Scampoli di belle giornate qui alla Domus Saurea, scampoli di blues stesi al sole ad asciugare. Impantanato come al solito nel bayou dell’esistenzialismo, cerco un appiglio nelle distrazioni date dai concerti degli Equinox, dalla prossima toccata e fuga a Londinum per vedere gli ARW all’Hammersmisth Odeon e nelle partite dell’Inter. Dopo le sconfitte con la squadra zebrata di torino e con la Roma, il mio interesse sembrava essere scemato, ma altro non è che autodifesa, domenica ero di nuovo al mio posto, lì nella tribunetta blues della Domus Saurea, a godermi il 5 a 1 sul Cagliari. Oltre a questo, cerco di dipanare le solite giravolte spirituali date dal mio animo inquieto.
WALKING BY MYSELF
Quando devo sbrigare una commissione per l’ufficio nel raggio di 2/3 km cerco sempre di andare a piedi in modo da tenermi in forma e da far evaporare paturnie varie; mentre torno da una puntata in banca, incontro una donna anziana, non so darle una età precisa, potrebbe avere 70/80 anni. Non sembra essere in formissima. Mi ricorda gli ultimi anni di mia nonna Anita, la madre di mother Mary. E’ vestita come si vestivano le donne vecchie 40 anni fa: cappotto scuro, velo in testa, scarpe fuori moda, bastone. Cammina, se non a fatica, in modo greve. Ha lo sguardo triste, rassegnato, a tratto spaventato. Mi chiedo se abbia figli, se abbia ancora un marito, sei sia sola. La solitudine dei vecchi è una cosa terribile e mi tocca nel profondo.
Poco dopo vedo una coppia di anziani su di una Opel Astra famigliare. L’uomo è al volante, impiega più del dovuto a svoltare a destra, dietro, una figa sui 35 anni su una di quelle macchine da figa; dentro all’abitacolo si agita e lo manda platealmente a quel paese. Scuoto la testa. Vorrò vedere lei tra altri 35 anni quando il mondo sarà diverso da quello a cui è abituata oggi, quando dovrà svoltare da qualche parte e lo farà lentamente e avrà alle costole una giovinastra arrogante che le metterà fretta.
FRIENDS
Rifletto sull’amicizia; mi pare molti la scambino con la semplice conoscenza. Come si può considerasi amici se non ci si sente mai, se non ci si manda che so un messaggio, una email o se non ci si chiama ogni tanto per sentire come va? Non c’è proprio educazione riguardo l’amicizia, io credo sia un sentimento che vada coltivato altrimenti rinsecchisce. Devo dire che sono sempre colpito da questa cosa. Capisco che le persone abbiano le proprie caratteristiche, chi è più espansivo, chi meno, ma l’amicizia è una cosa seria, se non ci sente mai cosa ci diciamo amici a fare? Mentre faccio questo pensiero mi viene in mente il mio amico Livin’ Lovin’ Jaypee. Jay è un uomo di blues riservato, quieto, attento, un bassista insomma. A volte non ci sentiamo per qualche settimana, poi d’improvviso mi arriva un messaggio “Ciao Magister, oggi sono a casa in ferie. Ci facciamo una pizza? Stonecity ore 13?”.
Penso anche a quanto scrisse un mio amico/conoscente di New Orleans su facebook subito dopo l’elezione di Trump. Non capiva come si potesse togliere l’amicizia su FB a chi aveva votato per l’orco col parrucchino; seguiva una serie di considerazioni del tipo, resti mio amico anche se abbiamo differenze di vedute.
Mi sono interrogato a fondo su questa cosa e sono giunto alla conclusione che dipende dal tipo di differenze di vedute, credo. Se tu voti e sostieni uno come Trump, posso davvero considerarti un amico? Oltre all’affetto, all’aspetto emotivo, alla sincerità, alla la fiducia, alla stima e alla disponibilità reciproca, per me l’amicizia si basa anche sulle affinità elettive, sulla condivisione di valori, sui principi fondanti dell’umanesimo. Se tu sostieni uno come Trump, o se sei uno che simpatizza per certe ideologie puoi essere mio amico? E’ sufficiente che si sia passato del tempo insieme da ragazzi, che si tifi la stessa squadra e che si amino gli stessi gruppi rock per considerarsi amici?
FORTITUDE – serie tv
La seconda serie di FORTITUDE (come ho già scritto in gennaio) è iniziata, siamo già al sesto episodio e continua a piacermi parecchio. Produzione britannica, genere thriller sci-fi psicologico, ambientazione Norvegia artica. Un uomo di blues come me ci va a nozze in un humus del genere. Mi piace molto la governatrice Hildur Odegard (l’attrice danese Sofie Gråbøl), una superfiga 49enne che rappresenta quel tipo di donna che sono solito idealizzare.
Fortitude – la governatrice Hildur Odegard
Cosa ci faccia in questa seconda serie Mino Raiola invecchiato (l’attore Ken Stott nei passi di Erling Munk) Page solo lo sa. Ogni volta che lo vedo mi aspetto sempre un cameo di Ibra o di Balotelli.
Ad ogni modo, bel sceneggiato TV (come li chiamavamo negli anni sessanta).
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TEN THOUSAND SAINTS – TTTTT:è un film di Spriger Berman che ho visto su Sky e che mi è piaciuto molto. Buona parte del film è ambientato a New York zona St.Mark place ed era inevitabile che in una scenetta si menzionasse la copertina di Physical Graffiti. Altro sussulto quando nella pellicola passa Shooting Star della Bad Company. Bel film.
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LAND OF MINE – TTTTT: altro gran film visto su Sky. Riuscito il gioco di parole del titolo e riuscitissimo il film stesso, la lezione morale data in modo così naturale è assai potente.
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AN OLD MAN AT CIRENAICA
Domenica sera. Ho già suonato la chitarra in vista del concerto a La Rotonda Italiana di Mancasale, ho già fatto la doccia, ho visto il sesto episodio di Fortitude 2, Palmir dorme sul divano dopo una giornata di sole passata nelle campagne. Con la cajun girl di Borgo Massenzio valuto dove andare. Controllo la programmazione dei locali dove si suona(va) dal vivo della Mutina-Regium county. L’offerta, dal nostro punto di vista, è desolante. Jazz quartet, duo acustico, dj set, gruppo country. Ribadisco per l’ennesima volta che il Rock è morto e opto per una osteria-pub vicino alla Domus Saurea. Il servizio è eccellente, la giovane cameriera ci dà persino del lei. Il locale è pieno, i due titolari attenti a che tutto proceda bene. E’ così che si fa. Saura si prende un hamburger veggie e una coca, io macinato di cavallo e una weiss; mentre chiacchieriamo, do un’occhiata in giro, scruto i tavoli, ad occhi e croce sono il più vecchio nel locale, escluso uno dei due titolari. Sì lo so, sono sempre qui a meditare sul tempo che passa e sulla mia condizione di uomo di blues di una incerta età, però non riesco a smettere, sono evidentemente immaturo, non riesco a gestire con un po’ di classe il tempo che passa. Me tapino.
THERE’S THE BLUES IN THE HEART OF THE CITY
Mi sono da poco comprato un nuovo giradischi. visto che sono uno che – come mi diceva Julia – ricerca sempre la perfezione e il bello, decido di cambiare puntina. Quella in dotazione è una di quelle economiche e allora ne ordino una migliore dall’unico seminegozio di hi-fi rimasto aperto. E’ sabato sono a Mutina, zona Garibaldi square. Mando un messaggio a Pike “ci prendiamo un caffè insieme?”. Dopo dieci minuti son lì che passeggio col mio amico nel centro della città. Ci sediamo in un bar, nella stradina medioevale vista duomo. Ordiniamo la colazione. Con noi ci sono due groupie.
Pike: Come va vecchio?
Tim: Sono un po’ in depression, qualche blues di troppo.
Pike: E come risolvi?
Tim: Beh, comprando cd e “picchiando la mia donna…”
Pike: “…fino a che non sei soddisfatto.”
Ecco, poi uno mi chiede perché sono amico con il Pike boy. Forse qualche altro mio amico avrebbe colto la citazione, ma completarla di getto non è da tutti.
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Parlando dei miei nuovi acquisti accenno al cofanetto dei DERRINGER (a breve la recensione qui sul blog).
Nuovi acquisti di TT
Essendo un grande fan dei fratelli WINTER, l’argomento Rick Derringer mi trova pronto, essendo un nome però non conosciutissimo in Italia, mi sorprendo (ma ripensandoci non più di tanto) che Pike mi sciorini con nonchalance i primi passi di Derringer, parlandomi dei McCoys e del loro successo Hang On Sloopy. Siamo in un tavolino all’esterno di un bar, mi guardo intorno, la gente passa e va e noi siamo qui che parliamo dei McCoys e di Rick Derringer. Ah!
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Pike mi parla poi di Orchestral Zeppelin, un tributo con l’orchestra fatto alla musica dei LZ. Di solito io e lui ce ne stiamo lontani da zavagli del genere ma in questo il richiamo dell’ orchestra è troppo forte. Non ne sapevo nulla ma quando salta fuori che canta Randy Jackson la cosa diventa interessante. Randy era il leader degli ZEBRA, gruppo rock formatosi a New Orleans nel 1975 e influenzato dai Led Zeppelin. Raggiunsero una certa notorietà nella prima metà degli anni ottanta con un paio di dischi di moderato successo su etichetta Atlantic.
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In questo progetto Jackson è nelle vesti di cantante, ma al di là di questo la vera cosa che importa è sentire l’orchestra in brani come THE RAIN SONG e I’M GONNA CRAWL. Si tratterà soltanto di un omaggio alla musica dei LZ, se volete di un tributo, ma il maestoso volo orchestrale su quel tipo di pezzi regala brividi.
Dopo un paio di orette a parlare di blues e di rock visto da prospettive oblique, ci incamminiamo verso il posto in cui ho parcheggiato la macchina. Ci salutiamo e ci inoltriamo nei rispettivi crocchi di persone in attesa del verde dei semafori. Grido “New York…” e Pike di rimando “Goodnight”. La gente guarda incuriosita, io me la ridacchio e penso che sono fortunato ad avere un amico come Pike.
Metto in moto la Sigismonda, sono pronto per tornare ail caos dei miei blues.
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GOODBYE ZIMELLA ROAD
Se ne va lo Zio Pippo, il fratello maggiore di Brian, a 91 anni. Il mercoledì si sente debole, fatica ad alzare le braccia, viene ricoverato in ospedale, parlano di una forte disidratazione, venerdì sera si spegne definitivamente. A parte che ha avuto una vita non facile per tutta una serie di motivi, se ne è andato – lucido – ad un’età e in un modo invidiabili. Lo zio era solo, ci siamo dunque dovuti occupare noi nipoti delle varie incombenze. A tratti mi è sembrato di essere catapultato a un anno fa, quando se ne andò Brian. Ho avuto poi a che fare con messe, benedizioni e rosari dato che lo zio era credente, e una volta di più il mio essere ateo e laico mi ha fatto sentire distante anni luce dalla percezione delle cose che ha chi crede. Non ho potuto inoltre fare altro che riflettere sulla mortalità e sul senso della vita, senso che proprio non riesco a trovare. Così ci rido su e saluto lo zio a modo mio, brindando al suo ricordo con due dita di Southern Comfort. Buon viaggio Tugnèt.
SEVEN UP:
Malgrado la pesante ombra di tristezza che mi ha lasciato la dipartita dello zio, mi sforzo di far si che il sole batta sul mio viso, lo zio ha avuto una lunga vita, ed è la vita che va celebrata, così cerco di ascoltare della buona e vivace musica Rock e di seguire le cose che mi fanno star bene. Mi appresto a vedere INTER – ATALANTA. Gli orobici sono una bestia nera per la mia squadra, il loro allenatore, Gasperini, poi non perde occasione per parlare male di noi da sei anni a questa parte, da quando cioè fu cacciato dal posto di allenatore dell’Inter dopo sole 5 giornate. Quest’anno in più INTER-ATALANTA è uno scontro diretto per la lotta zona, se non Champions League, Europa league. La Dea sta facendo un campionato ottimo. Il primo quarto d’ora la Atalanta gioca il buon calcio messo in mostra sino ad oggi, ma poi l’INTER di Pioli sale in cattedra e non ce n’è per nessuno. 5 goal in 17 minuti. Una squadra incontenibile. Come dice Scarpini nella telecronaca “lezione di calcio”. Mi esalto come ai tempi del triplete, sul gruppo facebook che gestisco (INTERISTA SOCIAL CLUB) scrivo cose del tipo: “miglior squadra di tutti i tempi“. Sono al settimo (è proprio il caso di dirlo) cielo. La partita finisce 7 a 1, 3 goal di Maurito, 3 gaol del Tanguito e 1 di Gagliardini. Da quando è subentrato Pioli l’Inter ha cambiato volto. Non bisogna dimenticare le tre sconfitte con Napoli, Roma e con la squadra che si assegna due scudetti in più rispetto quelli che effettivamente ha (e anche l’avverbio effettivamente qui è usato in modo non corretto…gli scudetti in meno sarebbero di più, ma tant’è…), ma è vero che ora la mia squadra è un gruppo unito, gioca bene (a tratti benissimo) a calcio e sembra maturata tanto. La società ha sistemato i conti, ha in mente grandi investimenti e ha voglia di fare…certo abbiamo gli occhi a mandorla, ma che ci vuoi fare, nessuno è perfetto e chissà se davvero dalla prossima stagione torneremo ai fasti di 7 anni fa. Ci spero tanto.
BENEDETTA PRIMAVERA
Ore 8, esco di casa per andare al lavoro; mentre chiudo la porta mi accorgo che l’albero di cagnetti è fiorito. E’ così, tutto d’un tratto, che elaboro il fatto che la primavera bussa alle porte entra dalle finestre s’infila sotto le gonne delle donne. E allora immergiamoci in questa nuova giornata di assoluto nonsense con il giusto piglio: infilo i Ray ban, seleziono i Def Leppard, e metto in moto la Sigismonda. Per un istante ripenso a quando ascoltavamo Pyromania, allora appena uscito, in fonoteca a Locus Nonantula, avevamo 20 anni e tutto ci pareva possibile, vengo scosso da un leggero tremore, it’s been a long time, ma invece di ricadere nel burrone della nostalgia, scrollo le spalle, alzo il volume e spingo sul gas… let’s rock baby … lasa cla vaga.
Cosa mi porti ad andare a Genova un martedì pomeriggio per vedere il film dei Led Zeppelin THE SONG REMAINS THE SAME proprio non so. Certo, mi incontrerò con alcun fan assai noti del nord Italia, il cinema lo gestisce uno di loro, magari risentirò il brivido che provavo laggiù fine anni settanta/inizio ottanta le volte che era in cartellone nei cineforum e lo andavo a vedere in qualche cinema di provincia, ma credo ci sia qualcosa in più. Temo sia il mio bisogno di distrazioni, di costruirmi il mio misero sogno on the road, di non rassegnarmi all’avanzare dell’età e di passare le serate davanti a Sky.
E’ con questo umore un po’ sghembo che salgo sulla mildly blues mobile direzione Genova insieme alla groupie. Ad oltre metà percorso, sull’autostrada della Cisa, ci fermiamo in un autogrill; ci sono pullman di tifosi napoletani – scortati dalla polizia – che vanno a Madrid per la partita di Champions League. L’autogrill è imballato, la determinazione (chiamiamola così) dei partenopei è evidente. Il flusso per entrare nella toilette degli uomini è costante. Gente in ciabatte, canne esibite senza nessun timore, voci alte, saluti e abbracci in un idioma molto lontano dal mio. Poco rispetto per gli altri avventori. Far la fila alla cassa non se ne parla nemmeno. Meglio salire in macchina e trovare un altro posto per pisciare.
Entrare a Genova è un sport estremo. Strade strette, palazzi costruiti uno sull’altro, il poco spazio a disposizione tutto occupato. Non deve essere facile spostarsi in una città del genere. Arriviamo in zona Cinema dei Cappuccini, non ci sono parcheggi liberi, trovo un buco per pura fortuna. Parcheggio a pagamento. 25 centesimi ogni sei minuti. Alla faccia! Infilo 5 euro di monete e mi incammino verso il cinema. Il posto è molto carino, accogliente, elegantemente blues.
Amduscia mi accoglie con un abbraccio. Sono ormai alcuni anni che siamo in contatto, finalmente ci si incontra di persona. Do un’occhiata alla esposizione di bootleg dei LZ relativi al tour americano del 1973. Amduscia è un collezionista, si vede. Le confezioni sono una meraviglia.
Cinema Cappuccini Genova – 14 feb 2017
Cinema Cappuccini Genova – 14 feb 2017
Poco dopo arrivano anche i milanesi: Dadgad, Alberto LG, Alber M. Alberto LG ormai lo conosco bene, è uno dei collezionisti italiani di memorabilia più rinomati. E’ la prima volta che incontro dal vivo Dadgad, una istituzione mondiale nel giro del mondo Zeppelin. Mi presentano anche l’altro Alberto. Curioso, siamo tutti fan dei LZ e Interisti sfegatati.
Trovare un posto dove cenare non è semplice, è San Valentino, ma alla fine riusciamo ad imbucarci in un ristorante lì vicino. Sussurro alla groupie: “Povera te, ti faccio passare la sera di San Valentino insieme a delle Led-Head a guardare The Song Remains The Same”.
Chiedo ai ragazzi quale è il loro concerto preferito dei LZ. Per Dadgad è la sera del 27/4/69 al Fillmore West, per Alberto LG una data del tour estivo americano del 1972, per Alberto M lo show alla Royal Albert Hall del 9/1/70. Io rimango fedele al L.A. Forum 3/6/1973.
Di nuovo al cinema. Incredibilmente la sala si riempie. Sono basito. Quasi 150 persone che un martedì sera di febbraio, nella giorno di San Valentino, vengono a vedere un vecchio “polpettone” (così lo recensì Renzo Arbore) relativo a tre concerti del 1973 dei LZ a New York.
Pensavo di annoiarmi, e invece…quante volte avrò visto il film? Almeno 13 nei cinema 35/40 anni fa, e altre decine grazie alla VHS, al DVD, al blu ray, eppure non tolgo mai gli occhi dallo schermo. La mente corre al tempo passato, quando questo film era tutto quello che avevamo, quando andare a vederlo al cinema era come andare ad un concerto, con i pubblico che applaudiva qualche passaggio particolare o alla fine dei brani.
TSRTS al Cinema Cappuccini – Genova 14/2/2017 (foto Alberto Marini)
Per un momento raggiungo l’estasi. Succede in DAZED AND CONFUSED, un paio di minuti di quelle improvvisazioni furibonde di Page dopo la sezione con l’archetto di violino mi catapultano nelle profondità siderali. Mi sorprendo di questa cosa e me ne compiaccio: che dopo 40 anni di amore io riesca a provare brividi così intensi è una cosa sublime. Che razza di chitarrista era Jimmy Page! Allora non ce ne era davvero per nessuno. La capacità di improvvisare in quel modo era davvero unica.
