Qui sul blog come sapete seguiamo le passioni del momento in maniera viscerale, Jack London e le serie TV Nordic Noir (per non parlare della collana Universale Economica Feltrinelli stessa) ne sono un chiaro esempio, tra queste si inserisce anche Qiu Xiaolong scrittore cinese che vive in America e che scrive romanzi polizieschi di gran valore. Questo è il secondo episodio riguardante l’ispettore capo Chen Cao, ed è un altro piccolo capolavoro. Come scritto in occasione del primo, oltre a godere della lettura della storia in sé, amo immergermi in un mondo che non conoscevo e che forse nemmeno capivo e che grazie a questi romanzi inizio a comprendere e a rispettare.
Di nuovo un gran libro dunque. Non ho dubbi sul fatto che riparleremo di nuovo di Qiu.
Feng Dexiang, arrestato negli Stati Uniti, promette alle autorità americane di testimoniare in un processo contro un capo di una Triade cinese, a patto che la moglie, Wen Liping, possa lasciare la Cina e raggiungerlo in America. Il governo cinese cede a malincuore alla richiesta, ma quando l’ispettrice Catherine Rohn arriva a Shanghai per prelevare la donna e scortarla oltreoceano, Wen è misteriosamente scomparsa. Vittima di un rapimento organizzato dalla Triade? O il governo cinese ha cambiato idea a proposito della cooperazione con gli Stati Uniti? All’ispettore Chen Cao viene affidato l’incarico di indagare sulla scomparsa di Wen e di accompagnare l’ospite americana per la città, illustrandole quanto di meglio la sua terra ha da offrire.
E’ un tardo pomeriggio di sabato, procedo a velocità di crociera sulla mia blues mobile tra le lowlands della pianura in cui vivo. Nel mondo che mi sono costruito nella maruga sono invece seduto su di una balla di fieno con una chitarra dobro a tracolla, nell’angolo più in ombra di una vagone di un treno merci che procede lento e la cui ciminiera sbuffa lampi di fumo.
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Il treno è lungo sedici carrozze, le iniziali del mio nome sono RLJ e sento di avere i cani dell’inferno sulle mie tracce.
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Costeggio le rive del canale Bondenus fino a che, parecchi chilometri più in là mi metto a seguire quelle del torrente Crostolo. Siamo a ridosso del MississiPO, nella contea di Gualtieri. Imbocco Level Road, mi infilo nel bosco e, una volta uscito, vado a incontri agli spazi aperti che dilagano tra argini e golene.
C’è una strada nel bosco… – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Saura T.
The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Raggiungo il juke joint in cui stasera suonerò con gli Equinox. E’ un locale dove ormai siamo di casa, Yurj, il titolare, ci vuole evidentemente bene. Mentre scarico la strumentazione mi attardo a contemplare il paesaggio ancora una volta. Non vi è molta differenza con la Lousiana o con lo stato del Mississippi.
Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Yurj decide di farci suonare nella dépendance esterna, noi naturalmente siamo più che d’accordo, visto il nostro armamentario per noi è d’obbligo preferire uno spazio consono alle nostre esigenze.
Il soundcheck va via senza grossi intoppi, oltre alla voce amplifichiamo la cassa della batteria. Provo la doppio manico … con la temperatura che ci sarà stasera sarà un problema tenerla accordata.
Souncheck – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Morri
Verso le 20,30 terminiamo. E’ ora di cena.
The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Nella mezz’ora che segue il locale si riempie degli avventori che hanno sfidato strade lunghe e tortuose per venire a sentirci. Sono quasi tutti nostri supporter. Mi sorprendo nel constatare ancora una volta la loro fedeltà: il Livello è sito in un posto assai fuori mano e vedere gente arrivare dall’altra parte di Reggio e da Modena, Bologna e Padova mi scalda il cuore.
The Equinox, Il Livello 30-03-2019 b – Photo TT
Mi cambio, infilo scarpe che in qualche modo ricordano quelle di Page (tour 1972/77), mi infilo la maglietta Marshall Amplifiers, una camicia e il gilet.
