiale d’archivio post LZ per possibili nuove pubblicazioni) dall’altra è quantomeno discutibile (avrà altre scuse per non suonare proprio più la chitarra proprio più, e non mi pare si tratti di materiale degno di essere pubblicato…a meno che con i nastri multitrack non si riesca ad assemblare un prodotto soddisfacente…magari ci sono altre cose oltre i 4 pezzi che circolano da decenni…ma sentiti su bootleg non è certo materiale memorabile). Ci sentiamo per domenica sera. Do what thou wilt shall be the whole of the Law. Love is the law, love under will”
TIM: “Comunque ONCE UPON A TIME dei Simple Minds esce in versione 6 disc, non 4 come dicevamo!”
PICCA: “Meno male. Aspetto la super deluxe edition di Right BY You” (discaccio di S.Stills del 1984 a cui partecipò anche Page. ndTim)
PICCA: “In realtà il box da comprare è questo degli Showaddywaddy (????) di 33 cd!”
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TIM: “Stiamo diventando tutti matti”
 – break dedicato al nuoto sincronizzato –

 PICCA: “Però, carino. Gli Zep rendono bello anche il nuoto sincronizzato:

 – fine del break dedicato al nuoto sincronizzato –

 ♠

 TIM: “Non c’è niente da fare, Il Dark lord sapeva il fatto suo. Oggi ripensavo a LZIV, ma esiste un disco più Rock di quello? PS: comunque sono ormai giorni che sono nel buraccione Bob Dylan…”
PICCA: “Allora adesso ti devi comprare il diciottuplo con le false start”
TIM: “No, basta. Vorrei avere la forza di vendere tutti i miei cofanetti… Vorrei tenere i miei 500 dischi favoriti in edizione normale, senza bonus e reference mix del cazzo. Back to basics. E gettare tutto il resto. Sono in una fase terribile. Amo il Rock e contemporaneamente non sopporto più nulla di musicale. Help me if you can I’m feeling down…”
– break calcistico: dopo i quattro goal presi dall’INTER dalla FIORENTINA –
 TIM: “Basito”
PICCA: “Ritorno sulla terra”
TIM: “Ma zio Cagnone… però Handanovic…”
PICCA: “Disastrovic
TIM: “Sono un straccio gettato sul divano”
PICCA: “Metti su il Prelude e afflosciati del tutto.”
TIM: “No, ho indossato la maglietta dell’Inter…”
PICCA: “E’ come avere la maglia dei Led Zeppelin all’A.R.M.S. concert”
TIM: “È come vedere i LZ a Zurigo 80 pensando di vedere quelli di TSRTS”
PICCA Tipo Live Aid”
TIM: “O Atlantic 88″
– fine del break calcistico –
 PICCA: “Sei pronto? Esce un box di 22 cd di Steve Hillage”
TIM: “22 cd quando forse sarebbe bastata una 2/3 cd compilation. Poi ripenso alla Sony che fa uscire ogni nota registrata di Dylan tra il 1965 e 66… siamo al feticismo, non è più amore per la musica… è spaventoso. Ogni volta che guardo SKYDOG il cofanetto di Duane mi viene voglia di buttarlo di sotto, non posso perché è un regalo della groupie… Picca voglio tornare nel 1978… aiuto!”
PICCA: Ti capisco. Siamo vittime della special edition.”
TIM: “Sì ma invece di fregarmene e passare oltre io ci sto male…sono alla frutta”
PICCA “Skydog è inascoltabile, ingestibile, inutile. Ogni bonus track uscita negli ultimi 25 anni ha inquinato la purezza dei dischi ai quali siamo affezionati. Dobbiamo farci largo in una foresta intricata di cazzate e ritrovare l’essenza. Forse è questo il perché del successo del vinile (che comunque è una mania nevrotica anche quella).
Oggi sentivo dei brani dal nuovo Paris dei Supertramp (Deluxe edition). Mi pare ci siano delle microdifferenze fastidiosissime, delle stonature del cazzo che in Paris 1979 non c’erano, delle sporcizie mai udite prima. Mi è venuto il nervoso. Adesso devo fare una comparazione. Il dubbio è: hanno messo brani registrati ‘nature’ mentre nel vecchio doppio live li avevano aggiustati in studio o sono io che essendo alle prese con una ‘special edition’ sento delle cose che non avevo mai sentito?’.
Stessa cosa con la nuova versione di Rock Of Ages della Band (Academy Of Music). Quel pazzo di Robbie Robertson ha rimixato tutto abbassando i fiati. Meno male che me lo regalò Riff e non ho speso un cazzo. Quando l’ho ascoltato ho detto ‘ma dove cazzo sono i fiati???  Adesso si trova in solaio a raccattare polvere.
Fiati arrangiati da Allen Toussaint, tra l’altro…”

September blues (a volte basta Keith Richards)

26 Set

Leggo su FP un post di una mia amica:

“La campagna in piena estate è bellissima. D’autunno è la cosa più triste del mondo. I tramonti precoci e umidi di settembre sono intrisi di malinconia. Diteglielo per favore a quelli che mi vogliono portare nelle cascine fuori Milano a passare le domeniche di settembre, che una cosa più desolante non riesco a immaginarla. Sarà bellissima ma non fa per me. L’autunno non fa per me. Le giornate brevi non fanno per me. Io amo le metropoli, poi.”

Non me ne stupisco, ormai LaRoby un po’ la conosco. La nostra è una amicizia vivace, turbolenta, a tratti sopra le righe. Per certe cose, siamo affacciati su terrazzi che ci danno visuali diverse, su cui a volte ci confrontiamo senza timore. Sorrido mentre ripenso alla sua considerazione, perché io sono l’opposto, io mi trovo a mio agio nella dolce malinconia settembrina, nei freschi umori pre autunnali della campagna, nell’essenza della provincia. I’m a cross counrtry boy dopotutto.

Evidentemente quei giorni di settembre passati ogni anno a vendemmiare dai nonni mi hanno segnato in maniera profonda. E così anche quest’anno le impressioni di settembre mi coinvolgono, mi segnano, mi tracciano il cammino.

