E’ il compleanno della groupie, festeggiamo al Lime Theater di Regium Lepidi. Finalmente un nuovo spazio per concerti in città. Il teatro è stato ricavato da uno dei padiglioni della Fiera, il tutto è un po’ spartano ma niente male. Al momento 1600 posti, in futuro si parla di 2500. Speriamo che Regium e (Mutina) torni ad essere tappa dei tour di artisti e di gruppi. Siamo nelle tribunette. In platea c’è anche mia sorella.
Sono qui per una serata di musica non occidentale, niente Blues, niente Rock, niente capitalismo…per una volta distante dai suoni che di solito mi riempiono le orecchie. Entrano i coristi e i musicisti. Il colpo d’occhio non è niente male. Si parte con l’inno italiano (molti spettatori si alzano in piedi), quindi l’inno russo e a seguire BELLA CIAO (con intermezzo strumentale di BANDIERA ROSSA). Uh, cominciamo bene mi dico. Seguono brani di musica russa, conditi da balletti davvero straordinari. Il livello è alto, gran coro, bella orchestra, ballerini bravissimi
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Son lì che godo di queste arie che parlano di cosacchi, di viburno rosso, di notti moscovite, dell’epopea della grande madre Russia quando verso metà spettacolo il livello della proposta scade miseramente: prima con insulso motivo danzereccio occidentale con tanto di basi e con i “militari” russi che iniziano a fare i simpatici, poi E DIMMI CHE NON VUOI MORIRE, il brano di Curreri, Ferri, Vasco Rossi che Patty Ptravo cantò qualche anno fa, che di per sé è una bella canzone ma che in questo contesto risulta piuttosto ridicolo.
Poco dopo i cinque suonatori di balalaika si spostano sul fronte del palco, iniziano con un pezzo classico poi franano su SMOKE ON THE WATER…mamma mia mi dico. Chiudono con BACK IN USSR che a dir la verità ci sta, ma speravo che il varietà non appartenesse alla serata. Molti tra il pubblico applaudono convinti. Sono io quello con dei tarli nella mente.
Questo è uno dei problemi della globalizzazione, di tutto un po’…in qualsiasi campo. Io sono venuto per venire catapultato negli Urali del Dottor Zivago, nella piazza Rossa, a Leningrado…non per ricordare Patty Pravo o le sconcezze musicali ballabili dei tempi moderni. Volete fare un omaggio all’Italia? Bene, allora inserite VERDI, PUCCINI, MORRICONE. Volete fare un omaggio alla cultura occidentale? Va bene, allora suonate qualcosa di AARON COPLAND o di giganti simili.
La serata era partita benissimo, ma alla fine esco col capo chino. Mi risolve la serata un commento che capto per caso: una ragazza (da cui non ti saresti mai aspettato un commento del genere) rimpiange il non aver trovato l’INTERNAZIONALE in scaletta.
THE EQUINOX LIVE AT BOTTEGA DEI BRIGANTI, MONTECAVOLO 16/11/2016
Gli EQUINOX tornano alla BOTTEGA DEI BRIGANTI, è la terza volta quest’anno. I gestori e il pubblico del locali evidentemente ci amano, così inizio a pensare che la BOTTEGA per noi è quello che il LOS ANGELES FORUM fu per i LZ. Suonare di mercoledì sera è una faccenda che terrorizza, il pomeriggio di ferie, fare tutto di corsa, l’indomani mattina andare a lavorare, ma alla fin fine gli operai del Rock sono abituati a questi strapazzi. Caricare la AOR mobile sembra una mission impossible… 4 chitarre, un piano elettrico, due amplificatori, un mandolino, una spia, reggichitarre, seggiolini, una pedaliera basso, tre valige di cavi ed effetti, una pedaliera per chitarra. La vita è dura.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo Saura T
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo Saura T
Il palco del locale è piccolo, ma in qualche modo riusciamo a dividere gli spazi.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo TT
Stasera riportiamo in auge il set acustico, dopo 9 lunghi anni di assenza dalla nostra scaletta.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo TT
POL ha mal di gola, stasera ha il blues della raucedine. E’ disperato. Federica, la sua groupie, cerca di consolarlo, ma il Brad Delp di Correggio è nervoso e stizzito. Cerchiamo di stabilizzarlo, dopotutto PLANT si fece tutto il tour del 1975, da gennaio a marzo, in quelle condizioni. Io gli do il mio aiuto psicologico (so quanto sia dura una cosa del genere per un cantante), SAURA gli fa da crocerossina e LELE gli tira due madonne. Con l’aiuto di acqua calda con aceto e due o tre bicchierini di bourbon POL si rimette in sesto e alla fine porta a casa la serata meglio di quanto ci si aspettasse.
Arrivano gli amici. Mario mi chiede se faremo TANGERINE, il cuoco (americano) chiede NO QUARTER… sono anni che vorrei farla, speriamo che SAURA si decida ad imparare la parte di piano.
Stasera partiamo con THE SONG REMAINS THE SAME, segue BLACK DOG. Al riff di HEARTBREAKER partono le prima urla. Ah, il piombo zeppelin non tradisce mai. Dopo DAZED AND CONFUSED Riff corre sotto al palco a dirmi “ Stefano, che spettacolo!” Quando Riff mi chiama Stefano significa che c’è dell’energia cosmica da qualche parte. Grazie Roberto! MMHOP, SIBLY, RAMBLE ON precedono I’M GONNA CRAWL, per quanto ci si sforzi di proporre qualche brano per intenditori è indubbio che quest’ultima riscuote sempre poco successo. Peccato, secondo noi rimane un gran pezzo, dove tra l’altro PAGE suona uno dei suoi assoli migliori.
The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo TT
Ci mettiamo a sedere, THE BATTLE OF EVERMORE e GOING TO CALIFORNIA. Guardo Saura tutta concentrata sul mandolino. Che polistrumentista! Rimango seduto e parto con l’arpeggio di BIGLY (Babe I’m Gonna Leave You insomma), la gente inizia ad urlare. BIGLY è un pezzo difficile da rendere dal vivo, se lo fai con una chitarra acustica poi perdi il senso nelle sezioni Rock, se lo fai con una chitarra elettrica perdi il senso dell’arpeggio suggestivo sulla acustica. Io uso una DANELECTRO, che è elettrica sì, ma particolare. Da quando abbiamo il pezzo in scaletta, è la nostra versione migliore. E’ la prima volt che sono soddisfatto. L’applauso è di quelli che non ti scordi.
BIGLY – The Equinox – Bottega dei briganti 16/11/2016 – Photo Riff Gilioli
Mi rimetto in piedi è il momento di ACHILLES LAST STAND. E’ la prima volta che la suoniamo dal vivo. Ci siamo trovati in sala prove solo due volte prima di questo concerto, probabilmente è un azzardo, il pezzo non è ancora digerito del tutto, LELE la suona guardando lo schema che ha attaccato di fianco alla batteria. Difficile per SAURA rendere il giro di basso che fece JONES con il suo BECVAR 8 corde. Ha arricchito il suono col compressore e il risultato alla fine è dignitoso. Ho studiato l’assolo di ACHILLES per la prima volta in queste ultime settimane e sono rimasto sbalordito dal fatto che PAGE riesce ancora a sorprendermi, e questo dopo quasi quarant’anni di amore ininterrotto. L’assolo nella versione in studio mi piace davvero moltissimo. Che gran chitarrista che era. Prendo in mano la doppiomanico, it’s STAIRWAY TO HEAVEN time. La gente applaude, il pezzo vola via tranquillo. Dall’assolo sino al finale sento che il gruppo è in sintonia, rocchiamo e rolliamo con la grazia del Dark Lord sopra di noi. WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN, ROCK AND ROLL. Ancora piombo Zeppelin per un pubblico appassionato. Durante la presentazione del gruppo che faccio in mezzo a CB introduco la nostra bassista-tastierista con le solite frasi: “la Valentino Rossi del Rock And Roll, la reggiana dagli occhi di ghiaccio la nostra superfiGa SAURA TERENZIANI!”. Segue Boato! E quando scrivo boato, intendo boato!
Ci chiedono il bis. THE OCEAN.
Mi sembra che sia stato un buon concerto. POL se la è cavata bene nonostante i gravi problemi alla voce. LELE una volta di più mi ha impressionato, quando lascia libera la bestia, il batterista elegantemente hard rock che c’è in lui, il gruppo vola ad alta quota. Se Lele fosse un professionista, se fosse nato in Britannia negli anni giusti sarebbe oggi un batterista alla pari dei grandi che veneriamo oggi. Il discorso non vale solo per lui, conosco altri musicisti talentuosi che se cresciuti in una altra epoca e in altro paese sarebbero diventati musicisti Rock famosi, ma stasera rivolgo principalmente a lui questo pensiero.
Dopo il concerto la gentilezza e l’entusiasmo degli amici ci riempie il cuore. La Simonetta- che non ci aveva mi visti – mi viene incontro e dice “Sei fantastico!”e lo fa con una semplicità, con un candore che mi emoziona. Naturalmente non è vero, è la doppio manico che contribuisce alla suggestione, quando la alzo per la fanfara di STAIRWAY etc etc, però è bello – nel nostri piccolo – suscitare reazioni così positive.
Riff mi dice che si è commosso durante la parte finale, assolo e sezione Rock di STAIRWAY TO HEAVEN. “Mi sono venute le lacrime agli occhi” e se lo dice Riff superfan anche lui da quarant’anni (vide la band a Knebworth nel 79) capisco che abbiamo fatto un discreto lavoro.Leo, cantante e chitarrista della zona, mi dice “Quando ho visto la DANELECTRO pensavo mi avresti fatto KASHMIR in accordatura aperta…”
Valerio, il titolare del locale, si complimenta con me in tre momenti diversi, e già ci prenota per una data in primavera. Quando il titolare di un locale è soddisfatto anche tu sei soddisfatto. Smontiamo, carichiamo e compilo il borderò della SIAE. Saluto e mi metto in moto. Prima di uscire un tipo mi dice. “Bravo Tirelli!”. Non lo conosco, ma lo abbraccio e lo saluto con affetto. E’ da poco passata l’una, fa un freddo cane, sono ancora preda del turbinio del concerto, salgo sulla AOR mobile e parto. La Tucson ha la possibilità di riscaldare i sedili. Da qualche settimana a questa parte non riesco più a farne a meno. Il tepore mi avvolge mentre con Saura attraverso la notte reggiana. Non ancora sazi ci spariamo NO QUARTER versione studio…la notte nera, il piano sintetizzato di JONES, l’assolo pieno di mistero di PAGE, il testo evocativo…che brividi ragazzi. Arriviamo alla Domus Saurea dopo mezz’ora. Scarichiamo, portiamo l’ambaradam in soffitta, una doccia calda, un thè e a letto. Sono le due passate…domattina sarà dura alzarsi per andare al lavoro, ma adesso mi sento a posto, ho avuto la mia distrazione, mi sono sbarazzato di me stesso, sono sereno…chiudo gli occhi…New York, goodnight.