Niente sigla introduttiva stasera, io e Saura non troviamo pace a tal riguardo. Ne abbiamo provate diverse (Jupiter di Gustav Holst come usarono i Firm negli anni ottanta, l’intro di In The Light, Shadow In The City di Page da Death Wish II), negli ultimi giorni abbiamo giocato con l’idea di Damask, sempre di Page, tratto dalla colonna sonora di Lucifer Rising, ma poi ci siamo detto che saremmo solo io e lei a inginocchiarci davanti a quelle demoniache disgressioni sonore …
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It’s showtime. Parto in maniera diretta col riff di Custard Pie e sia quel che sia. Concerto nella norma per quanto mi riguarda, mi sono preparato bene nelle ultime settimane, ho la mano allenata a dovere ma ho troppi pensieri per la testa, non sono concentrato a sufficienza, mi sento un po’ fuori fase e con poca energia; capisco in fretta che non sarà una serata speciale per me. Non sento bene né Saura né Pol, mentre invece sono stretto contatto con Lele: stasera il tigrotto di Mompracen, Il Sandokan della Sacca, il CR7 delle percussioni è in splendida forma, percuote i tamburi con rinnovata potenza e con la talentuosa eleganza che lo contraddistingue.
Lele nella parte de La Tigre della Malesia
Quando riesco nell’intento di liberare la magnifica fiera hard rock che è il lui, il successo della serata è assicurato. In alcuni momenti si lascia andare a rullate e a stacchi ritmici mai provati prima, sorrido, a tratti sembra il John Bonham del 21 giugno 1977 al forum di Los Angeles …
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Per la prima volta stasera presentiamo You’ve Lost That Lovin’ Feeling, il classico degli anni sessanta dei Righteus Brothers, scelta forse azzardata, non è che c’entri molto con i LZ, ma Page ne fece una ottima versione con i suoi Firm nel 1985, e avevo voglia di arricchire la scaletta con un po’ di melodia.
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Non facile per Saura replicare il giro del basso fretless (senza tasti insomma) che usò a suo tempo Tony Franklin, ma con l’aiuto di qualche effetto a pedale il risultato è comunque ottimo, d’altra parte è una gran musicista, ci salta sempre fuori … stasera nella presentazione l’ho anche chiamata “la Hermione Granger di Gavassa” visto che mette sempre un po’ di magia in quello che fa.
Saura as Hermione Granger
Notevole anche l’interpretazione di Pol, lo stallone reggiano, il Pavo Cristatus (il pavone blu insomma … come l’ho presentato stasera), il nostro usignolo d’altra parte ha lo stesso nome di colui che canta nella versione dei Firm (Paul Rodgers naturalmente, mio cantante preferito in assoluto … a pari merito col Golden God).
Pol as Pavo Cristatus
Non facile nemmeno per me cercare di duplicare l’effetto b-bender della Telecaster di Page. Il B-Bender è quel marchingegno che permette di tirare la corda di Si con un semplice movimento della chitarra (muovendo il manico verso l’alto). L’assolo è apparentemente gnocco, semplice insomma, ma l’effetto non è facile da replicare, e comunque la scelta delle note di Page è, come spesso capita, superlativa.
Jimmy Page playing the Telecaster with the B string bender
B Bender
In un modo o nell’altro il concerto termina. Spossato e annoiato dai mie soliti fastidiosi blues interni, mi accingo a ringraziare gli amici che vengono a complimentarsi e a salutare. E’ la notte dell’ora legale, le lancette dello smartphone saltano direttamente alle 3. Rimaniamo solo noi, l’intrepido Riff (road manager extraordinaire, il richard Cole di Cavriago) e qualche ragazza che tira tardi chiacchierando al bar. Mi accomiato da Yurj col solito affetto maschio e vigoroso. Mi colpisce poi l’abbraccio che mi dà Lele prima di salire in macchina. C’è amicizia e premura in quel gesto, non che sia una novità, ma i batteristi di solito sono meno sentimentali e più diretti. Guardo questo pezzo d’uomo a cui voglio un gran bene allontanarsi … per me rimane sempre il giovane ragazzo che conobbi diciassette anni fa e che doveva restare nella band di allora solo per un paio di concerti che avevamo in programma. Dopo più di tre lustri siamo ancora insieme, niente male davvero.
In macchina ripercorro il sentiero che mi riporta alla Domus. C’è una starry night lassù, le campagne sono nere, le strade deserte, i pochi lampioni rimandano una luce sfuocata che cola giallastra sull’asfalto; vecchie case da contadini ormai derelitte stanno lì a ricordarmi l’Emilia che fu, il tempo che fu, il giovane uomo che fui. Immerso nel liquido amniotico della blues mobile vago pur avendo una meta, interrogando il cielo stellato sopra di me, sospinto da una irrequietezza che da sempre mi appartiene, sono un uomo di blues, lo so.