Prendi ad esempio oggi, mi sveglio presto, annuso l’aria e prima di andare al lavoro decido di fare un giro tra le stradine campagnole. La blues mobile rolla placida sulle blue highway della Reggio Emilia county; a Saint Martin On the River decido di portare due fiori a mia madre. Certi cimiteri rurali mi danno pace, mi infondono una sorta di instabile tranquillità. Di prima mattina poi…

Saint Martin On The River graveyard (photo TT)

Saint Martin On The River graveyard (photo TT)

Saint Martin On The River graveyard (photo TT)

Saint Martin On The River graveyard (photo TT)

Un saluto a Mother Mary, agli zii, una veloce ponderazione sull’effimera durata della vita e poi di nuovo in macchina. Contemplo le campagne, le vigne con le viti appena munte che sembrano godersi il meritato riposo post vendemmia. Mi sento un tutt’uno con questa terra, se fossi pianta sarei senza dubbio una vite o un olmo. Attraverso Saint Little Faust of Herberia…

Countryside near Saint Little Faust of Herberia (Regium Lepidi)

Countryside near Saint Little Faust of Herberia (Regium Lepidi)

…il gioco di luce del sole tra le querce quieta il mio animo …

Countryside near Saint Little Faust of Herberia (Regium Lepidi)

Countryside near Saint Little Faust of Herberia (Regium Lepidi)

Sono alcuni giorni che in macchina ascolto BOB DYLAN: SLOW TRAIN COMING, AT BUDOKAN, DESIRE…

A inizio mese il sinodo degli Illuminati del Blues in quel di Regium Lepidi, alla Festa Provinciale dell’Unità; discreta cena al ristorante Ventasso e poi bluseggiamenti vari con i ragazzi (Picca, Jaypee, Mixi, Liso).

La settimana dopo, con la groupie in Britannia, “cena elegante” alla Domus Saurea con Picca e Biccio in occasione del derby INTER-MILAN. Dopo la vittoria della beneata, trenini, escort nude, prosecco a fiumi… questo nella mia testa, in realtà loro due fuori sul balcone a fumare, io dentro a bermi un Rum e a guardarmi dei filmati dei FIRM.

il Mancio, Biccio & Tim dopo il derby INTER-MILAN 1-0 (photo Picca)

il Mancio, Biccio & Tim dopo il derby INTER-MILAN 1-0 (photo Picca)

La groupie passa quattro giorni tra Chesterfiled e Londra in occasione del concerto di RICK WAKEMAN & The English Rock Ensemble. Mi devo così adattare, per un breve periodo, alla vita da putto. Me la cavo: a cena mi preparo gli spaghetti alle vongole, faccio andare la lavastoviglie, cerco di tenere la casa pulita, vado al pronto soccorso a causa di una reazione allergica al viso, accudisco Palmiro, gli altri quattro gatti che abbiamo giù, tolgo le ragnatele dal soffitto, pulisco il bagno…insomma, faccio il bravo ometto di casa nella speranza che la groupie torni e non scappi con RICK WAKEMAN…

Saura & Rick Wakeman - Barrow Hill - september 2015

Saura & Rick Wakeman – Barrow Hill – september 2015

Come sempre vado poi a trovare Brian, in pausa pranzo e al sabato mattina. Il vecchio sta benino, l’alzheimer avanza e lo irretisce sempre più, ma tutto considerato si procede a velocità di crociera. Quando arrivo e lo trovo nel salone insieme agli altri ospiti in lui scatta subito un “Tim!”, ma poi se gli chiedo chi sono non sempre riesce a dare la risposta giusta. A volte alla domanda “Brian, chi sono io?” risponde con sostantivi spassosi ma sintomatici: “sei il sindaco”, oppure “il capo”, “il generale“, “il dirigente“, “quello che mi protegge”, “il migliore”… sintomatici perché comunque Brian mi vede come una sorta di punto di riferimento, ed è bello per un figlio che non sempre è andato d’accordo con il padre, arrivare al risolvere il problema con il proprio genitore e spendere l’ultima fase della vita inseme in tranquillità. Poi Brian ritorna, gli dico “Set cus’et te Brian? T’è un suchèt damànt to fiòl!” (Lo sai cosa sei Brian, sei uno zucchetto come tuo figlio) e poi aggiungo “Set te chi è to fiòl?”(sai te chi è tuo figlio?), e lui prontamente “Te!” e ridiamo di gusto.

Brian - settembre 2015 (photo TT)

Brian – settembre 2015 (photo TT)

Sabato, mentre vado da lui, fuori Campogallo vedo un tipo che fa footing, è uno di quegli uomini bene in carne, a forma d’uovo, col culo basso, ha le cuffiette e sul retro della felpa scritto a grandi caratteri BOIA CHI MOLLA. La prima reazione è quella di fermarmi e di dargli delle bastonate sulla schiena. Naturalmente proseguo e nel farlo mi soffermo a pensare al mio primo istinto, al mio antifascismo assoluto, senza quartiere; a volte mi sorprendo della mia furia spirituale.

Torna LIGABUE al Campovolo di Regium Lepidi per l’ennesima serata trionfante (150.000 persone). Qualche disagio per i reggiani e soprattutto per chi abita nel giro di qualche km dal sito in questione, come il sottoscritto e la groupie. Non mi lamento, gli esseri umani devono pur fare qualcosa per distrarsi dall’inspiegabile mistero della vita, ma non sarebbe male che in un grande spazio come quello suonassero anche altre artisti e non solo il Mr Bullock from Correggio. Sono comunque felice per il mio amico MEL PREVITE, che insieme a LA BANDA ha rifatto col LIGA tutto BUON COMPLEANNO ELVIS, l’album del 1995. Suonare davanti a tutte quelle persone deve essere una emozione fortissima.

Campovolo 2015: Poggipollini, Ligabue, Mel Previte, Righetti

Campovolo 2015: Poggipollini, Ligabue, Mel Previte, Righetti

La groupie è una dei volontari di ECO FAN, più o meno trenta persone, collegate alla multiutility reggiana, che cercano di sensibilizzare i 150.000 fan di Liga circa la raccolta differenziata.

Ligabue pass campovolo 2015 006

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Otto ore al venerdì, dodici ore al sabato: la groupie ha un sacco di energia, non so come faccia.

Lorenz è a Londra, tramite whatsapp mi tiene aggiornato, passa le serate nei locali tipo il RONNIE SCOTT, e lo invidio molto. In Denmark street finisce per vedere il grandissimo ALBER LEE e per comprare una TELECASTER col bigsby. Io e lui siamo gibsoniani fino al midollo, ma una TELECASTER ha il suo fascino.