MICK RALPHS BLUES
Venti giorni fa ho visto la BAD COMPANY a GLASGOW, era il 25 ottobre, pochi giorni dopo, MICK RALPHS, il chitarrista, ha avuto un ictus. A parte che sì, ho appena fatto in tempo a vederli e a vederlo, la cosa mi ha intristito molto. Credo di essere il fan italiano numero uno di MICK RALPHS, comprenderete tutto il mio dispiacere.
Si sono susseguiti alcuni comunicati stampa.
Questo il primo:
Following the Bad Company UK tour that wound up last Saturday at London’s 02 Arena the family and representatives of the band’s co-founder, guitarist and songwriter Mick Ralphs are sad to announce that Mick has suffered a stroke. Mick is receiving excellent medical care and is recovering in hospital, although all his public engagements are necessarily on hold, pending his improvement. Everyone is wishing Mick a speedy recovery, and further news will be announced at the appropriate time.
Questi i più recenti:
Really good news, and it seems a slight improvement.Mick has been moved from the intensive care, to his own room. A huge thanks to Ben Ralphs, who not only is at Mick’s bedside, but also running his own business, dealing with Mick’s affairs, and keeping us all informed.
Mick update. Mick is progressing with his recovery, and has now started to get back some feeling down his left side, but its going to be a slow process. He is comfortable, and receiving the best treatment.
Mick update. I saw Mick today. He was sleeping peacefully, after having his phisio, which he started this week. His drop has gone, and he is off Oxygen. The feeling to his left side, is continuing to come back very slowly, and he was looking better. A huge amount of praise goes to his two sons, Ben and Jim, who is his constant care companions, and are both fiercely protective of Mick, but have asked me to thank all the well wishers, for there cards, and words of support.
Le cose sembrano dunque migliorare. Mick ha 72 anni, spero possa tornare ad avere una vita dignitosa. Da altri canali ho saputo che SIMON KIRKE (batterista della BAD COMPANY è riuscito a parlargli. SIMON è molto, molto dispiaciuto.
Mick Ralphs
Spero con tutto il cuore che il vecchio MICK riesca a superare questa faccenda.
DONALD TRUMP
Questo signore è diventato presidente degli Stati Uniti. Roba da non credere. Uno disdegnato persino dallo stesso Partito Repubblicano, uno che parla delle donne in maniera disdicevole, uno che usa una sacco di violenza nelle parole, uno che sa solo parlare alla pancia dell’elettorato meno illuminato, un miliardario che ha avuto imbarazzanti problemi finanziari (sei bancarotte), una guerrafondaio, reazionario, razzista. Ecco, questo è il nuovo presidente della nazione più importante al mondo. La CLINTON non era certo un modello di simpatia, tanto meno era distante dalle sinergie che oggi tutti dicono di odiare (se uno usa ancora le parole “poteri forti”, giuro che gli tolgo il saluto), probabilmente non sarebbe riuscita ad unire il popolo degli Stati Uniti, ma eleggere questo mi pare sia stata una pazzia.
Nel mio mondo ideale il presidente degli Stati Uniti sarebbe BERNIE SANDERS o ELIZABETH WARREN ma la realtà si sa è ben diversa e occorre farci i conti. Cerco di farmi forza usando il metodo della moglie di FRANCESCO PICCOLO, lo scrittore (e sceneggiatore). Nel libro IL DESIDERIO DI ESSERE COME TUTTI, la chiama Chesaràmai, perché è così che la moglie affronta la vita, cercando di non drammatizzare sempre e comunque. Una leggera superficialità che potrebbe rendere meno pesanti le vite come le nostre, prigioniere della idealizzazione.
Segnalo la copertina del Manifesto, davvero riuscita.
F.C. INTERNAZIONALE
Frank De Boer è stato esonerato. L’INTER dopo aver battuto la Juve non è più riuscita a dare continuità ai risultati. Qualche bella partita, belle azioni, ma poca sostanza. Figure barbine con squadre che avremmo dovuto battere 3 a 0, sicurezza psicologica inesistente, musi lunghi dei giocatori e soprattutto di noi tifosi. Se non altro il nostro nuovo proprietario JINDONG ZHANG ha capito che prendere in mano la situazione personalmente era ed è necessario adesso. Via l’amministratore delegato voluto da Thohir, ridimensionamento dello stesso Thohir, dirigenza sotto il controllo cinese. E arrivo di STEFANO PIOLI, il nuovo mister, il quale dovrà dare un po’ di serenità, di tranquillità e buon senso a tutta la squadra. Per come son fatto io, avrei forse scelto MARCELINO, ma amici e cuori nerazzurri illustri come BEPPE RIVA, mi assicurano che Pioli è la scelta più saggia. Lo spero tanto. In più Mr Pioli si chiama come me, è emiliano e da piccolo era un convinto tifoso nerazzurro. E allora avanti Mister, domenica c’è Milan-INTER, sarebbe davvero tanto bello se…
PALMIR
In mezzo a tutti questi blues c’è Palmir, il diavoletto nero della Tasmania che vive con noi, il gatto blues che ama l’Aor, il gatto che quando è In A Sentimental Mood diventa il rimedio a tutti i blues di questo mondo. La sveglia della groupie suona alle 6,20, alle 6,50 è fuori dalla porta diretta al lavoro, la mia sveglia suona una mezzoretta dopo e, in quei trenta minuti che intercorrono tra l’uscita di Saura e lo squillo della sveglia, Palmir con la sua zampina apre la porta della camera, salta sul letto, mi sale sul petto, fa la pastella, si adagia accanto a me, infila il suo muso sotto al mio mento. E così, con le sue fusa rumorose in sottofondo, ce ne stiamo al sicuro, protetti l’uno dall’altro in quella estasi da amicizia che solo due mammiferi di specie diverse posso ricreare. You are my best friend, Palmir (tu e il sedile riscaldato della Tucson).
Sono le quattro del mattino, suona la sveglia, mi alzo senza troppi problemi, sono in fustinella, sto per correre a Malpensa a prendere l’aereo e volare a Glasgow per vedere la mia BAD COMPANY. Lo hanno chiamato UK SWAN SONG TOUR, è tutto un po’ sibillino, sarà davvero l’ultima tournée? Sarà comunque l’ultimo tour di MICK RALPHS, il chitarrista non più troppo voglioso di andare on the road? E’ un omaggio alla SWAN SONG, l’etichetta (dei LED ZEPPELIN) per cui incidevano? Non importa, non ho mai visto il gruppo dal vivo, non posso rischiare, devo andare. Alle cinque saliamo in macchina, Saura è gasatissima, quasi quanto me.
E’ un piacere lasciarsi trasportare dalle acque calme dell’autostrada di prima mattina, soprattutto se hai come obbiettivo un evento così importante per la tua vita. Una breve sosta in Autogrill, mentre aspetto Saura guardo la piazzola alla luce dei lampioni e incredulo mi dico “ma davvero sto andando in Scozia a vedere la BAD COMPANY?”
A1 prima di Milano – foto di TT
Pur scosso da fremiti che non mi aspettavo di provare, rimango razionale. So che più che il concerto vado a vedere PAUL, SIMON e MICK, “eroi” della mia adolescenza. So che non mi devo aspettare granché, MICK ha 72 anni e non ha più tanta voglia di fare sacrifici sulla chitarra, PAUL e SIMON 67, da quando si sono rimessi insieme nel 2008 (a dire il vero ci fu anche la breve parentesi del 1999) i tour che hanno messo in piedi (con o senza MICK RALPHS) sono sempre stati simili, concerti di 75 minuti dove vengono proposti quasi esclusivamente i greatest hits e dove PAUL RODGERS spesso è parso il leader indiscusso relegando KIRKE e RALPHS a ruoli di comprimari. Non devo aspettarmi troppo mi dico, ma sento già le farfalle nello stomaco, e sono ancora in Italia.
Lasciamo la macchina al Ciao Parking e in navetta raggiungiamo l’areoporto. Abbiamo solo un paio di trolley, solo bagaglio a mano dunque così passiamo velocemente i controlli, mangiamo qualcosa e ci incamminiamo verso il gate. Sbrighiamo le solite formalità, attendiamo qualche altro minuto e poi ci imbarchiamo.
Malpensa blues – photo di Saura T
Il decollo mi dà sempre da fare, soffro di vertigini, così come sempre mi aggrappo a Saura, penso a MICK RALPHS e recito i testi dei FIRM. Arrivati all’altezza voluta mi rilasso, cerco di dormicchiare ma non ci riesco. Ma davvero sto andando a vedere la Bad Company?
Alle 11,30 ora della Scotia, atterriamo. Prima di raggiungere l’hotel decidiamo di mangiare qualcosa all’areoporto, e qui sbatto il muso contro il muro del linguaggio usato dai nativi. “Goodmorning Madam, we’d like to eat something… fish and chips for two, a lemonade and a coke”, la signora mi risponde in un inglese che definire duro è dir poco. Le chiedo scusa più volte, poi rinuncio a capirla, e cerco di cavarmela con il linguaggio dei segni. Mi viene in mente il mio amico Billy Fletcher, scozzese purosange, quando mi diceva che ogni volta che va a Londra quello che gli chiedono sovente è “Are you German?”.
