CARLO VERDONE UNO DI NOI

28 Apr

Il mio caro amico PIERLUIGI FRACASSO (Pigi, insomma) di Roma mi manda un link assai gustoso:

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-verdone-si-toglie-la-maschera-di-attore-comico-e-mostra-la-sua-anima-54880.htm

Sposiamo in toto il pensiero di VERDONE, soprattutto per questa frasetta:

” Prendiamo atto di questa tua palese invidia competitiva e ti lasciamo, dopo aver ascoltato le ennesime cover di “Old Sock” e del mediocre “Back Home” al tuo pubblico. Che sembra ora essere quello dello Sporting Club di Montecarlo dai 70 in su”.

E’ facile fare i risentiti quando toccano la tua band preferita, ma questo va al di là, quello che non sopportiamo è la “prostitusione intellectuale” (cit.José…sigh), VERDONE  ha esposto il tutto molto bene.

Noi che non siamo saggi, eleganti e prudenti non possiamo altro che – dopo averlo fatto con quella mezza sega di Jack Bruce – dire a manolenta “Eric, ma vaffanculo, va”, ci basta vedere la copertina del tuo ultimo album per capire cosa sei diventato…

oldsock

PS: CARLO…WE LOVE YOU.

Carlo Verdone e i LED ZEPPELIN

Intervallo: SYMPHATY FOR THE DEVIL

28 Apr

photo courtesy of the Picca Collection

MICK JAGGER

RECORD STORE DAY E ALTRE FACCENDE di Paolo Barone

26 Apr

Dal nostro inviato a Chicago e Detroit, un po’ di considerazioni interessanti…

Carissimo Tim, ti scrivo di ritorno da Chicago dove ho passato un intero week end. E’ sempre un piacere stare nella windy city, temperatura a parte, del tipo che venerdi notte ha nevicato, ho detto tutto.

Chicago

Chicago

Sabato 20 e’ stato il Record Store Day, e ho potuto partecipare anche io a questa bellissima festa internazionale. In citta’ ci sono piu’ di venti negozi di dischi indipendenti, e per l’occasione sono stati aperti ininterrottamente dalle nove di mattina alle dieci e passa di sera, ospitando le esibizioni live di oltre cinquanta band ed artisti locali. Io ho passato un po’ di tempo a Reckless Records, un negozio storico che gia’ conoscevo, e l’ho trovato letteralmente preso d’assalto. Ci si muoveva a fatica fra gli scaffali che ospitano ormai un buon 70% di dischi vecchi e nuovi in vinile ed un restante 30% di cd e dvd in lenta ma inesorabile riduzione. Per completare i festeggiamenti, la pizzeria di fronte offriva tranci di american pizza e caffe’ gratis per chiunque partecipasse all’evento, e stiamo parlando di centinaia di persone, di ogni eta’ e tipologia sociale. Una cosa impressionante, facevamo tutti allegramente la fila per vedere di rimediare qualche disco, felici e sorridenti per essere cosi tanti, per una volta accomunati dalla passione per la musica oltre i generi e i gusti personali. Io ho provato a scorrere la lista delle uscite speciali che sono state stampate per l’occasione, in vendita solo nei negozi di dischi indipendenti in quantita’ limitate. C’era di tutto: dai tuoi ELP con un edizione picture cd dei primi cinque album in cofanetto, agli Stones in vinile, passando per decine e decine di band…Ma quando ho passato le mie richieste al bancone mi hanno detto che era praticamente andato tutto esaurito nelle prime tre ore di apertura! E cosi mi sono preso un vecchio vinile degli Hawkwind, The Xenon Codex, con una copertina apribile bellissima, e il nuovo Black Angels.

Reckless Records Chicago

Reckless Records Chicago

Nel frattempo una band Metal aveva iniziato il suo live set, rendendo la situazione ancora piu’ caotica e divertente. Da quanto mi hanno detto alcuni amici la cosa e’ andata bene anche a Roma e a Londra, dove alcuni dei live sono stati cosi partecipati da rendere necessario lo spostamento in strada di strumenti e musicisti.