ALBERT LEE - photo Lorenz

ALBERT LEE – photo Lorenz

ALBERT LEE & LORENZ in Denmark Street

ALBERT LEE & LORENZ in Denmark Street

LORENZ in Denmark street

LORENZ in Denmark street con la Telecaster col bigsby

25 settembre: sono già passati 35 anni da quando John Bonham se ne è andato. Miglior batterista Rock di sempre? Sì. Grande perdita per la musica Rock. Ricordo in modo chiaro il 26/09/1980 quando il TG3 ne diede notizia all’ora di pranzo. Già 35 anni. Mah.

John Bonham

John Bonham

John Bonham

John Bonham

John Bonham fotograto pochi giorni prima di morire - photo courtesy of Jason Bonham

John Bonham fotografato pochi giorni prima di morire – photo courtesy of Jason Bonham

Mi sento spesso con POLBI, il reggino dagli occhi di ghiaccio sta passando un periodo particolare, a fatica cerca di districarsi tra il bayou paludoso in cui è finito, ma è sufficiente che veda per caso un foto di KEITH RICHARDS del 1971 per ritrovare energie insperate. Ieri infatti mi telefona, mi dice che si è preso un minuto per sé, entra in un locale a bere una coca cola mentre nubi nerissime lo sorvolano, quando gli capita di vedere un foto di KEITH, quanto basta per tirarsi su e riaffrontare la vita con il giusto piglio. Ah, come lo capisco, d’altra parte noi non ci rivolgiamo all’immagine di un ebreo di razza etiope di pelle scura, capelli scuri, occhi scuri raffigurato però con pelle chiara, capelli biondi, occhi azzurri; noi per trovare l’ispirazione ancestrale ricorriamo a questi trucchetti, il JOHNNY WINTER di SECOND WINTER, la cover di STRAIGHT SHOOTER, il KEITH RICHARDS del 1971.

Keith Richards, the man himself!

Keith Richards, the man himself!

Così anche settembre volge al termine, e con esso pure il periodo intenso al lavoro, il Cersaie è alle porte, il più (per noi) è fatto.

Vedremo un po’ cosa ci porta l’autunno …  Mare calmo? Moto ondoso in aumento? Ordini su Amazon? Cd e cofanetti buttati dalla finestra? Chissà.

Intanto cerco di tenermi vivo… in ottobre i concerti di CSN e TOM KEIFER, in novembre quello degli UFO, le partite dell’INTER, i sughi d’uva della Lucia, i romanzi di GREG ILES e le passeggiate all’alba nelle campagne …

… intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà …

Metrosexual blues

10 Set

Uno alla sera prima di andare a letto decide di darsi un po’ di crema sul viso, non una crema commerciale, no, una di marca, una di quelle che dovrebbero fare molto bene, mantenere la pelle morbida, creare l’effetto anti età. Uno fischietta un motivetto dei FIRM mentre se la spalma con cura. Uno si sente bene quando si prende cura di sé.

Foto internet

Foto internet

Uno poi va a letto e apre ancora con diffidenza il sequel della trilogia di Millenium. Stig Larsson se ne è andato ormai da 11 anni, il prosieguo dei suoi tre fortunatissimi libri è a cura di uno di cui uno non ricorda nemmeno il nome, ma il desiderio di rivivere le peripezie di Mikael Blomkvis ha il sopravvento. Uno poi chiude il libro, si sistema nel letto cercando di non disturbare il gatto Palmiro che dorme spaparanzato.

La notte uno si sveglia più volte, gli fa un po’ male la gola, sembra ingrossata, uno pensa ad un colpo di freddo. Alle 7 uno si sveglia definitivamente, si sente strano, la pelle del viso è calda, gli tira, come se avesse preso troppo sole. Uno muove i muscoli della bocca, uno capisce che c’è qualcosa che non va. Allora uno va allo specchio e si vede rosso e gonfio.

La groupie sta per partire per la Britannia, domani sera a Chesterfield ultimo concerto dell’anno di RICK WAKEMAN, non ha tempo di stare dietro ad un uomo di blues con una irritazione da crema da viso.

Uno si sciacqua la faccia più volte con l’acqua fresca. Uno va al lavoro. Uno ha 4 colleghe donne. La Virago intima di prendere del cortisone, la Sarwooda pure, la Dorwooda disapprova, la Vanwooda non si espone. La Sarwooda ribadisce il concetto, a volte s’ingrossa la gola e si fa fatica a respirare dice. Uno, che è un uomo di blues, inizia a sentire che la gola si chiude, inizia a vedersi trasportato d’urgenza al pronto soccorso, sente arrivare una crisi d’ansia. Uno va sul balcone del proprio ufficio, ispira ed espira lentamente, pensa all’inedito di PRESENCE e pian piano si tranquillizza. Uno va allo specchio e si guarda la faccia; uno dice tra sé e sé “mo’ dio canta ag manchèva sol càl lavòr chè. A sun propria un nessi… an s’è mai vest Johnny Winter dvintèr un metrosexual!” (Ma dio canta ci mancava solo quel lavoro qua, son proprio uno che non capisce niente…non si è mai visto Johnny Winter diventare un metrosexual)

faccia da blues - photo Sarwooda

TT – cream on – photo Sarwooda

 

 

Down by the seaside blues

27 Ago

Dopo le due settimane a Cuba di aprile, qualche giorno in Romagna, in una location rigorosamente vicino al kartodromo più grande d’Italia per dar modo alla groupie di sfogare le sue voglie. Tutto sommato non mi dispiace, dalle 12 alle 15,30 quando la spiaggia si svuota e guardo le vele bianche all’orizzonte sento le tossine lasciare il mio corpo, mi sento leggero, a posto con me st(r)esso. Se poi ho in mano una Corona gelata e in cuffia DOWN BY THE SEASIDE dei LZ, mi sento prossimo a raggiungere l’estasi…

Leggo, osservo, medito in modalità take it easy. Inizio a pensare che il mensile LINUS sia la rivista italiana di maggior spessore, o perlomeno quella che leggo con più fervore…

Linus agosto 2015

Le strisce di DILBERT e PERLE AI PORCI sono diventate essenziali per me, i PEANUTS mi riportano ai miei happy days e certi articoli mi fanno ridere l’animo: UN CASINO IMMENSO (mappa del dibattito in rete) / UN TEMPO GLI INTELLETTUALI ERANO INCISIVI. OGGI? BOH, FORSE, CHISSÀ. / ERAVAMO A RAGIONERIA INSIEME / E TU DI CHE PIDDÌ SEI?

Linus - che pddino sei?

Linus – che pddino sei?