Usciamo dall’aeroporto. Ci avviciniamo alla navetta che porta in centro. A tu per tu con il bigliettaio: “We have to go to Buchanan Station. Two tickets please” e prego il sommo poeta di essere stato chiaro e che non mi chiedano nulla. In risposta ottengo suoni gutturali. Non chiedo al tipo di ripetermi gentilmente e più lentamente quel che ha detto, gli allungo semplicemente una banconota da 20 sterline. Me ne da 7 di resto. Ora, io l’inglese non lo parlo quasi mai, non sono allenato, fatico a formulare in maniera fluida frasi complicate, ma tutto sommato lo conosco abbastanza bene, leggo libri in inglese, leggo riviste in inglese, scrivo in inglese, a volte traduco articoli di questo blog in inglese, ma qui in Scotia fatico più di quanto immaginassi.
Dalla stazione dei bus all’hotel sono venti minuti a piedi che facciamo volentieri per immergerci nel quotidiano della città. In hotel non ci chiedono nemmeno i documenti, va bene che abbiamo pagato al momento della prenotazione, ma un minimo di controllo… ma Glasgow è un po’ più selvaggia rispetto a Londra, così cerco di entrare il prima possibile nel groove della città. L’hotel fa parte della catena Ibis, lo stesso che usammo in giugno durante il soggiorno londinese. Un tre stelle semplice e qui al nord più spartano. Naturalmente niente bidè.
Una doccia, una paio d’ore di sonno e siamo di nuovo in cammino. Abbiamo appuntamento alle 18 al ristorante LA FIORENTINA con Billy e Alison Fletcher due miei vecchi amici, entrambi appassionati di Rock e di football. Con Billy siamo in contatto dal 1985, l’anno in cui iniziai la fanzine. Ci siamo visti nel 2000 nella mia home town in occasione del concerto dei PRIORY OF BRION (featuring the Golden God) e a Roma nel 2004. Sono dunque 12 anni che non vedo the mighty, come lo chiamo io, Billy Fletcher. Percorriamo la distanza a piedi, in una città sconosciuta e non sbagliamo nulla. Saura deve avere il chip del navigatore nel cervello. Billy la ribattezzerà Lady Map.
Riabbracciare vecchi amici è sempre molto bello. Sono le 18, per noi è l’ora della merenda non della cena, ma come detto cerchiamo di andare a ritmo con la città. Il cameriere è italiano, viene dalla Sardegna. E’ giovane, educatissimo, e molto professionale. Io e Saura prendiamo un semplice risotto con i funghi, Billy e Alison un primo e quindi un piatto con spaghetti e cotolette. Alla fine Billy ordina un cappuccino. Mi guarda come per scusarsi “Aye, I know bro’ that in Italy it’s a breakfast thing, but hey, I’m a Scotsman afterall” e si mette a ridere. Portano il conto, capisco che vogliono offrire loro “No Billy, facciamo alla romana dai… c’mon let’s do the roman way…” ma Billy insiste dicendomi che quando venne a Modena andammo a cena e offrii io e che non devo rompere le palle. E’ piacevole parlare con i miei amici, ma non sopporto il mio inglese parlato. Vorrei avere una pronuncia meno provinciale, rispettabile, invece so che parlo con la misera cadenza di un turista italiano. Povero me.
L’Hydro, il posto dove si tiene il concerto, è poco distante, una breve passeggiata e ci siamo. Tutto è ordinato, la situazione vivibile, niente stress. Saura compra una maglietta del merchandising ufficiale, io il tour program. Ci sono molti addetti a cui chiedere. Quella a cui ci rivolgiamo parla una lingua che non riconosco. Una maschera ci accompagna ai posti assegnati. Siamo in una ottima posizione, 10/12 file dal palco. Non c’è il tutto esaurito, l’Hydro tiene 12000 posti, quantifico un pubblico di circa 8000 unità, ma grazie a tendoni neri che coprono alcune file dei piani più alti il colpo d’occhio è notevole. Si stanno già esibendo i RSO, Richie Sambora e Orianthi, la sua compagna. Benché di discendenza polacca, l’ex chitarrista di Bon Jovi sembra Sylvester Stallone del primo ROCKY ma con 3 decenni in più. Canottiera, cappellino e quell’aria da italiano del sud. Benché un po’ scettico all’inizio, devo dire che il suo concerto mi è piaciuto. Un gruppo con due chitarre (lui ed Orianthi… e che chitarre!), un basso, una tastiera, una batteria. Niente diavolerie moderne, niente basi. Alcuni pezzi dei BON JOVI, alcuni brani dai suoi album solisti e (ma non ne sono certo) da quelli di Orianthi. Entrambi vestono delle belle chitarre: Les Paul e Stratocaster per Richie, PRS per Orianthi. Concerto davvero piacevole.
RSO – Sambora & Orianthi Glasgow 2016 – foto TT
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Quindici minuti per il cambio palco e poco dopo le 21 entra la BAD COMPANY. Non mi sembra vero…eccoli lì HOWARD LEESE (l’altro chitarrista ed ex membro degli HEART), TODD RONNING (ex membro del gruppo di PAUL RODGERS), SIMON KIRKE, MICK RALPHS e PAUL RODGERS.
BAD COMPANY UK TOUR 2016 – Howard Leese, Mick Ralphs, Paul Rodgers, Simon Kirke and Todd Ronning.
SIMON batte il quattro e mentre il gruppo attacca LIVE FOR THE MUSIC partono getti di fumo. Per un momento traballo, sono in balia di una emozione fortissima che mi porta quasi fino alle lacrime. Sono venuto fin qui per questo preciso istante, per provare questo fiotto di sentimenti che mi attraversano come un fiume in piena attraversa una pianura. Cinque secondi pieni di quel trasporto che senti poche volte nella vita, giusto quando t’innamori follemente di qualcuno, quando la tua squadra dopo 45 anni vince la Champions League, quando ti senti titanico dinnanzi al futuro e ti sembra di risolvere il mistero della vita.
LIVE FOR THE MUSIC
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Segue GONE GONE GONE, canzone di BOZ BURRELL, il bassista originale del gruppo scomparso nel 2006, dopo di che è gia il momento per uno dei grandi successi del gruppo.
FEEL LIKE MAKIN’ LOVE
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Per il quarto pezzo RODGERS si mette al pianoforte… ELECTRICLAND. Sono contento che il gruppo insista già da alcuni anni su questo brano, una deep cut densa e profonda e tratta dall’ultimo album della formazione originale, ROUGH DIAMONDS del 1982. Versione impeccabile, come impeccabile appare BURNIN’ SKY subito dopo.
Il gruppo è in forma, le canzoni che compongono il repertorio della BAD COMPANY non sono complicatissime, ma ad ogni modo serve una certa coerenza musicale nonché un livello di passione elevato per renderle bene e i ragazzi riescono pienamente nell’impresa. PAUL è un intrattenitore consumato e cantante Rock sublime, SIMON è una sicurezza e MICK si muove sulla chitarra più di quanto sperassi. Il pubblico mi sorprende. Non ci sono giovani, in gran parte trattasi di persone che erano adolescenti o giovani negli anni settanta, ma la partecipazione è forte e decisa. La gente a fatica riesce a stare seduta.
RODGERS torna al piano per RUN WITH THE PACK e Saura parte per la stratosfera, è uno dei suoi pezzi preferiti. La vedo ballare, dimenarsi, cantare, gridare… guardala lì, prima di conoscermi non sapeva nemmeno chi fosse la BAD COMPANY ed ora pare impazzita. Mi perdo ad osservare MICK RALPHS. Chissà perché mi piace così tanto, forse il motivo risiede nel fatto che come chitarrista mi sento simile a lui, forse sono le sue canzoni ad intrigarmi, o forse il fatto che con la sua semplicità è riuscito a ritagliarsi un posto di tutto rispetto nel mondo del rock and roll prima con i MOTT THE HOOPLE poi con la BAD COMPANY appunto. Guardalo lì, con la sua camicia hawaiana, con qualche chilo di troppo, non troppo tonico né dinamico eppure per me ancora punto di riferimento. Dio, quanto voglio bene a quest’uomo. Proprio mentre finisco il pensiero Saura mi dice nell’orecchio “io a Mick Ralphs voglio bene!”. Sono fortunato ad averla al mio fianco.
MIck Ralphs Glagow 2016 – foto T
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READY FOR LOVE è un pezzo di RALPHS apparso sull’album del 1972 dei MOTT THE HOOPLE e riproposto sul primo della BAD COMPANY in maniera superba grazie al cantato di PAUL RODGERS. L’intro di MICK mi pare un po’ incerta ma poi il chitarrista regala un assolo niente male… bel suono, bell’attacco, classic MICK RALPHS. Grande partecipazione del pubblico. Saura di nuovo carichissima, e anche io mi ritrovo commosso.
READY FOR LOVE
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PAUL e MICK imbracciano le acustiche, è il momento di CRAZY CIRCLE un bel pezzettino tratto da DESOLATION ANGELS del 1979… finalmente qualcosa di fresco in scaletta. Segue TROUBLESHOOTER, un nuovo brano. PAUL ancora sulla acustica. Un mid tempo in stile BAD COMPANY che dopo alcuni ascolti si rivela meno scontato e banale del previsto. Significa che il gruppo ha un nuovo album in programma?
Si torna ai classici con MOVIN’ ON. Pubblico scatenato, MICK con una Telecaster in accordatura aperta di do. Pochi istanti prima dell’assolo vedo che fatica a prendere dal taschino della camicia il guitar slide bottle neck …
MOVIN’ ON
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A dire la verità io di SHOOTING STAR farei anche a meno, ma è ormai diventato un rito farla cantare al pubblico e sebbene possa sembrare tutto un po’ forzato alla fine vieni coinvolto anche tu. Sugli schermi passano le facce di alcuni musicisti Rock morti in giovane età tra cui, naturalmente, PAUL KOSSOFF e JOHN BONHAM.
Bad Company Glasgow 2016 – photo TT
SHOOTING STAR
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Subito dopo irrompe CAN’T GET ENOUGH e nonostante sia anche questo un pezzo ascoltato tante volte e abbia un po’ stancato mi sorprendo di come mi accenda. Segue ROCK AND ROLL FANTASY, il singolo del 1979 e quindi la band lascia il palco.