TSRTS al Cinema Cappuccini – Genova 14/2/2017 (foto Alberto Marini)
Termina il film e il pubblico applaude. Incredibile. Non si tratta dei ragazzini di 40 anni fa, ma di adulti di 40/50/60 anni, eppure il battimani sgorga spontaneo. Mentre passano i titoli di coda con la versione da studio di STH in sottofondo e le immagini dei quattro che salgono sul loro Boeing personale, chiamo la groupie all’ordine, meglio andare, ci aspettano un sacco di km; lei non ne vuole sapere, vuole godersi il tutto fine all’ultimo. Lo schermo si spegne, le luci si accendono, ora possiamo andare.
Abbraccio i ragazzi. It’s been great. Genoa, goodnight!
Amduscia, SlimTim, Dadgad, Alberto LG – Cinema cappuccini Genova 14/2/2017 (foto saura T)
In autostrada, la groupie si appisola. Io penso alla dose di autodisciplina che ci vuole per affrontare un’ avventura del genere. Constato ancora una volta che la mia forza di volontà è ancora tanta, malgrado qualche scricchiolio. Forzare un po’ la mano serve per tenere l’animo in tiro, per capire di essere ancora in grado di compiere qualche piccola pazzia, per far si che Forever Young non sia soltanto una canzone.
Arriviamo alla Domus Saurea verso le 2. Prima di addormentarmi leggo qualche pagina del libro che ho iniziato qualche sera fa; dopo poco mi sovviene un pensiero, guardo la copertina e penso: dunque, mi sono appena fatto 470 km in giornata per andare a vedere il film The Song Remains The Same, sono le quasi le 3, domattina devo essere in ufficio presto e sono qui a leggere la nuova biografia (di 700 pagine) in inglese (!) di Jimmy Page, scritta da Martin Power! Domani, dopo il lavoro, meglio che mi iscriva ad un centro di zeppelinisti anonimi. Come diceva il mio amico Tommy, incapace di interrompere la visione del film in questione, “non riesco a staccarmi, ma cosa c’è lì dentro, la droga?”.
Circa un anno fa scrissi che speravo che il tempo passasse in fretta, perché solo così pensavo fosse possibile lenire il dolore causato dalla perdita del vecchio Brian, ora che 12 mesi sono passati mi interrogo su come si sente un essere umano ad affrontare a freddo la perdita del proprio padre.
Ho riletto in questi giorni quanto scrissi sul blog un febbraio fa, ho rivissuto quel periodo in pieno, il ricordo è ancora vivissimo.
Ho notato che dopo qualche mese sembra che la elaborazione del lutto sia a buon punto, hai spurgato le tossine emotive date da anni di gestione del tuo vecchio genitore e il battito della vita torna farsi prepotente. Certo, hai sempre una malinconia di fondo, ma l’istinto è quello di risentire di nuovo il sole battere sul tuo viso, poi però piano piano, mano a mano che il primo anniversario si avvicina, ti accorgi che pensi al tuo vecchio sempre più spesso, che ricordi, coincidenze e lampi improvvisi ti squarciano l’animo.
Stai dando un occhiata al tuo tablet, per curiosità controlli quelle poche foto che contiene, le sfogli e quando all’improvviso ne trovi una degli ultimi anni di Brian senti un tuffo al cuore. Frughi dentro ad una scatola che non apri da tempo e ci trovi il portafoglio di Brian, lo apri e contempli la patente, la carta d’identità e il post it giallo su cui aveva scritto i numeri telefonici tuo e di tua sorella e subito ti viene alla mente il foglietto che aveva appiccicato sotto la foto di tua madre, sua moglie, con su scritto il nome, l’alzheimer lo stava aggredendo e non voleva dimenticarsi il nome Mara.
Sistemi la cartella di tuoi documenti vari del 2014, ordini le buste paga, i resoconti della Siae, le fatture di acquisti fatti, i biglietti dei concerti visti e ad un certo punto spunta un foglio, la lista della spesa che facevi scrivere a Brian affinché restasse in allenamento. Al di là del fisiologico errore nello scrivere crescentine solo con la s (siamo in Emilia dopo tutto), mi sorprende di come un vecchio affetto da alzheimer riuscisse ancora a scrivere in maniera chiara e dignitosa. Ricordo anche il siparietto finale:
Brian: ” Tim, cosa devo scrivere ancora?”
Tim (indaffarato e alle prese con i conti della settimana): “scrivi viva mio figlio Tim Tirelli”.
Brian: “ah, già, è vero.”
Lista della spesa di Brian – foto TT
Mi ritrovo inoltre alle prese con riflessi involontari che riconducano direttamente a lui. Mi trovo a passare nei dintorni della Crocetta e d’istinto mi viene da dirigermi nella struttura per anziani dove era ospite quell’ultimo anno, passo per via Per Albareto e controllo se per caso è affacciato alla finestra del terzo piano, al sabato mi sveglio e a volte il primo pensiero è ancora quello di “devo correre da Brian”, già… mi sorprendo del fatto che al sabato, alla domenica o nelle pause pranzo io non debba correre da lui.
Questa settimana poi è stata particolare, quasi tutto mi riconduce a lui. Giovedì ho fatto una salto dal commercialista, solito appuntamento di inizio mese, due chiacchiere col titolare e con chi ci segue e poi esco, mentre torno elaboro il fatto che è giovedì, esattamente come un anno fa, quando poi mi fermai alla Casa della Gioia e Del Sole e vidi per l’ultima volta il vecchio Brian. Sciocche coincidenze, senza peso e senza importanza, ma visto la mia condizioni di uomo di blues, anche queste piccolezze segnano l’animo.
Brian poi è presente di frequente nei miei sogni. L’altra notte ho addirittura sognato che ero a casa di Page, c’era anche Brian e aveva quei comportamenti dati dall’alzheimer, comportamenti che fortunatamente in pratica lui non ha mai avuto, così un po’ angosciato pregavo Saura e mia sorella di venire ad occuparsene così da non imbarazzare Page. D’accordo che in marzo tornerò a Londra e una visita alla Tower House mi toccherà farla, d’accordo che è il primo anniversario della morte di mio padre, ma a tutto il blues c’è un limite, possibile che debba sognare una lavoro del genere?
Al di là di tutto, la cosa principale è che mi manca molto; buffo come per decenni abbiamo avuto un rapporto burrascoso (sono stato un figlio molto esigente e lui un padre diverso da quello che avrei voluto) e la sua gestione sia stata totalizzante e dunque deprivante per la mia vita e come oggi lo ricordi con infinito affetto e riconoscenza, come gli ultimi anni abbiano risolto il nostro rapporto, di come quello che mi diceva Julia si sia compiuto…del fatto insomma che sarebbe toccato a me fare il percorso per tutti e due per sistemare il rapporto. Non mi sembrava possibile e invece…
Ricordo, come scrissi d’altra parte anche un anno fa, solo cose belle: anche delle lunghe e interminabili giornate passate a da lui a fargli da badante rammento solo gli episodi più divertenti, affettuosi, teneri. Gli anni in cui ho annullato la mia vita per dedicarli alla sua ora mi sembrano il minimo che potessi fare.
L’unico aspetto complicato è che piango ancora, lo faccio di nascosto, in macchina quando guardo il cielo e d’improvviso mi viene in mente lui (e mia madre), oppure mentre mi nascondo nelle campagne a far finta di cercar Palmiro quando il legame atavico che sento con la mia terra porta a galla il legame con la famiglia, infine quando sento le canzoni tristi…è un pianto che sgorga per un mix di sentimenti, la mancanza di Brian, la condizione di adulto senza più genitori, la percezione del limite, la solitudine dell’uomo di blues perso su di un piccolissimo pianeta che galleggia nell’infinito oceano del cosmo.
Brian era anche un punto importante per il blog, nel raccontare le sue peripezie nella valle dell’alzheimer, ci siamo confrontati su temi quali la vecchiaia, l’alzheimer appunto e la gestione di un genitore molto anziano, temi sempre più di attualità.
Un anno fa in molti mi avete scritto per farmi arrivare la vostra vicinanza, alcuni di voi stavano affrontando più o meno il mio stesso percorso. Mi chiedo come siano le vostre situazioni ora, in caso sappiate che ricambio con vigore la vicinanza. Rammento anche come il mio amico GCT mi esortava a tenere duro quando mi sentiva più teso del solito a proposito della gestione di mio padre, aveva da non molto perso il suo e il messaggio era “capisco tutto, ma stai con lui più che puoi perché poi non è più possibile”. Ora io faccio lo stesso con amici e amiche che hanno un genitore vecchio e si lamentano un po’ della situazione.
Chiudo questo post con un ricordo che mi fa sorridere … quando Brian veniva a pranzo alla Domus Saurea gli offrivo, anche se andava contro il protocollo, un dito di Southern Comfort. Se lo sparava con gran gusto poi mi gettava una occhiata complice e soddisfatta aggiungendo “Vacca, sl’è bon, Tim” “caspita, come è buono, Tim”.
E allora in questa domenica mattina piovosa me ne sto qui al riparo nel Priorato di Brian e anche se ho appena fatto soltanto colazione, due dita del mio, nostro, bourbon preferito me le sparo… alla tua papà. Mi manchi.
Gennaio è ormai finito, il nuovo anno mi trova tutto sommato in forma, senonché la mia maruga continua a girare a ritmo di blues. Ci deve essere un modo per smettere di lambiccarsi il cervello, di giocar con la mente e i suoi tarli , per vivere qualche ora serenamente … eppure io non lo trovo. Cerco di distrarmi ma raramente trovo un po’ di pace. Non troppo tempo fa, nei weekend, bastava una Peroni e un bicchierino di Southern Confort per allentare i morsi del blues e per sprofondare un paio d’ore in quel dolce crepuscolo in cui riesci a sbarazzarti di te stesso, ma a forza di farlo tutti i weekend, ormai quel piccolo accorgimento non basta più ed io, non volendo esagerare con i miei liquori inquinati, non vado oltre. Non mi resta così che convivere con i diavoletti azzurri che sin dal primo mattino mi danno il buongiorno.
I’M NOT IN LOVE WITH MY CAR
Di punto in bianco rammento la mattina di natale, sono in tangenziale a Mutina, passo a prendere mia sorella per il pranzo tradizionale alla Domus Saurea. Sono di buon umore, ho fatto una buona colazione con la groupie, ho scartato i regali e ora sono in macchina che mi ascolto il white album dei Beatles. Davanti a me una station wagon, parecchi pacchi natalizi nel bagagliaio, immagino che le tre persone a bordo stiano raggiungendo i famigliari, sui loro visi però un’espressione tutt’altro che felice. Nella corsia opposta una macchina in panne. L’auto è vecchiotta, le persone che le stanno intorno sono male in arnese. Hanno sguardi rassegnati, così a occhio la vita non gli deve venire facile. Vivere in un paese occidentale (o meglio, accidentale) ad andamento capitalista già non è facile di per sé, figurarsi per gli ultimi della fila. Mi sento a disagio, non sono certo un benestante, ma lì dentro alla (Aor) blues mobile con i sedili riscaldati, vestito di nuovo, dopo aver aperto tanti di quei regali che la testa ancora mi gira, mi sento in colpa. Mi torna in mente I Believe In Father Christmas di Greg Lake, la disillusione contenuta nel testo, la critica al consumismo che già nel 1975 si era impossessato del natale. Valuto per un momento se uscire dalla tangenziale e poi rientrare dall’altra parte per dargli una mano, ma subito dopo rinuncio e continuo a seguire il programma della giornata. Mi sento un po’ un pusillanime.
LINUS gennaio 2007 – BOYS DONT CRY
Linus è da tempo il mio settimanale preferito, mi sono perfino abbonato, e mi stupisco ogni mese della qualità degli articoli (e fumetti) in esso contenuti. Nel numero di gennaio – in particolare – ci sono due paginette di Antonio Pascale intitolate Boys Don’t Cry che ho trovato assai stimolanti. Qui sotto il pdf.
“Perché l’evoluzione non ha eliminato la depressione e l’ansia? Il modello modulare mostra che il nostro cervello moderno è in parte ancora al paleolitico: sei io provo ansia per un nonnulla sto attivando gli stessi meccanismi fisiologici che un cacciatore-raccoglitore attivava nel paleolitico, quando sfuggiva ad una tigre dai denti a sciabola”.
Qualche settimana fa è arrivata la notizia che le edizioni Team Rock sono in amministrazione controllata dopo soli tre/quattro anni dall’aver acquistato il pacchetto di pubblicazioni della Future Publishing. Stiamo parlando delle riviste Classic Rock Magazine (UK), Metal Hammer e compagnia. In sintesi, Team Rock paga più di 10 milioni di sterline a Future Publishing per l’acquisto e dopo quattro anni si ritrova in amministrazione controllata, tanto che Future Publishing corre a sua volta in soccorso. Non so bene a che punto sia la situazione oggi, ma così ad occhio e croce direi che il momento non sia brillantissimo. Classic Rock Magazine è, insieme a Mojo, la rivista rock di riferimento in Europa, da quel che so vende tra le 53.000 e le 57.000 copie. Non sono tante visto il bacino d’utenza, ma dato il declino della carta stampata non sono nemmeno poche. Ogni numero dovrebbe generare un fatturato di circa 650.000 euro, cifra più che interessante. Metal Hammer vende circa 20.000 copie, anche in questo caso cifra più che dignitosa. E allora cosa è successo? Cattiva gestione? Forse; non credo infatti che insistere sulle riviste BLUES e PROG sia poi così salutare. Quanto potranno vendere? Qualche migliaio di copie? Sono sufficienti per garantire lo sforzo? E poi, chi le compra? Probabilmente gli assatanati dei generi in questione, o gli appassionati del Rock come me quando in copertina c’è qualcuno come, che so, Johnny Winter o Greg Lake, ma a parte questi, chi se le fila? Davvero sono interessanti tutti quegli articoli e recensioni su band sconosciute arrivate sulle pagine di queste riviste spesso senza il filtro di una casa discografica vera o di una esperienza degna di nota? Un tempo i gruppi facevano dei demo-tape, dei provini, oggi si fanno direttamente i cd in casa con cui poi si inondando riviste e spazi dedicati alla musica senza che nessuno lasci davvero traccia. E’ questa la strada giusta? E’ davvero blues quello che viene proposto? La gente pensa che io sia un esperto di blues, ma sbaglia, me ne guardo bene. Il 95% del blues che mi capita di sentire non ha proprio senso. Stessa cosa nel Prog, quante sono le nuove band che valgono davvero? Quelle che sanno suonare, scrivere, arrangiare, cercare una strada loro? E’ sufficiente far vedere che si ha la capacità di mettere insieme un pezzo di sei minuti su cui infilare qualche passaggio strumentale complicato per essere un nuovo nome del Prog? Non sarebbe meglio ridurre e far uscire ogni sei mesi uno special sul blues o sul prog?
E d’altro canto, per quanto ancora le riviste come Classic Rock potranno scrivere dei vecchi nomi? Non è già stato detto tutto? Cos’altro si potrà aggiungere? Quanti sono quelli delle giovani generazioni a cui eventualmente gioverebbe trovare articoli sui vecchi leoni dei rock? Pochi, la stragrande maggioranza dei giovani non è interessata. L’epopea del rock è morta e sepolta, senza ricambio il rock si avvia a diventare un genere di nicchia, come la classica.
Mi basta guardare le classifiche del 2016. Secondo Dischinpiazza di Mutina, ad esempio, i migliori dischi del 2016 sono l’album di Bowie e Blue & Lonesome dei RS, e chi gestisce il negozio in questione è attentissimo alle nuove uscite, ai nuovi nomi. Bowie e i Rolling. Non è già una sconfitta questa? Blue & Lonesome è arrivato nella top ten italiana e americana. Un disco di cover di blues, suonate in maniera sgangherata da un gruppo di settantenni , arriva tra le prime dieci posizioni. Sì, certo, siamo tutti contenti, il blues, i Rolling Stones, ma ha senso?
E intanto Eddie Van Halen va a giocare a golf, fatto che non avrà lo stesso peso di quello che ha attaccato un adesivo dei Gratefull Dead sulla cadillac, come cantava Don Henley, però… Il Rock, come lo intendevamo noi (come fenomeno socio culturale), è morto da un pezzo.
L’ARABA FELICE
E’ successo, non lo avrei mai creduto, eppure…sono andato a mangiare il kebab in un ristorante arabo.
Colei che gestisce il ristorante, una donna araba nata immagino nella seconda metà dei settanta. è indaffarata, seria e al contempo ben disposta e serena. Dà l’impressione di essere contenta del suo lavoro e della sua vita. Sembra felice. Bello incontrare una persona così ogni tanto. Ci sono fin troppi timtirelli in giro.
Arabian dinner – foto TT
Ordino il “piatto del Pascià” e me lo gusto tutto.
Il piatto del Pascià – foto TT
La groupie prova un piatto vegetariano e rimane soddisfatta.
Groupie & kebab (vegetariano) – foto TT.
Esperienza positiva, vincere i preconcetti è sempre molto salutare. Non è perché vivo nella regione dove secondo il New York Times c’è la cucina migliore del mondo io debba poi snobbare il resto. Così devo dire che non è niente male la cucina araba, meglio ad esempio della cucina britannica (non che ci voglia molto a dir la verità). Prima di lasciare il posto noto che nella pizzeria/focacceria lì accanto siede a cena una coppia araba. Noi quì al kebab e loro lì. Buffo.
FILM & TV:
SULLY – TTTT
Al cinema UCI di Regium Lepidi il martedì i biglietti costano 3,5 euro. Non perdiamo l’occasione per andare a vedere Sully, il film tratto da quella storia vera relativa all’ammaraggio di un aeroplano sul fiume Hudson successa qualche annetto fa. Il film è bello, fatto bene e per nulla noioso. Un po’ di retorica americana nel finale ma nulla di grave. Clint Eastwood colpisce ancora.
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COLONIA – TTTT
Film acquistato su prima fila di Sky. Altra storia vera, questa ancora più allucinante. I fatti seguiti al colpo di stato del cile del 1973 mi interessano sempre molto, anche se l’indignazione cresce ogni volta di più. Il regno del terrore di pinochet (con la p minuscola) fu qualcosa di terribile, in questo film ne vengono a galla le nefandezze collegate alla “colonia” di paul schäfer (con le iniziali minuscole), un predicatore tedesco fuori di testa e fuori controllo.
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REMEMBER – TTTTT+
Film acquistato su prima fila di Sky. La sinossi di wikipedia: Zev è un anziano ebreo affetto da demenza senile che vive in un ospizio insieme al suo amico Max. Un giorno Max convince Zev a partire alla ricerca del nazista responsabile dell’uccisione delle loro famiglie ad Auschwitz; l’uomo vive in America sotto il falso nome di Rudy Kurlander, ma esistono altri tre uomini con lo stesso nome. Zev si imbarca quindi in un viaggio alla ricerca del vero Rudy Kurlander per vendicarsi.
Tra gli attori Christopher Plummer, Martin Landau e, uno dei miei preferiti, Bruno Ganz. Uno dei film più belli visti in questi ultimi anni. Da vedere a qualsiasi costo.
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THE AMERICANS – TTTTT
Quarta stagione di The Americans. Nonostante questa serie TV sia in giro da un po’ e non sia più una novità, la qualità resta elevata, e questa quarta stagione riesce ancora a sorprendere.