Mi lascio trasportare poi dall’ultimo libro edito in Italia di GREG ILES, di cui da alcuni anni sono un fan con la stessa intensità di cui lo sono (ero?) dei LED ZEPPELIN…

Tim - reading The Natchez Burning

Tim – reading The Natchez Burning

Un paio di giorni di maltempo servono a far respirare l’estate, ossigenare il mare, rifarmi vivere il malinconico mood della Riviera al tempo della pioggia. Mi rifugio in un ristorante di buon livello, pietanza a base di pesce e per finire carpaccio di ananas. Mica male …

Da Giorgio - Carpaccio di Ananas - foto TT

Da Giorgio – Carpaccio di Ananas – foto TT

La musica, o meglio il rumore sonoro che si sente in giro, è quasi sempre spazzatura. La techno-caraibica commerciale insopportabile, il nuovo “piano bar” che consiste in un cellulare o in un tablet collegato ad un minuscolo mixer e ad un paio di casse che diffondono basi su cui uno sprovveduto canta (male) canzoni con arrangiamento techno. I bambini ballano al ritmo di questa melma, e mi chiedo che generazione diventerà la loro se cresce ascoltando questa sbobba sonora.

Torno indietro di alcuni decenni, cerco di ricordare cosa ascoltavo “involontariamente” io. La sigla della TV dei ragazzi consisteva in A SALTY DOG dei PROCOL HARUM e SHE CAME IN THROUGH MY BATHROOM WINDOW versione JOE COCKER. Quando mio padre, il vecchio Brian, o mia madre compravano un 45 giri per me o mi sorella prendevano cose tipo VENUS degli SHOCKING BLUE, BELLA BELINDA di GIANNI MORANDI, MINUETTO di MIA MARTINI o qualcosa dei CANNED HEAT da BANDIERA GIALLA. Ora, non è che BELLA BELINDA fosse un pezzo profondissimo, era ed è piuttosto sciocchino, trattasi di una cover di PRETTY BELINDA (1969) di CHRIS ANDREWS, una sorta di swing allungato con beat e rhythm and blues bianco inglese… però a me sembra un pezzo di musica leggera, non un pezzo di musica stupida… mah, chissà, forse sono io che come al solito guardo troppo lo specchietto retrovisore.

Parlo con la titolare del bagno dove ci siamo appoggiati, ci dice che quest’anno al pomeriggio, per l’aperitivo, ha chiamato uno che fa “Jash” (Jazz insomma). Alle 16 vado a vedere di che si tratta. C’è la sagoma di un pianoforte a coda di compensato bianco. Un uomo sui quarant’anni vi ha appoggiato sopra una tastiera, un mixerino, due casse, lì vicino un sax. Partono le basi, lui inizia a suonare la tastiera che ha gli stessi suoni delle tastiere Bontempi per bambini, mi stupisco della misera qualità. Poco dopo il Duke Ellington della Romagna prende in mano il sax con cui soffia fuori qualche nota senza nessuna particolarità. Il genere è una sorta di new age neutra. Il microfono tende a scivolare dal supporto ogni minuto, scena fantozziana. La sera passo vicino al bagno in questione, c’è ancora lui, stavolta fa piano bar, canta canzoni “d’autore”… ma è un cantante mediocre, ha una voce non adatta, non tiene bene l’intonazione. Mi faccio sempre la stessa domanda, sono io che sono diventato un vecchio brontolone o è un salutare modo di ribellarsi all’assuefazione di mediocrità che c’è nel mondo oggi? Se ti proponi come musicista da intrattenimento in situazioni del genere e, badate bene, sei pagato adeguatamente per farlo, occorre che tu ci sappia perlomeno un po’ fare, altrimenti sfoghi le tue voglie nella tavernetta di casa tua quando vengono gli amici a mangiare una pizza al salame piccante. Non devi essere FREDDIE MERCURY, ma devi essere almeno bravino.

Qualche sera dopo nella piazzetta della ridente cittadina c’è un gruppo all’apparenza professionale: palco grande, impianto luci notevole, vestiti da scena, pubblico numerosissimo. Il cantante è vestito come uno dei CLASSIC NOVEAUX …

Uno dei CLASSIC NOVEAUX

Uno dei CLASSIC NOVEAUX

Il genere proposto è una mistura senza costrutto: TALK TALK, SPANDAU BALLET, BOB MARLEY, KIM CARNES, persino gli YES (anni ottanta). Sono in sei sul palco, più un dj (un dj?) vestito come un rapper nero con cappello e medaglioni. Fanno uso di basi, non si capisce chi suona e chi fa finta, mah! Tutti i pezzi hanno lo stesso arrangiamento, lo stesso tempo. Il cantante non è dotato, ma la gente applaude, salta, balla al ritmo di “Su le maniiiii!!!” Ma la voglia di Rock è tanta che quando esplode OWNER OF A LONELY HEART la groupie scatta. Mi allontano da lei, mi nascondo in un aiuola, e mi metto a riprenderla con cellulino. Suona la airguitar, gli airdrums… chissà cosa pensa la gente di questa esagitata. Ad un certo punto si chiede dove io sia finito, si guarda intorno, mi vede, alza le mani in preda all’esaltazione mistica… e tutto questo per una canzonetta come POSSESSORE DI UN CUORE SOLITARIO, si trattasse di STARSHIP TROOPER capirei, ma così … come se io facessi lo stesso per, che so, ALL MY LOVE.

Ad ogni modo, unica eccezione alla monotonia musicale un gruppetto di ragazzi con una ragazza alla voce che propone del Rock in cui mi imbatto una sera. VAN HALE, RAY CHARLES, CHUCK BERRY, LED ZEPPELIN, ROBERT PALMER/TINA TURNER, JOAN JETT… roba buona. E’ divertente notare come un gruppo senza tante pretese sia comunque credibile grazie alla verve del chitarrista solista. I brani dei LZ non sono eseguiti benissimo, ma il resto è dignitoso, e poi … vedere una band di giovanetti suonare RAY CHARLES (Hallelujah I Love Her So del 1955) e CHUCK BERRY (Roll Over Beethoven del 1956) è una gran cosa, seppur si presentino sul palco in braghe corte …