Il gruppo ritorna con BAD COMPANY sul cui ritornello tornano i getti di fumo…
Bad Company Glasgow 2016 – photo TT
Bella versione e buon assolo di MICK.
BAD COMPANY
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Il gruppo saluta e dopo poco ritorna con SEAGULL suonata con tutta la band. Questo è l’unico appunto che faccio, di questo pezzo non se ne può più. E’ retorico, fuori tempo e noioso. Il gabbiano che vola libero nel cielo… dai PAUL, non sarebbe il caso di smetterla? Si sarebbe potuto chiudere con decine di altri pezzi assai più efficaci. Il gruppo esce definitivamente di scena e a parte questo ultimo discutibile bis la parola giusta è trionfo.
Alison, Tim, Billy after the show – photo Saura T.
Non ho visto chissà che concerti io, nella seconda metà degli anni settanta gli artisti stranieri evitavano l’Italia dopo aver visto quel che successe a LOU REED a Roma e a SANTANA a Milano (le prime avvisaglie si ebbero naturalmente nel 1971 col concerto dei LED ZEPPELIN al Vigorelli ), gli autoriduttori pensavano che la musica dovesse essere gratuita così creavano grossi casini durante i concerti (vedi anche il processo del 1976 al Palalido a DE GREGORI). Negli anni ottanta avevo già capito che i concerti Rock a cui avrei voluto partecipare si erano già svolti in America qualche anno prima, così il mio interesse scemò e di conseguenza mi persi alcuni dei grandi nomi che, in formazione rimaneggiata o alle prese con materiale e album non certo memorabili, arrivarono fino alle sponde della mia città.
Come fu diversa l’adolescenza di certi miei amici miei coetanei, come me fan sia dei LZ che della BC. Billy ad esempio nel 1979 vide sia la BAD COMPANY (in marzo all’Apollo Theatre di Glasgow) che i LED ZEPPELIN (le due date di Knebworth). Bill di New York fece lo stesso, entrambe le volte al Madison Square Garden, nel 1977 si vide una delle sei date dei LED ZEPPELIN e nel 1979 si vide la BAD COMPANY. Ah.
Detto questo è pur vero che qualche spettacolo degno di nota l’ho visto anche io nel lontano e nel recente passato, quindi forse esagero nel dire che questo è stato il più bel concerto della mia vita, ma non posso fare altro. Non ho mai provato nulla di simile, nemmeno a vedere i nomi a me più cari.
Billy, Alison e Saura sono concordi. Per i Fletchers è stato un concerto superbo (sebbene troppo corto), per Saura sono stati i soldi meglio spesi in assoluto. La devo tenere a freno, è già lì che proclama “BAD COMPANY miglior gruppo di tutti i tempi” e per una che è una fan scatenata di YES / RICK WAKEMAN / WHO e LED ZEPPELIN non è poco dire una cosa del genere.
Salutiamo Billy e Alison e ci addentriamo nel cuore di GLASGOW per tornare in albergo. Non riesco ad addormentarmi subito, mi devo leggere tutto il tour program che ho preso.
Bad Company UK 2016 tour program – photo TT
Mercoledì mattina mi sveglio in forma, la consapevolezza di aver visto la BAD COMPANY mi riempie di energia. Facciamo colazione da Costa, ci godiamo il centro città, facciamo un salto alla cattedrale e all’università.
The Cathedral – photo TT
Subway stroll – Saura plays “Live For the Music” on air guitar – photo TT
Nella mattina il tempo passa più volte da soleggiato, nuvoloso, piovoso, ventoso…siamo in Scotia dopotutto. Pranziamo da Pret a Mangèr dopo di che ci ritiriamo in albergo. Nel tardo pomeriggio usciamo di nuovo diretti a IBROX, il leggendario stadio dei RANGERS GLASGOW, la squadra del cuore del mio amico Billy che anche io tifo. Prendiamo la subway. Ibrox mi appare in tutta la sua maestosità…
Ibrox- Photo TT
Prima dell’incontro Billy porta me e Saura a bere qualcosa nel locale del cuore dei tifosi dei Rangers, la Louden Tavern. La atmosfera è fantastica, qui si respira ancora l’aria del football più romantico e poetico. Al collo ho la sciarpa dei RANGERS a cui ho legato quella dell’INTER. Mi sento uno di loro. WE ARE THE PEOPLE!
Tim-Saura-Billy at the Lounden Tavern pre-match daze
Prima di entrare allo stadio Billy ci presenta alcuni dei suoi amici tifosi. Inizio a capire il duro accento scozzese. Alcuni accennano a qualche parola in italiano e con estrema semplicità citano i nomi di alcuni giocatori ella prima grande INTER. Dio che bello, viva il football! Entrare ad Ibrox è una bella esperienza e ne assaporo ogni momento.
Tim & Billy Ibrox 26 oct 2016 – photo Saura
I Rangers oggi giocano contro il St. Johnstone. Finisce 1 a 1. Al momento i “nasi blu” sono un work in progress, è una partita dignitosa ma un po’ lontana dalle glorie passate. Ogni tanto chiedo a Billy se la palla è uscita in calcio d’angolo “Corner Billy?” gli chiedo e lui “Aye, Co’na’!”. Quando entra il centrattacco n. 9 gli chiedo “Kenny Miller Billy?” e lui “Aye, Keni Milla’”. Rido di gusto. Mi piace sentir parlare Billy Fletcher. Il Mick di Mick Ralphs diventa una sorta di “Meck”.
Il calcio scozzese è più puro, pratico e onesto rispetto al nostro; nessun giocatore si fa il segno della croce mentre entra in campo, se qualcuno subisce un fallo si alza subito dopo senza fare la sceneggiata come se gli avessero rotto una gamba, quando segnano un goal esultano ma senza invocare la gloria onnipotente di vostro signore.
Salutiamo Billy, ci diamo appuntamento il prossimo anno a San Siro e ritorniamo all’albergo, prima però una pizza veloce da Bella Italia. L’organizzazione scozzesa circa l’uscita dei tifosi da uno stadio è meravigliosa. Poliziotti e poliziotte a cavallo ci scortano sino alla metropolitana. Ci fanno stare in fila sul marciapiede e ci fanno entrare nella subway un po’ alla volta. In 20 minuti siamo in carrozza…e stiamo parlando di migliaia di persone.
Ho visto la BAD COMPANY, ho visto i RANGERS…posso addormentarmi sereno.
La mattina di nuovo colazione da COSTA nel centro della città quindi una passeggiata fino alla stazione degli autobus. Alle 10 siamo all’areoporto. Compro il Guardian e qualche cosa da smangiucchiare in volo. Al gate della Easy Jet invece di esserci scritto Imbarco in italiano c’è scritto “Embargo”…penso a Cuba.
Di nuovo in tensione per il decollo, poi rilassamento in alta quota e di nuovo sotto stress per l’atterraggio. In autostrada, mentre torniamo verso Regium Lepidi guardo la groupie e sorrido, che razza di coppia che siamo, nel nostro piccolo …sempre on the road, d’altra parte “we live for the music give it everything we got…”.
(broken) ENGLISH
It is four o’clock in the morning, the alarm clock rings, I get up without too much trouble, I’m excited, I’m going to go to Malpensa to take the plane and fly to Glasgow to see “my” BAD COMPANY. They called it the UK SWAN SONG TOUR 2016, it’s all a bit ‘cryptic, it will really be the last tour? Will this be the last tour of MICK RALPHS, the guitarist not too eager to go on the road? Is it a tribute to the SWAN SONG, the record label? No matter, I have never seen the band live, I can not risk it, I have to go. At five o’clock we climb into the car, Saura is animated, almost as much as me.
It ‘a pleasure to be carried away by motorway calm water early in the morning, especially if you have an important event as a goal for your life. A short stop in Autogrill (motorway café), while I wait Saura I look at the lamplight and in disbelief I say to myself ” I’m really going to Scotland to see the BAD COMPANY?”
Although shaken by tremors I did not expect me to feel, I remain rational. I know that more than a concert I go to see PAUL, SIMON and MICK, “heroes” of my adolescence. I know I better have no too much expectations, MICK is 72 years old and no longer he has the desire to parctice on the guitar, PAUL and SIMON are 67, since they got back together in 2008 (actually there was even a brief period of 1999 ) the tours that they have set up (with or without MICK RALPHS) have always been similar, they were 75 minute shows where they offered almost exclusively the greatest hits package and where PAUL RODGERS often seemed to be the undisputed leader relegating KIRKE and RALPHS to roles of supporting actors . I repeat to myself to keep myself calm, but I can feel the butterflies in the stomach, and I am still in Italy.
We leave the car at Ciao Parking and then reach the airport. We only have a couple of trolley, hand luggage only, therefore we pass quickly the checks; we eat something and we move towards the gate. The usual formalities, the wait of a few more minutes and then we board.
Takeoff always puts me in a stress mood, the fear of heights is one of my blues, so as always I cling to Saura, I think of MICK RALPHS and I recite the lyrics of the FIRM. When we arrive at the desired height I relax, I try to doze, but I can not. ” I’m really going to see Bad Company?”
At 11.30 Scotia time, we land. Before reaching the hotel we decide to eat something at the airport, and here I slam my nose against the wall of the language used by the natives. “Goodmorning Madam, we’d like to eat something … fish and chips for two, a lemonade and coke”, the lady replied to me in a English that define hard is an understatement. I apologize several times, then I give up to understand it, and I try to get by with sign language. I remind what my scottish friend Billy Fletcher told me once… every time he goes down to London they often ask him “Are you German?”.
We leave the airport. We approach the shuttle to go the city center. Face to face with the conductor: “We have to go to Buchanan Station. Two tickets please” and I pray the great poet (well, Dante) my english was good enough so he won’t ask me anything. In response I get guttural sounds. I do not ask him to kindly repeat gently and slowly what he said, I just give him a banknote of 20 pounds. He gives me back 7 pounds. Now, I seldom speak English, I’m not trained, I struggle to formulate fluidly complicated sentences, but all in all I know it well enough, I read English books, I read magazines in English, I write in English, sometimes I translate articles of this blog in English, but here in Scotia I struggle more than I imagined.