Insomma, per quanto ora vogliano mandarci tutti a sentire la musica su internet e negli Iphone, sembra che un numeroso zoccolo duro di appassionati stia facendo sempre piu’ proseliti, pero’ mica male questa cosa…Il Record Store Day non e’ stato solo una festa, ma anche un occasione di rilfessione sui meccanismi del consumo di musica al giorno d’oggi. Sia per quanto riguarda il diverso rapporto che si viene a creare fra ascoltatore e musica, quando la stessa e’ veicolata da un supporto materiale, cd o vinile che sia, o quando passa dal computer in quella che molti chiamano musica liquida. Sia per quanto riguarda la grandissima distribuzione online, amazon in testa, che se da una parte offre a prezzi vantaggiosi un catalogo praticamente infinito anche a chi abita su un isola deserta, allo stesso tempo falcidia migliaia di posti di lavoro. Soprattutto fra le piccolissime realta’ culturali come i negozi di dischi e le librerie indipendenti, che erano (e sono) non dei semplici negozi, ma dei punti di incontro e produzione di cultura e socialita’ di primaria importanza. Per non parlare delle condizioni di lavoro imposte a chi ci deve recapitare dischi e libri a tempi record e costi ridotti. Per quanto mi riguarda, la cosa merita anche piu’ di una riflessione, e da un po’ di tempo a questa parte ho deciso di comprare su amazon solo quando, per un motivo o per un altro, l’opzione negozio non sia ragionevolmente praticabile.

Amazon de

Ti dicevo dei Black Angels. Oltre ad aver preso l’ultimo album, li ho anche visti live qui a  Detroit. E sono rimasto sorpreso. Il posto era praticamente sold out, eta’ media sotto i trenta, entusiasmo di band e pubblico alle stelle. Loro dal vivo hanno un impatto molto potente, con il loro rock psichedelico, classico ma al tempo stesso (finalmente!) anche molto personale. E poi avevano un light show bellissimo, che avvolgeva il palco e la stessa sala in maniera veramente spettacolare. Li avevo iniziati a seguire un paio di anni fa, complice il pezzo Enter Song e le recensioni delle riviste Italiane, ritrovarli ora in questo stato di forma e maturazione mi ha dato veramente una bella sensazione. Pensa che non sono riuscito a prendere il disco al concerto per la fila pazzesca di ragazzi al banco di vendita. Nel frattempo i nostri sono anche fra i promotori dell’ Austin Psych Festival che si svolgera’ in Texas a fine aprile. Ci sono in cartellone alcune delle band piu’ interessanti in giro in questo momento, peccato non poterci andare, ma quella puo’ essere una buona lista per partire con future esplorazioni. Niente da fare, non mi stanco mai di cercare…

Presto partiremo per NYC,  quando arrivo da quelle parti in genere il mio umore si sintonizza su frequenze positive, seguendo l’energia della citta’.

Sono felice che ti sia piaciuto Anvil, secondo me e’ un documento rock di assoluto valore e vedo che ha toccato anche le tue corde. Non poteva essere diversamente.

Paolo Barone©2013

Intervallo: fratelli di blues

24 Apr

Photo courtesy of the Picca collection

Jon Belushi, Muddy Waters, Johnny Winter, dan Aykroyd

John Belushi, Muddy Waters, Johnny Winter, Dan Aykroyd

ANVIL – THE STORY OF ANVIL di Sacha Gervasi (2008 – Feltrinelli 2013) – TTTTT

23 Apr

Anvil

Era qualche anno che Polbi mi diceva “Tim devi vedere il film sugli Anvil”. Dentro di me mi dicevo “Insomma, che sarà mai, gli Anvil non sono esattamente il mio gruppo preferito, l’Heavy Metal non è precisamente la musica cui faccio riferimento… eppure, se lo dice Polbi… “.

Poi, un giorno, Polbi mi manda tramite Amazon il divudi, “gentile il mio amico Polbino” penso, ma il divudi è in lingua inglese, senza sottotitoli… difficile da affrontare. Qualche settimana fa, nella cassetta della posta dell’ufficio trovo la versione della Feltrinelli: il divudi sottotitolato finalmente in italiano, accompagnato da un libro di Marco Denti. Gentile omaggio del Michigan boy.