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FORTITUDE
Ieri sera è iniziata la second stagione di Fortitide. Brividi e misteri negli avamposti umani vicini al circolo polo artico. Sono diventato un fan di film e serie TV girati tra cittadine e posti sperduti tra i ghiacci, Speriamo che questi nuovi episodi mantengano un buon livello.
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FINO ALLA VITTORINA, SEMPRE
Ogni tanto mi capita di frequentare la Vittorina, l’unica zia rimasta alla groupie. Questa volta è capitato in occasione del pranzo di inizio anno a casa dei genitori della valentino rossi del rock and roll. Vittorina ha ottanta anni, li porta bene ed è ancora in gamba. Mi è molto simpatica e credo di esserle simpatico anche io, e mi piace molto parlare con lei. Fa parte della generazione che più identifico con il carattere della mia terra, e sto ad ascoltare divertito il suo eloquio che passa con una facilità disarmante dal dialetto emiliano all’italiano. Vittorina, che tutti chiamano la zia bionda, ha perso il marito qualche mese fa, ne parla con rassegnazione e dispiacere ma è possibile intravedere anche in lei la concretezza emiliana, concretezza che le permette di rimanere in piedi. Chiama il marito ancora per cognome, come ha sempre fatto, rendendo in dialetto e in una sillaba sola le due sillabe di cui il cognome (tipico delle nostre parti) sarebbe composto. Sono gli ultimi scampoli della emilianità di una volta, quella a cui sono così legato sentimentalmente, l’emilianità dei nonni, dei genitori, di una generazione ormai agli sgoccioli. Tra poco toccherà a noi prendere il testimone, ma la nostra preparazione non sarà all’altezza, tante sfumature della emilianità (e in generale delle culture ataviche delle varie regioni o zone d’Italia) andrà persa. Me ne dispiace, ma tutto cambia, nessuno può farci niente. Così cerco di godermi la zia bionda (e la madre della groupie).
Vittorina e Tim gennaio 2017 – foto Saura T.
HEAVY METAL TUNDRA
Per un paio di settimane viaggiamo sotto zero, dai -4 ai -8. Di nuovo l’effetto tundra. Peccato non sia venuta la neve. Sono pure circa tre mesi che non piove o quasi. Io a inverni così secchi fatico ad abituarmi.
Tundra alla Domus Saurea – foto TT
La terra soffre, lo sento.
Tundra alla Domus Saurea – foto TT
MISTY MOUNTAIN SHOP
Ci sono i saldi, vado un po’ in giro con la groupie. Fatico a trovare un negozio che mi si addica, la grande maggioranza vende zavagli, abbigliamento e scarpe di bassa qualità. Dopo un lungo peregrinare arrivo sulle sponde del Den Store, capisco subito che ho trovato il posto adatto a me. In breve acquisto due giubbotti, due maglioni, tre felpe, due pantaloni, un paio di guanti.
Al banco, la commessa accenna – contenta – allo shopping compulsivo che avrei appena portato a temine, non riesco a stare zitto. “No, guardi lo shopping compulsivo non c’entra, il fatto è che ho girato due grossi centri commerciali e ho constatato come siano pieni quasi esclusivamente di negozi che vendono capi economici e brutti. Anche catene una volta di un certo peso si sono vendute alla logica dell’outlet. Certo, ci sono anche un paio di negozi che vendono articoli costosissimi, ma prezzi folli a parte non è il mio stile. Il suo è l’unico negozio che ho trovato di mio gradimento. Roba di qualità, stile conforme all’uomo di blues che sono, prezzi abbordabili. So quello che mi serve, quello che mi piace, ergo compro. Tutto qui.”
In verità la groupie mi guarda con quell’espressione un po’ così che ha quando mi vede fare certe spese, tra un minuto mi dirà “sei un vogliosino”, chissà, forse è così, almeno in parte, ma tra noi due lo stylist sono io, dunque deve portare pazienza, venire con me, comprare quello che dico io ed evitare quei posti dove compri quasi tutto tra i 10 e i 20 euro. Perché poi se ci pensiamo bene, al di là del materiale scadente, per mantenere quei prezzi lì, usano schiavi o bambini. Sicuro, lo fanno anche le grandi marche, lo abbiamo visto, ma se non altro sono costrette dall’opinione pubblica ad un minimo di autocontrollo.
outlet – foto TT
Lo shopping serve anche a riempire certi vuoti esistenziali, inutile nasconderlo, ma più che con i vestiti veri e proprio lo faccio con articoli musicali o con abbigliamento particolare. Vado ad esempio sul sito dell’Inter e mi compro una felpa ed un pigiama che trovo irresistibile. Ne avevo bisogno? Forse no, o forse sì visto che ogni volta che lo indosso la notte sogno Milito che fa i due goal al Bayern nella finale di Champions del 2010 o Maurito che uccella la Juve, dunque dormo sereno e mi sveglio in forma.
Pigiama Inter
Oppure ci ricasco con Amazon. Dico sempre che smetto e poi…guarda qua, l’ennesimo libro in inglese sui Jimmy Poige (ma questo sembra ne valga la pena), il IV dei Mahogany Rush in versione digipack, l’ultimo dei Rolling, il primo degli Sky (roba per depravati, lo so), la colonna sonora rimasterizzata del film lo Squalo etc etc.
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CHINA CALDA ALLA PERLA
Venerdì sera, esco a cena con la groupie. 50 km per raggiungere quel localetto funk e blues che ci piace tanto. Stasera c’è il pienone. Ottima cena come sempre, una Weiss e un gruppo che suona. In uno dei tavoli si sta festeggiando un compleanno. Un ragazzo compie 26 anni. Lo osservo, è esuberante ma senza strafare, l’età è ancora quella dove tutto ti sembra possibile. Gli regalano una maglietta con su stampato il numero degli anni e tra parentesi la sigla cm … si scherza sulle misure del…beh, avete capito.
Faccio mente locale, dove ero io a 26 anni o giù di lì? Mi vedo là, sul finire degli anni ottanta, la fanzine che avevo iniziato da qualche anno, il mini studio 4 piste che avevo installato in casa, le canzoni che avo iniziato a scrivere e a registrare con Tommy, i primi articoli scritti per Metal Shock, le prime telefonate con Giancarlo Trombetti e Beppe Riva, l’Inter del Trap che si accingeva a vincere lo scudetto dei record, una groupie di cui il mio amico Pike dice ancora oggi che ricorda simpatica ma che io con gli occhi di adesso tutta quella simpatia non rammento, la musica che usciva e che mi avvolgeva in quegli anni…i Guns’n Roses, Outrider, Now And Zen, Permanent Vacation, Slippery When Wet e New Jersey, Hysteria, Talk Is Cheap, Nothing Shocking, The Mission, i Living Color, John Cougar Mellencamp, Whitesnake, Surfing With The Alien, Long Cold Winter e chissà cos’altro.
Ah, meglio non pensarci e andare andare a bere qualcosa. Ci trasferiamo nel locale del bancone del bar, chiedo all’Alda di prepararmi una china calda. Chiacchiero mezz’ora con Giorgia Jaded di Steven Tyler e Aerosmith e con Pelo di bassi e chitarre. Ho scrollato di dosso la nostalgia. Posso tornare verso il posto in riva al mondo.
made in china – foto Saura T
GATTI
ARTEMIO IS BACK
Con grande sorpresa Artemio, un gatto forestiero che era solito frequentare la Domus Saurea la scorsa estate, si è rifatto vivo. Con soddisfazione lo abbiano trovato in carne e in buone condizioni.
Artemio – gennaio 2017 – foto TT
Gli altri gatti lo hanno accettato da tempo, Artemio è un bonaccione, non importuna più di tanto le tre femmine che abbiamo e deve essere un gatto beta, perché è remissivo con Palmiro, che lo tollera senza problemi (o quasi).
Palmiro & Artemio – gennaio 2017 – foto TT
Ormai Artemio staziona sempre nei paraggi, non gli rifiutiamo mai una ciotola di cibo, acqua fresca e qualche coccola. L’altra sera è venuto addirittura in casa.
Artemio in the house – foto TT
E’ così legato a noi che non vuole più rinunciare alla posizione che ha acquisito, tanto che si ribella e combatte Maciste, l’altro gatto forestiero che bazzica da queste parti, quello che Palmir non può vedere e che scaccia sempre dal territorio con inseguimenti a perdifiato tra le vigne. Sono sempre curioso delle dinamiche feline, rimarrei a contemplare questi mammiferi per ore.
PALMIR E GLI INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO
Son lì che mi sto ascoltando la immersion edition di Dark Side Of The Moon (spero che scriverlo non mi metta in cattiva luce, sembra che adesso si debbano ascoltare solo i PF più esoterici, difficili e cupi) mentre mi mangio un pezzo di torta che recentemente ha fatto la groupie (non si direbbe, ma la groupie fa anche le torte). Mi beo ascoltando i PF a Wembley nel 1974, mi perdo nel tempo e nello spazio ma ad un certo punto trasalisco: “oh, ormai è buio, devo andare a cercare Palmiro!”. E’ un giorno feriale. sono a casa. Mi affaccio fuori dalla porta e chiamo il diavoletto nero della Tasmania reggiana. Di solito verso quest’ora è nei paraggi, basta chiamarlo che sale le scale di corsa. Ma stavolta niente da fare. Mi infilo scarpe e giubbotto e scendo. Chiamo ma lo stronzetto non risponde. Faccio un giro intorno a casa, batto palmo per palmo quel po’ di terra della Domus Saurea e quindi mi inoltro nelle vigne dei nostri vicini. Come al solito mi spingo fino alla casa diroccata. Palmir ne è ossessionato. E’ una vecchia casa da contadini che sta crollando, luogo ideale per topini, animaletti vari e anche fagiani. Lo chiamo ma non si fa vivo. Lo so che mi sente, ma è un gatto, risponde solo quando e se ne ha voglia. Torno a casa. Dopo un quarto dopo riscendo, non è ancora buio pesto, ma inizio a preoccuparmi. Giusto un anno fa abbiamo perso Pato, ucciso – dopo una lotta selvaggia – da una volpe (o da un lupo) mentre io cercavo di scendere nel viola profondo della mattina invernale per cercare di salvarlo. Ne ho parlato anche qui sul blog. Le urla e i lamenti di Pato ancora mi risuonano nell’animo. Ci sono diverse volpi qui in giro. Recentemente a tre chilometri da qui ne hanno uccisa una – dicono – grossa come un lupo. Chiamo la groupie. E’ ancora al lavoro. Torno in casa e poi torno giù di nuovo. Ora la sera è del color dell’inchiostro, nella nostra via non ci sono lampioni, giro con una torcia. Lo chiamo, ma niente. Dopo le sei arriva la groupie. Ci mettiamo in due a battere la zona. Freddo, buio, oscurità….temiamo per il nostro gatto. Ci facciamo un largo giro nella campagna, con la speranza di non cadere in fossi o buche. Niente. Rimaniamo calmi, ma è chiaro che siamo in apprensione. Torniamo verso la casa diroccata. Le torce illuminano la stradina e i dintorni. Vedo una macchia nera. E’ Palmir. Lo chiamo, cerco di avvicinarlo, ma è spaventato. Spegniamo le torce, non so come ma riesco a prenderlo, tenerlo tra le braccia però è un’impresa. Strano, Palmir non si ribella mai a noi. E’ paziente oltre ogni limite, sa perfettamente che ogni cosa che facciamo è per il suo bene. Riusciamo a portarlo in casa. E’ guardingo, ha i sensi all’erta, cammina col ventre che sfiora il pavimento. I giorni seguenti non esce e in casa mi sta costantemente attaccato. Solo una settimana dopo trova il coraggio di uscire, ma se ne sta sulla balconata o corre in garage, guardandosi costantemente intorno. Immaginiamo abbia avuto un incontro ravvicinato del terzo con qualcosa che lo ha spaventato. Una volpe, forse più di una, animali che forse sono fuggiti quando mi/ci hanno sentito avvicinare, così Palmir è riuscito lasciare il suo rifugio e a venire verso di noi. Chissà.
Non è una novità quella di andare a cercare Palmir, lo abbiamo sempre fatto e lo faremo ancora, ma adesso siamo ancora più attenti.
La Terry va a riprendere Palmir – foto Tyrrell
Palmir dal canto suo è diventato ancora più affettuoso. Quando gli scatta il sentimental mood cerca il contatto totale con noi in maniera ancora più incisiva. Son lì che guardo le partite dell’Inter e lui viene a sdraiarsi sopra di me. Scatto, salto, gioisco per un goal o una vittoria ( cosa sempre più frequente in questi ultimi due mesi)? Palmir pazientemente si sposta, si stira e poi torna a mettersi su di me. Stamattina me lo sono trovato accanto a me nel letto, la sua testina sul cuscino e il corpo sotto alle coperte. Come direbbe la Terry: “Patato!”. Sono 20 anni che vivo con i gatti, è un’esperienza davvero notevole.
Sleeping Palmir – foto Tyrrell
IL DECLINO DEGLI UOMINI DI BLUES OCCIDENTALI
Oltre a non riuscire ormai a fare a meno dei sedili riscaldati della Sigismonda (la mildly blues mobile insomma), adesso mi sono anche fissato con i dispensatori di essenze. Verso un po’ acqua nell’apparecchio, lascio cadere qualche goccia dell’essenza giusta, accendo il tutto e rimango incantato ad osservare la lampada cambiare tonalità e il filo dei vapori d’essenza che esce dal buchetto superiore. Respiro volentieri quegli aromi che sanno di fresco, e mi chiedo se non stia anche io scivolando nei trip new (p)age di quest’epoca, sì perché an s’è mai vest Johnny Winter con un lavòr dal gèner…non si è mai visto Johnny Winter con un diffusore d’essenze. Non vorrei trasformarmi da uomo di blues a metrosexual di blues, passare da Muddy Waters a Robert Cray o Keb’ Mo’, e finire in quei centri benessere dove ti mettono sassi caldi sulla schiena mentre nei locali vengono diffuse quelle musiche che non sono musiche, quelle melodie neutre suonate da finti zufoli infarcite di rumorini delle foreste. An s’un menga un fnoch! *
diffusore di essenze – foto TT
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La battuta “suona” omofoba, ma l’omofobia non c’entra, “fnoch” in questo caso ha il valore di effeminato, metrosexual, uomo metropolitano moderno lontano dalla mascolinità tutta d’un pezzo di certi tempi andati. Il tutto è (auto) ironico naturalmente. Qui giochiamo a far finta di avere come riferimenti dei mannish boys come Muddy Waters, Howlin’ Wolf o Johnny Winter appunto. Mi scuso se qualche lettore si è risentito.
Solstiziereggio a ritmo di blues in questi giorni, tutto sommato quello tra il 13 dicembre e il 24 è il periodo dell’anno che mi piace di più, i dodici giorni che preferisco. Non amo l’eccesso di decorazioni, i sentimenti forzati, il romanticume che ci propinano, non amo le forzature provenienti dagli stati uniti, ogni volta che in un film o in una pubblicità vedo un babbo natale che fa “ho ho ho” mi vien voglia di vomitare, tuttavia amo l’atmosfera natalizia sebbene il culto del cristianesimo abbia da tanti secoli sostituito il culto del sole. Il gesto di scambiarsi un dono, una buona parola come augurio per la nuova stagione è uno dei pilastri dell’umanesimo. Sarebbe bello avere un po’ di neve, un manto bianco che per un giorno o due ci faccia rallentare, che ci riporti un po’ di candore, che ci faccia illudere che per un momento siamo meno meschini di quello che in realtà sembriamo. Cerco di evitare i trabocchetti dell’umore, degli impicci quotidiani e mi rifugio nei bagliori delle luci ad intermittenza, nei sentimenti di felice malinconia che ogni dicembre mi porta in dono. Detto questo, naturalmente vivo e osservo le minuzie quotidiane a cui un uomo di blues miserello come me è sottoposto.
WORKS
La tipa della reception ci fa accomodare in una delle due sale riunioni. Sono insieme alla mia socia Kerlit, a minuti abbiamo una riunione con un cliente. Ci accomodiamo. Lei scrive su un grosso blocco note i punti salienti da affrontare, io riguardo un paio di documenti e poi volgo lo sguardo all’alto soffitto dell’edificio. Vengo da giorni di ascolto di CLASH (il primo e il terzo) e FINARDI (1976/79), il mood è un po’ ribelle, fatico più del solito nel “far la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile”. Entrano i due della controparte. Affrontiamo subito le questioni meno simpatiche, me ne occupo io, quindi procediamo sulle restanti faccende, se ne occupa la Kerlit. In alcuni momenti l’attenzione cerca di sfuggirmi, nella testa mi frullano i soliti blues: le mie canzoni, i miei racconti, il Rock, l’Inter, la donna scarlatta, il Paul Gauguin blues: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Scuoto il capo, riacciuffo l’attenzione e la incollo al tavolo. La riunione dura più o meno 90 minuti. Usciamo. Sono le 19. E’ una sera cupa, nebbiosa, fredda. Salgo sulla Aor-blues mobile. Aziono lo scalda sedile. Sul lettore ENZO JANNACCI 1975-79.
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QUELLI CHE… e FOTO RICORDO sono due tra i più bei album di musica italiana e il JANNACCI di quegli anni è la colonna sonora perfetta per questa serata: sono nella Regiun Lepidi county e sto andando al paesello natio, ho una cena col mio amico, quello che è carne della mia carne, quello con cui ho passato parte dell’infanzia e tutta la adolescenza, quel tipo di amico che ti capisce come nessun altro, a maggior ragione quando sei sul procinto di ricordare gli anni andati e sei travolto dalla nostalgia.
LET IT BICCIO
Veleggio a velocità di crociera, quando deve rallentare in prossimità di centri abitati mi diverto ad osservare i lampadari che si intravedono dalle finestre illuminate. Quasi tutti sono di una bruttezza inenarrabile. Quelle che osservo sono case o palazzine degli anni sessanta e settanta, ma immagino ci viva anche gente di generazioni più recenti, e nessuno che abbia sentito il bisogno di cambiare il lampadario. A forza di guardare cose brutte, ci si abitua a non ricercare il bello, a non cercare stimoli per l’animo. Mi piacerebbe che nelle scuole insegnassero il senso per il buon gusto, perché non è vero che è bello ciò che piace, è bello ciò che è bello.
Parcheggiare a Nonantulae ormai è come cercare un biglietto di un concerto di un grande nome del Rock un’ora dopo che i tagliandi sono stati messi in vendita. D’accordo che si è passati in pochi anni da 10.000 a 15.000 abitanti, ma ogni sera che vengo sembra che ci sia la reunion dei Pink Floyd. Trovo un buco. Mi stringo nel paletot, svolto l’angolo e lo vedo, sotto la Torre dell’Orologio. Biccio, il mio amico, è identico a come era sua padre…mi sembra di essere proiettato indietro nei decenni. Ho prenotato al BISTROT PREMIERE, piccolo e accogliente locale sotto la Clock Tower. Tortellini in brodo, Faraona D’Autunno e Lambrusco. C’è qualcosa di meglio? Parliamo fitto fitto per un paio d’ore. Essere sempre rivolti al passato non sarà il massimo, ma rivivere nei discorsi certe esperienze rafforza le radici, aiuta a volte a comprendere meglio il presente. Magari i decenni della nostra infanzia e adolescenza, gli anni sessanta e settanta, sono stati davvero meglio di questi ultimi (beh, francamente non ci vuole granché) ma il tutto è filtrato attraverso i nostri sedici anni, ed è naturale che ci sembrino più belli quegli anni lontani, eravamo ragazzi, avevamo il futuro davanti e meno preoccupazioni. Non eravamo a New York o Londra, bensì in un paese di provincia, ma tutto sommato ci sentivamo ugualmente titanici dinnanzi al futuro.