Gruppetto Rock a Cesenatico - agosto 2015

Gruppetto Rock a Cesenatico – agosto 2015

Una sera in un hotel noto un duo bislacco: lui alle tastiere e al canto, lei alla batteria e ai cori. Suonano con l’aiuto di basi naturalmente; mi fermo a guardare la signora che tiene il tempo con la batteria; sto per andarmene quando vedo lui che si avvicina ad una buffa steel guitar… rimango basito, è chiaro che il tipo è uno della vecchia guardia, un musicista vero dei bei tempi andati. Mi rattristo nel constatare a cosa si è dovuto adeguare per vivere di musica, ma poi applaudo convinto la sua performance. Vaja con dios, hombre.

steel guitar man - foto TT

steel guitar man – foto TT

Davanti ad una libreria sento due signore parlare con accento meridionale: “Ah, qui c’è la libreria” dice una, e l’altra “Ah no, basta, io ho già due libri a casa, non ho bisogno d’altro. Sono quelli per il significato dei sogni”. Sbigottito mi giro a guardarla, è una di quelle 40/50enni tarchiate, troppo in carne, vestita come se avesse 20 e un corpo mozzafiato. E’ uno di quei momenti in cui il suffragio universale mi sembra una “cagata pazzesca”. Non è che io mi senta chissà chi, ma perlomeno, da uomo miserello quale sono, leggo libri, quotidiani, settimanali, in qualche occasione partecipo come spettatore a dibattiti politici e riunioni politiche, prima di andare a votare mi interrogo su certe questioni, valuto i candidati, bestemmio perché poi nessuno mi convince, ma se non altro cerco di mettere un po’ di me stesso  nell‘arte di governare le società (la politica insomma); ecco, che il mio voto valga come quello della australopiteca che ho davanti non mi va più bene. E ‘fanculo la democrazia.

Per calmarmi e cercare di dimenticare passo al mio hobby preferito: camminare per le strade di seconda fascia e osservare gli alberghi, carpirne gli aspetti più blues. Ne trovo uno che più blues non si può: l’Hotel Riposo. Ah.

gli hotel del Blues ... - foto TT

gli hotel del Blues … – foto TT

gli hotel del Blues ... - foto TT

gli hotel del Blues … – foto TT

Mi diverto anche ad esaminare i condomini di appartamenti da affittare o acquistare, in uno scovo una cassetta della posta assai curiosa…

Cassette della posta Blues - foto TT

Cassette della posta Blues – foto TT

In spiaggia, assorto nella lettura, sento genitori italiani chiamare i figli, scuoto la testa: i nomi dei bambini sono pretenziosi … è tutto un fiorire di Sebàstian, Samuel, Maicol, Manuel … una bambina si chiama Mària, con l’accento sulla prima a… sbotto tra me e me:  “an s’pol menga, ma fat dèr in dal cul te e Mària!”. La prossima volta cercherò un hotel e un bagno childfree in modo da non dover più essere costretto a sentire certi nomi.

Il mare è comunque una scusa, siamo qui affinché la groupie possa correre in go-kart. Per tre sere l’ accompagno in questo bel circuito che non frequenta da due anni, in tutto 8 gare: sette volte prima e una volta seconda; “il secondo posto è un cruccio” mi dice, “il kart che mi hanno dato non andava”. Inoltre ha centrato il 5° miglior tempo del circuito dell’anno in corso. Certo, sono “gare” fatte da appassionati che si ritrovano al momento, non sono gare ufficiali di campionato, ma vederla nella tuta gialla (colore riservato alle donne), sfrecciare tra le tute rosse (riservate agli uomini), e vedere il numero del suo kart continuamente nella prima posizione del tabellone luminoso mi riempie come sempre di meraviglia. In pista più o meno 20 concorrenti alla volta, lei li supera tutti, se non si spostano li sbatte fuori, alcuni li doppia. Ormai la conosco la mia groupie, ma mi sorprendo ogni volta… una che abbia un talento del genere in due discipline così distinte tra loro (la velocità e la musica) non è cosa comune.

Motor head woman - foto TT

Motor head woman – foto TT

Motor head woman - foto TT

Motor head woman – foto TT

In spiaggia scambio messaggi con JAYPEE. Anche lui e al mare, non troppo distante da me. Mi invia foto di certi “elegantoni” (cit. di Terence Hill) in giro la sera  in ciabatte, braghe corte e canottiera e di BEPPE MANIGLIA che è “in concerto” in una delle piazze del paese in cui si trova il mio amico.

Ogni mattina compro REPUBBLICA e LA GAZZA, il calciomercato è al suo culmine così, avido di notizie, sfoglio le pagine sperando in un colpo sensazionale della mia squadra. A tal proposito scambio messaggi con BEPPE RIVA. Il maestro è in Portogallo, mi manda una foto dove sfoggia il suo ultimo acquisto: una t-shirt dei BS. Parliamo della nostra INTER, tra speranze e paure. L’ultimo lustro ci ha fiaccato, chissà se quest’anno finalmente ci riprenderemo le posizioni che ci competono…

Beppe Riva in Portogallo

Beppe Riva in Portogallo

Lasciare i posti e la gente è per me sempre difficile. Julia me lo faceva notare sempre. Anche stavolta saluto l’Adriatico con l’animo in pena. Riattraverso la Romagna, rientro in EMILIA e quindi a BORGO MASSENZIO. Nemmeno il tempo di arrivare e faccio una capatina in ufficio, lunedì si ricomincia, meglio controllare che tutto sia a posto. Mi fermo poi da Brian. Appena mi vede esclama “Tim!”. Sono un po’ abbronzato, se ne accorge e mi dice ” ‘ste bel.” (se sei bello), è proprio vero: ogni scarrafone è bello a papà suo. Siamo sulla veranda, gli chiedo le stesse cose, intavolo gli stessi semplici discorsi, d’altra parte l’alzheimer non permette voli pindarici. Cerco di parlargli dell’INTER e del campionato che finalmente sta per iniziare e lui “l’Inter, sè, l’è vera” (l’Inter, già, è vero) ma chissà se si ricorda davvero. Gli chiedo se mi vuole bene e lui “Mo’ dio canta!” esclamazione emilianissima, come a dire “mo’ certo, te ne voglio un sacco”. Bacio il mio vecchio e vado dalla Simo a prendere Palmiro.