Sono le 4 quando arrivo alla Domus. Scarico e sistemo la strumentazione, mi faccio un thè coi pavesini, mi butto sotto la doccia e poi a letto. Prima di chiudere gli occhi, misuro la serata, giusto un’altra notte da operaio del rock. Sento Strichetto correre su in soffitta, mentre Palmiro, con quel suo muso blues, si stende di fianco a me.
Nel mio animo le luci della città che brillano così forte iniziano a stemperarsi, così come l’eco del pubblico … Baton Rouge goodnight.
Obnubilato da un lunedì pomeriggio spompo e dai soliti blues lavorativi, me ne vado allegramente a Mutina per il consueto appuntamento di inizio mese col commercialista. Mi sento piuttosto down and out, il concerto con gli Equinox di sabato e la sconfitta dell’Inter di domenica mi hanno svuotato fisicamente e spiritualmente.
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Lo stereo della blues mobile manda Inners Secrets dei Santana, album che comprai in diretta più di quarant’anni fa. Procedo in modalità “trouble always coming my way”, con la chitarra di Carlos che cerca di tirami un po’ su.
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Percorro la bretella Stonecity-Mutina, mi immetto sulla tangenziale sud e quindi su strada Collegarola. In zona Vaciglio scorgo un giovane uomo su di un balcone, sulla cui ringhiera sventola la bandiera arcobaleno con la parola PACE. In questi tempi di rigurgiti neri, di isteria collettiva e di mancanza di (buon) senso comune, mi sembra un segno positivo.
La maruga (la mia testolina insomma) inizia a macinare pensieri, che bandiera poteri mettere io sulla balconata della Domus Saurea? Nove anni fa, in maggio, esposi quella dell’Inter, sospinto dalla gloriosa cavalcata che il manipolo di eroi nerazzurri guidati dal vate di Setubal fece sino a Madrid (fu il triplete, baby, oh yeah!), ma oggi visti gli ultimi accadimenti è meglio tenere un profilo basso.
Inizio così a pensare che la bandiera arcobaleno non mi dispiace affatto e che potrei utilizzarla magari personalizzandola in po’: una g al posto c e il gioco è fatto.
Entro in modalità fustinella e eccitato dalla mia brillante idea penso che non appena tornerò a casa chiederò alla pollastrella se posso commissionare a sua madre (la Lucy insomma, tra le altre cose sarta per tutte le stagioni) tale manufatto.
Trovo fortunatamente un posto dove parcheggiare in St. John Wood street, una breve camminata ed espleto il mio compito dal commercialista. Nel tornare verso Stonecity decido di fermarmi dal mio amico fraterno Joe, il quale lavora in una concessionaria nei paraggi. Ci aggiorniamo sugli ultimi sviluppi delle nostre vite, malediciamo i football blues (anche Joe è un cuore nerazzurro) e ci salutiamo.
In ufficio termino i miei compiti giornalieri e verso sera esco. Nel tragitto verso casa decido di riascoltarmi il bootleg della Bad Company Boston 1977.
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Arrivo alla Domus, metto la Sigismonda in garage, faccio per salire le scale quando mi sorge un dubbio: ma siamo sicuri che sia una buona idea chiedere a Polly quello che ho in mente? Sì certo, è una amante del Rock anche lei, ma non è una richiesta un po’ sciocca? Non dovrei smettere i panni del ragazzino e comportarmi almeno ogni tanto come un uomo adulto? Cosa potrà pensare di me se continuo ad essere sempre perso nel mondo che mi sono creato nella mia maruga? Se il Rock continua ad essere l’unico faro su cui orientarmi mentre il resto della vita se ne va a ramengo?
Apro la porta, Strichetto (la mia dorata pussycat) mi viene incontro e mi lancia uno dei suoi saluti “miaaao“, Palmiro (la mia adorata pantera nera) dorme sul divano della sala, entro in cucina, faccio per aprir bocca ma le lei mi anticipa:
“Ciao Tyrrell. Stasera ci guardiamo una puntata di una nuova serie di Nordic Noir che ho appena trovato?