Usciamo e ci giriamo due volte il centro. Un flashback ci rapisce, ritorniamo al 1977, rammentiamo con chiarezza una sera di dicembre, esattamente 39 anni fa, … facevamo la stessa cosa, respirando le suggestioni blues che respiriamo oggi, in fondo siamo rimasti gli stessi.Le luci dei lampioncini che si riflettono sulla pavimentazione di via Maestra Del Castello, noi due che parliamo della vita, delle speranze, delle disillusioni, dei nostri sogni, le vecchie mura del paese che pazientemente ci stanno a sentire.
Locus Nonantulae una sera di dicembre 2016 – foto TT
La nostra Inter, le nostre fighe, i Genesis e i Led Zeppelin, le cazzate fatte da ragazzi…non si può chiedere troppo a due uomini di una (in)certa età come noi, ricordare i bei tempi è naturale, il futuro spaventa, il passato è un qualcosa di famigliare a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà, sì perché aver raggiunto questa età mette in difficoltà uomini come noi, chi se lo spettava che la avremmo raggiunta così in fretta e a velocità supersonica?
Biccio e Tim alias Joe & Slim – Locus Nonatulae 15/12/2016 – autoscatto
Mi chiedo quanta pazienza debba aver portato Biccio, come “tastierista” deve aver passato momenti non facili con un “chitarrista” come me, ma se siamo ancora qui, legati da un forte affetto, significa che deve essere passato sopra alle asperità del mio essere. Salgo sulla sua macchina mentre mi accompagna alla mia. Nel lettore ha il doppio dal vivo ELP Live At Nassau Coliseum ’78, un bootleg ufficiale. Lo abbraccio e ci diamo appuntamento al prossimo anno (quindi a tra due o tre settimane insomma). In macchina, mentre torno, seleziono la nostra canzone.
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LED HEADS talking about Jimmy Poige
Conversazione esoterica col mio amico STEFANO LUMMI di Roma sul messanger di facebook (Stef mi manda un commento a proposito delle foto limited edition che Page pubblicizza e vende in questi giorni sul suo sito a prezzi alti).
WARNING: for Zeppelin fans only!
SL: “sono nauseato. Le cose per me stanno così: ‘sti fotografi che hanno immortalato Page in passato sono in bancarotta. Hanno telefonato a Jimmy chiedendogli se poteva autografargli ‘ste foto di merda per poi venderle a 3000 euro ognuna. Il nostro per pietà ha acconsentito”.
TT: “Che i fotografi nell’era internet dove tutto è disponibile e gratis abbiamo bisogno di soldi è indubbio. Però in generale lui ci tiene a far pagare salato gli articoli Limited Edition…”
SL:” solite storie Tim….. spreco immane di tempo e talento…”
TT: “Guarda Stef io cerco di non pensarci … sono razionale e tutto sommato illuminato ma non voglio rovinare del tutto l’ardore che sentivo e sento per lui. Dormire sugli allori, lui non fa altro, atteggiamento disdicevole ma voglio concentrarmi sul tour europeo del 1973, voglio continuare a sognare…il presente di Page è tragicomico e preferisco rivolgere il pensiero altrove. A proposito, hai un bootleg preferito?”
SL: sì Tangible Vandalism perchè più che i live amo le sessions e gli outtakes e poi ho gusti un po’ necrofili in tema Zep, mi piacciono le cose in embrione, vedere la luce nel buio, amo ad esempio la data di rodaggio a Brussels del 1975, prendono una clamorosa imbarcata su Kashmir, con Bonham che prova delle variazioni e manda fuori gli altri ma l’energia emanata è bestiale.
TT: “Grande. Stef. Abbiamo tutti le nostre ossessioni. Io per sentire inediti dei LZ non so cosa farei”
SL:” in termini di pura adrenalina ti dico Montreux 07-03-70 poi ovviamente da anzianotto citerei il mitico Blueberry Hill (LA Forum 4/9/70 ndt)
TT :“Io per il 70 sono fissato con Vancouver 21 marzo e poi lo sai… Three Days After (LA Forum 3/6/73) é la mia ossessione”
SL: “poi metterei Knebworth (4 e 11/8/79 ndt) miscelando alcune cose della prima data con la seconda”
TT: “Io preferisco Copenhagen 79 (23 e 24 luglio ndt) …uscisse il soundboard fare salti di gioia.”
SL: “la versione di Ten Years Gone del 4 (agosto 79 Knebworth ndt) la trovo superba, nonostante le diverse imperfezioni, Page a pezzi, ma l’assolo finale è pura poesia. Sì, Copenaghen è da brividi.”
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TT: “Anche lì, per Knebworth…sai che state per fare la rentrée, cazzo preparati un po’ meglio no?”
SL: “maledizione sì!”
TT: “Secondo me tra Copenhagen e Knebworth Page non ha suonato la chitarra”
SL: “ad esempio, il lavoro fatto da Kevin Shirley sul dvd (uscita ufficiale del 2003) per Knebworth ha del clamoroso, penso ad Achilles e tu Page mi piazzi il solito solo improvvisato di merda…i nervi guarda…”
TT: “Vogliamo parlare dell’assolo di Whole Lotta Love (sempre da Knebworth 1979 ndt) …ma santo demonio, sono le sei frasette che suoni da 10 anni…vuoi dargli una ripassata e farle bene? È uno stacco iconico non puoi buttarlo via così!”
SL: “gli riconosco un coraggio unico per la sua ostinazione nel cambiare ad ogni show le carte in tavola, ma farlo richiede preparazione…”
TT: “Questo sì, ha molto coraggio, cerca sempre nuove soluzioni anche quando non è il caso.”
SL: “nel film It Might Get Loud riesce a sbagliare anche il riff di WLL”
TT: “Non mi parlare di quello…preferisco dimenticare…anche il mandolino davanti alla Headley Grange fa piuttosto schifo”
SL: “…e lì pensi cazzo, ma è un film, avrà avuto la possibilità di rifare il tutto, rendere il tutto dignitoso…niente, one shot, prendere o lasciare”
TT: “Il fatto è che lui non va in internet, non rivede le cose dunque non gli fanno male come a noi. Certo mi piacerebbe sapere cosa pensa quando ascolta certi bootleg del 77 o dell’80”
TT: “Mah, chiudiamo pensando ai bei momenti, Amburgo 21 marzo 1973, cristo che gruppo…nessuno ha suonato il Rock come loro.”
SL: “concordo, io ci metto anche Vienna però di quel tour. Okay, alla prossima allora, ti abbraccio forte, Palmiro incluso”
TT: “Tutte le date tedesche del 73 sono incredibili! Palmir ricambia con affetto. Ciao Stef. La prossima volta che scendo a Roma ci vediamo.”
SL: “Ci conto”.
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COOP TALES:
Sabato. Lascio la groupie iniziare la spesa mentre io mi fermo al reparto telefonia e piccoli elettrodomestici. Devo comprarmi un rasoio. Prendo il numerino: 35, stanno servendo il 30.
Uno dei commessi parla almeno un quarto d’ora con una donna, sulla quale è ovvio voglia far colpo, si dilunga nel spiegare inezie. C’è poi una ragazza insieme ai genitori che acquista uno smartphone. Hanno le idee chiare, se la sbrigano in fretta. Una signora avanti con gli anni prova a saltare davanti a tutti con la scusa che fatica a stare in piedi. Uno dei commessi le offre una sedia. Lei rifiuta. Ha un forte accento del sud, i capelli lunghi, riccioluti e neri ma la tinta non è perfetta e così sembra male in arnese. Il marito ogni tanto arriva per mettere qualcosa nel carrello: una confezione di cotton fioc, due yougurt… Entra poi in scena Long Tall Sally, una tipa alta almeno 1,85. Vuole uno smartphone per qualcun altro che le ha detto di non spendere più di 70/80 euro. Il commesso le spiega le specifiche del modello che avrebbe scelto, le fa notare che ha solo 512 mb di ram e 8 GB di memoria e che funziona bene ma in internet è piuttosto lento. Ci sarebbe quello con 1 GB di ram e che è decisamente consigliato per avere un minimo di velocità, ma costa 98 euro. La cavallona Sara è indecisa, “sa, mi hanno detto di stare sui 70/80 euro…mi dia il primo”. Finalmente tocca a donna Concetta, la ricarica la vuole da 20 euro. Tira fuori il bigliettino col numero del cellulare e lo passa al commesso. “35, chi è il 35?” “Sono io, vorrei un rasoio”. Il Commesso esce dalla postazione della telefonia, ci avviciniamo alla vetrina riservata ai rasoi “Vorrei quello, il Braun Series 3 340s”. “Ah, ha già scelto allora” mi chiede il commesso, sollevato e incuriosito dal fatto che non starò a tempestarlo di domande per 20 minuti. La scelta è stata semplice: BRAUN era la marca dei rasoi usati da Brian negli anni sessanta, BRAUN recentemente ha avuto come testimonial JOSE’ MOURINHO, il rasoio è nero con il bordo blu. Nella vetrina c’è anche il modello un pochino meno caro, quello da 89 euro, ma è nero con il bordo rosso, non posso farcela, così spendo 30 euro in più solo per il bordino blu…INTER, guarda quanto sono innamorato di te! Mentre pago e aspetto la ricevuta della carta di credito, vicino a me c’è un nero, ha due cellulari in mano, non sono smartphone, ha due numeri in un foglietto e venti euro in mano. E’ vestito in modo sobrio: maglione giallo, scarpe rosse. Evito di giudicare, magari tiene la Roma.
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INTORNO A TE O ALBERO
L’abero della Domus Saurea (courtesy of the groupie) non è uno di quegli alberi di natale da fighini attenti a certe regole del design e del gusto contemporaneo, è un albero di natale con richiami dei decenni passati della terra di cui fa parte. E’ un po’ démodé ma mi piace così.
Domus Saurea 2016 – foto TT
Il presepe laico invece l’ho fatto io. Tra i teneri ricordi d’infanzia, il presepe fatto insieme a mia madre, e la presa di coscienza che feci da adulto, sono ateo, ho trovato un compromesso: fare il presepe con qualche variazione. Nella prima scenetta al posto del bambin gesù c’è il figlio del dio del Rock ad esempio…
Presepe laico di TT 2016 – particolare: Il bambinello Giacomino
la seconda scenetta è rappresentata nel modello Standard (senza camere tonali of course), la statuina della donna con le anfore vicina alla fontana(da cui sgorga acqua vera) proviene dal presepe che fu di mia madre e in qualche modo la rappresenta…
Presepe laico di TT 2016 – particolare: Mother Mary
per la terza scenetta ci sono delle Revolution Blues Variation: è quella dove si canta Adeste Fidel(es) per i due rivoluzionari che dalla Sierra osservano il tutto…
Presepe laico di TT 2016 – particolare: il Che e Fidel sulla Sierra Maestra
Quest’anno fa il suo debutto anche l’alberino illuminato. Non è un abete, ma un semplice prugno, alberello blues.
Il Prigno Illuminato 2016 -foto di TT
Alla Domus Saurea, in questo dicembre inoltrato, sembra di essere nella tundra. La galaverna adorna gli alberi e rende dura la terra. Scendo a prendere sacchi di pellet per la stufa, respiro la nebbia, penso a te.
Galaverna alla Domus Saurea – dicembre 2016 – foto TT
Oggi è il 21, la notte scorsa è stata la più lunga dell’anno ed è ormai passata, abbiamo davanti un lungo inverno ma da oggi i giorni si fanno più lunghi e il sol invictus riprende il suo cammino. Oggi sul blog si festeggiano due compleanni, il mio e quello di Francesco B, ma soprattutto si festeggia la festa del solstizio d’inverno, quella del Sole Invitto appunto; a tutti voi, donne e uomini di blues che vi siete raccolti intorno a questo blog, giunga dunque il mio augurio affinché il padre dei quattro venti gonfi le vostre vele, il sole batta sul vostro viso e le stelle riempiano i vostri sogni. Ricordate sempre che benché il loro corso a volte possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare.
Ego benedico vos in nomine Emerson, Lake et Palmer. Il post è finito, andate in pace ad ascoltare il vostro vinile preferito. Buone feste, my pretty boys and girls.
Son due settimane ormai che la Valpadana è immersa nella nebbia. Ci siamo abituati, ma un periodo ininterrotto come questo alla fine ti sfianca e ti sbianca un po’.
Valpadana nella nebbia dicembre 2016
MISTY INTER HOP
Le temperature sono prossime allo zero così sopra al giaccone blu mi infilo anche un ulteriore giacchino impermeabile, quello ufficiale dell’INTER, in questo modo mi scaldo anche spiritualmente, sì perché anche se quest’anno la beneamata mi dà più che altro dolori, ogni volta che do un’occhiata allo stemma stampato sulla giacca mi si scalda il cuore, penso a EPIC BROZO e sono un po’ felice.
Epic Brozo
Domenica si giocherà SASSUOLO-INTER, vorrei andare ma mi sa che salterò, nonposso chiedere alla groupie di venire al freddo e al gelo e far finta di tifare per la mia squadra quando le sue simpatie sono per le maglie neroverdi. Potrei andarci da solo, ma se poi capito in un settore pieno di tifosi del SASSUOLO, chi è che mi tiene a bada? A volte penso che mi piacerebbe abitare a Bergamo e andare a San Siro insieme al mio mentore e amico Beppe Riva, parleremmo di INTER e di ELP e tutto si aggiusterebbe.
PEOPLE
Passo di nebbia in nebbia attraversando i miei territori, mi perdo tra scampoli di quotidiana umanità: il nero che aspetta pazientemente alla fermata dell’autobus, le donne che chiacchierano davanti ai cancelli delle scuole dopo aver lasciato i loro figli, gli addetti alle decorazioni della città che dondolano e rotolano sulle gru per rendere più luminosa l’atmosfera. Il corriere dell’est Europa che si ferma davanti alla palazzina dell’ufficio perché deve consegnare un pacchetto, io che sono per strada e prima che suoni lo chiamo “capo!”, lui che non mi riconosce, ho in testa il bertocco (dell’Inter), “E’ un pacchetto per noi?” Lui che mi guarda con fare interrogativo, io che mi avvicino, lui che capisce chi sono ed esclama “Tirelli!” dice senza esitazioni. Lui che mi allunga il pacchetto, io che gli do una pacca sulla spalla e lui che corre chissà dove a consegnare altri articoli. Mi chiedo se davvero conosce tutti i cognomi di quelli da cui si ferma. Vita dura quelli dei corrieri, soprattutto in questo periodo dell’anno.
Come ogni dicembre sono attratto dalle decorazioni e dalle luminarie, scuoto la testa quando incrocio quelle improbabili…gente senza un minimo di gusto o savoir faire che ornano ringhiere o alberi alla boia d’un giuda. Mi rifaccio però con quelle intrecciate con cura a balconate e alberi. Che belle che sono, filtrate dalla nebbia poi assumono un caratter poetico.
MUSIC IN THE CAR
In macchina JJ CALE sarebbe perfetto con questo tempo, ma rischierei di sprofondare nell’abisso del blues, così seleziono The Singles di PHIL COLLINS. Mi chiedo cosa penserebbe di me Polbi se mi sapesse all’ascolto di un best of di COLLINS, probabilmente mi urlerebbe “Tim, best off!”. Collins tra l’altro non mi è simpatico, ha sempre odiato il prog, ha sempre amato la Motown, che cazzo ci faceva nei GENESIS? Ogni volta che guardo un filmato del gruppo 1971-75 lo vedo imbronciato, scazzato, avulso dal contesto, in più dal 1980 in poi ha trasformato il gruppo in modo discutibile. Non entro nel merito della deriva commerciale, a me i singoli di quel periodo dei GENESIS piacciono (non tutti a dir la verità), il fatto è che gli album sono proprio brutti, tolto un paio di canzoni per disco il resto sprofonda nella mediocrità…COLLINS però era un musicista coi fiocchi, gran batterista, grandissimo cantante, autore niente male, così nella mattina di santa Lucia attraverso la via Emilia ascoltando i suoi singoli da solista;
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quando però, in coda, affianco la macchina di una donna, una che non sembra una pita, una che pare abbia un riflesso della scarlet woman tolgo in fretta Collins, seleziono DEATH WISH II, fingo di dover sistemare lo specchietto esterno, abbasso il finestrino e guardo la tipa con l’espressione del “senti un po’ chi ascolto, baby!“, purtroppo non ottengo l’effetto sperato, lei mi guarda imbronciata come a dire “ma che cazzo di musica di merda questo qui?”.
Dopo qualche pezzo tolgo ad ogni modo Collins, lo reggo al massimo venti minuti, poi mi fa venire il blues alle ginocchia. Nel car stereo entra l’ultimo live di JEFF BECK. El Becko sta diventando come CLAPTON: quando non a cosa fare pubblica un disco dal vivo e io i dischi dal vivo post anni settanta non li sopporto più (infatti mi sa che lo cancello dalla chiavetta).
JOSEPH CONRAD “La Linea D’Ombra” (1917 – RL 2009) – TTTTT
Gran bel romanzo breve questo di CONRAD. E’ un blues profondo e a tratti spaventoso a carattere marinaresco. Una nave con un novello comandante alle prese con strani fenomeni in mari esotici. Metafore e rimandi di vario tipo: l’importanza di fare gruppo, di sacrificarsi per gli altri, l’esperienza come valore essenziale, e il passaggio definitivo all’età adulta, quella della responsabilità. Quell’ombra spessa che inghiotte la nave è il punto attraverso cui un uomo nella propria vita deve passare quando ci si accorge che si è soli davanti all’infinito, che prendere decisioni spetta a noi, che ci si deve esporre in prima persona e nel farlo che occorre essere coscienti del proprio essere. Per un uomo di blues libro da non perdere.
I PRANZI DELLA FESTA, I CRITICI DE LA REPUBBLICA AND THE FLY ON THE NOSE
Domenica dopo essere stato a pranzo dalla Lucy, la madre della groupie, per uno di quei pranzi leggeri tipici dell’Emilia dei giorni di festa: tris di primi (lasagne, tortelli di zucca, cappelletti), bis di secondi (arrosto di vitello e coniglio) e gran finale con zuppa inglese, torno verso la Domus Saurea ascoltando Radio Capital, ai microfoni ci sono Assante e Castaldo, stanno parlando del primo album di PETER GABRIEL. Dicono cose del tipo “A pochi mesi dall’uscita di quel capolavoro che è THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY dei GENESIS, verso fine anno – nel 1977 – GABRIEL sforna quell’altro capolavoro del suo primo album solista…” Ora, magari la pignoleria è disdicevole, ma perché citare date a caso se non siete sicuri (THE LAMB è del 1974, il primo di PG del 1977)? State sul vago, e comunque io da voi – critici musicali de LA REPUBBLICA – esigo di più! Certo, essere un critico musicale generico non è facile, non puoi certo sapere tutto di tutti, ma un po’ più di preparazione non guasterebbe. Non pretendo che sappiate citare a memoria le sei date che i LZ tennero al Los Angeles Forum nel tour del 1977, quella è roba da fan (comunque per la cronaca 21-22-23-25-26-27 giugno) ma l’anno di uscita di THE LAMB lo dovete sapere. Tra l’altro adesso è facile parlare bene del primo di PETER GABRIEL, ma all’epoca i primi due furono stroncati dalla critica. GABRIEL solista diventò l’intoccabile che è oggi solo a partire dal terzo album. Poi, io sono d’accordo, i primi due di GABRIEL sono da sempre i miei preferiti, ma non è questo il punto. Ogni volta che leggo articoli musicali o che sento speaker alla radio scrivere o dire castronerie circa la musica Rock mi sale la mosca al naso.