Dopo due settimane di lontananza Palmir me la fa pagare: non mi caga e va a nascondersi. E’ un gatto fortunato, quando andiamo in vacanza lui se ne va dalla Simo, che lo ama almeno quanto lo amiamo noi, ma lui deve farmela pagare comunque, d’altronde è un gatto. Il ritorno alla Domus Saurea è come sempre un po’ traumatico, per me e per la groupie. La prima notte Palmir non ci lascia dormire un momento. Miagola, salta sul letto, affila le unghie dappertutto. Alle 4 esausto mi alzo e sto con lui fino alle 6. E’ irrequieto ma mi sta addosso. Gli preparo da mangiare, lo coccolo. Sembra calmarsi un po’. Gioca a nascondino dietro al divano…

Palmiro - foto TT

Palmiro – foto TT

Mi rimetto a letto. Alle 6,30 ricomincia. Si alza la groupie e lo fa uscire. Torna a casa verso sera, spossato, beve una ciotola d’acqua. Lo lavo con la salvietta, gli do da mangiare. Si abbuffa. Una volta finito mi fissa. Ho capito. Lo prendo in braccio, andiamo nello studiolo, prendo un cd e lo infilo nel lettore, parte la musica e Palmir si appisola tranquillo con il muso sul mio petto. Aveva solo bisogno della sua dose di Aor. Magico Palmir.

Finalmente il campionato. La stagione non poteva iniziare meglio: l’Inter vince, J**e-Milan-Napoli perdono. Come sempre soffro fino alla fine (segna JoJo al 93esimo!) ma sono contento, avevo bisogno di calcio, della mia Inter, di vittorie.

Cena estiva nel giardino di Pol; riprendiamo i contatti, valutiamo nuovi pezzi da aggiungere alla scaletta degli EQUINOX, parliamo di Rock, di fyga, dei blues della vita.

Pol & Tim - agosto 2015 - photo Saura T

Pol & Tim – agosto 2015 – photo Saura T

Agosto se ne sta andando, settembre incombe, via … si riparte.

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Measuring a summer’s day (Emilia blues)

10 Ago

Contemplo l’Emilia sotto il tetto di questa estate rovente, vedo un gruppo di illuminati che si ritrovano per una grigliata nelle campagne adiacenti a Regium Lepidi. Hanno nomi pittoreschi: Pike boy, Riffy Betts, il Tony Banks di via Prati, Nonantolaslim, Mike Bravo e Lollo Stevens. Li sento discutere di musica, di come certi particolari abbiano inciso sulle loro vite. Magister Pike dice “avevo 14 anni, e quei colpi di cassa al minuto 5;15 aprirono porte su orizzonti che non pensavo esistessero”. Nemmeno due secondi e tutti si alzano, si rimettono i mantelli, e iniziano a salmodiare i versi di Gregorio Magno:

I’m tired of hypocrite freaks
With tongues in their cheeks
Turning their eyes as they speak

They make me sick and tired

Please, please, please open your eyes
Please, please, please don’t give me lies

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Vedo volontari che organizzano a Nonantola una festa il cui ricavato va in beneficenza, tra loro discendenti di famiglie storiche del paese e nuovi arrivati perfettamente integrati nella comunità. Un algerino si lascia prendere  in giro da uno dei volontari nonantolani che lo chiama affettuosamente“maruchèin”, e ribatte rassegnato, in un italiano dall’accento arabo, “Lo sai che non vengo dal Marocco” prima di correre in cucina a prendere altri piatti pronti per i clienti della festa. Una ragazza di colore e un ragazzo i cui antenati erano sicuramente indios sudamericani si scambiano battute in un italiano dal forte accento cantilenante tipico del posto. Niente male mi dico, individualità multietniche che si riconoscono nei tratti fondanti della etnia originale del posto in cui sono approdati.

Vedo gente che si ritrova la sera negli spazi verdi del paese per assistere a spettacoli organizzati anche qui da volontari, rinunciando per una volta ad essere preda delle televisioni. Vedo amici, musicisti della zona, che dopo 30 e passa anni sono ancora lì a suonare su di un palco…

Topazio Soul - Nonantola, Perla verde, 19-7-2015  (foto TT)

Topazio Soul – Nonantola, Perla verde, 19-7-2015 (foto TT)

Osservo il mondo dei centri commerciali, dove la gente a caccia di saldi si rifugia per sfuggire alla probabile solitudine della propria vita. Vedo anche cartelloni pubblicitari di non-musicisti italiani che si spacciano per tali imitando non-musicisti (KidRock) americani.

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Dalla finestra misuro l’arsura che attanaglia le campagne in queste domeniche …

Domus Saurea . finestre d'estate - foto TT

Domus Saurea . finestre d’estate – foto TT

Guardo un vecchio vittima dell’alzheimer combattere come può per non finire definitivamente nel pantano della demenza, aiutato da un figlio che escogita ogni trucchetto per farlo restare attivo …

Brian & Tim - agosto 2015 (Foto Lalli)

Brian & Tim – agosto 2015 (Foto Lalli)

Ready to Rock - Brian & Tim - agosto 2015 (Foto Lalli)

Ready to Rock – Brian & Tim – agosto 2015 (Foto Lalli)

Scruto le autostrade create tra i malghetti dalle mietitrebbie …

Malghetty highway - Foto TT

Malghetti highway – Foto TT

Distinguo uomini di blues che si danno al giardinaggio per sfuggire al morso dei diavoletti azzurri che gli attanagliano l’animo …

The Blue Farmer - Foto Saura T

The Blue Farmer – Foto Saura T

Esamino Feste dell’Unità sulle rive del fiume Secchia o del torrente Modolena, giganteschi ritrovi di gente ormai sganciata dall’idea di sol dell’avvenire, di rossa primavera.

Festa dell'Unità - Villalunga RE agosto 2015

Festa dell’Unità – Villalunga RE agosto 2015

Festa dell'Unità - Villalunga RE agosto 2015

Festa dell’Unità – Villalunga RE agosto 2015

Festa dell'Unità - Villalunga RE agosto 2015

Festa dell’Unità – Villalunga RE agosto 2015

Constato come nemmeno alla direzione importi di offrire intrattenimento di qualità: la zona Liscio è preda di orchestre spettacolo che suonano con basi su cui solo uno o due strumenti suonano dal vivo, il cui repertorio è ormai annacquato con insulse riproposizioni di immondizie musicali più moderne che nulla hanno a che fare con lo spirito del Liscio originale. Saggio l’ennesima tribute band dei QUEEN, e capisco in un batter d’orecchio che offrono uno spettacolo scadente.Nulla di male se suonassero in contesti meno importanti, ma la festa in cui mi trovo è seconda per importanza solo a quella provinciale di Regium Lepidi, ed è triste constatare come vogliano spacciare tale inconsistenza per spettacolo di qualità. Se metti in piedi una QUEEN tribute band di livello devi assicurarti prima di tutto che il cantante abbia una gran voce e una gran personalità, altrimenti stai a casa, o vai a suonare in situazione più consone al tuo livello. Non basta indossare il costumino, vantare (?) una partecipazione a The Voice Of Italy e gridare continuamente “su le mani!”. 