Come riportato sul sito di Netflix, la trama della stagione 1 (ma vale anche la stagione 2) di questa serie TV belga, in breve, si può riassumere così: un detective in lutto ritorna a vivere nella sua tranquilla cittadina natale, ma viene coinvolto in un caso di omicidio che fa emergere oscuri segreti.
I protagonisti sono Yoann Blanc, Guillaume Kerbush, Anne Coesens. Creato da Stéphane Bergmans, Benjamin d’Aoust, Matthieu Donck.
Anche questa è una serie TV da non perdere assolutamente. La stagione 2 poi è fenomenale. Parte magari un po’ lenta, ma si dipana in una maniera superba: pathos, tensione, curiosità investigativa tengono incollati davanti allo schermo. Yoann Blanc, che interpreta l’ispettore Yoann Peeters, è bravissimo, ripeto bravissimo.
Sono molto soddisfatto di queste serie TV europee, sono opere di altissimo livello, ed è bello allontanarsi dal mondo americano, sempre troppo presente nelle nostre televisioni.
Io e il nostro Gianni Della Cioppa ci siamo scambiati qualche messaggio su whatsapp e faccio mia la sua ultima considerazione:
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“ma sai Tim, non ho più nemmeno un’opinione, che Icardi non sia un leader è evidente, ma forse conveniva a tutti stare zitti e chiudere i conti a fine stagione …altrove sono bravi a nascondere il letame sotto al tappeto”.
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Già, noi invece siamo qui, spossati, sfiduciati e sfibrati dalle ennesime beghe interne e dall’ennesima stagione andata a ramengo, ad affrontare il derby con pochissime speranze di vittoria contro una squadra, il Milan, che sì, si è data una quadra, che sì, vince, ma che alla fin fine non è che sia un granché. Oltre a questo abbiamo anche dovuto assistere ad una strabordante vittoria dei gobbi contro uno dei sedicenti alfieri dell’interismo, il Cholo, in Champions League.
Ieri, prima di fare la spesa alla Coop della mia città, mi sono fermato a fare colazione in un bar: cappuccino, krapfen e Gazza. Sulla rosea ho letto di una nuova rivoluzione prevista per fine stagione.
Poi, una volta dentro al supermercato, ho notato che confezioni di ovetti pasquali dedicate alle tre maggiori squadre di calcio erano posizionate secondo la classifica odierna. Niente da dire, ma mi è venuto il blues.
Ovetti Alla Coop -Milan – Inter derby del 17/3/2019 – foto TT
Un blues così feroce che dopo più di 14 anni ho disdetto il pacchetto calcio di Sky. Non avrei mai pensato di farlo, ma perché continuare a pagare per soffrire?
L’unica cosa che mi consola è che anche prima della seconda grande Inter, prima dell’arrivo di Ciuffy (Mancini, insomma) e Mou, la situazione era più o meno questa, eravamo depressi alla stessa maniera. Nel mio pessimismo cosmico sono certo che una nuova grande Inter è comunque dietro l’angolo.
Stasera teniamoci stretti, restiamo uniti, stringiamoci a corte e che il padre dei quattro venti (il Dark Lord, Jimmy Page, insomma) gonfi le nostre vele, perché la chiosa rimane la stessa:, Inter o Muerte!
Un’altra serie TV di Nordic Noir che sta stravolgendo i miei ritmi quotidiani è Trapped, serie islandese girata nella cittadina di Siglufjörður. Ho visto la prima stagione e ne sono rimasto incantato, tanto che se non fosse per i prezzi (per me) proibitivi che un viaggio ed una permanenza del genere avrebbero, giuro che passerei le vacanze di agosto nell’albergo di Siglufjörður.
E’ sorprendente come una nazione così piccola sia stata in grado di mettere in piedi una produzione del genere. E’ una serie TV fatta benissimo con attori che mi paiono tutti molto, molto bravi, in particolare il capo della polizia locale Andri, interpretato da Ólafur Darri Ólafsson, doppiato da Alberto Bognanni. Da menzionare anche il capitano del traghetto Carlsen, interpretato da Bjarne Henriksen, doppiato da Gianni Giuliano (attore presente anche nella prima stagione di Forbrydelsen). Tutta gente che sa fare il suo mestiere in maniera esemplare.
Devo riuscire a recuperare la seconda stagione, perché per me è ormai impossibile vivere senza la mia dose giornaliera di Nordic Noir.