From the bus station to the hotel is a twenty minute walk we do willingly to immerse ourselves in the town vibe. At the hotel they do not even ask for papers, I know that we have already payed for our stay but… so I guess Glasgow is a little ‘wilder than London.The hotel is one of the Ibis chain, the same as we used in june during our stay in London. A three-star hotel very basic and simple and here in the north more spartan. Of course there’s no bidet in the bathroom.
A shower, a couple of hours of sleep and we’re back on the road. We have a rendez vous at 18 (6 pm) at the restaurant LA FIORENTINA with Billy and Alison Fletcher, two old friends of mine, both fans of Rock music and football. I have been in touch with Billy since 1985, the year I started the Oh Jimmy fanzine. We met in 2000 in my home town for the concert of the PRIORY OF BRION (featuring the Golden God) and in Rome in 2004. So it’s 12 years since I saw the mighty, as I call him, Billy Fletcher. We are walking in a foreign city and we never get lost. Saura has to have the navigation chip in the brain. Billy will call her “Lady Map”.
To be reunited with old friends is always very nice. It 6 pm, for us it is time for snack not dinner, but as mentioned we try to get aligned with the pace of the city. The waiter is Italian, he comes from Sardinia. He’s young, polite and very professional. Me and Saura eat a simple risotto with mushrooms, Billy and Alison a first plate, then a plate with spaghetti and cutlets. After the dinner eventually Billy orders a cappuccino. He looks at me apologetically, “Aye, I know bro ‘that in Italy it’s a breakfast thing, but hey, I’m a Scotsman afterall” and laughs. We then ask for the bill, I understand that they want to buy us the dinner “No Billy, … c’mon let’s do the roman way …” as we say in italy meaning evenly but Billy insists telling me that when he came to Modena we went to dinner and I did buy them the dinner so I have to shut up. Anyway it is nice to talk with my friends, but I can not stand my spoken English. I would like to have a ruling less provincial english, a respectable one, however I know that I speak with the paltry rate of an Italian tourist. Poor me.
The Hydro, the place where the concert is held, it is not far away, a short walk and there we are. Everything is orderly, livable situation, no stress. Saura buy one of the official merchandise t-shirt, I buy the tour program. There are many employees you can ask for help. The language used by one of then I do not recognize. A usher takes us to our seats. We are in a great position, 10/12 rows from the stage. it’s not a sold out, the Hydro holds 12,000 seats, I quantifie an audience of about 8,000, but thanks to blacks tents that cover some of the higher seats the glance is remarkable. RSO, Richie Sambora and Orianthi, his partner, is already on stage. Although of Polish descent, the former guitarist of Bon Jovi appears like Sylvester Stallone in the movie ROCKY. Undershirt vest, cap and that look of a southern Italian. Although a bit ‘skeptical at first, I must say that I enjoyed the concert. A group with two guitars (him and Orianthi), bass, keyboards, and drums. Some BON JOVI songs, some songs from Richie solo albums, and (but I’m not sure) some frome Orianthi records. They both dress beautiful guitars: Les Paul and Stratocaster for Richie, PRS for Orianthi. Really nice concert.
Fifteen minutes for the gear change and at 9,15 BAD COMPANY walk on stage. It almost seems not true to me… here they are Howard Leese (the other guitarist and former member of the HEART), Todd Ronning (former member of PAUL RODGERS group), SIMON KIRKE, MICK RALPHS and PAUL RODGERS.
SIMON beats four and while the group attacks LIVE FOR THE MUSIC some smoke jets erupt from the front of the stage. For a moment I stagger, I am at the mercy of a very strong emotion that brings me almost to tears. I came here exactly for this very moment, to feel this flood of feelings that run through me like an impetuous river through a plain. Five seconds full of that transport you feel a few times in life, right when you fall madly in love with someone, when your football team won the Champions League after 45 years…
GONE GONE GONE, a song by BOZ BURRELL, the original bassist of the group deceased in 2006, after which it is already time for one of the great hit of the group, FEEL LIKE MAKING LOVE.
For the fourth piece RODGERS is on piano … ELECTRICLAND. I’m glad the group insists with this song, a deep cut from the last album of the original line up, ROUGH DIAMONDS (1982). Flawless version, as flawless appears BURNIN’ SKY soon after.
The group is in very good form, the songs that make up the repertoire of BAD COMPANY are not complicated, but either way it takes a certain musical coherence and a high level of passion to make them work well. PAUL is a consummate entertainer and sublime Rock singer, SIMON drives the band with skills and MICK plays the guitar better than I expected. The audience surprises me. There are no youngsters, only man and women (many women) who were teenagers or so in the seventies, but they are a hot and wild. They barely can stand on their seats.
RODGERS is back on the piano for RUN WITH THE PACK and Saura sets off for the stratosphere, RWTP is one of her favorite songs. I see her dancing, wiggling, sing and shout … look at her, before we met she did not even know who BAD COMPANY was and now she seems crazy about the band. I get lost observing MICK RALPHS. For some reason I love him so much, perhaps the reason is that as a guitarist I guess I’m a lot like him, maybe there are his songs to intrigue me, or maybe it is the fact that with his simplicity he has managed to carve out a respectable place in the world rock and roll before with MOTT THE HOOPLE then with BAD COMPANY precisely. Look at him there, with his Hawaiian shirt, with a few extra pounds, not too tonic or dynamic yet for me still the reference point. Goodness, how I love this man. Even as I finish the thought Saura whispers in my ear “I love Mick Ralphs!”. I’m lucky to have her by my side.
READY FOR LOVE is a RALPHS song appeared on the 1972 album of Mott the Hoople and repurposed superbly thanks to the vocals PAUL RODGERS on the first BAD COMPANY record. The intro of MICK seems a bit uncertain but then the guitarist gives us a pretty good solo … nice sound, nice attitude, classic MICK RALPHS. The audience appreciate so much. Saura again is over the top, and I find myself deeply moved.
PAUL and MICK shoulder the acoustic guitars, it’s time for CRAZY CIRCLE, quite a lovely little track taken from the DESOLATION ANGELS (1979) album … finally something fresh in the set list. TROUBLESHOOTER is a new song. PAUL still on a acoustic guitar. A mid tempo in the BAD COMPANY style, after a few plays it proves less obvious and banal than expected. Does it means that the group has a new album planned?
We return to the classic hits with MOVIN ‘ON. The crowd goes wild, MICK wears a Telecaster in C open tuning . Just moments before the solo I see that he struggles to pull out the slide guitar bottle neck from his shirt pocket.
To tell the truth I could pass on SHOOTING STAR, but it has now become a ritual for the singalong pantomime, and although it may seem all a bit forced in the end you come also involved. On the screens they shows pictures of some Rock musicians who died at a young age including, of course, PAUL KOSSOFF and JOHN BONHAM.
Immediately after CAN’T GET ENOUGH bursts and despite being a piece heard too many times it surely turns everybody on. ROCK AND ROLL FANTASY, the single of 1979, closes the set and then the band leave the stage.
The group returns for the first encore with BAD COMPANY , more smoke jets …beautiful version and good guitar solo courtesy of MICK.
The group soon returns with SEAGULL played with the help of the whole band. This is the only moment of the show a bit lame. I can’t stand the song SEAGULL anymore, it’s rhetoric, out of time and tedious. The seagull flying free in the sky … c’mon PAUL, is not time to remove it from the set list?
The group finally comes out of the scene and apart from this last controversial number, the right word is triumph.
I have not seen too much important concerts , in the second half of the seventies the international artists shunned Italy after seeing what happened to LOU REED in Rome and to SANTANA in Milano (the first signs of the troubles came of course in 1971 with LED ZEPPELIN at the Vigorelli), the “autoriduttori” thought that music should be free, so they created big troubles during the concerts. In the eighties I had already realized that the rock concerts that I wanted to attend had already taken place in America a few years earlier, so my interest waned and as a result I missed some of the big names that came to the shores of my city and my country.
How different was the adolescence of some of my friends my age, like me fan of both LZ and BC. Billy F., for example, in 1979 saw both the BAD COMPANY (in March at the Apollo Theatre in Glasgow) and LED ZEPPELIN (the two dates of Knebworth). Bill McQ from New York did the same, both times at Madison Square Garden, in 1977 he saw one of six dates of LED ZEPPELIN and in 1979 he saw the BAD COMPANY. Ah.
That said it is true that I saw some show noteworthy in the distant and recent past, so maybe I exaggerate in saying that this was the best concert of my life, but I can’t help. Billy, Alison and Saura agree. For the Fletchers it was a superb concert (although too short), for Saura it has been the money better spent ever. I have to keep her calm, she is already proclaming “BAD COMPANY best group ever”, and for someone who is a huge fan of YES / RICK WAKEMAN / WHO and LED ZEPPELIN is such a thing to say.
We bid goodnight to Billy and Alison, and we head to the heart of GLASGOW back to the hotel. I can not sleep now, I have to read the whole tour program that I bought.
I wake up wednesday morning in fine form, the awareness of having seen BAD COMPANY fills me with energy. We have breakfast at Costa’s, we enjoy the city center, the town’s cathedral and the university. The weather keeps on changing: sunny, cloudy, rainy, windy … we are in Scotia after all. Lunch at Pret a Manger after which we retreat to the hotel. Late in the afternoon we go back on the road direct to IBROX, the legendary stadium of RANGERS GLASGOW, the favorite team of my friend Billy. I’m a supporter too. We take the subway. Ibrox appears in all its majesty …
Before the game we meet Billy, he takes me and Saura to the Louden Tavern, THE pub of the Rangers fans. The atmosphere is fantastic, here you can still breathe the air of the most romantic and poetic football. I wear a scarf of RANGERS that I tied with the INTER one. I feel one of them. WE ARE THE PEOPLE!
Before entering the stadium Billy introduce us to some of his friends. I begin to understand the hard Scottish accent. Someome mention a few words in Italian and the names of some players of the first great INTER era. Goodness, how nice, long live football! To enter at Ibrox is a beautiful experience and I savor every moment.
The Rangers tonight play against St. Johnstone. It ends 1-1. At the moment the “Blue noses” are a work in progress, it is a good enough game but a little far from past glories. Every so often I ask Billy if the ball went out, “Corner Billy?” I ask him and he replies “Aye, Co’na ‘!”. When the forward n. 9 enters on the pitch I ask him “Kenny Miller Billy?” and he replies “Aye, Keni Milla ”. I laugh. I like to hear Billy Fletcher’s scotsman accent. The Mick of Mick Ralphs becomes a sort of “Meck“.