Vipers - Queen tribute - Villalunga RE agosto 2015

Vipers – Queen tribute – Villalunga RE agosto 2015

Vedo riflessi della bassa Louisiana, dell’Acadia, della Cajun belt insomma nel bayou reggiano, famiglie alle prese con faccende che pensavo appartenessero ormai solo al passato …

“Fogone” time – mother and daughter- Cajun county – Gavassae (Regium Lepidi) august 2015 – photo TT

Timber time - father, mother, daughter- Cajun county - Gavassae (Regium Lepidi)  august 2015 - photo TT

Timber time – father, mother, daughter- Cajun county – Gavassae (Regium Lepidi) august 2015 – photo TT

Guardo (in streaming) squadre di calcio finalmente vincere amichevoli …

Hot summer (lonely) nights series: alone at home, 32 ° degrees celsius, a cold Corona cerveza, watching the friendly game INTER - ATHLETIC BILBAO...  I guess that's why whey call It the Blues - photo TT

Hot summer (lonely) nights series:
alone at home, 32 ° degrees celsius, a cold Corona cerveza, watching the friendly game INTER – ATHLETIC BILBAO…
I guess that’s why whey call It the Blues – photo TT

Contemplo campanule che sfoggiano tutta la loro bellezza …

Tim Tirelli's campanula -august 2015 - photo TT

Tim Tirelli’s campanula -august 2015 – photo TT

In un ristorante vedo gente vestire incurante delle caratteristiche fisiche… il ragazzo con peli su spalle e schiena sfoggiare allegramente una canotta, donne di una magrezza agghiacciante indossare pantaloncini corti e canottiera, uomini grassi e sfatti girare in braghe corte, giovani ragazze che si credono attraenti vestire come le popstar (apparentemente) perfette, giovani ragazze con corpi sbilenchi che pensano basti stirasi i capelli e darsi un’aria tra l’annoiato e l’indifferente per essere fighe…

Infine dimentico tutto mentre osservo una groupie che dopo tanto tempo riprende in mano il mandolino e si mette a seguire un pezzo, da un bootleg del 1977, della più grande Rock band di tutti i tempi dipingendo l’estate emiliana con suggestioni dell’ antica Britannia …

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The Nonantolanian return of The Equinox (18 luglio 2015)

23 Lug

Tra le insignificanti facezie della mia vita, il ritorno in versione live nella mia piccola home town è una di quelle più gustose. Faccio due conti: sono passati ventidue anni da quando ho suonato sul suolo natìo al VOX, ventidue anni … diavolo, come passa il tempo.  Davidino Luppi e Rex Ansaloni ci hanno voluti a tutti i costi, l’occasione è quella della celeberrima PIZZA FEST di Nonantola, una festa del volontariato atta a raccogliere fondi a favore di realtà che affrontano nel quotidiano problemi legati all’infanzia e all’adolescenza. Tra l’altro lì si mangia la vera ed inimitabile pizza di Napoli (con tanto di pizzaioli arrivati dalla Campania), la pizza “regina Margherita”. La festa è in Piazza Alessandrini, uno “slargo” adagiato di fianco al Parco della Pace, lo spazio verde più importante del paese. I concerti si tengono su di un palco montato sotto alcuni bei tigli.

Il programma prevede oltre alla nostra presenza anche quella degli ALTAVIA, un gruppo prog della nostra zona che propone materiale proprio.

Arriviamo alle 18 e anche se siamo nell’ ora bassa il caldo è opprimente. Del service se ne occupa ZIBO del mio amico Michele, e per noi questa è una cosa che non ha prezzo. Competenza, professionalità e atteggiamento illuminato.

Elaboro una volta di più come sia essenziale, per un musicista non professionista del mio piccolo calibro, fare i concerti in situazioni tipo questa, dove tutto si dipana bene e le buone vibrazioni sono garantite. Non fosse così, chi te lo fa fare di andare incontro a sacrifici fisici e spirituali che con l’età diventano sempre più pesanti? Che ci sia almeno la soddisfazione del trovarsi bene e di passare una bella serata.

Capisco subito che sarà così dalla squisita disponibilità dei due organizzatori, Davide e Rex non ci lasciano mai soli e sono sempre pronti per ogni piccolo bisogno, e dal team di ZIBO: Michele, Enrico, Eugenio. Il soundcheck è un godimento. Sul palco si sente tutto benissimo, cosa che non capita mai! Saura è entusiasta, è la prima volta – dice –  in cui riesce a sentirsi in maniera perfetta. Di solito le tastiere sono un problema, non parliamo poi della pedaliera basso, strumento di cui la maggior parte dei presunti fonici ignora l’esistenza. Si alza un venticello leggero e con esso ci mettiamo a volare, gli strumenti sono asciutti, le mani scivolano che è un piacere sui manici d’acero.

The Equinox - Nnt 18-7-2015 (foto TT)

The Equinox – Nnt 18-7-2015 (foto TT)

Una pizza, una birra, un caffè, un liquore e cala la sera.

Tim & Lele - The Equinox - Nnt 18-7-2015 (foto TT)

Tim & Lele – The Equinox – Nnt 18-7-2015 (foto TT)

Nel frattempo alcuni amici che non vedevo da parecchi lustri, se non da decenni, si materializzano davanti a me: Fabrizio Zoboli e Fabio Zara, nel cui studio di registrazione negli anni 1993 e 1994 incisi un paio di demotape, poi Tugne Ansaloni, Leo Guagnano, Malaguti, il figlio di quello che aveva la pasticceria… amici di una infanzia che è, ahimè,  sempre più remota. Dello staff del PIZZA FEST mi vengono incontro Paolo Rizzo e altre facce legate alle mie radici nonantolane, tipo la Patty e Speedy  Si presentano anche Giovanni Sandri e Maura Fregni; Gio’ è quello che  urlando “John Bonham!” durante una partita di calcio nella seconda metà anni settanta, mi spinse verso l’universo LZ. Lo abbraccio, come ogni volta, con tutta la riconoscenza possibile.