Avevo accennato a questa serie TV un paio di settimane fa, ma ora che ho terminato di vedere anche la seconda stagione credo che Forbrydelsen meriti uno spazio tutto suo.
Sono arrivato ad essa dragando la rete e le piattaforme televisive in cerca di altre serie TV Nordic Noir. La pollastrella trova questa Forbrydelsen del 2007, serie danese che per certi versi può essere considerata quasi un prequel di The Bridge. La protagonista è la magnifica Sarah Lund, interpretata da Sofie Gråbøl, la attrice che ebbe anche una parte molto importante in Fortitude.
Sara Lund – Forbrydelsen
Sarah Lund è un commissario danese che cerca di sbrogliare le matasse di casi complicati. E’ quel tipo di donna di cui gli uomini di blues come noi possono innamorarsi un un istante. I suoi maglioni sono oramai un classico, un po’ come il cappottino verde/marrone e i pantaloni di pelle di Saga Norèn.
Sara Lund – Forbrydelsen
La prima stagione è ottima e la seconda lo è – se possibile – ancora di più. La commissaria Sara Lund è una figura che d’ora in poi farà parte della mia vita. Le serie Tv di Nordic Noir ormai sono un bisogno impellente per me. Non perdetevi Forbrydelsen quindi. Essenziale. Serie da vedere (nella versione danese originale).
PS: sto disperatamente cercando la terza (con doppiaggio in italiano).
SERIE TV: Forbrydelsen (The Killing) DK – Stagione 1 – TTTT ½
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SERIE TV: Forbrydelsen (The Killing) DK – Stagione 2 – TTTTT
Non piove da diverse settimane, la terra è arida, il MississipPo è in secca, non siamo ad agosto bensì ad inizio marzo … non mi abituerò mai a questi cambiamenti climatici. Primavera meteorologica iniziata dunque sotto il segno del blues, un blues asciutto e arido quando io preferisco quelli umidi, voluttuosi e pieni di fenomeni. Non mi resta che chiudermi nella mia cabin con i dischi di Muddy Waters e Robert Johnson e soffermarmi sulle solite sciocche considerazioni a proposito della mia vita.
Muddy Waters cabin – Clarksdale, Mississippi – photo Karl R. Josker 1995
STARE CON POLLASTRELLE DI UN CERTO TIPO
Sabato mattina ore 7, mi sveglio. Si sveglia anche lei; facciamo due chiacchiere mattutine sulle serie TV di Nordic Noir e poi ci alziamo. Prima di preparare la colazione metto sul piatto Long Cold Winter dei Cinderella, ho bisogno di iniziare il sabato con la carica giusta.
Vado in bagno, davanti allo specchio osservo la mia espressione blues mentre mi faccio la barba. Lo stereo irradia il ritornello di Gypsy Road e la pollastrella si fionda davanti alla porta del bagno, in mutandine e canottiera, cantando “My gypsy road can’t take me home, I drive all night just to see the light, My gypsy road can’t take me home, I keep on pushin’ cause it feels alright” suonando l’air guitar come fosse una Tommasina Keifer qualunque. Scuoto la testa, ma con che cavolo di donna mi son messo? Paura!
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Poco dopo, sulla blues mobile, direzione Coop L’Ariosto di Regium Lepidi. La chiavetta manda Trampled Underfoot tratta dal concerto dei LZ al Richfield Coliseum di Cleveland, il 28 aprile 1977. Si tratta di una delle date migliori del 1977, e quella versione di TU è semplicemente magnifica. Il tempo leggermente più lento del solito, quel groove ostinato e sexy che solo Bonham e Jones sembrano saper esprimere. Tutto il gruppo gira a meraviglia e Bonham nella chiusura è semplicemente irrefrenabile. Lei ascolta con ammirazione tutto il pezzo sino alla fine.
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Mi chiede poi di passare a No Quarter, sempre dallo stesso concerto; la assorbe tutta, ogni tanto se ne esce con un “John Paul Jones è un genio, senti come chiude la strofa qui”. 24 minuti di registrazione audience (quindi non certo un audio per mammolette), con tanto di lunghe divagazioni strumentali, tra cui il piano solo, Nut Rocker e l’improvvisazione blues.