L’altra sera lo metto su e man mano che mi addentro nel documentario, mi trovo coinvolto completamente. Sì perché questa storia travalica l’heavy metal, questa è la storia blues che tutti sentiamo di attraversare, un inno alla testardaggine, alla determinazione, alla voglia di rimanere attaccati a un sogno che, seppur infranto, nel nostro animo si è fatto concreto. L’affrontare a schiena dritta il tramonto malinconico delle nostre esistenze, il trovare la dignità in situazioni che di dignitoso hanno davvero poco. Un rollare e ondeggiare tra le pieghe della disperazione e del sentimento di chi non si è mai trovato al posto giusto al momento giusto.

Film bellissimo. Da vedere.

PS: Michigan boy, I love you.

MARILLION! MARILLION! di Paolo Barone

21 Apr

Polbi mi manda questa sua riflessione; la pubblico volentieri perché, come spesso capita con lui, contiene ragionamenti mica da ridere. Li ricordo anche io quei primissimi anni ottanta, quando ad un certo punto arrivarono i MARILLION. Ebbero da subito un seguito rilevante anche qui in Italia. Nel 1983/84 a Milano nacque PAPERLATE, una fanzine sul progressive da cui poco dopo prese  vita REAL TO READ, uno spin off dedicato interamente ai MARILLION. Io rimasi colpito dalla cosa: che in piena era new wave/post punk nascesse una pubblicazione – seppur amatoriale – dedicata al progressive era una faccenda sorprendente! Rimasi poi disorientato nel vedere la veloce ascesa dei MARILLION. Guardavo le loro foto live con FISH che replicava pari pari il visual dei GENESIS 1972/73 e mi chiedevo come fosse possibile che il gruppo fosse preso sul serio. Eppure, passati i pruriti Gabrieliani, FISH  e il gruppo riuscirono a ritagliarsi uno spazio più personale, tanto che – sebbene con un front man diverso – i ragazzi sono in giro ancora oggi. Vi lascio allo scritto di Polbi.

Nei primi anni ’80, in piena new wave, arrivarono i Marillion.

Marillion 1982

Marillion 1982

marillion misplaced childhood

Ricordo che restammo tutti sorpresi dallo stile di questa band. Non suonavano cover in senso stretto, ma riproponevano il sound dei Genesis era Gabriel al cento per cento. Questa cosa, all’epoca inaudita, infastidi’ diverse persone, me incluso, ma al tempo stesso riusci’ a trovare un buon seguito di pubblico fra i giovani nostalgici del prog, che con i suoni a loro contemporanei si sentivano proprio a disagio. Anche in ambito piu’ “underground” arrivava in quel periodo la riscoperta dello stile garage psichedelico anni ’60, con tanto di vestiti vecchio stile (ancora non si usava la parola vintage) e tutto quanto. Faceva un certo effetto vedere ragazzi con la cresta, metallari borchiati, darkettoni con il rossetto nero e… tipi vestiti come Syd Barrett ai tempi dell’UFO!

A me invece, questa cosa di suonare ispirandosi in maniera cosi totale, spudorata, all’opera di altre band mi sembrava un tradimento dello spirito del rock.

Marillion - Live - Bournemouth - 27.03.1983

Marillion – Live – Bournemouth – 27.03.1983

Pensavo, pensavamo, che la nostra musica fosse qualcosa sempre in divenire, da creare e scoprire ogni giorno, in maniera avventurosa ed imprevedibile. Certo, anche a me la New Wave imperante non mi entusiasmava piu’ di tanto, e stesso dicasi per il Metal o il Punk Hard Core. Anzi, la maggior parte del tempo la passavo fra i vinili degli anni ’70, non avendo ancora maturato una sensibilita’ di ascolto che mi permettesse di apprezzare le produzioni dei sessanta o il blues e il rock and roll delle radici. Al tempo stesso pero’, mi accorgevo che una generazione di musicisti rock stava cercando di trovare nuove strade, spesso in maniera coraggiosa, un po’ pasticciona, ma estremamente personale. Cure, Tuxedo Moon, Wall of Voodoo, Soft Cell, i primi Metallica, persino gli allora non famosi U2, i Black Flag, il tenebroso Metal europeo…C’era un gran fermento in quegli anni.