DETROIT CALLING
A Detroit c’è la neve. Polbi cerca di sopravvivere. E’ un romano con radici che affondano molto a sud, immagino che quel clima invernale non sia esattamente il suo preferito. Cerco di scaldarlo tenendolo impegnato in conversazioni via sms ed email. Parliamo di vinili e di bootleg dei LZ, gli chiedo quale è il suo preferito, questa la sua risposta:
POLBI: Ho letto il tuo messaggio appena ho aperto gli occhi, con la testa ancora sotto le coperte, mentre fuori si accumulavano montagne di neve.
Quale e’ il mio Bootleg degli Zeps preferito? Domanda difficile, risposta meditata.
In realta’ io non ho un Bootleg preferito, cosi come non ho un album ufficiale preferito. Posso pero’ dirti che il primo Bootleg che ho visto e posseduto in vita mia e’ anche quello a cui sono piu’ legato sul piano emotivo.
Era il mio quattordicesimo compleanno, novembre ’81, e i miei amici capitanati da Fabio Fino, al quale devo la vera scoperta dei Led Zeppelin e di tante altre cose (pensa, sue band preferite Zeps & ELP…mi ricorda qualcuno…), mi regalarono For Badge Holders Only volume 2. (LA 23/6/77) preso al negozio Pop73 nel quartiere Montagnola. Una botta.
Scoprire che esisteva materiale live della band oltre TSRTS, ma anche oltre cazzo, scoprire proprio il fatto in se che esistessero i Bootleg, mi aveva fatto un effetto pazzesco. Roba da veri iniziati, da veri esperti del rock. lo tenevo in mano, lo ascoltavo, e veramente mi sentivo che girava la testa….Keith Moon ospite ai tamburi?!?! Ma sentito dire!! Gli effetti nuovi su No Quarter…Pazzesco.
Andai di corsa al negozio, prendendo due autobus o seduto dietro su qualche motorino, non ricordo, e trovai uno scaffale di vari Bootleg. Dei Led Zeps c’era Knebworth in versione doppio vinile con Plant in copertina, e la foto famosa sul retro (prima volta che la vedevo), costava un sacco di soldi, ma avevo delle riserve in piu’ causa compleanno e lo presi senza pensarci un attimo! Aveva una qualita’ audio inferiore rispetto al primo, e mi resi conto che spendere cifre importanti per dischi che si sentivano male forse non era per me…in fin dei conti avevo ancora un mare di musica da esplorare. E poi anche volendo, altri Bootleg non ne vidi per molti anni.
Ma poi, “Dopo un Lungo Silenzio”, nel maggio del 1990 mentre passavo dei giorni strani a La Spezia, entrai nel piccolo negozio di dischi Killing Floor e vidi un intera vetrina di Bootleg dei Led Zeppelin in cd e a prezzi quasi ragionevoli…non credevo ai miei occhi…tornai a casa con Zurigo ’80 e Dallas ’75, fatti dalla Seagull, credo fosse un etichetta Bootleg italiana legata al negozio stesso, e un catalogo illustrato con mille altre cose per me del tutto nuove. La volta dopo come un coglione lasciai li un cofanetto in vinile Destroyer Cleveland 77 e presi in compenso un triplo West Coast 69 e Bluberry Hills.
Zurigo per me voleva dire Ciao 2001 “Il dirigibile vola alto” e tutti i sogni che mi ero fatto guardando le foto dell’articolo…ma ci pensi, avevo si e no 13 anni…mah, cose da pazzi. E’ ancora e sempre sara’ uno dei miei Bootleg preferiti. La qualita’ audio era enormemente migliorata rispetto ai miei vecchi vinili, e ora avevo una vaga idea di cosa fossero i Led Zeppelin dal vivo quasi per tutto l’arco della loro carriera.
In quel periodo pero’ ero troppo preso da mille altre cose e non andai oltre, accontentandomi di sentire mille volte i cd-bootleg in questione.
Poi, nei primi anni novanta, la mia carissima amica Gaia Lauria mi regalo’ un enorme cofanetto chiamato Cabala, con dentro ogni ben di Dio. Molti cd, spesso con cose che ignoravo del tutto, un VHS (!) e un libro. Ormai mi sentivo un esperto, del mondo dei led Zeppelin sapevo tutto.
Ma ecco che, dopo aver letto un articolo sull’inserto di Repubblica “Musica”, se non ricordo male legato all’uscita di Page/Plant, mi misi in contatto con te…credo che ti feci una telefonata, e che tu mi mandasti per posta il catalogo delle cose che avevi in cassetta…e il resto dopo piu’ o meno 20 anni eccolo qui!
Quindi amico mio, quali sono i miei (che uno solo e’ proprio impossibile per me!) Bootleg preferiti?
Fillmore West 1969 Off Reels
Osaka 29/9/71 Professor Wallofski
LA 3/6/73 Wipe with a Rolling Stone
NYC 12/2/75 Four Blocks in the Snow
LA 23/6/77 Winston Remaster
Zurigo 80
Tutti mandati da te qui a Detroit nelle loro edizioni definitive, e da me raccolti in una minacciosa scatola di legno nero, in salone proprio sopra l’amplificatore.
Se poi proprio dobbiamo tirarne fuori uno, non per la qualita’ del concerto ne’ per l’audio, ma solo per personalissimi motivi sentimentali direi LA 23/6/77.
Uno dei punti di forza della band e’ stato proprio questo rinnovarsi costantemente, in tutti i sensi. Quindi secondo me i Bootlegs che ho elencato sono sei approcci molto differenti alla dimensione live dei Led Zeppelin.
Adoro i miei amici quando vanno così in profondità.
PRAISE THE (DARK) LORD
Così aspetto il natale, o meglio la festa del solstizio d’inverno. La groupie ha già fatto l’albero, io col presepe laico sono in ritardo, ma non credo sarò in grado di esimermi dal farlo, d’altra parte bisogna pur ricordare la nascita del nostro salvatore, James Patrick Page.
Scivolo all’interno di dicembre con la mia solita verve, quel misto di malinconica razionalità e tonica sofferenza. Le mattine si fanno fredde, la campagna gela, il sole pallido e senza fiato. La Domus Saurea indossa le sue vesti invernali a cui ormai sono affezionato.
Cold countryside at Domus Saurea – photo TT
La Aor mobile si sta lentamente trasformando. Non è ancora una blues mobile, se mai lo diventerà sarà sempre una blues mobile radical chic, ma sento che siamo spiritualmente più vicini, sempre che si possa essere spiritualmente vicini ad un veicolo munito di ruote spinto da un motore solitamente a scoppio e condotto da un guidatore. Però la sento più mia, ed io mi sento più suo. Ad esempio lei si sente più a suo agio con la musica che le faccio passare. Sono uscite alcune recenti nuove produzioni di WINSTON REMASTERS (rimasterizzazioni di vecchie registrazioni live dei LED ZEPPELIN a cura di un fan piuttosto noto nel giro degli appassionati) e ogni tanto me le sento in santa pace in macchina. Frankfurt 30/7/1980, Mannheim 2/7/1980…ci vuole un certo fegato per affrontare bootleg del genere (con un Page ai minimi termini) eppure la Aor-mildly-blues mobile sembra affrontare tutto con pazienza. In queste ultime settimane ascolto più spesso del solito i BLACK SABBATH (sarà il continuo confronto con l’amico e maestro BEPPE RIVA), l’altro giorno ho passato SABBATH BLOODY SABBATH e la Tucson non ha fatto una piega. Quando poi ripiego sul blues sembra che sia addirittura contenta: ieri c’era il primo di GEORGE THOROGOOD in rotazione e la macchina filava che era un piacere. Io ricambio. Non guardo le altre macchine, mi faccio coccolare (lascio che azioni i sedili riscaldati), la porto al lavaggio, la faccio dormire in garage… insomma, la nostra inizia ad essere una storia seria.
INTEGRAZIONE
Nell’adempiere ad una delle accortezze che riservo a Sigismonda (la Tucson insomma), mi ritrovo al lavaggio auto di Stonecity. Gli operatori sono solo in due e hanno già alcune macchine da lavare. Sembra che a comandare sia il nordafricano (uno di quelli che può avere tra i 45 e i 65 anni) visto come sprona l’italiano a darsi una mossa. L’extracomunitario mi dice con cadenza modenese “scusa siamo solo in due, mo’ adesso facciamo presto…”. L’accento è quasi perfetto, dà enfasi alla parlata, vuole essere considerato uno di noi, io gli do una pacca sulla spalla, voglio che lo senta tutto il calore della mia terra. Verso la fine del lavoro l’italiano mi dice “Vuol parlare il dialetto ma…è un bravo lavoratore”, io invece apprezzo la sua volontà di integrarsi, usi e costumi della terra in cui capiti… e poi parla il dialetto meglio di tanti emiliani di queste parti. Il mio amico marocchino (ma che ne so, magari è tunisino) mi ringrazia e mi dice “At saluut”, virando di nuovo sul modenese, io rilancio e scelgo la variante reggiana “At salòt” lui ride e corre a pulire l’interno di una altra macchina di questi Stonecitiani che gli devono apparire tutti pieni di soldi. Costo del lavaggio: 20 euro, senza ricevuta. Ah però, l’integrazione ormai è cosa fatta.
Tre dei libricini che ho letto recentemente:
FRANCESCO DE GREGORI con ANTONIO GNOLI “Passo D’uomo” (Laterza 2016) TTT½
Pongo sempre molto attenzione ad ogni uscita di o che riguarda DE GREGORI. Amo i cantautori e amo Francesco, diciamo dal 1978 e dall’album omonimo. Mi ha accompagnato per questi 38 anni, ha fatto di me un uomo migliore, mi rispecchio nelle affinità elettive che (mi pare) ci accomunano. Questo libro però è un po’ difficile. Intendiamoci, la conversazione è profonda, ben scritta e interessante, ma a mio parere poco fluida. Sono anni che De Gregori tiene a farci sapere quello che non è (ad esempio un intellettuale) ma i discorsi suoi e del giornalista Antonio Gnoli sembrano proprio quelli tra due intellettuali. Magari Francesco lo è solo in senso lato, ma ciò non toglie che questo libro mi sembra pecchi un po’ di intellettualismo, atteggiamento che non mi spaventa e che anzi seguo con interesse, ma in questo caso sembra spegnere la piacevolezza della lettura e (per il sottoscritto) del tema (la vita di Francesco De Gregori). Da affrontare con cautela.
FRANCESCO PICCOLO “Il Desiderio Di Essere Come Tutti” (Einaudi 2013) TTTT / “Momenti Di Trascurabile Felicità” (Einaudi 2010) TTTT
Piccolo è un autore e sceneggiatore. Ne Il Desiderio Di Essere Come Gli Anni racconta di come è diventato comunista (a dispetto di un padre che virava a destra) e lo fa mischiando leggerezza e il gomitolo di blues dato dalla sua trasformazione/condizione. Il libro è spassoso, dilettevole, profondo. Tutti i gli eventi italiani dagli anni settanta in poi sono presi in esame e riletti secondo lo spirito dell’epoca dell’autore. Coraggiosa la parte finale dove Piccolo si interroga sugli errori che tutti noi di sinistra abbiamo fatto, quel sentirci (anche se a volte a ragione) eticamente e moralmente superiori che troppe volte ha condizionato la nostra visione dell’orizzonte e della prospettiva. Divertente infine la filosofia della moglie dell’autore, ribattezzata “chesaràmai”, quell’atteggiamento salutare nei confronti della vita che spesso noi uomini di blues non possediamo. Libro consigliatissimo.
Consigliatissimo anche Momenti Di Trascurabile Felicità, una raccolta di brevi e brevissime riflessioni sulle gioie del vivere tipo: “La soddisfazione di infilare il braccio in fondo al frigorifero del bar o del supermercato e tirare fuori la bottiglia di latte con la scadenza più lontana, che qualcuno ha volontariamente coperto per farmi comprare la bottiglia con la scadenza più vicina”
SHAKE MY TREE
Vicino alla palazzina dove lavoro ce ne è un’altra ormai disabitata da tempo. E ‘stata acquistata da un costruttore edile per farne una più consona alla posizione (la zona dei musicista di Stonecity è considerata zona residenziale di alto livello). I lavori inizieranno a breve, pochi giorni fa sono venuti a tagliare il grosso e meraviglioso abete che troneggiava sul davanti. Un albero di, immagino, 50 anni. Ho sentito un dolore quasi fisico. Certo, lo so, serviva spazio, ma sempre più spesso penso che la visione antropocentrica che abbiamo ci porterà alla catastrofe. Le esigenze degli esseri umani vengono sempre prima di tutto, mentre forse dovrebbero essere quelle del pianeta ad avere la precedenza. Certo, fatta la nuova costruzione (ma ce ne era davvero bisogno con tutti gli appartamenti sfitti e liberi che ci sono a Stonecity?) si pianteranno due arbusti che si intoneranno con le nuove linee architettoniche della palazzina e tutto andrà a posto.
‘A LAZIO
Io e la groupie deciso di acquistare uno di quei box a chiocciola per auto, non voglio che la freccia gialla della pianura (la macchina della groupie) rimanga al gelo durante la notte. Già la Valentino Rossi del rock and roll esce di casa alle 6,50 tutte le mattine, se deve anche togliere il ghiaccio dai vetri della macchina è finita. Definiamo il tutto con una aziendina di House-Of-The-Wood Upper (Ca’ Del Bosco Sopra insomma). Il tipo è alla mano e sembra sappia di cosa parla. Mi pare ci possa fidare. Prima di andarmene, dopo aver visto due portabiro della Lazio gli dico “Questi portabiro? Sei laziale? Strano vedere quei colori da queste parti…”. “Ah no, io tengo la Juve, c’era un tipo che li buttava via e io me li sono fatti dare”. Mi sono messo nelle mani di uno che tiene in ufficio non uno bensì due portabiro di una squadra di serie A diversa dalla squadra di serie A per cui tifa. Che dio (Page insomma) me la mandi buona…
ABBESS HOUSE
Nell’andare al lavoro, da Borgo Massenzio a Stonecity, tutte le mattine mi faccio un pezzo di campagna, quella tra Bath (Bagno), Little Court (Corticella) e Saint-Little-Woman (San Donnino) e tutte le mattine passo dunque davanti al ristorante La Badessa. Ogni volta mi dico, prima o poi devo andarci. Domenica scorsa prendo la groupie e mi ci fiondo. Il posto è di livello piuttosto alto, non te la cavi con poco ma ogni tanto bisogna anche trattarsi bene, se si può. Per quanto mi piaccia mangiar bene, ho capito il vero motivo per cui sono andato: sì, certo, il cibo (ottimo), il servizio (eccellente), la location (splendida) ma alla fine ero lì perché l’edificio de La Badessa mi ricorda la Boleskine House (e se vogliamo la Tower House). Una vera e propria house of the holy…
La Badessa
Boleskine House
Boleskine House
Tower House
Groupie alla Badessa – foto TT
ADESTE FIDEL
Penso spesso a Fidel Castro. Ho un forte legame sentimentale e spirituale con Cuba e la sua rivoluzione. Sul blog Alganews trovo un post di una (LIA DE FEO) che non ha certo le mie stesse simpatie ma che leggo con passione. E’ piuttosto lungo, ma per capire cosa fosse e cosa sia Cuba andrebbe letto dall’inizio alla fine.
Ultimamente, per lavoro, sono in contatto con alcune realtà inglesi. Scambio email e telefonate. Concludo spesso scusandomi per il mio inglese, so che non è perfetto. Una mi scrive “no need to apologise, your English is very good! Much better than my italian.” Visto che il suo italiano è inesistente (o meglio consiste nella conoscenza di cinque parole “amore, alla parmigiana, cibuongiorno, cappuccino”) non mi sembra un complimento, una cosa da dire. Non è la prima volta che mi capita. Britannici, ah!
LET THE MUSIC DIO THE TALKING
Ogni tanto al sabato mi concedo un matinée a Locus Nonantulae, my beloved hometown. Lo faccio anche in questo primo sabato di dicembre. Il cielo è nuvoloso, o meglio tra il molto nuvoloso e il poco nuvoloso senza una posizione di mezzo. Ci fosse qualche grado in meno in alcuni momenti sembrerebbe una giornata da neve. Monto sulla Sigismonda, aziono il sedile riscaldato, accendo il lettore mp3 (argh, lettore mp3!), inserisco una delle 4 chiavette da 64GB, la numero 2 ovvero quella dedicata agli artisti internazionali lettera A – L, seleziono la riproduzione casuale. I brani che arrivano sono i seguenti:
ALAN PARSONS PROJECT (Nucleus)…
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AEROSMITH (Let The Music Do The Talking),
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ELTON JOHN (Love Song),
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MILES DAVIS (Stella By Starlight),
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JOE JACKSON (How Long Must I Wait For You),
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DAVID BOWIE (Station To Station),
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ANGEL (Just Can’t Take It),
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EAGLES (Twenty-One)
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LINDA RONSTAD (You Tell That I’m Fallin’ Down)
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CLASH (Hitsville UK),
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GENESIS (Stagnation)
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Mi sento fortunato e sono grato a mia madre per avermi creato con il chip della musica di qualità nel DNA.
Tutta musica del secolo scorso, come sempre sono ripiegato sul passato… chissà che ne direbbero amici tipo GDC, Polbi e Bodhran, mi lancerebbero di sicuro occhiate di rimprovero, ma non m’importa, la musica odierna non mi dà le stesse sensazioni, non posso sentirmi in colpa per lo stato in cui versa, io ho già dato, se le nuove generazioni sono abuliche e non interessate a sufficienza alla musica contemporanea non può essere colpa mia.
Arrivo a Locus Nonantulae, me lo giro tutto il mio paesello. Respiro scampoli di ricordi. Noto che a 4 anni dal terremoto stanno finalmeente iniziando i lavori per risistemare l’Abbazia e la Torre dell’orologio.
Abbazia di NNT- foto TT
NNT downtown & Clock Tower – photo TT.
Entro a far colazione in un bistrot molto accogliente, proprio ai piedi della clock tower. Mi siedo ad un tavolo, mi gusto l’atmosfera… vengo di nuovo travolto dai ricordi… negli anni sessanta in questo stesso posto vi era la salumeria/drogheria MARCHESI. Ogni tanto ci capitavo con mia madre, le restavo attaccato alla gonna mentre rimiravo nei grandi vasi di vetro le mie leccornie preferite: i mentoni e le caramelline tonde dorate e argentate. Mia madre me ne comprava un po’ e io provavo il sentimento umano che tutti rincorrono: la felicità. Ora che ci penso oggi tre dicembre sarebbe stato il suo 88esimo compleanno, quanto mi manca Mother Mary…
Ricaccio indietro la commozione, mi ribello alla mia condizione di uomo di blues. Faccio i complimenti al gestore per il locale (e per la musica che passa).