Arrivano poi gli aficionados, Suto, Jaypee, la Betty, Adri, Mirna e la Lalli, mia sorella alla quale smollo la patata bollente anche stasera: filmare qualche pezzo del concerto. So che le chiedo un sacrificio, invece di starsene tranquilla a godersi lo spettacolo avere la videocamera in mano non è il massimo, ma insisto, mia sorella ha un che nel filmare che mi piace. S’intende, tutta qualità amatoriale, con le sane sbavature da ripresa senza cavalletto, ma bisogna avere qualche dote attitudinale per cogliere il senso, e la Lalli secondo me ce l’ha.

Alle 21 gli ALTAVIA salgono sul palco e per quasi un’ora e mezza riempiono di gustosa aria sonora il Parco della Pace. Non sono un patito delle nuove prog band italiane, ma questa merita la mia attenzione. Rimango affascinato dalle loro sonorità eleganti e dalle prove dei musicisti. L’arrivo poi della cantante BETTY BUNGLE impreziosisce ulteriormente il tutto. Dall’angolazione della mia opinione un unico appunto: non si va sul palco con le braghe corte. Considerazione che mi scappa e che quasi mi costa l’amicizia con MAURO MONTI, il chitarrista…

ALTAVIA live in Nonantola 18-7-2015

ALTAVIA live in Nonantola 18-7-2015

Tocca a noi, saliamo sul palco. Dal mixer mandano la nostra intro, osservo le stelle, LELE batte il quattro e ci mettiamo a cercare il nostro Shangri-La sotto la luna d’estate…

Seguono BLACK DOG e HEARTBREAKER durante le quali iniziamo ad accorgerci di quanto sia pesante la guazza che è calata col buio e di di conseguenza di quanto sia difficile suonare. Il concerto è appena iniziato e la Les Paul Standard è già inzuppata.

Saura si mette al piano e con la sua impeccabile maestria ci guida attraverso la montagna brumosa e le fatiche del lavorare dalle sette alle undici ogni notte. GiàMM HOP e SIBLY e ancora mi chiedo se qualcuno si stia rendendo conto che la reggiana dagli occhi di ghiaccio sta suonando contemporaneamente le tastiere con le mani e la pedaliera basso con i piedi.

Segue THE SONG REMAINS THE SAME, mi volto e vedo nel retropalco Mauro degli Altavia fare l’headbanging. Buon segno.

GALLOWS POLE non è un granché. Per una serie di motivi non facciamo le prove da un mese e mezzo e le poche date che abbiamo non sono sufficienti per tenerci in tiro soprattutto se qualcuno a casa poi non ripassa. Non proponiamo le solite cover o i soliti blues che anche i sassi ormai conoscono a memoria, col materiale dei LZ bisogna “essere sul pezzo”, sempre.  Infatti sbagliamo il finale. Mi innervosisco.

Tagliamo qualche pezzo dalla scaletta per stare dentro al tempo stabilito, non si può sforare troppo dalla mezzanotte, altrimenti alcuni residenti a bordo parco vanno poi dal sindaco a lamentarsi. Se non si può fare un po’ di festa nemmeno una volta all’anno d’estate fino ad un quarto d’ora oltre la mezzanotte, significa che l’isteria ci porterò a chiuderci in casa e ad incatenarci alla televisione.

Suonare DAZED AND CONFUSED e HOW MANY MORE TIME una di seguito all’altra è un po’ una forzatura, son pezzi dallo sviluppo non certo morbido, forse un po’ troppo anche per i casual fan. Mentre mi inarco durante DAZED con la paletta della chitarra prendo contro ad un travetto del palco, scordando una corda. Il caldo è opprimente, la fatica è tanta, non ho la mente abbastanza lucida per cercare di rimediare. A fine pezzo mi accorgo che il sol era diventato un sol#.

Bevo come un ludretto, la guazza e l’afa mi spingono verso il basso e adesso mi tocca imbracciare la doppio manico per STAIRWAY, oh satana, dammi la forza. Saltellare tra i due manici, cercare di suonare è davvero difficile, è come se qualcuno avesse spalmato del fango sui manici, mai vista una cosa del genere. Alla bene meglio portiamo comunque il pezzo in porto.

Il rush finale è composto da WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROLL AND ROLL. Chiudiamo con I’M GONNA CRAWL. Ci chiedono il bis, CUSTARD PIE.

Stremati scendiamo dal palco. Ricevere complimenti fa sempre piacere, inutile negarlo, ma come spesso accade io non sono completamente soddisfatto della nostra prova, e mi perdo il piacere del rilassamento-adrenalinico del post concerto. Dovrei essere meno severo con me stesso, non posso pretendere che il gruppo e le nostre performance siano ben oliate, non siamo professionisti, lavoriamo tutta la settimana,  quando va bene facciamo due concerti al mese, a volte non ne facciamo nemmeno uno, proponiamo pezzi non esattamente semplici, che posso volere di più? Cerco di mettere da parte il fastidio dato dalle sbavature e di godermi la notte.

Viene a salutarmi Mussini, eravamo alle elementari insieme, non lo vedo da allora … “Sono passato per il parco, ho visto gente suonare, non ti avevo riconosciuto, poi hai fatto la presentazione del gruppo e ho sentito il nome Tirelli, lo smilzo di Nonantola, e ho pensato: a Nonantola c’era un solo Tirelli, non può che essere lui, così son venuto a salutarti”. Io e Mussini ci chiamiamo per cognome, non serve altro, ma lo abbraccio con affetto.

La gente si allontana, la guazza si fa very heavy. Smontiamo, carichiamo e poi ce ne stiamo a chiacchierare fino a tardi con gli ZIBO boys, con Rex, Davide, Marco e Lorenzo. Alle tre ce ne andiamo. Do un’ultima occhiata al parco, quel parco che quando ero bambino era un bayou selvaggio ed incolto, con stagni dove andavo con gli amici a catturare le tartarughe. Mi abbandono alla nostalgia, la luce dei lampioni si piega e si scioglie sotto questa rugiada notturna, densa, calda, fumosa. Metto in moto, buonanotte Nonantola, amore mio.

Ritorno a notte tarda. Alle quattro meno un quarto le macchine dei bovari entrano nel cortile della grande stalla che c’è non lontano dalla Domus Saurea. Scarico gli strumenti. Mi fermo un momento ad ascoltare il respiro della campagna, guardo le stelle. Salgo, una doccia e a letto. Mentre chiudo gli occhi e mi abbandono ad un sonno che sarà breve e poco efficace, come ogni volta sento il pubblico del Madison Square Garden sfumare in lontananza. New York, good night.

RP New York July 1973