Scottish football is more pure, practical and honest than ours; no player makes the sign of the cross as the enter the field, if someone is fouled gets up soon after without making the skit as if he had broken his leg, when they score a goal they do not invoke the almighty glory of the lord.
It’s time to say goodby to my friend Billy, I hug him tight: “See you in San Siro next spring Billy boy!” and we return to the hotel. Just a quick pizza at Bella Italia then we are in our bedroom. The scottish organization about the output of the fans from a stadium is wonderful. Policemen and policewomen on horseback escorted us up to the subway. They make us stand in line on the sidewalk and make us enter into the subway little by little. In 20 minutes we are on a coach. Amazing.
I saw BAD COMPANY, I saw RANGERS … I can sleep peaceful.
It’s morning again, we leave the hotel, we have breakfast at COSTA’s in the city center and then we walk to the bus station. At 10 we are at the airport. I buy the Guardian and something to nibble on the flight. At the gate of the Easy Jet instead of there being written “IMBARCO” (Boarding in Italian) there is “Embargo” … I think about Cuba.
Back in tension for the take-off, then relaxation at high altitude and again under stress for the landing. On the highway, while we return to Regium Lepidi I watch Saura and I smile, what a crazy couple we are, in our small world … we are always on the road, on the other hand “we live for the music …give it everything we got … “.
Ho il cuore pesante nell’annunciare che all’inizio del mese, il nostro lettore ed amico Alcadoc se ne è andato. L’ ho saputo alcuni giorni fa tramite facebook, quando Andrea, un suo amico, ha postato la notizia sull’account di Alessandro. La notizia mi ha percosso da capo a piedi. Ci eravamo sentiti sulla chat di FB pochi giorni prima, avevamo parlato di musica, di altri amici del blog (Polbi e Picca), mi aveva anche chiesto il mio numero di cellulare. Speravo trovasse il momento giusto per chiamarmi, mi avrebbe fatto tanto piacere sentirlo.
Alex capitò qui sul blog pochi mesi dopo l’apertura, nel 2011. Entrammo in contatto quasi subito. Capii immediatamente che era un tipo piuttosto riservato ma, visto che era della mia città, cercai di invitarlo alle cene che organizzavo con gli illuminati del blues, intuii però in fretta che con Alessandro occorreva andare per gradi. Continuammo comunque a sentirci ogni tanto via email e appunto tramite facebook.
L’avatar che aveva Alex
Alex era un grandissimo appassionato di musica, un intenditore sopraffino, con una cultura vastissima. Aveva gusti eterogenei…Lucio Dalla, Bruce Springsteen, Van Morrison, i Led Zeppelin, gli AC/DC, Van Halen, Miles Davis, Hall & Oates e altri mille nomi. Tifava inoltre Inter, cosa che ci legò ancor di più. Sarei diventato volentieri suo amico intimo.
Quella di uscire di scena per Alessandro è stata una scelta… non giudico e non permetto a nessuno di farlo, nemmeno giustifico o comprendo, prendo semplicemente e tristemente atto della cosa. Avevo letto sul giornale locale la notizia, ma chi si sarebbe immaginato che si trattasse di un mio amico? Vorrei tanto mi avesse fatto quella telefonata.
Alex si dilettava a cantare, mi par di ricordare che una volta mi disse che quando ci saremmo visti avrei dovuto portare la chitarra perché gli sarebbe piaciuto cantare PEOPLE GET READY insieme a me. A pensarci oggi nulla mi sembra più appropriato…il pezzo di Curtis Mayfield è una sorta di gospel, una freedom song, con riferimenti religiosi chiari, la possibilità di prendere un treno per sfuggire alla schiavitù e arrivare a nord, alla terra promessa dove è possibile trovare speranza e pace.
Spero tu la abbia trovata Alex. Ci mancherai.
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Chi volesse leggere alcuni dei suoi commenti li può trovare a corredo di questi articoli:
Settembre e ottobre riescono a rendere meno pericolosi gli spigoli aguzzi della realtà; l’aria frizzante e leggera, i colori che iniziano ad assumere le foglie, il lento sfuggire alla presa dei ricordi dell’estate, rendono meno opprimente la forza di gravità emotiva che rende la vita di un uomo di blues, spesso, una tribolazione.
In pausa pranzo torno così a passeggiare tra i parchi di Stonecity. Circumnavigo il parco di Villa Vistarino per poi inoltrami nel Parco Ducale. Per passare da uno all’altro devo percorrere qualche centinaia di metri di asfalto, tra incroci e macchine che sfrecciano a tempo col metronomo atavico della città. Mi fermo al semaforo, schiaccio il bottone riservato ai pedoni; l’attesa è sempre lunga, anche nell’aspettare il verde dopo che le automobili provenienti da entrambi i sensi di marcia si sono fermate. Che faccio, aspetto il verde? Passo? Dai, vado…no, aspetta…sì dai che mi frega, ma no che sto facendo…dopo lunghi secondi finalmente il via libera.
Parco di Villa Vistarino – Stonecity – foto TT
Ho le cuffiette collegate al lettore musicale del cellulino, sto ascoltando VECCHIONI. VECCHIONI? Sì, VECCHIONI, mbeh? Sono tutti rimbrotti che faccio tra me e me. Da giovanotto ero solito prendere un po’ in giro una groupie che frequentavo allora perché ascoltava VECCHIONI, appunto, e tutto quel buraccione da figa un po’ alternativa, un po’ hippie, un po’ femminista: CLAUDIO LOLLI, JOAN BAEZ, JONI MITCHELL etc etc (poi arrivai io è iniziò ad impazzire per MICK JAGGER versione solista e STEVEN TYLER). E ora guardami qui, a riscoprire SAMARCANDA e ROBINSON…
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Arrivo al palazzo ducale, come sempre lo contemplo un momento e poi mi incammino verso l’ufficio.
Palazzo Ducale – foto TT
Palazzo Ducale – foto TT
Sto camminando a passo sostenuto e mi accordo di avere davanti Di Francesco, il mister della squadra locale. Ora, io a Stonecity ci lavoro, l’Unione Sportiva Stonecity mette in scena quasi sempre un buon calcio, lo stadio in cui gioca è quello di Regium Lepidi, la squadra mi sta anche simpatica, quello che non reggo sono solo le parole … di Squinzi. Mi chiedo sempre come faccia il proprietario di una squadra di calcio di Serie A (ed ex presidente di Confindustria) ad essere sempre e comunque inelegante e cafone nei confronti di altre squadre, l’Inter in primis. Supero Di Francesco, sto per dirgli “Buongiorno Mister, se le capita di vedere Giorgetto (Squinzi) gli recapiti questo messaggio: c’è solo l’Inter! e gli ricordi i due 7 a 0”, ma che volete, sono troppo educato, così soprassiedo e svolto per il centro storico della città. Rientro un ufficio e riprendo la mia postazione da jack of all trades.
Al mattino, mentre torno lavoro, sulla via Emilia, intravedo manifesti 6×3 metri che pubblicizzano l’avvento di fabrizio corona (minuscolo) in un locale di Herberia. Il giorno dopo la comparsata, sulla Regium Lepidi Gazzette le foto della serata; uno sfilare triste di donne tra i trentacinque e i sessanta a fianco del personaggio in questione. Le guardo queste donne, tutte in ghingheri e piene di accenti Milf e Cougar, sentirsi appagate per essersi scattate una foto con corona, uno che rappresenta quanto di più discutibile (e il vuoto totale) che c’è nel mondo dello spettacolo. Ennesima prova che siamo destinati all’estinzione.
Passo qualche giorno da solo. La sera mi preparo due uova sode, dei würstel, dei toast e roba del genere, in pieno stile uomo di blues. Mi metto poi sul divano a guardare SKYSPORT24 e le vecchie stagioni di LOST, serie TV che all’epoca snobbai e che adesso voglio affrontare. Sabato scorso mi sono visto fino ad otto episodi dietro fila. Alla fine mi girava la testa, sono sceso per riprendermi, ho fatto un giro per le vigne e ad ogni fruscio mi aspettavo che dal fogliame uscissero JACK, KATE, SAWYER e JOHN LOCKE.
Come d’ abitudine vago per le campagne in cerca di sollievo. Salgo sulla Aor mobile, infilo una delle mie 4 chiavette nell’apposito buchino, seleziono FRANCESCO DE GREGORI e faccio partire il media player. Sono oramai 38 anni che sono un suo fan, che quando parlo di “cantautori” penso principalmente a lui, che lo sento disegnare i contorni del mio animo, bisogna che mi decida ad annoverarlo tra quei cinque nomi di artisti super preferiti che ho.
Meadows – tra Saint Little Faust e Bad Castle – Photo TT
E mentre FDG canta DERIVA io mi sento proprio così, so che non sono il solo, lo cantavano anche i ROLLING, ma questo perenne sentimento mi spreme l’animo, mi consuma…maledetto carattere saturnino…
E ancora vado alla deriva e ancora canto Dovunque io sarò, dovunque sarà, sarò al suo fianco
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Ho fatto il pieno, ho perso il treno, di quei treni che non passano più C’è un cartello alla porta dice non disturbare Sarà che non mi ami o che non mi vuoi amare C’è un cartello alla porta dice forse domani Ma domani, domani chissà
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In questi giorni solitari prendo in mano la o il LES PAUL e cerco di carpire qualche segreto di PRESENCE. Non riesco a stare sulla chitarra più di mezz’ora (soffro della sindrome di Jimmy Page), così mi metto a riempire ulteriormente le quattro chiavette da 64GB l’una da tenere in macchina. Palmiro mi viene a cercare, in certo momenti proprio non riesce a fare a meno di me. Strofino il muso sul suo, gli canto una canzone degli ASIA e il diavolo nero della Tasmania reggiana si calma.
riempiendo chiavette insieme alla piccola vedetta reggiana – foto TT
Sono inquieto, non c’è nessuno con cui prendermela, non ci sono negozi di dischi da queste parti in cui cercare di riempire certi vuoti , così esco e vado a comprare qualcosa da mettermi. E’ una cosa molto da figa, ma che posso fare…ho bisogno di dedicare attenzioni a me stesso. Passo davanti ad un negozio, vedo qualcosa che mi “chiama”, entro. C’è una commessa, avrà meno della metà dei miei anni. Mi dà del lei. Bene, posso continuare con i miei acquisti. Un giubbotto (99 euro), una camicia (55 euro), una paio di scarpe (119 euro) e un bertocco invernale (27 euro). Sono uno spiccio, guardo e mi provo solo quello che mi piace e che mi “chiama”. La tipa passa al tu, sento un certo fastidio. Mi propone capi che non metterei mai. Insisto sul lei: “Guardi, non sono un giovinastro. Non voglio vestirmi come lo zio Fedele sia chiaro, ma per cortesia non mi proponga cose di questo tipo, non sono un giovanilista. Io sono uno che ascolta JOHN McLAUGHLIN“. Mi guarda un po’ stranita “Posso sapere quanti anni hai?”.