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Osservo questa ragazza, o meglio, questa donna adulta con cui vivo, illuminarsi di fronte ad una registrazione del genere. Di solito sono (magnifiche) ossessioni che gestisco da solo o in compagnia di qualche amico obnubilato come me dall’esoterismo musicale del gruppo che tanto amo, so che anche lei è innamorata dei LZ tuttavia mi ritrovo spesso a riflettere sulla cosa e finisco sempre per chiedermi, ma dove l’ho trovata? Da dove è saltata fuori? Paura (e 2)!
Qualche giorno dopo ricevo verso sera due suoi messaggi whatsapps …. sono due registrazioni audio prese dall’abitacolo della sua macchina, sta tornando a casa con The Wanton Song e The Rover dei LZ ad alto volume, nella registrazione urla “Physical Graffiti a manetta!”, con il termine manetta che con l’accento reggiano diventa – per me, modenese – comico.
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Verso le 19 arrivo a casa, dal cortile capisco che sta suonando. Apro la porta, entro di soppiatto, e la vedo alle prese con il basso a tracolla, sta suonando The Wanton Song seguendo i LZ che fuoriescono dallo stereo.
E’ una musicista dotata, la sento mentre cerca di carpire dal pezzo tutti i figadini che John Paul Jones suona col basso …
La conosco ormai da molti anni, vivo con lei da un decennio ma come detto ancora mi soffermo a soppesare il tipo di donna con cui sto … motociclista/go-kartista, musicista, marangona* … e puntualmente mi chiedo “ma dovevo proprio mettermi con una amazzone?” Paura (e 3)!
Saura speed queen – foto TT
Saura musicista – foto TT
Saura marangona – foto TT
marangona* = (in reggiano) mastro d’ascia, carpentiere, falegname
SMALL TOWN BLUES
Domenica mattina a Nonatown, mio paese natale; ho un appuntamento con il fratello del commissario Montalbano. Ne approfitto per prendere un cappuccino in centro al Bar Pasticceria Malaguti del mio amico Stef e per fare una lunga camminata tra i posti della mia giovinezza. Circumnavigo uno dei quartieri in cui ho vissuto. Incontro Lino e Giordano, amici del tempo che fu. Finiamo per parlare di calcio. Uno è un gobbo, l’altro è un cuore nerazzurro come me. In quelle occasioni mi presento pressoché sempre nelle vesti dell’emiliano verace: schietto, con le madonne a far da intercalare, dialetto in libertà e temi che saltano con noncuranza tra calcio, fighe e politica. In quelle occasioni mi sorprendo sempre di me, sono davvero così o è una delle mie maschere?
Sandrone – maschera di Modena
Passo di fianco al Campo di Educazione Stradale, regalo di un‘amministrazione niente male, passo davanti all’abitazione in cui ho vissuto nella prima metà degli anni settanta, mi faccio prendere dai ricordi, mi par di rivedere il piccolo Tim (o meglio Tirellino come mi chiamavano le maestre), eccitato per la finale dei mondiali Olanda e Germania, allora Johan Cruijff era il mio mito, il Dark Lord doveva ancora arrivare.
Nonatown – Campo di educazione stradale – foto TT
Olanda 1974
Ritorno in me, mi dirigo verso il centro, mi metto in macchina in direzione Domus Saurea. Dallo stereo John Cougar Mellencamp.
Mentre riattraverso città e campagne e mi cullo nel languore del mezzogiorno domenicale emiliano, mi dico che sono proprio un uomo di provincia, un uomo nato in una piccola città …
Emilia crossing – foto TT
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Il coguaro batte nel cuore della Sigismonda, sono i tre dischi di rock americano (inteso nel senso stretto, quello rootsy insomma) che più amo … American Fool, Uh Huh, Scarecrow.
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Attraverso il confine delle due contee che mi hanno generato, guardo il cielo, seguo il sentiero del rock e insieme a Mellecamp canto uno dei suoi slogan che più mi piacciono …
Emilia crossing – foto TT
Forget all about that macho shit And learn how to play guitar
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SONGWRITING BLUES
Periodo molto prolifico questo. Mi metto sulla chitarra e quasi ogni volta esce un riff, una sequenza d’accordi, una frase, una canzone nuova. Quando passo questi periodi sento sempre un fricciconer core, una sorta di tremarella compositiva, una piccola vibrazione cosmica. Mi diverto parecchio a dare i working title alle mie nuove cose: uno è Ten Wings Gone perché dentro ci sento gli Wings e certe atmosfere di Ten Years Gone, un altro White Mass perché mi par di riscontrare echi dei Black Sabbath e un terzo Police On My Led. lo sviluppo musicale di quest’ultimo mi pare contenga tracce dei Police, appunto, e dei LZ. alla fin fine poi sono fantasie mie perché ormai credo che faccia tutto parte dello stile Tim Tirelli, come dice la pollastrella.