Bistrot Premiere- Locus Nonatulae – foto TT
Esco dal bistrot, continuo a scrollarmi i blues dei ricordi, tanto a che servono, ha ragione WOODY ALLEN quando dice che ogni 100 sulla terra c’è un reset dell’umanità…io non penso sia nichilismo, ma una semplice constatazione dello stato delle cose
…così cerco di sopravvivere alla belle meglio e mi metto alla ricerca della mia scarlet woman; incontro diverse rosse ma nessuna ha il riflesso crowleyano che cerco, e allora seguo la corrente e mentre guardo le decorazioni natalizie canticchio Winter Wonderland.
GATTI
Con l’inverno il mio rapporto con i gatti si fa più intimo. Due delle tre gatte che vivono fuori tendono ad entrare in casa ad ogni occasione e anche Palmir accorcia le sue scorribande all’esterno. La Ragni è molto affettuosa, spesso mi cerca e si struscia con forza contro di me, ma occorre far attenzione, i suoi repentini scatti di umore sono sempre possibili e le conseguenti graffiate a tradimento possono arrivare in qualsiasi momento. Alterna momenti di stizza a tenerezze. ma d’altra parte, non siamo così anche noi umani? La Ragni è la principessina della Domus Saurea.
La Ragni sul frigo, versione don’t mess with me. – foto TT
La Ragni versione “Tyrrell ti amo” – foto TT
RAISSA è la “mamma”, RAGNI e SPAVENTINA sono figlie sue, ed ha il senso materno così sviluppato da avere adottato PALMIRO. E’ una gatta buona, seppur selvatica, e si lascia far tutto da me, ma è sempre vigile, solidale, attenta; corre in soccorso degli altri gatti in caso di bisogno, se cattura un topino lo porta alle sue figlie, e in loro assenza a me e alla Terry. La Rais è una gatta di sinistra.
Raissa mi dorme addosso – foto TT
Palmir è il solito Palmir ma più affettuoso. Essendo una gatto di blues (anche se era inizialmente un gatto Aor) anche lui “sente” l’arrivo dell’inverno e immagino senta tutto il calore (materiale e spirituale) del vivere alla Domus Saurea con due umani che lo amano. Son lì nello studio sdraiato sul divanetto ad ascoltarmi i FREE, lui arriva, salta sulla spalliera e poggia la zampetta sul mio viso…
Palmir & Tim – foto TT
…non rinuncia a fare la guardia e a marcare il territorio, di prima mattina al sabato e alla domenica si aggira per le campagne col l’eleganza innata dei felini, una piccola pantera nera in perlustrazione…
Panther Palmir – foto TT
…poi ad una certa ora torna in casa, si lascia lavare pazientemente sebbene le salviette umide non lo facciano impazzire, mangia qualcosa, beve e quindi si arrotola sullo sgabello vicino alla stufa. Rimane immobile per due o tre orette, poi d’mprovviso si sveglia, mi vede al computer mi corre incontro, spicca un salto, mi viene in braccio e si accoccola su di me…ed è così che porto avanti questo blog, con un pandoro di pelo tra le braccia.
E’ il compleanno della groupie, festeggiamo al Lime Theater di Regium Lepidi. Finalmente un nuovo spazio per concerti in città. Il teatro è stato ricavato da uno dei padiglioni della Fiera, il tutto è un po’ spartano ma niente male. Al momento 1600 posti, in futuro si parla di 2500. Speriamo che Regium e (Mutina) torni ad essere tappa dei tour di artisti e di gruppi. Siamo nelle tribunette. In platea c’è anche mia sorella.
Sono qui per una serata di musica non occidentale, niente Blues, niente Rock, niente capitalismo…per una volta distante dai suoni che di solito mi riempiono le orecchie. Entrano i coristi e i musicisti. Il colpo d’occhio non è niente male. Si parte con l’inno italiano (molti spettatori si alzano in piedi), quindi l’inno russo e a seguire BELLA CIAO (con intermezzo strumentale di BANDIERA ROSSA). Uh, cominciamo bene mi dico. Seguono brani di musica russa, conditi da balletti davvero straordinari. Il livello è alto, gran coro, bella orchestra, ballerini bravissimi
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Son lì che godo di queste arie che parlano di cosacchi, di viburno rosso, di notti moscovite, dell’epopea della grande madre Russia quando verso metà spettacolo il livello della proposta scade miseramente: prima con insulso motivo danzereccio occidentale con tanto di basi e con i “militari” russi che iniziano a fare i simpatici, poi E DIMMI CHE NON VUOI MORIRE, il brano di Curreri, Ferri, Vasco Rossi che Patty Ptravo cantò qualche anno fa, che di per sé è una bella canzone ma che in questo contesto risulta piuttosto ridicolo.
Poco dopo i cinque suonatori di balalaika si spostano sul fronte del palco, iniziano con un pezzo classico poi franano su SMOKE ON THE WATER…mamma mia mi dico. Chiudono con BACK IN USSR che a dir la verità ci sta, ma speravo che il varietà non appartenesse alla serata. Molti tra il pubblico applaudono convinti. Sono io quello con dei tarli nella mente.
Questo è uno dei problemi della globalizzazione, di tutto un po’…in qualsiasi campo. Io sono venuto per venire catapultato negli Urali del Dottor Zivago, nella piazza Rossa, a Leningrado…non per ricordare Patty Pravo o le sconcezze musicali ballabili dei tempi moderni. Volete fare un omaggio all’Italia? Bene, allora inserite VERDI, PUCCINI, MORRICONE. Volete fare un omaggio alla cultura occidentale? Va bene, allora suonate qualcosa di AARON COPLAND o di giganti simili.
La serata era partita benissimo, ma alla fine esco col capo chino. Mi risolve la serata un commento che capto per caso: una ragazza (da cui non ti saresti mai aspettato un commento del genere) rimpiange il non aver trovato l’INTERNAZIONALE in scaletta.
THE EQUINOX LIVE AT BOTTEGA DEI BRIGANTI, MONTECAVOLO 16/11/2016
Gli EQUINOX tornano alla BOTTEGA DEI BRIGANTI, è la terza volta quest’anno. I gestori e il pubblico del locali evidentemente ci amano, così inizio a pensare che la BOTTEGA per noi è quello che il LOS ANGELES FORUM fu per i LZ. Suonare di mercoledì sera è una faccenda che terrorizza, il pomeriggio di ferie, fare tutto di corsa, l’indomani mattina andare a lavorare, ma alla fin fine gli operai del Rock sono abituati a questi strapazzi. Caricare la AOR mobile sembra una mission impossible… 4 chitarre, un piano elettrico, due amplificatori, un mandolino, una spia, reggichitarre, seggiolini, una pedaliera basso, tre valige di cavi ed effetti, una pedaliera per chitarra. La vita è dura.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo Saura T
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo Saura T
Il palco del locale è piccolo, ma in qualche modo riusciamo a dividere gli spazi.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo TT
Stasera riportiamo in auge il set acustico, dopo 9 lunghi anni di assenza dalla nostra scaletta.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo TT
POL ha mal di gola, stasera ha il blues della raucedine. E’ disperato. Federica, la sua groupie, cerca di consolarlo, ma il Brad Delp di Correggio è nervoso e stizzito. Cerchiamo di stabilizzarlo, dopotutto PLANT si fece tutto il tour del 1975, da gennaio a marzo, in quelle condizioni. Io gli do il mio aiuto psicologico (so quanto sia dura una cosa del genere per un cantante), SAURA gli fa da crocerossina e LELE gli tira due madonne. Con l’aiuto di acqua calda con aceto e due o tre bicchierini di bourbon POL si rimette in sesto e alla fine porta a casa la serata meglio di quanto ci si aspettasse.
Arrivano gli amici. Mario mi chiede se faremo TANGERINE, il cuoco (americano) chiede NO QUARTER… sono anni che vorrei farla, speriamo che SAURA si decida ad imparare la parte di piano.
Stasera partiamo con THE SONG REMAINS THE SAME, segue BLACK DOG. Al riff di HEARTBREAKER partono le prima urla. Ah, il piombo zeppelin non tradisce mai. Dopo DAZED AND CONFUSED Riff corre sotto al palco a dirmi “ Stefano, che spettacolo!” Quando Riff mi chiama Stefano significa che c’è dell’energia cosmica da qualche parte. Grazie Roberto! MMHOP, SIBLY, RAMBLE ON precedono I’M GONNA CRAWL, per quanto ci si sforzi di proporre qualche brano per intenditori è indubbio che quest’ultima riscuote sempre poco successo. Peccato, secondo noi rimane un gran pezzo, dove tra l’altro PAGE suona uno dei suoi assoli migliori.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo TT
Ci mettiamo a sedere, THE BATTLE OF EVERMORE e GOING TO CALIFORNIA. Guardo Saura tutta concentrata sul mandolino. Che polistrumentista! Rimango seduto e parto con l’arpeggio di BIGLY (Babe I’m Gonna Leave You insomma), la gente inizia ad urlare. BIGLY è un pezzo difficile da rendere dal vivo, se lo fai con una chitarra acustica poi perdi il senso nelle sezioni Rock, se lo fai con una chitarra elettrica perdi il senso dell’arpeggio suggestivo sulla acustica. Io uso una DANELECTRO, che è elettrica sì, ma particolare. Da quando abbiamo il pezzo in scaletta, è la nostra versione migliore. E’ la prima volt che sono soddisfatto. L’applauso è di quelli che non ti scordi.
BIGLY – The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo Riff Gilioli
Mi rimetto in piedi è il momento di ACHILLES LAST STAND. E’ la prima volta che la suoniamo dal vivo. Ci siamo trovati in sala prove solo due volte prima di questo concerto, probabilmente è un azzardo, il pezzo non è ancora digerito del tutto, LELE la suona guardando lo schema che ha attaccato di fianco alla batteria. Difficile per SAURA rendere il giro di basso che fece JONES con il suo BECVAR 8 corde. Ha arricchito il suono col compressore e il risultato alla fine è dignitoso. Ho studiato l’assolo di ACHILLES per la prima volta in queste ultime settimane e sono rimasto sbalordito dal fatto che PAGE riesce ancora a sorprendermi, e questo dopo quasi quarant’anni di amore ininterrotto. L’assolo nella versione in studio mi piace davvero moltissimo. Che gran chitarrista che era. Prendo in mano la doppiomanico, it’s STAIRWAY TO HEAVEN time. La gente applaude, il pezzo vola via tranquillo. Dall’assolo sino al finale sento che il gruppo è in sintonia, rocchiamo e rolliamo con la grazia del Dark Lord sopra di noi. WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN, ROCK AND ROLL. Ancora piombo Zeppelin per un pubblico appassionato. Durante la presentazione del gruppo che faccio in mezzo a CB introduco la nostra bassista-tastierista con le solite frasi: “la Valentino Rossi del Rock And Roll, la reggiana dagli occhi di ghiaccio la nostra superfiGa SAURA TERENZIANI!”. Segue Boato! E quando scrivo boato, intendo boato!
Ci chiedono il bis. THE OCEAN.
Mi sembra che sia stato un buon concerto. POL se la è cavata bene nonostante i gravi problemi alla voce. LELE una volta di più mi ha impressionato, quando lascia libera la bestia, il batterista elegantemente hard rock che c’è in lui, il gruppo vola ad alta quota. Se Lele fosse un professionista, se fosse nato in Britannia negli anni giusti sarebbe oggi un batterista alla pari dei grandi che veneriamo oggi. Il discorso non vale solo per lui, conosco altri musicisti talentuosi che se cresciuti in una altra epoca e in altro paese sarebbero diventati musicisti Rock famosi, ma stasera rivolgo principalmente a lui questo pensiero.
Dopo il concerto la gentilezza e l’entusiasmo degli amici ci riempie il cuore. La Simonetta- che non ci aveva mi visti – mi viene incontro e dice “Sei fantastico!”e lo fa con una semplicità, con un candore che mi emoziona. Naturalmente non è vero, è la doppio manico che contribuisce alla suggestione, quando la alzo per la fanfara di STAIRWAY etc etc, però è bello – nel nostri piccolo – suscitare reazioni così positive.
Riff mi dice che si è commosso durante la parte finale, assolo e sezione Rock di STAIRWAY TO HEAVEN. “Mi sono venute le lacrime agli occhi” e se lo dice Riff superfan anche lui da quarant’anni (vide la band a Knebworth nel 79) capisco che abbiamo fatto un discreto lavoro.Leo, cantante e chitarrista della zona, mi dice “Quando ho visto la DANELECTRO pensavo mi avresti fatto KASHMIR in accordatura aperta…”
Valerio, il titolare del locale, si complimenta con me in tre momenti diversi, e già ci prenota per una data in primavera. Quando il titolare di un locale è soddisfatto anche tu sei soddisfatto. Smontiamo, carichiamo e compilo il borderò della SIAE. Saluto e mi metto in moto. Prima di uscire un tipo mi dice. “Bravo Tirelli!”. Non lo conosco, ma lo abbraccio e lo saluto con affetto. E’ da poco passata l’una, fa un freddo cane, sono ancora preda del turbinio del concerto, salgo sulla AOR mobile e parto. La Tucson ha la possibilità di riscaldare i sedili. Da qualche settimana a questa parte non riesco più a farne a meno. Il tepore mi avvolge mentre con Saura attraverso la notte reggiana. Non ancora sazi ci spariamo NO QUARTER versione studio…la notte nera, il piano sintetizzato di JONES, l’assolo pieno di mistero di PAGE, il testo evocativo…che brividi ragazzi. Arriviamo alla Domus Saurea dopo mezz’ora. Scarichiamo, portiamo l’ambaradam in soffitta, una doccia calda, un thè e a letto. Sono le due passate…domattina sarà dura alzarsi per andare al lavoro, ma adesso mi sento a posto, ho avuto la mia distrazione, mi sono sbarazzato di me stesso, sono sereno…chiudo gli occhi…New York, goodnight.
MICK RALPHS BLUES
Venti giorni fa ho visto la BAD COMPANY a GLASGOW, era il 25 ottobre, pochi giorni dopo, MICK RALPHS, il chitarrista, ha avuto un ictus. A parte che sì, ho appena fatto in tempo a vederli e a vederlo, la cosa mi ha intristito molto. Credo di essere il fan italiano numero uno di MICK RALPHS, comprenderete tutto il mio dispiacere.
Si sono susseguiti alcuni comunicati stampa.
Questo il primo:
Following the Bad Company UK tour that wound up last Saturday at London’s 02 Arena the family and representatives of the band’s co-founder, guitarist and songwriter Mick Ralphs are sad to announce that Mick has suffered a stroke. Mick is receiving excellent medical care and is recovering in hospital, although all his public engagements are necessarily on hold, pending his improvement. Everyone is wishing Mick a speedy recovery, and further news will be announced at the appropriate time.
Questi i più recenti:
Really good news, and it seems a slight improvement.Mick has been moved from the intensive care, to his own room. A huge thanks to Ben Ralphs, who not only is at Mick’s bedside, but also running his own business, dealing with Mick’s affairs, and keeping us all informed.
Mick update. Mick is progressing with his recovery, and has now started to get back some feeling down his left side, but its going to be a slow process. He is comfortable, and receiving the best treatment.
Mick update. I saw Mick today. He was sleeping peacefully, after having his phisio, which he started this week. His drop has gone, and he is off Oxygen. The feeling to his left side, is continuing to come back very slowly, and he was looking better. A huge amount of praise goes to his two sons, Ben and Jim, who is his constant care companions, and are both fiercely protective of Mick, but have asked me to thank all the well wishers, for there cards, and words of support.
Le cose sembrano dunque migliorare. Mick ha 72 anni, spero possa tornare ad avere una vita dignitosa. Da altri canali ho saputo che SIMON KIRKE (batterista della BAD COMPANY è riuscito a parlargli. SIMON è molto, molto dispiaciuto.
Mick Ralphs
Spero con tutto il cuore che il vecchio MICK riesca a superare questa faccenda.
DONALD TRUMP
Questo signore è diventato presidente degli Stati Uniti. Roba da non credere. Uno disdegnato persino dallo stesso Partito Repubblicano, uno che parla delle donne in maniera disdicevole, uno che usa una sacco di violenza nelle parole, uno che sa solo parlare alla pancia dell’elettorato meno illuminato, un miliardario che ha avuto imbarazzanti problemi finanziari (sei bancarotte), una guerrafondaio, reazionario, razzista. Ecco, questo è il nuovo presidente della nazione più importante al mondo. La CLINTON non era certo un modello di simpatia, tanto meno era distante dalle sinergie che oggi tutti dicono di odiare (se uno usa ancora le parole “poteri forti”, giuro che gli tolgo il saluto), probabilmente non sarebbe riuscita ad unire il popolo degli Stati Uniti, ma eleggere questo mi pare sia stata una pazzia.
Nel mio mondo ideale il presidente degli Stati Uniti sarebbe BERNIE SANDERS o ELIZABETH WARREN ma la realtà si sa è ben diversa e occorre farci i conti. Cerco di farmi forza usando il metodo della moglie di FRANCESCO PICCOLO, lo scrittore (e sceneggiatore). Nel libro IL DESIDERIO DI ESSERE COME TUTTI, la chiama Chesaràmai, perché è così che la moglie affronta la vita, cercando di non drammatizzare sempre e comunque. Una leggera superficialità che potrebbe rendere meno pesanti le vite come le nostre, prigioniere della idealizzazione.
Segnalo la copertina del Manifesto, davvero riuscita.
F.C. INTERNAZIONALE
Frank De Boer è stato esonerato. L’INTER dopo aver battuto la Juve non è più riuscita a dare continuità ai risultati. Qualche bella partita, belle azioni, ma poca sostanza. Figure barbine con squadre che avremmo dovuto battere 3 a 0, sicurezza psicologica inesistente, musi lunghi dei giocatori e soprattutto di noi tifosi. Se non altro il nostro nuovo proprietario JINDONG ZHANG ha capito che prendere in mano la situazione personalmente era ed è necessario adesso. Via l’amministratore delegato voluto da Thohir, ridimensionamento dello stesso Thohir, dirigenza sotto il controllo cinese. E arrivo di STEFANO PIOLI, il nuovo mister, il quale dovrà dare un po’ di serenità, di tranquillità e buon senso a tutta la squadra. Per come son fatto io, avrei forse scelto MARCELINO, ma amici e cuori nerazzurri illustri come BEPPE RIVA, mi assicurano che Pioli è la scelta più saggia. Lo spero tanto. In più Mr Pioli si chiama come me, è emiliano e da piccolo era un convinto tifoso nerazzurro. E allora avanti Mister, domenica c’è Milan-INTER, sarebbe davvero tanto bello se…
PALMIR
In mezzo a tutti questi blues c’è Palmir, il diavoletto nero della Tasmania che vive con noi, il gatto blues che ama l’Aor, il gatto che quando è In A Sentimental Mood diventa il rimedio a tutti i blues di questo mondo. La sveglia della groupie suona alle 6,20, alle 6,50 è fuori dalla porta diretta al lavoro, la mia sveglia suona una mezzoretta dopo e, in quei trenta minuti che intercorrono tra l’uscita di Saura e lo squillo della sveglia, Palmir con la sua zampina apre la porta della camera, salta sul letto, mi sale sul petto, fa la pastella, si adagia accanto a me, infila il suo muso sotto al mio mento. E così, con le sue fusa rumorose in sottofondo, ce ne stiamo al sicuro, protetti l’uno dall’altro in quella estasi da amicizia che solo due mammiferi di specie diverse posso ricreare. You are my best friend, Palmir (tu e il sedile riscaldato della Tucson).