Di nuovo fastidio. “Ha non hai” vorrei dirle, “non sono mica tuo cugino. Abbiamo mai mangiato sughi d’uva insieme? No, quindi rimaniamo sul lei se non le dispiace. Sono un uomo di una (in)certa età e lei potrebbe essere mia figlia se non mia nipote”… ma poi desisto, non posso sempre fare la parte del rompicoglioni. La informo circa la mia età. “Però!” esclama, “accidenti li porti benissimo”. Sì, sì, va bene, fammi il conto che devo andare a dissolvermi in cometa. Mi fa un po’ di sconto, ringrazio, pago ed esco. Mi sorprendo un po’, di questi tempi sono sempre attento alle spese, valuto, medito dieci volta prima di fare un acquisto, e poi capitano giorni come questi in cui spendo 250 euro con una facilità estrema. Mah, valli a capire ‘sti uomini di blues.
Torno verso il posto in cui vivo. La groupie non c’è. Maledetta. Mi soffermo a contemplare il tramonto.
View from Domus Saurea – settembre 2016 – foto TT
Vado alla ricerca di Palmiro e salgo in casa. L’amico peloso mi scruta, magari sente che sono in preda a blues feroci. Metto su un cd, ELECTRIC GUITARIST di JOHN McLAUGHLIN, tanto per restare in argomento. Mi siedo sul divanetto, mi bevo una birra. Palmir si mette lì vicino…
Palmiro – settembre 2016 – foto TT
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Cerco di calmarmi l’animo col Jazz/Rock di Giovanni Dello Scandinavo*. Mi preparo gli spaghetti alle vongole. Qualche bicchiere di acqua Lete, un po’ di frutta e la cena è finita. Avrei voglia di una Moretta, specialità del pesarese, così provo a prepararmene una. Un letto di brandy, rum e anice, un cucchiaio di zucchero di canna e infine il caffè. I liquidi si mescolano subito, invece di restare separati, chissà cosa direbbe il mio amico Floro, ma la butto giù comunque. La bevo da uno dei bicchierini di Inigo, il nonno della groupie, che visse in forma fino a 97 anni e tutte le sere, dopo cena, si beveva una grappa. Speriamo che la Moretta o il Southern Confort facciano bene anche a me (il mio medico credi di no).
Moretta venuta così così – foto TT
Scendo, faccio due passi, rifletto sui pasticci che combinano quelli che come lavoro scrivono i dati nei file musicali dei cd. Se il cd è doppio, le descrizioni tra cd e cd cambiano, un po’ maiuscolo, un po’ minuscolo, errori, lettere mancanti, nessun metodo. Odio i cazzoni. Sì, va beh, sono Mr Precisino, e allora? C’è solo un modo per portare a termine un compito, un lavoro, una attività: farli bene. Punto. Oeh oeh mister precisino dimmi tu chi sei dimmi cosa fai…
Mi accorgo di non aver più speranze e allora salgo di nuovo sulla Aor mobile, ho bisogno di tornare sulla strada. Mi butto sulla Via Emilia con l’intento di seguirla fino al mare. Sullo stereo il mio album preferito della mia cantante nera preferita: COME A LITTLE CLOSER, ETTA JAMES.
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Quella musica nera anni settanta targata Chess, quel funk imputanito che risveglia l’animo… ah, ci voleva. Attraverso campagne, zone industriali, città. E’ una serata senza luna, non c’è nessuna guiding light ad indicarmi la via. Man mano che mi inoltro nella sera la ferocia che sento dentro si attenua, anche ETTA diventa più sentimentale…
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Desisto dall’impresa che mi sono preposto, non arriverò sino a mare. Non sono nemmeno a Bonomia e mi sa che torno indietro. Prima mi fermo in un bar però. Entro a Forum Gallorum, che poi è Burgus Francus, cioè Castrum Francum, Castelfranco insomma … perdio, perché ho sempre bisogno di perdermi tra le paludi delle filologia ed etimologia? Parcheggio. Entro in un locale sotto ai portici. Bar Crystal. Mi sembra di essere tornato negli anni settanta. Del barista nessuna traccia. In un angolo in fondo al bar due ragazzi, al banco una rossa pressapoco nata nella seconda metà degli anni settanta.
“Buonasera, non c’è il barista?” le chiedo.
“E’ andato di là, immagino arrivi subito”
Ha in mano un drink, sembra uno Spritz ma il colorito vira al porpora, potrebbe essere un Campari.
In attesa che arrivi il barman, il silenzio diventa un po’ imbarazzante. Non voglio attaccar discorso ad ogni costo, non sono un cantante. Se non altro nessuno dei due tira fuori lo smartphone e fa finta di avere mille messaggi da inviare.
“Sei di Castello?” mi chiede?
“No, sono di Locus Nonantulae, ma vivo a Regium Lepidi”
“Se non sono indiscreta, che ci fa qui un lunedì sera qualunque?”
“Non lo so nemmeno io. Cercavo di sbarazzarmi di me stesso. Ero in giro in macchina e sono capitato qui”
Arriva il barman. Ha un gilet bordò con su una targhetta con scritto Eugenio. Ordinerei volentieri un qualcosa di alcolico, ma sono in macchina, meglio di no. “Un crodino grazie”
“Ah, l’analcolico biondo” mi fa lei sorridendo.
“Già. Non è una gran sera questa, preferisco restare lucido”
“Certo, devi sbarazzarti di te stesso dopotutto”.
Simpatica la tipa. Mentre beve il suo drink la scruto, non ha tatuaggi, ha modi gentili, sembra sveglia di intelletto, è un bel tipo…tenesse l’Inter e amasse i LED ZEPPELIN sarebbe perfetta.
Finisco il mio Crodino e pago. Mi verrebbe l’istinto di pagare anche il suo drink, ma desisto, ancora… non voglio fare la parte del typical male. Paga la sua consumazione e fa per uscire. Ci ritroviamo sotto i portici un momento… “Comunque io sono Esther, con l’acca”, e mi allunga la mano. Gliela stringo e mi dico, come le rispondo? Tim, Ittod, Nonantolaslim, SlimTim, BB Tim, Ettore Rinaldi (il cognome con cui mio nonno si presentò a mia nonna per paura di ricevere un no e quindi di screditare il cognome Tirelli), non voglio sembrare troppo informale così opto per l’ufficialità. “E’ un piacere Esther, io sono Stefano”. Qualche altro momento di silenzio.
“Ok, mi sa che mi tocca andare. Allora ciao”.
“Ciao Esther”
Sale sulla sua Renault Kadjar. La guardo fare manovra e andare via. Mi aspetto di vedere l’adesivo dei LED ZEPPELIN e lo stemma dell’Inter sul lunotto per avere una scusa per correrle dietro, ma non è così. Salgo sulla Aor mobile e prendo la stessa direzione della macchina di Esther. Per un po’ procediamo uno dietro all’altra nella stessa direzione, le luci della città brillano così forte, mentre noi le attraversiamo… City lights are oh so bright, as we go sliding… sliding… sliding through.
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…poi lei svolta a sinistra e io proseguo sulla Via Emilia al ritmo del Blues di San Luigi.
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Ritorno nel posto in riva al mondo, metto la macchina in garage. Mi infilo nel letto. Fatico a prender sonno, ma poi, finalmente, cedo. Mi sveglio verso le due, ho una aureola di pelo nero intorno alla testa, Palmiro ha di nuovo preso l’abitudine di venire a dormire sul mio cuscino.
Palmir di notte -foto TT
La mattina mi alzo, la prima nebbia, l’autunno che irrompe…
Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT
Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT
Bonjour tristesse, mi dico, un’altra stagione di ordinaria blueseria mi attende…
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Ma poi, alla fine, basta poco per riprendersi, prima di entrare in macchina mi scrollo di dosso la malinconia, indosso i Ray-Ban, metto in circolo i CHEAP TRICK e tutto torna accettabile.
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La sera a casa di nuovo senza groupie, è in giro a suonare con chissà chi, spaesato gironzolo per per le poche stanze della hoodoo cabinet dove vivo. Un puntata di LOST, un po’ sulla LES PAUL attaccata al Marshall, un po’ di ripulisti tra i bootleg che ho, ma c’è Palmiro che è in a sentimental mood, devo dedicarmi al mio amico peloso…sfrega il suo muso sul mio, fa le fusa, mi dà leggère morsicate sul mento e sul naso, sembra volermi abbracciarmi…l’amicizia tra due mammiferi di specie diverse è davvero qualcosa di cosmico. Thank you Palmir, you are my best friend.
Tim & Palmir 6/10/2016 – In a sentimental mood – autoscatto di TT
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*McLaughlin: Irish and Scottish: Anglicized form of Gaelic Mac Lochlainn ‘son of the Scandinavian’, a patronymic from the personal name Lochlann (see Laughlin).
Ho già accennato alla cosa terribile che mi è capitata recentemente: la nuova macchina acquistata non ha il lettore cd. Per un uomo di blues questo è un fatto che cambia, turba, sconvolge la vita. Già abituarsi agli mp3 è terribile, il corpo delle canzoni si sgonfia, infezioni dell’apparato auditivo in agguato, si diventa una volta di più consapevoli che l’umanità non ha futuro, se poi si pensa che una mattina ci si sveglierà con in testa un disco o un bootleg particolare che non si è messo su chiavetta e non lo si potrà ascoltare durante il lungo tragitto al lavoro, viene da morire. Miserere mei, Zeus, secundum magnam misericordiam tua.