Peccato non poter sviluppare a dovere queste nuove piccole composizioni, finiranno come sempre nel cassetto, il solito drawer blues insomma.
SVEZIA
Periodo di Nordic Noir, periodo di dipendenza da serie TV. Ormai riesco a concepire solo la Scandinavia (Islanda inclusa), ed in particolare la Svezia. Anche i miei acquisti ne risentono.
Svezia blues – foto TT
SUL PIATTO DELLA DOMUS
Sempre più frequentemente al mattino, mentre mi preparo per andare al lavoro, invece di Circo Massimo su Radio Capital, metto sul piatto degli LP.
Black And Blue è uno dei miei dischi preferiti in assoluto …
Sul piatto della Domus – foto TT
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Ogni tanto poi esco dal lavoro prima perché il momento è quello che è e, per rimettermi in carreggiata, una volta arrivato alla Domus, mi affido al Texas Tornado.
Sul piatto della Domus – foto TT
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Physical Graffiti poi non mi delude mai, la side three è uno dei lati di LP più riusciti di sempre per me.
Sul piatto della Domus – foto TT
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Le sere del fine settimana che non esco le passo ad ascoltare Stanley Turrentine. Questo LP me lo regalò mio zio Giàver negli anni settanta, da allora mi riempie l’animo ogni qualvolta sono in the mood per Jazz di questo tipo
Sul piatto della Domus – foto TT
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35 anni fa comprai The Works dei Queen, anche dopo tutti questi lustri rimane – considerati gli anni in cui uscì – un bel disco da ascoltare con piacere.
Sul piatto della Domus – foto TT
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FOOTBALL
Di nuovo sospeso in una dimensione da football dove sconforto, speranza e sopportazione si mischiano grazie all’anima blues della mia squadra del cuore, mi rincuoro con la splendida qualificazione dell’Ajax al turno successivo di Champions League: battere il Real – a 4 al Bernabeu non è roba per tutti. Forza Aiace.
LUPO DI MARE IN CHIAVE DI BASSO
Nel sistemare i miei archivi ritrovo la trascrizione del giro di basso di A Salty Dog fatta da Saura 13 anni fa. All’epoca avevamo il pezzo in scaletta e io per quei cinque minuti dalla chitarra passavo al basso mentre Saura sedeva alle tastiere. Il problema è che io non leggo in chiave di basso, ne conosco il meccanismo ma non mi ci sono mai messo, già trovo impegnativa la chiave di violino quindi figuriamoci. Sorrido nel vedere che avevo scritto il nome delle note tradotte nella chiave di violino sotto al pentagramma e ancora una volta mi tolgo il cappello davanti alla capacità di Saura di trascrivere una melodia (per di più in chiave di basso) sullo spartito. La firma poi è la cosa che fa più ridere: “by Saura” … ah ah ah.
Trascrizioni di una bassista – foto TT
Trascrizioni di una bassista – foto TT
DOMUS blues
La Domus Saurea si sta risvegliando, la primavera bussa alle porte, entra dalle finestre, i gatti sono sempre più propensi a stare all’aria aperta, la stufa a pellet inizia a rallentare, la campagna sembra prepararsi alla stagione lussureggiante.
Palmiro, il mio amico peloso, si fa una sgambata di un paio d’ore di primo mattino, poi torna fuori per tutto il pomeriggio. Verso sera torna, si allunga di fianco a me sul divano e non c’è serie TV Nordic Noir che possa distoglierlo dal meritato riposo.
Palmiro, l’amico peloso – foto di TT
Stricchi invece non cambia abitudini, di giorno non vuole uscire, lo fa solo di sera. Quando sono a casa mi cerca continuamente, mi segue ovunque, alla sua maniera un po’ isterica sente di dover starmi vicino. Non avesse avuto una infanzia così problematica, sarebbe una gattina adorabile, ma in fondo già lo è così e spero che col passare degli anni possa scordare gli atteggiamenti degli umani scriteriati che la avevano in precedenza.