Sono le quattro del mattino, suona la sveglia, mi alzo senza troppi problemi, sono in fustinella, sto per correre a Malpensa a prendere l’aereo e volare a Glasgow per vedere la mia BAD COMPANY. Lo hanno chiamato UK SWAN SONG TOUR, è tutto un po’ sibillino, sarà davvero l’ultima tournée? Sarà comunque l’ultimo tour di MICK RALPHS, il chitarrista non più troppo voglioso di andare on the road? E’ un omaggio alla SWAN SONG, l’etichetta (dei LED ZEPPELIN) per cui incidevano? Non importa, non ho mai visto il gruppo dal vivo, non posso rischiare, devo andare. Alle cinque saliamo in macchina, Saura è gasatissima, quasi quanto me.
E’ un piacere lasciarsi trasportare dalle acque calme dell’autostrada di prima mattina, soprattutto se hai come obbiettivo un evento così importante per la tua vita. Una breve sosta in Autogrill, mentre aspetto Saura guardo la piazzola alla luce dei lampioni e incredulo mi dico “ma davvero sto andando in Scozia a vedere la BAD COMPANY?”
A1 prima di Milano – foto di TT
Pur scosso da fremiti che non mi aspettavo di provare, rimango razionale. So che più che il concerto vado a vedere PAUL, SIMON e MICK, “eroi” della mia adolescenza. So che non mi devo aspettare granché, MICK ha 72 anni e non ha più tanta voglia di fare sacrifici sulla chitarra, PAUL e SIMON 67, da quando si sono rimessi insieme nel 2008 (a dire il vero ci fu anche la breve parentesi del 1999) i tour che hanno messo in piedi (con o senza MICK RALPHS) sono sempre stati simili, concerti di 75 minuti dove vengono proposti quasi esclusivamente i greatest hits e dove PAUL RODGERS spesso è parso il leader indiscusso relegando KIRKE e RALPHS a ruoli di comprimari. Non devo aspettarmi troppo mi dico, ma sento già le farfalle nello stomaco, e sono ancora in Italia.
Lasciamo la macchina al Ciao Parking e in navetta raggiungiamo l’areoporto. Abbiamo solo un paio di trolley, solo bagaglio a mano dunque così passiamo velocemente i controlli, mangiamo qualcosa e ci incamminiamo verso il gate. Sbrighiamo le solite formalità, attendiamo qualche altro minuto e poi ci imbarchiamo.
Malpensa blues – photo di Saura T
Il decollo mi dà sempre da fare, soffro di vertigini, così come sempre mi aggrappo a Saura, penso a MICK RALPHS e recito i testi dei FIRM. Arrivati all’altezza voluta mi rilasso, cerco di dormicchiare ma non ci riesco. Ma davvero sto andando a vedere la Bad Company?
Alle 11,30 ora della Scotia, atterriamo. Prima di raggiungere l’hotel decidiamo di mangiare qualcosa all’areoporto, e qui sbatto il muso contro il muro del linguaggio usato dai nativi. “Goodmorning Madam, we’d like to eat something… fish and chips for two, a lemonade and a coke”, la signora mi risponde in un inglese che definire duro è dir poco. Le chiedo scusa più volte, poi rinuncio a capirla, e cerco di cavarmela con il linguaggio dei segni. Mi viene in mente il mio amico Billy Fletcher, scozzese purosange, quando mi diceva che ogni volta che va a Londra quello che gli chiedono sovente è “Are you German?”.
Usciamo dall’aeroporto. Ci avviciniamo alla navetta che porta in centro. A tu per tu con il bigliettaio: “We have to go to Buchanan Station. Two tickets please” e prego il sommo poeta di essere stato chiaro e che non mi chiedano nulla. In risposta ottengo suoni gutturali. Non chiedo al tipo di ripetermi gentilmente e più lentamente quel che ha detto, gli allungo semplicemente una banconota da 20 sterline. Me ne da 7 di resto. Ora, io l’inglese non lo parlo quasi mai, non sono allenato, fatico a formulare in maniera fluida frasi complicate, ma tutto sommato lo conosco abbastanza bene, leggo libri in inglese, leggo riviste in inglese, scrivo in inglese, a volte traduco articoli di questo blog in inglese, ma qui in Scotia fatico più di quanto immaginassi.
Dalla stazione dei bus all’hotel sono venti minuti a piedi che facciamo volentieri per immergerci nel quotidiano della città. In hotel non ci chiedono nemmeno i documenti, va bene che abbiamo pagato al momento della prenotazione, ma un minimo di controllo… ma Glasgow è un po’ più selvaggia rispetto a Londra, così cerco di entrare il prima possibile nel groove della città. L’hotel fa parte della catena Ibis, lo stesso che usammo in giugno durante il soggiorno londinese. Un tre stelle semplice e qui al nord più spartano. Naturalmente niente bidè.
Una doccia, una paio d’ore di sonno e siamo di nuovo in cammino. Abbiamo appuntamento alle 18 al ristorante LA FIORENTINA con Billy e Alison Fletcher due miei vecchi amici, entrambi appassionati di Rock e di football. Con Billy siamo in contatto dal 1985, l’anno in cui iniziai la fanzine. Ci siamo visti nel 2000 nella mia home town in occasione del concerto dei PRIORY OF BRION (featuring the Golden God) e a Roma nel 2004. Sono dunque 12 anni che non vedo the mighty, come lo chiamo io, Billy Fletcher. Percorriamo la distanza a piedi, in una città sconosciuta e non sbagliamo nulla. Saura deve avere il chip del navigatore nel cervello. Billy la ribattezzerà Lady Map.
Riabbracciare vecchi amici è sempre molto bello. Sono le 18, per noi è l’ora della merenda non della cena, ma come detto cerchiamo di andare a ritmo con la città. Il cameriere è italiano, viene dalla Sardegna. E’ giovane, educatissimo, e molto professionale. Io e Saura prendiamo un semplice risotto con i funghi, Billy e Alison un primo e quindi un piatto con spaghetti e cotolette. Alla fine Billy ordina un cappuccino. Mi guarda come per scusarsi “Aye, I know bro’ that in Italy it’s a breakfast thing, but hey, I’m a Scotsman afterall” e si mette a ridere. Portano il conto, capisco che vogliono offrire loro “No Billy, facciamo alla romana dai… c’mon let’s do the roman way…” ma Billy insiste dicendomi che quando venne a Modena andammo a cena e offrii io e che non devo rompere le palle. E’ piacevole parlare con i miei amici, ma non sopporto il mio inglese parlato. Vorrei avere una pronuncia meno provinciale, rispettabile, invece so che parlo con la misera cadenza di un turista italiano. Povero me.
L’Hydro, il posto dove si tiene il concerto, è poco distante, una breve passeggiata e ci siamo. Tutto è ordinato, la situazione vivibile, niente stress. Saura compra una maglietta del merchandising ufficiale, io il tour program. Ci sono molti addetti a cui chiedere. Quella a cui ci rivolgiamo parla una lingua che non riconosco. Una maschera ci accompagna ai posti assegnati. Siamo in una ottima posizione, 10/12 file dal palco. Non c’è il tutto esaurito, l’Hydro tiene 12000 posti, quantifico un pubblico di circa 8000 unità, ma grazie a tendoni neri che coprono alcune file dei piani più alti il colpo d’occhio è notevole. Si stanno già esibendo i RSO, Richie Sambora e Orianthi, la sua compagna. Benché di discendenza polacca, l’ex chitarrista di Bon Jovi sembra Sylvester Stallone del primo ROCKY ma con 3 decenni in più. Canottiera, cappellino e quell’aria da italiano del sud. Benché un po’ scettico all’inizio, devo dire che il suo concerto mi è piaciuto. Un gruppo con due chitarre (lui ed Orianthi… e che chitarre!), un basso, una tastiera, una batteria. Niente diavolerie moderne, niente basi. Alcuni pezzi dei BON JOVI, alcuni brani dai suoi album solisti e (ma non ne sono certo) da quelli di Orianthi. Entrambi vestono delle belle chitarre: Les Paul e Stratocaster per Richie, PRS per Orianthi. Concerto davvero piacevole.
RSO – Sambora & Orianthi Glasgow 2016 – foto TT
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Quindici minuti per il cambio palco e poco dopo le 21 entra la BAD COMPANY. Non mi sembra vero…eccoli lì HOWARD LEESE (l’altro chitarrista ed ex membro degli HEART), TODD RONNING (ex membro del gruppo di PAUL RODGERS), SIMON KIRKE, MICK RALPHS e PAUL RODGERS.
BAD COMPANY UK TOUR 2016 – Howard Leese, Mick Ralphs, Paul Rodgers, Simon Kirke and Todd Ronning.
SIMON batte il quattro e mentre il gruppo attacca LIVE FOR THE MUSIC partono getti di fumo. Per un momento traballo, sono in balia di una emozione fortissima che mi porta quasi fino alle lacrime. Sono venuto fin qui per questo preciso istante, per provare questo fiotto di sentimenti che mi attraversano come un fiume in piena attraversa una pianura. Cinque secondi pieni di quel trasporto che senti poche volte nella vita, giusto quando t’innamori follemente di qualcuno, quando la tua squadra dopo 45 anni vince la Champions League, quando ti senti titanico dinnanzi al futuro e ti sembra di risolvere il mistero della vita.
LIVE FOR THE MUSIC
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Segue GONE GONE GONE, canzone di BOZ BURRELL, il bassista originale del gruppo scomparso nel 2006, dopo di che è gia il momento per uno dei grandi successi del gruppo.
FEEL LIKE MAKIN’ LOVE
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Per il quarto pezzo RODGERS si mette al pianoforte… ELECTRICLAND. Sono contento che il gruppo insista già da alcuni anni su questo brano, una deep cut densa e profonda e tratta dall’ultimo album della formazione originale, ROUGH DIAMONDS del 1982. Versione impeccabile, come impeccabile appare BURNIN’ SKY subito dopo.
Il gruppo è in forma, le canzoni che compongono il repertorio della BAD COMPANY non sono complicatissime, ma ad ogni modo serve una certa coerenza musicale nonché un livello di passione elevato per renderle bene e i ragazzi riescono pienamente nell’impresa. PAUL è un intrattenitore consumato e cantante Rock sublime, SIMON è una sicurezza e MICK si muove sulla chitarra più di quanto sperassi. Il pubblico mi sorprende. Non ci sono giovani, in gran parte trattasi di persone che erano adolescenti o giovani negli anni settanta, ma la partecipazione è forte e decisa. La gente a fatica riesce a stare seduta.
RODGERS torna al piano per RUN WITH THE PACK e Saura parte per la stratosfera, è uno dei suoi pezzi preferiti. La vedo ballare, dimenarsi, cantare, gridare… guardala lì, prima di conoscermi non sapeva nemmeno chi fosse la BAD COMPANY ed ora pare impazzita. Mi perdo ad osservare MICK RALPHS. Chissà perché mi piace così tanto, forse il motivo risiede nel fatto che come chitarrista mi sento simile a lui, forse sono le sue canzoni ad intrigarmi, o forse il fatto che con la sua semplicità è riuscito a ritagliarsi un posto di tutto rispetto nel mondo del rock and roll prima con i MOTT THE HOOPLE poi con la BAD COMPANY appunto. Guardalo lì, con la sua camicia hawaiana, con qualche chilo di troppo, non troppo tonico né dinamico eppure per me ancora punto di riferimento. Dio, quanto voglio bene a quest’uomo. Proprio mentre finisco il pensiero Saura mi dice nell’orecchio “io a Mick Ralphs voglio bene!”. Sono fortunato ad averla al mio fianco.
MIck Ralphs Glagow 2016 – foto T
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READY FOR LOVE è un pezzo di RALPHS apparso sull’album del 1972 dei MOTT THE HOOPLE e riproposto sul primo della BAD COMPANY in maniera superba grazie al cantato di PAUL RODGERS. L’intro di MICK mi pare un po’ incerta ma poi il chitarrista regala un assolo niente male… bel suono, bell’attacco, classic MICK RALPHS. Grande partecipazione del pubblico. Saura di nuovo carichissima, e anche io mi ritrovo commosso.
READY FOR LOVE
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PAUL e MICK imbracciano le acustiche, è il momento di CRAZY CIRCLE un bel pezzettino tratto da DESOLATION ANGELS del 1979… finalmente qualcosa di fresco in scaletta. Segue TROUBLESHOOTER, un nuovo brano. PAUL ancora sulla acustica. Un mid tempo in stile BAD COMPANY che dopo alcuni ascolti si rivela meno scontato e banale del previsto. Significa che il gruppo ha un nuovo album in programma?
Si torna ai classici con MOVIN’ ON. Pubblico scatenato, MICK con una Telecaster in accordatura aperta di do. Pochi istanti prima dell’assolo vedo che fatica a prendere dal taschino della camicia il guitar slide bottle neck …
MOVIN’ ON
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A dire la verità io di SHOOTING STAR farei anche a meno, ma è ormai diventato un rito farla cantare al pubblico e sebbene possa sembrare tutto un po’ forzato alla fine vieni coinvolto anche tu. Sugli schermi passano le facce di alcuni musicisti Rock morti in giovane età tra cui, naturalmente, PAUL KOSSOFF e JOHN BONHAM.
Bad Company Glasgow 2016 – photo TT
SHOOTING STAR
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Subito dopo irrompe CAN’T GET ENOUGH e nonostante sia anche questo un pezzo ascoltato tante volte e abbia un po’ stancato mi sorprendo di come mi accenda. Segue ROCK AND ROLL FANTASY, il singolo del 1979 e quindi la band lascia il palco.
Il gruppo ritorna con BAD COMPANY sul cui ritornello tornano i getti di fumo…
Bad Company Glasgow 2016 – photo TT
Bella versione e buon assolo di MICK.
BAD COMPANY
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Il gruppo saluta e dopo poco ritorna con SEAGULL suonata con tutta la band. Questo è l’unico appunto che faccio, di questo pezzo non se ne può più. E’ retorico, fuori tempo e noioso. Il gabbiano che vola libero nel cielo… dai PAUL, non sarebbe il caso di smetterla? Si sarebbe potuto chiudere con decine di altri pezzi assai più efficaci. Il gruppo esce definitivamente di scena e a parte questo ultimo discutibile bis la parola giusta è trionfo.
Alison, Tim, Billy after the show – photo Saura T.
Non ho visto chissà che concerti io, nella seconda metà degli anni settanta gli artisti stranieri evitavano l’Italia dopo aver visto quel che successe a LOU REED a Roma e a SANTANA a Milano (le prime avvisaglie si ebbero naturalmente nel 1971 col concerto dei LED ZEPPELIN al Vigorelli ), gli autoriduttori pensavano che la musica dovesse essere gratuita così creavano grossi casini durante i concerti (vedi anche il processo del 1976 al Palalido a DE GREGORI). Negli anni ottanta avevo già capito che i concerti Rock a cui avrei voluto partecipare si erano già svolti in America qualche anno prima, così il mio interesse scemò e di conseguenza mi persi alcuni dei grandi nomi che, in formazione rimaneggiata o alle prese con materiale e album non certo memorabili, arrivarono fino alle sponde della mia città.
Come fu diversa l’adolescenza di certi miei amici miei coetanei, come me fan sia dei LZ che della BC. Billy ad esempio nel 1979 vide sia la BAD COMPANY (in marzo all’Apollo Theatre di Glasgow) che i LED ZEPPELIN (le due date di Knebworth). Bill di New York fece lo stesso, entrambe le volte al Madison Square Garden, nel 1977 si vide una delle sei date dei LED ZEPPELIN e nel 1979 si vide la BAD COMPANY. Ah.
Detto questo è pur vero che qualche spettacolo degno di nota l’ho visto anche io nel lontano e nel recente passato, quindi forse esagero nel dire che questo è stato il più bel concerto della mia vita, ma non posso fare altro. Non ho mai provato nulla di simile, nemmeno a vedere i nomi a me più cari.
Billy, Alison e Saura sono concordi. Per i Fletchers è stato un concerto superbo (sebbene troppo corto), per Saura sono stati i soldi meglio spesi in assoluto. La devo tenere a freno, è già lì che proclama “BAD COMPANY miglior gruppo di tutti i tempi” e per una che è una fan scatenata di YES / RICK WAKEMAN / WHO e LED ZEPPELIN non è poco dire una cosa del genere.
Salutiamo Billy e Alison e ci addentriamo nel cuore di GLASGOW per tornare in albergo. Non riesco ad addormentarmi subito, mi devo leggere tutto il tour program che ho preso.
Bad Company UK 2016 tour program – photo TT
Mercoledì mattina mi sveglio in forma, la consapevolezza di aver visto la BAD COMPANY mi riempie di energia. Facciamo colazione da Costa, ci godiamo il centro città, facciamo un salto alla cattedrale e all’università.
The Cathedral – photo TT
Subway stroll – Saura plays “Live For the Music” on air guitar – photo TT
Nella mattina il tempo passa più volte da soleggiato, nuvoloso, piovoso, ventoso…siamo in Scotia dopotutto. Pranziamo da Pret a Mangèr dopo di che ci ritiriamo in albergo. Nel tardo pomeriggio usciamo di nuovo diretti a IBROX, il leggendario stadio dei RANGERS GLASGOW, la squadra del cuore del mio amico Billy che anche io tifo. Prendiamo la subway. Ibrox mi appare in tutta la sua maestosità…
Ibrox- Photo TT
Prima dell’incontro Billy porta me e Saura a bere qualcosa nel locale del cuore dei tifosi dei Rangers, la Louden Tavern. La atmosfera è fantastica, qui si respira ancora l’aria del football più romantico e poetico. Al collo ho la sciarpa dei RANGERS a cui ho legato quella dell’INTER. Mi sento uno di loro. WE ARE THE PEOPLE!
Tim-Saura-Billy at the Lounden Tavern pre-match daze
Prima di entrare allo stadio Billy ci presenta alcuni dei suoi amici tifosi. Inizio a capire il duro accento scozzese. Alcuni accennano a qualche parola in italiano e con estrema semplicità citano i nomi di alcuni giocatori ella prima grande INTER. Dio che bello, viva il football! Entrare ad Ibrox è una bella esperienza e ne assaporo ogni momento.