Cosa c’entrava risuonare la musica dei Genesis e dei Pretty Things?!? Che senso aveva?!? Poi, un po’ alla volta, iniziarono a fiorire le reunion. Non ne sono sicuro, la memoria potrebbe ingannarmi, ma la prima che ricordo fu quella dei Deep Purple. Tornarono insieme con la formazione dei tempi d’oro, sfornando un buon disco e un tour molto seguito. Da quel momento in poi, il rock del passato ha iniziato a viaggiare in una corsia parallela al presente, sia con le riunioni di band storiche piu’ o meno importanti, che con la riedizione di vecchi dischi in nuovi formati. Questa cosa alle volte  ha preso delle pieghe inaspettate e divertenti: abbiamo scoperto gemme sonore sepolte negli archivi, qualcuno si e’ visto finalmente riconoscere il giusto posto nella storia del rock, e ci siamo anche goduti qualche bel ritorno di musicisti un po’ in la’ con gli anni ma in splendida forma.

Deep Purple 1984

Deep Purple 1984

Il rock contemporaneo pero’, ha iniziato una lenta ed inesorabile resa. Ancora nei novanta, spalancati dalla forza d’urto dei Nirvana e dei Jane’s Addiction, si e’ cercato, pubblico e musicisti, di esplorare strade nuove. Magari portandosi appresso le mappe della storia, ma solo come punto di partenza per entrare in territori alieni. Lo Stoner, il Punk Blues, Il Crossover sono solo alcuni dei tanti percorsi del rock in quegli anni. E poi? Poi, un passo alla volta…hanno vinto i Marillion. O almeno, a me sembra. Da un po’ di tempo a questa parte, le migliori cose che abbiamo ascoltato sono totalmente riprese dai suoni del passato. Tanto per dire, tutta la scena neo hard rock scandinava, il nuovo Soul o le band punk rock americane…tutte cose piacevoli per carita’,magari ci passo anche del tempo, mi compro i dischi, mi diverto, vado ai concerti, leggo gli articoli…ma una voce mi continua a sussurrare nelle orecchie “Marillion! Marillion!”…possibile che debba finire cosi?! Che non ci sia piu’ una musica che abbia voglia di stupire, di mettere in discussione le mie/nostre certezze, che sia una sfida, un gesto di rottura. Un taglio nella tela, uno scatto in avanti…possibile che noi pubblico e voi musicisti, insieme, non vogliamo piu’ rischiare?!? Cosa e’ successo in questi ultimi anni? Eppure vedo le sale prove, i concerti, i negozi di dischi, i social network, sono tutti pieni di ragazzi fra i venti e i trentacinque anni…Possibile che non gli venga voglia di creare il loro suono, il loro specifico ritmo generazionale?! Stiamo parlando di migliaia e migliaia di band sparse per il mondo… Giro, mi muovo, cerco come un ossesso su youtube, sulle riviste, nei club….niente, non riesco a trovare nulla di veramente valido che non suoni come una riedizione del passato! Forse e’ ora che mi rassegni e impari a godermi le giovani band, che suonano, anche in maniera molto coinvolgente, come un mix di Sabbath, Airplane e Free, senza dare troppo retta alla vocina che continua a ripetere…”Marillion! Marillion!”

Paolo Barone©2013

P.S. Queste riflessioni mi girano in mente ormai da un po’ di tempo, e so perfettamente di non essere il solo. Ultimamente pero’ una cosa mi ha stimolato ad andare un po’ piu’ a fondo in questo senso: ho ascoltato un intervista fatta agli Area dopo un loro concerto ai tempi di “Maledetti”. Il pubblico li aveva pesantemente contestati perche’ si aspettava Settembre Nero e tutte le altre canzoni, mentre loro si erano presentati sul palco con due jazzisti e si erano lasciati andare alle sperimentazioni piu’ estreme. Bene, intervistati appena scesi dal palco, gli Area dicevano che era ora che il pubblico mettesse in discussione il proprio modo di sentire la musica e i musicisti stessi. I fischi andavano bene, no problem, loro li avevano messi in conto, facevano parte del gioco, non per questo avrebbero cambiato direzione. Il tutto facendosi delle grandi risate.