Stricchi – foto TT
Le margherite ormai sono spuntate,
Daisies at the Domus – foto TT
sul ponte ci sono già i sacchi del giro verde con i primi stralci di orto e giardino
Sacchi del giro verde sul ponte della Domus – foto TT
I contadini stanno preparando la terra per la semina … ora manca solo la pioggia.
Paul Rees “ROBERT PLANT – A LIFE” (2014 – Harper) – TTTT
Libro in lingua Inglese – versione economica.
Biografia del Golden God uscita in origine nel 2013 e scritta da Paul Rees, giornalista musicale inglese, tra l’altro direttore delle riviste Q Magazine e Kerrang, autore di libri e collaboratore con testate britanniche di peso.
L’autore si concentra sulla personalità, sulle sfumature e sulla vita personale di Plant; pur seguendo naturalmente la traccia della sua carriera musicale, questa è quasi appena accennata. Vi sono approfondimenti riguardo i suoi anni pre LZ e post LZ, ma dei dodici anni anni con i LZ, dal punto di vista musicale non vi è nulla di rilevante. Ritengo sia giusto così, tanto è stato scritto sul gruppo, tante le biografie su Page che si intersecano con la vita stessa dei LZ, era ora che ci arrivasse una biografia che svelasse qualcosa dell’uomo Plant.
Giungono conferme che, come Page (e Rod Stewart e Van Morrison), Plant è un uomo un po’ tirato con i soldi, può avere spunti di grande generosità ma è assai oculato e parsimonioso (per non dire tirchio).
Rees ha intervistato molti amici e collaboratori di Plant (le considerazioni di Benjy LeFreve ad esempio sono tra le più schiette), da essi si capisce chiaramente come la debolezza di Plant siano state (e siano) le donne. Non che avessimo dubbi, se uno stallone di quel genere diventa una delle rockstar più di successo l’equazione diventa facile facile, ma è quasi esilarante capire come non abbia mai saputo resistere al fascino femminile e di come abbia sempre fatto il galletto.
Il libro parla senza problemi del fatto che Robert ebbe una relazione anche con Shirley Wilson, sorella di Maureen, sua moglie; la cosa diventò ufficiale nel 1984 dopo che Plant l’anno prima divorziò da Maureen, ma il racconto di Rees lascia pochi dubbi circa un coinvolgimento anche in momenti precedenti. L’autore non svela chi sia la madre di Jesse Lee, il terzo figlio di Plant. Si pensava fosse appunto di Shirley, ma Rees scrive che Plant non ha mai chiarito la cosa.
E’ ad ogni modo bello che Plant abbia un buon rapporto con le sue ex donne e con la sua famiglia e che le ex, i figli e le compagne riescano a convivere senza tanti problemi. Al contempo Plant continua a lamentarsi di tutti i soldi che deve in alimenti.
Intrigante capire poi come RP fosse molto esigente con i suoi musicisti. Doug Boyle in particolare, quello che soffrì maggiormente di certi atteggiamenti.
Nel libro c’è un paragrafo dove Ross Halfin (il noto fotografo) racconta che una volta andò a casa di Plant nelle Midlands per un servizio fotografico. Ross fu molto colpito nel vedere come l’ex fienile, adibito a sala della musica con tanto di piccolo studio di registrazione, fosse pieno di cimeli relativi ai Led Zeppelin. Una volta tornato a Londra Halfin confidò a Page che non si aspettava che Robert – sempre così pronto a tenere le distanze dal gruppo che lo lanciò in orbita – fosse così pieno di memorabilia e che non capiva allora l’atteggiamento negativo che il biondo di Birmingham aveva nei confronti dei Led Zeppelin. Page rispose che fu lui a insegnare a Plant a cantare, a come comportarsi, a come muoversi e tutto il resto e che ora Robert prova risentimento.
Il libro naturalmente parla del rapporto di amore odio tra i due e di come nel periodo post LZ fu Robert a diventare, tra i due, quello con maggior peso, soprattutto negli anni dell’avventura Page and Plant.
Molti altri gli aspetti della personalità di Robert che sono resi noti in questo libro, che a questo punto diventa praticamente essenziale.
Per certi versi Robert rimane un hippie ma per chi, come noi, non ha timore di guardare l’abisso della verità in faccia, è stuzzicante percepirne anche gli aspetti più contraddittori, più oscuri e meno conosciuti.
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