Tim & Billy Ibrox 26 oct 2016 – photo Saura
I Rangers oggi giocano contro il St. Johnstone. Finisce 1 a 1. Al momento i “nasi blu” sono un work in progress, è una partita dignitosa ma un po’ lontana dalle glorie passate. Ogni tanto chiedo a Billy se la palla è uscita in calcio d’angolo “Corner Billy?” gli chiedo e lui “Aye, Co’na’!”. Quando entra il centrattacco n. 9 gli chiedo “Kenny Miller Billy?” e lui “Aye, Keni Milla’”. Rido di gusto. Mi piace sentir parlare Billy Fletcher. Il Mick di Mick Ralphs diventa una sorta di “Meck”.
Il calcio scozzese è più puro, pratico e onesto rispetto al nostro; nessun giocatore si fa il segno della croce mentre entra in campo, se qualcuno subisce un fallo si alza subito dopo senza fare la sceneggiata come se gli avessero rotto una gamba, quando segnano un goal esultano ma senza invocare la gloria onnipotente di vostro signore.
Salutiamo Billy, ci diamo appuntamento il prossimo anno a San Siro e ritorniamo all’albergo, prima però una pizza veloce da Bella Italia. L’organizzazione scozzesa circa l’uscita dei tifosi da uno stadio è meravigliosa. Poliziotti e poliziotte a cavallo ci scortano sino alla metropolitana. Ci fanno stare in fila sul marciapiede e ci fanno entrare nella subway un po’ alla volta. In 20 minuti siamo in carrozza…e stiamo parlando di migliaia di persone.
Ho visto la BAD COMPANY, ho visto i RANGERS…posso addormentarmi sereno.
La mattina di nuovo colazione da COSTA nel centro della città quindi una passeggiata fino alla stazione degli autobus. Alle 10 siamo all’areoporto. Compro il Guardian e qualche cosa da smangiucchiare in volo. Al gate della Easy Jet invece di esserci scritto Imbarco in italiano c’è scritto “Embargo”…penso a Cuba.
Di nuovo in tensione per il decollo, poi rilassamento in alta quota e di nuovo sotto stress per l’atterraggio. In autostrada, mentre torniamo verso Regium Lepidi guardo la groupie e sorrido, che razza di coppia che siamo, nel nostro piccolo …sempre on the road, d’altra parte “we live for the music give it everything we got…”.
(broken) ENGLISH
It is four o’clock in the morning, the alarm clock rings, I get up without too much trouble, I’m excited, I’m going to go to Malpensa to take the plane and fly to Glasgow to see “my” BAD COMPANY. They called it the UK SWAN SONG TOUR 2016, it’s all a bit ‘cryptic, it will really be the last tour? Will this be the last tour of MICK RALPHS, the guitarist not too eager to go on the road? Is it a tribute to the SWAN SONG, the record label? No matter, I have never seen the band live, I can not risk it, I have to go. At five o’clock we climb into the car, Saura is animated, almost as much as me.
It ‘a pleasure to be carried away by motorway calm water early in the morning, especially if you have an important event as a goal for your life. A short stop in Autogrill (motorway café), while I wait Saura I look at the lamplight and in disbelief I say to myself ” I’m really going to Scotland to see the BAD COMPANY?”
Although shaken by tremors I did not expect me to feel, I remain rational. I know that more than a concert I go to see PAUL, SIMON and MICK, “heroes” of my adolescence. I know I better have no too much expectations, MICK is 72 years old and no longer he has the desire to parctice on the guitar, PAUL and SIMON are 67, since they got back together in 2008 (actually there was even a brief period of 1999 ) the tours that they have set up (with or without MICK RALPHS) have always been similar, they were 75 minute shows where they offered almost exclusively the greatest hits package and where PAUL RODGERS often seemed to be the undisputed leader relegating KIRKE and RALPHS to roles of supporting actors . I repeat to myself to keep myself calm, but I can feel the butterflies in the stomach, and I am still in Italy.
We leave the car at Ciao Parking and then reach the airport. We only have a couple of trolley, hand luggage only, therefore we pass quickly the checks; we eat something and we move towards the gate. The usual formalities, the wait of a few more minutes and then we board.
Takeoff always puts me in a stress mood, the fear of heights is one of my blues, so as always I cling to Saura, I think of MICK RALPHS and I recite the lyrics of the FIRM. When we arrive at the desired height I relax, I try to doze, but I can not. ” I’m really going to see Bad Company?”
At 11.30 Scotia time, we land. Before reaching the hotel we decide to eat something at the airport, and here I slam my nose against the wall of the language used by the natives. “Goodmorning Madam, we’d like to eat something … fish and chips for two, a lemonade and coke”, the lady replied to me in a English that define hard is an understatement. I apologize several times, then I give up to understand it, and I try to get by with sign language. I remind what my scottish friend Billy Fletcher told me once… every time he goes down to London they often ask him “Are you German?”.
We leave the airport. We approach the shuttle to go the city center. Face to face with the conductor: “We have to go to Buchanan Station. Two tickets please” and I pray the great poet (well, Dante) my english was good enough so he won’t ask me anything. In response I get guttural sounds. I do not ask him to kindly repeat gently and slowly what he said, I just give him a banknote of 20 pounds. He gives me back 7 pounds. Now, I seldom speak English, I’m not trained, I struggle to formulate fluidly complicated sentences, but all in all I know it well enough, I read English books, I read magazines in English, I write in English, sometimes I translate articles of this blog in English, but here in Scotia I struggle more than I imagined.
From the bus station to the hotel is a twenty minute walk we do willingly to immerse ourselves in the town vibe. At the hotel they do not even ask for papers, I know that we have already payed for our stay but… so I guess Glasgow is a little ‘wilder than London.The hotel is one of the Ibis chain, the same as we used in june during our stay in London. A three-star hotel very basic and simple and here in the north more spartan. Of course there’s no bidet in the bathroom.
A shower, a couple of hours of sleep and we’re back on the road. We have a rendez vous at 18 (6 pm) at the restaurant LA FIORENTINA with Billy and Alison Fletcher, two old friends of mine, both fans of Rock music and football. I have been in touch with Billy since 1985, the year I started the Oh Jimmy fanzine. We met in 2000 in my home town for the concert of the PRIORY OF BRION (featuring the Golden God) and in Rome in 2004. So it’s 12 years since I saw the mighty, as I call him, Billy Fletcher. We are walking in a foreign city and we never get lost. Saura has to have the navigation chip in the brain. Billy will call her “Lady Map”.
To be reunited with old friends is always very nice. It 6 pm, for us it is time for snack not dinner, but as mentioned we try to get aligned with the pace of the city. The waiter is Italian, he comes from Sardinia. He’s young, polite and very professional. Me and Saura eat a simple risotto with mushrooms, Billy and Alison a first plate, then a plate with spaghetti and cutlets. After the dinner eventually Billy orders a cappuccino. He looks at me apologetically, “Aye, I know bro ‘that in Italy it’s a breakfast thing, but hey, I’m a Scotsman afterall” and laughs. We then ask for the bill, I understand that they want to buy us the dinner “No Billy, … c’mon let’s do the roman way …” as we say in italy meaning evenly but Billy insists telling me that when he came to Modena we went to dinner and I did buy them the dinner so I have to shut up. Anyway it is nice to talk with my friends, but I can not stand my spoken English. I would like to have a ruling less provincial english, a respectable one, however I know that I speak with the paltry rate of an Italian tourist. Poor me.
The Hydro, the place where the concert is held, it is not far away, a short walk and there we are. Everything is orderly, livable situation, no stress. Saura buy one of the official merchandise t-shirt, I buy the tour program. There are many employees you can ask for help. The language used by one of then I do not recognize. A usher takes us to our seats. We are in a great position, 10/12 rows from the stage. it’s not a sold out, the Hydro holds 12,000 seats, I quantifie an audience of about 8,000, but thanks to blacks tents that cover some of the higher seats the glance is remarkable. RSO, Richie Sambora and Orianthi, his partner, is already on stage. Although of Polish descent, the former guitarist of Bon Jovi appears like Sylvester Stallone in the movie ROCKY. Undershirt vest, cap and that look of a southern Italian. Although a bit ‘skeptical at first, I must say that I enjoyed the concert. A group with two guitars (him and Orianthi), bass, keyboards, and drums. Some BON JOVI songs, some songs from Richie solo albums, and (but I’m not sure) some frome Orianthi records. They both dress beautiful guitars: Les Paul and Stratocaster for Richie, PRS for Orianthi. Really nice concert.
Fifteen minutes for the gear change and at 9,15 BAD COMPANY walk on stage. It almost seems not true to me… here they are Howard Leese (the other guitarist and former member of the HEART), Todd Ronning (former member of PAUL RODGERS group), SIMON KIRKE, MICK RALPHS and PAUL RODGERS.
SIMON beats four and while the group attacks LIVE FOR THE MUSIC some smoke jets erupt from the front of the stage. For a moment I stagger, I am at the mercy of a very strong emotion that brings me almost to tears. I came here exactly for this very moment, to feel this flood of feelings that run through me like an impetuous river through a plain. Five seconds full of that transport you feel a few times in life, right when you fall madly in love with someone, when your football team won the Champions League after 45 years…
GONE GONE GONE, a song by BOZ BURRELL, the original bassist of the group deceased in 2006, after which it is already time for one of the great hit of the group, FEEL LIKE MAKING LOVE.
For the fourth piece RODGERS is on piano … ELECTRICLAND. I’m glad the group insists with this song, a deep cut from the last album of the original line up, ROUGH DIAMONDS (1982). Flawless version, as flawless appears BURNIN’ SKY soon after.
The group is in very good form, the songs that make up the repertoire of BAD COMPANY are not complicated, but either way it takes a certain musical coherence and a high level of passion to make them work well. PAUL is a consummate entertainer and sublime Rock singer, SIMON drives the band with skills and MICK plays the guitar better than I expected. The audience surprises me. There are no youngsters, only man and women (many women) who were teenagers or so in the seventies, but they are a hot and wild. They barely can stand on their seats.
RODGERS is back on the piano for RUN WITH THE PACK and Saura sets off for the stratosphere, RWTP is one of her favorite songs. I see her dancing, wiggling, sing and shout … look at her, before we met she did not even know who BAD COMPANY was and now she seems crazy about the band. I get lost observing MICK RALPHS. For some reason I love him so much, perhaps the reason is that as a guitarist I guess I’m a lot like him, maybe there are his songs to intrigue me, or maybe it is the fact that with his simplicity he has managed to carve out a respectable place in the world rock and roll before with MOTT THE HOOPLE then with BAD COMPANY precisely. Look at him there, with his Hawaiian shirt, with a few extra pounds, not too tonic or dynamic yet for me still the reference point. Goodness, how I love this man. Even as I finish the thought Saura whispers in my ear “I love Mick Ralphs!”. I’m lucky to have her by my side.
READY FOR LOVE is a RALPHS song appeared on the 1972 album of Mott the Hoople and repurposed superbly thanks to the vocals PAUL RODGERS on the first BAD COMPANY record. The intro of MICK seems a bit uncertain but then the guitarist gives us a pretty good solo … nice sound, nice attitude, classic MICK RALPHS. The audience appreciate so much. Saura again is over the top, and I find myself deeply moved.
PAUL and MICK shoulder the acoustic guitars, it’s time for CRAZY CIRCLE, quite a lovely little track taken from the DESOLATION ANGELS (1979) album … finally something fresh in the set list. TROUBLESHOOTER is a new song. PAUL still on a acoustic guitar. A mid tempo in the BAD COMPANY style, after a few plays it proves less obvious and banal than expected. Does it means that the group has a new album planned?
We return to the classic hits with MOVIN ‘ON. The crowd goes wild, MICK wears a Telecaster in C open tuning . Just moments before the solo I see that he struggles to pull out the slide guitar bottle neck from his shirt pocket.
To tell the truth I could pass on SHOOTING STAR, but it has now become a ritual for the singalong pantomime, and although it may seem all a bit forced in the end you come also involved. On the screens they shows pictures of some Rock musicians who died at a young age including, of course, PAUL KOSSOFF and JOHN BONHAM.
Immediately after CAN’T GET ENOUGH bursts and despite being a piece heard too many times it surely turns everybody on. ROCK AND ROLL FANTASY, the single of 1979, closes the set and then the band leave the stage.
The group returns for the first encore with BAD COMPANY , more smoke jets …beautiful version and good guitar solo courtesy of MICK.
The group soon returns with SEAGULL played with the help of the whole band. This is the only moment of the show a bit lame. I can’t stand the song SEAGULL anymore, it’s rhetoric, out of time and tedious. The seagull flying free in the sky … c’mon PAUL, is not time to remove it from the set list?
The group finally comes out of the scene and apart from this last controversial number, the right word is triumph.
I have not seen too much important concerts , in the second half of the seventies the international artists shunned Italy after seeing what happened to LOU REED in Rome and to SANTANA in Milano (the first signs of the troubles came of course in 1971 with LED ZEPPELIN at the Vigorelli), the “autoriduttori” thought that music should be free, so they created big troubles during the concerts. In the eighties I had already realized that the rock concerts that I wanted to attend had already taken place in America a few years earlier, so my interest waned and as a result I missed some of the big names that came to the shores of my city and my country.
How different was the adolescence of some of my friends my age, like me fan of both LZ and BC. Billy F., for example, in 1979 saw both the BAD COMPANY (in March at the Apollo Theatre in Glasgow) and LED ZEPPELIN (the two dates of Knebworth). Bill McQ from New York did the same, both times at Madison Square Garden, in 1977 he saw one of six dates of LED ZEPPELIN and in 1979 he saw the BAD COMPANY. Ah.
That said it is true that I saw some show noteworthy in the distant and recent past, so maybe I exaggerate in saying that this was the best concert of my life, but I can’t help. Billy, Alison and Saura agree. For the Fletchers it was a superb concert (although too short), for Saura it has been the money better spent ever. I have to keep her calm, she is already proclaming “BAD COMPANY best group ever”, and for someone who is a huge fan of YES / RICK WAKEMAN / WHO and LED ZEPPELIN is such a thing to say.
We bid goodnight to Billy and Alison, and we head to the heart of GLASGOW back to the hotel. I can not sleep now, I have to read the whole tour program that I bought.
I wake up wednesday morning in fine form, the awareness of having seen BAD COMPANY fills me with energy. We have breakfast at Costa’s, we enjoy the city center, the town’s cathedral and the university. The weather keeps on changing: sunny, cloudy, rainy, windy … we are in Scotia after all. Lunch at Pret a Manger after which we retreat to the hotel. Late in the afternoon we go back on the road direct to IBROX, the legendary stadium of RANGERS GLASGOW, the favorite team of my friend Billy. I’m a supporter too. We take the subway. Ibrox appears in all its majesty …
Before the game we meet Billy, he takes me and Saura to the Louden Tavern, THE pub of the Rangers fans. The atmosphere is fantastic, here you can still breathe the air of the most romantic and poetic football. I wear a scarf of RANGERS that I tied with the INTER one. I feel one of them. WE ARE THE PEOPLE!
Before entering the stadium Billy introduce us to some of his friends. I begin to understand the hard Scottish accent. Someome mention a few words in Italian and the names of some players of the first great INTER era. Goodness, how nice, long live football! To enter at Ibrox is a beautiful experience and I savor every moment.
The Rangers tonight play against St. Johnstone. It ends 1-1. At the moment the “Blue noses” are a work in progress, it is a good enough game but a little far from past glories. Every so often I ask Billy if the ball went out, “Corner Billy?” I ask him and he replies “Aye, Co’na ‘!”. When the forward n. 9 enters on the pitch I ask him “Kenny Miller Billy?” and he replies “Aye, Keni Milla ”. I laugh. I like to hear Billy Fletcher’s scotsman accent. The Mick of Mick Ralphs becomes a sort of “Meck“.
Scottish football is more pure, practical and honest than ours; no player makes the sign of the cross as the enter the field, if someone is fouled gets up soon after without making the skit as if he had broken his leg, when they score a goal they do not invoke the almighty glory of the lord.
It’s time to say goodby to my friend Billy, I hug him tight: “See you in San Siro next spring Billy boy!” and we return to the hotel. Just a quick pizza at Bella Italia then we are in our bedroom. The scottish organization about the output of the fans from a stadium is wonderful. Policemen and policewomen on horseback escorted us up to the subway. They make us stand in line on the sidewalk and make us enter into the subway little by little. In 20 minutes we are on a coach. Amazing.
I saw BAD COMPANY, I saw RANGERS … I can sleep peaceful.
It’s morning again, we leave the hotel, we have breakfast at COSTA’s in the city center and then we walk to the bus station. At 10 we are at the airport. I buy the Guardian and something to nibble on the flight. At the gate of the Easy Jet instead of there being written “IMBARCO” (Boarding in Italian) there is “Embargo” … I think about Cuba.
Back in tension for the take-off, then relaxation at high altitude and again under stress for the landing. On the highway, while we return to Regium Lepidi I watch Saura and I smile, what a crazy couple we are, in our small world … we are always on the road, on the other hand “we live for the music …give it everything we got … “.
Ho il cuore pesante nell’annunciare che all’inizio del mese, il nostro lettore ed amico Alcadoc se ne è andato. L’ ho saputo alcuni giorni fa tramite facebook, quando Andrea, un suo amico, ha postato la notizia sull’account di Alessandro. La notizia mi ha percosso da capo a piedi. Ci eravamo sentiti sulla chat di FB pochi giorni prima, avevamo parlato di musica, di altri amici del blog (Polbi e Picca), mi aveva anche chiesto il mio numero di cellulare. Speravo trovasse il momento giusto per chiamarmi, mi avrebbe fatto tanto piacere sentirlo.
Alex capitò qui sul blog pochi mesi dopo l’apertura, nel 2011. Entrammo in contatto quasi subito. Capii immediatamente che era un tipo piuttosto riservato ma, visto che era della mia città, cercai di invitarlo alle cene che organizzavo con gli illuminati del blues, intuii però in fretta che con Alessandro occorreva andare per gradi. Continuammo comunque a sentirci ogni tanto via email e appunto tramite facebook.
L’avatar che aveva Alex
Alex era un grandissimo appassionato di musica, un intenditore sopraffino, con una cultura vastissima. Aveva gusti eterogenei…Lucio Dalla, Bruce Springsteen, Van Morrison, i Led Zeppelin, gli AC/DC, Van Halen, Miles Davis, Hall & Oates e altri mille nomi. Tifava inoltre Inter, cosa che ci legò ancor di più. Sarei diventato volentieri suo amico intimo.
Quella di uscire di scena per Alessandro è stata una scelta… non giudico e non permetto a nessuno di farlo, nemmeno giustifico o comprendo, prendo semplicemente e tristemente atto della cosa. Avevo letto sul giornale locale la notizia, ma chi si sarebbe immaginato che si trattasse di un mio amico? Vorrei tanto mi avesse fatto quella telefonata.
Alex si dilettava a cantare, mi par di ricordare che una volta mi disse che quando ci saremmo visti avrei dovuto portare la chitarra perché gli sarebbe piaciuto cantare PEOPLE GET READY insieme a me. A pensarci oggi nulla mi sembra più appropriato…il pezzo di Curtis Mayfield è una sorta di gospel, una freedom song, con riferimenti religiosi chiari, la possibilità di prendere un treno per sfuggire alla schiavitù e arrivare a nord, alla terra promessa dove è possibile trovare speranza e pace.
Spero tu la abbia trovata Alex. Ci mancherai.
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Chi volesse leggere alcuni dei suoi commenti li può trovare a corredo di questi articoli:
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