News: Peter Mensch (manager di Jimmy Page) rivela qualcosa sulle prossime mosse dei Led Zeppelin

21 Apr

BILLBOARD riporta alcune dichiarazioni che Peter Mensch (manager attuale di  JIMMY PAGE) ha rilasciato a REDDIT, il social network di notizie che nel mondo anglosassone è molto seguito.

http://www.billboard.com/biz/articles/news/digital-and-mobile/1558877/q-prime-goes-to-reddit-to-answer-questions-about-le

Le cose che ci interessano maggiormente:

– “Credo che non ci saranno altre reunion dei LZ

-“Jimmy Page è occupato nel cercare registrazioni inedite dei LZ per i futuri box set del gruppo. Ogni box set avrà la copertina originale. Nel progetto non è coinvolto Shepard Fairy (l’artista che ha creato l’artwork per CELEBRATION DAY). Alcuni di questi box set usciranno verso la fine dell’anno, ma il tempo è una cosa fungibile se messo in relazione con i LZ. Al momento nessun altro passo in avanti è stato fatto riguardante l’album solista di Jimmy Page.”

_”Si sta discutendo se rendere disponibile il catalogo dei LZ nei servizi on-demand.

Quando c’è di mezzo JIMMY PAGE, le cose si allungano all’infinito, non c’è niente da fare.

Grazie a: BILL McCUE.

the keeper of the archives of oblivion

the keeper of the archives of oblivion

 

PICTURES AT AN EXHIBITION: Marco Canaccini’s place to think.

19 Apr

Avete quadri di valore appesi alle pareti delle vostre houses of the holy? Mandateci le foto.

Qui sotto la casa del nostro Marco Canaccini:

“Dai e dai, in un pomeriggio di relax (non ci fosse una nevrite al braccio sinistro che mi sta bloccando da 10 giorni sarebbe una pacchia vera) ecco la foto di una parete del mio “pensatoio”, come richiesto dal mio favourite blogger”
Marco Canaccini 's Place To Think

Marco Canaccini ‘s Place To Think

 

Intervallo: anziani in polisportiva

19 Apr

by Picca

Jeff, Roger, Dave, il comico Ricky Gervais e Ronnie a ritmo di prosecchino

Jeff, Roger, Dave, il comico Ricky Gervais e Ronnie a ritmo di prosecchino

News “DISCOVERDALE” trailer

17 Apr

Un ragazzo insieme ai suoi amici (che sono anche la sua band) gira l’Europa alla ricerca di DAVID COVERDALE, che a quanto sembra è suo padre.

Mi sa che questo film vada visto.

Intervista a DC, dal sito CLASSICROCKMAGAZINE.COM

Discoverdale depicts a fly-on-the-wall film crew following cult comedy rock band Dead Cat Bounce on a desperate quest across Europe to reunite lead singer Jim with his long-lost father, who he believes is Whitesnake frontman David Coverdale.

Crossing Ireland, England, Norway and Denmark, the band follow the Whitesnake Forevermore tour across Europe. They’ve got no money and no idea what they’re doing – just blind faith that one day soon Jim will be sharing a jacuzzi in a five-star hotel with the Dad Of His Dreams…

Following our posting of Discoverdale‘s trailer yesterday, we tracked down DC himself to get his thoughts on the movie.

Was the film done with your knowledge/co-operation or did they simply “stalk” you?

DC: Both, to be honest.

Have you seen the film in its entirety or just the trailer?

DC: They agreed they would keep us updated with all cuts and edits, and yes, we saw and approved the final cut and I’m hoping to get a copy to watch while we’re touring. It’s a crack…

So you’ve seen the film in its entirety – what do you think of it?

DC: It’s very funny and the cast and crew did a stellar job. I feel it will do well. It has some very “real” moments.

Are you honoured or perhaps slightly embarrassed by the project?

DC: Neither. It’s just a bit of fun… a lot of fun. I’m glad we went along with it.

Did they ask you to play a cameo role at all?

DC: I “play” myself throughout the flick. Not sure I’m BAFTA worthy, mind you!

Do you think the comedy aspect of the film will harm or hinder your career?

DC: It was never a consideration. It was a project that sounded like – and in fact was – a very, very amusing premise. Er… may I ask what you mean by “hindering” my career? I think that’s been tried before, mate, and I’m still here! It’s a very funny, sweet, laugh-out-loud flick.

Theoretically, would you have embraced Jim as your son if a paternity test proved positive?

DC: You mean, am I a man who feels accountable and responsible for his actions? Yes, I am.
Jim’s “Mam” was pretty hot too, if memory serves. Belfast, ’84, I remember it well. The Slide It In tour…

– Interview: Geoff Barton