Venuti a patti con la faccenda però, occorre adeguarsi e far buon viso a cattivo gioco.
Mi sono preso così quattro chiavette usb da 64 GB cadauna e ho iniziato a riempirle di musica. A parte che le vendono come usb da 64 giga quando in realtà ne hanno appena 58, riempire 232 GB di file mp3 è una impresa quasi titanica.
Occorre fare il rip dei cd che vuoi metterti sulle chiavette, e cioè estrarre i file contenuti nei dischetti e trasformarli da wav a mp3. Per uno attento ai dettagli come me (altrimenti detto “precisino” dalle persone meno autodisciplinate) è importante collegare ad ogni album, e quindi ad ogni file, l’immagine della copertina relativa.
La sequenza degli eventi è questa: infili il cd nel pc, apri il software Ashampoo / estrai il file del cd in una cartella / rinomini la cartella aggiungendo l’anno d’uscita del disco in modo che l’elenco dei dischi dell’artista in questione sia in ordine cronologico /scarichi da internet una copertina dell’album scegliendo quella dalla cromia più soddisfacente e che non sia troppo pesante in termini di kb / apri il software Metatogger, aggiungi la copertina esterna, trasformi la copertina esterna in copertina integrata (cioè la colleghi ad ogni canzone dell’album), salvi tutto, rimuovi tutto e apri un’altra cartella.
schermata di Metatogger – foto internet
Già così è una discreta lavorata, quando poi infili il cd nel pc e vedi che il database di internet (da cui prendere le informazioni per il disco…titolo canzone, artista, album, anno di uscita) non è disponibile ti viene da sacramentare, perché significa che con Metatogger non devi solo cercare una copertina e fare il collegamento e salvataggio, ma pezzo per pezzo devi aggiungere manualmente titolo, album, artista.
Giocarsi le serate così è da poveretti, lo so, ma sono una persona caparbia e come ho imparato da un film visto ieri su SKY (IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI), le persone caparbie hanno delle ossessioni, una delle mie è questa.
Prima o poi la cosa finirà, una volta terminato di riempire le chiavette (quella ormai con la capacità piena contiene al momento 83 cartelle di artisti diversi, dentro ogni cartella diversi album, per alcuni gruppi tutta la discografia), ma nel frattempo io impazzisco. Ci sono sere che, verso mezzanotte, con gli occhi rossi e ormai in palla causa gli automatismi che digito sulla tastiera, mi dico: “Ma Ittod (di solito mi rivolgo a me stesso in questo modo), ti sembra il caso? E chissenefrega se qualche album non ha la copertina, non morirai mica, no? Lasa cla vaga, per dio, le cose importanti della vita sono altre. Vai a ballare un shake con la groupie, prendi la chitarra e vai sotto la quercia nera vicino allo stradello a strimpellare un blues, fatti una vita insomma”.
Convinto e finalmente libero copio i file così come sono sulle chiavette e vado a dormire.
L’indomani in macchina passa sul display un file musicale senza copertina e un velo di crepe nere mi piomba addosso. Me tapino, come ho potuto. So che la sera stessa dovrò riportare le chiavette su in casa e sistemare tutto. Sì perché già vedo la scena: a pranzo con Mixi, che per queste cose è un metrosexual come me (anzi ancor di più essendo lui un Apple-head abituato a itunes), andiamo con la mia visto che è nuova di zecca. Mixi che curiosa nel media player della macchina…”cazzo Tim, hai cinque album degli APRIL WINE, sei un grande vecchio!”, io che gonfio il petto, lui che aggiunge “il primo dei TESLA, i THIN LIZZY, gli UFO…evvai. ” Mixi che poi clicca sulla selezione casuale… partono i LITTLE FEAT, i CHICAGO, gli ALLMAN, i RETURN TO FOREVER, arriva quindi un pezzo di ELTON JOHN e non c’è la copertina, ne arriva un’altro da TUSK dei FLEETWOOD MAC e anche quello è senza cover, Mixi che mi guarda e mi fa “ma Tim…!”.
Io accosto, apro la portiera, scendo dalla macchina e, disperato, corro verso la brughiera.
Ecco perché stasera sono ancora qui ad aggiungere le cover negli album mancanti e a controllare che tutti i file siano completi di copertine e dei dati corretti.
Primo sabato di settembre. Il bayou reggiano alla sera continua a rimandare vapori. Le due zanzariere principali sono in riparazione (Palmiro ci si allenava a fare free climbing), i due finestroni devono rimanere chiusi se non voglio morire divorato dalle “sarabighe”; il caldo umido si avvinghia come l’edera se decidi di tenere spenta l’aria condizionata. Alfin bisogna uscire.
Io e la groupie montiamo sulla Aor mobile (ne deve fare di km prima di diventare una blues car) e ci spingiamo nella bassa, alla ricerca della brezza che spira sul grande fiume, il MississipPo. Nel buio della notte attraversiamo tratti di campagna così isolata che ci stringiamo stretti l’uno all’altra, nella speranza che la strada ci conduca da qualche parte e non ci lasci in balia dei demoni che intravediamo tra i pioppeti. Nel car stereo – in modalità random – passa ad un certo punto il mio padre putativo, proprio mentre attraversiamo un ponte incorniciato da frasche nere che sembrano ghermire la Aor mobile… sincronicità, ah.
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Arriviamo a Bis Ruptus (Boretto insomma); siam venuti fin qua perché stasera al Lido Po suonano i Killer Queen. Di tribute band dei Queen ormai non se ne può più, ma questi li vedemmo qualche anno fa a Bosco Albergati e ci piacquero parecchio. Sono le 22 passate, il gruppo ha già iniziato. Arriviamo nello spazio palco e notiamo subito che il gruppo ha cambiato il cantante; è un gran peccato, l’ex vocalist era il motivo per cui stasera siamo qui. Stanno facendo un tributo a Bowie, LET’S DANCE. Storco il naso. Segue ANOTHER ONE BITES THE DUST. Così di primo acchito non rimaniamo impressionati. C’è parecchio pubblico, ma come spesso succede è di bocca buona. Basta riconoscere qualche melodia familiare, qualche successo che riporti alla propria storia personale per essere contenti ed applaudire. Notiamo un nuovo elemento, un chitarrista con in braccio un’acustica. Cosa ci faccia lì è un mistero.
Il suono del piano di SOMEBODY TO LOVE è inadeguato, sembra il primo suono che trovi quando vai a provare una tastiera da Lenzotti. Nessuno si accorge di questa cosa, ma il cagacazzo che c’è in me inizia a fare il maestrino. Anche la groupie, che fu amante dei QUEEN, fa una smorfia di disgusto. La chitarra acustica accompagna lo stacco gospel, mi sembra una cosa da matti. Sta proprio male.
Buona INNUENDO, ma benché sul palco ci sia il chitarrista acustico, lo stacco spagnoleggiante è fatto utilizzando una base con i fraseggi di chitarra acustica preregistrati. Mah.
Mai piaciuta SHOW MUST GO ON, ma la gente applaude.
Lunghissima la presentazione della band, per ultimo l’ospite alla chitarra acustica che dicono abbia suonato con diversi artisti italiani famosi. Il tipo si lancia in una improvvisazione fatta di accordini e corde vuote, niente di particolare per qualsiasi chitarrista che non sia alle prime armi. Il tutto è sostenuto dalla batteria, la cosa si dilunga un po’ e diventa surreale quando il baffo inizia ad accennare riff conosciuti. La scelta è così ovvia che inizio a scuotere la testa: SMOKE ON THE WATER (e notare che qui pasticcia il riff), OWNER OF A LONELY HEART, SWEET HOME ALABAMA (Sweet Home Alabama! Si può?) in cui si aggiunge tutto il gruppo che vince il premio per la versione più “centuriona”, e infine LONG TRAIN RUNNING. Finché c’erano avrebbero potuto fare anche LA DONNA CANNONE di De Gregori, (tu dimmi) QUANDO di Pino Daniele e CARO AMICO TI SCRIVO di Dalla.
KQ a Boretto 2016 – foto TT
Finalmente il “buraccione” finisce e allora ripartono con i QUEEN: CRAZY LITTLE THING CALLED LOVE. Tutti ballano sul ritmo di questo gustoso rock and roll , il gruppo allunga troppo la coda e la poveretta vicino a me (ragazza di nemmeno trentanni, bassa, culo grosso, occhiali) deve continuare a ballare (ovvero a darsi continuamente dei calci una volta sulla caviglia destra, una volta sulla caviglia sinistra e così via) fino quasi allo sfinimento. Alla fine le chiedo “devo accompagnarla al pronto soccorso?”
Arriva poi I WANT IT ALL, uno di quei pezzi dei QUEEN che trovo piuttosto brutti. Già il brano per me non è un granché, già non lo suonano i QUEEN ma questi qui, già la gente si mette a suonare la air guitar…è venuto il momento di togliermi di torno.
Il chitarrista e fondatore ha un suo perché, suona bene, è bravo, ha il piglio del leader, ma mi pare che il gruppo si sia spegnendo. Il nuovo cantante (ad occhio e croce direi di origine araba) ha della voce ma non è esattamente bellissima, è soprattutto sembra non avere personalità, e per uno che deve mettersi nei panni di FREDDIE MERCURY è un bel problema. Sì, sono rimasto deluso dato che si vantano di esser stati la prima tribute band italiana dei Queen (since 1995…per i meno accorti: badate che i miei inglesismi esasperati sono ironici), di aver suonato all’Arena di Verona con BRIAN MAY, di essere un gruppo che si appoggia ormai da tanto tempo ad una agenzia … ecco, visto tutto questo lo spettacolo non mi è sembrato sufficientemente professionale.
Ci allontaniamo, compriamo un paio di gelati e facciamo due passi. Ci sono le solite bancarelle di zavaglieria. Di fianco al ristorante c’è un locale da ballo all’aperto. Si balla discomusic anni settanta. La “dimension”, come direbbe Riff, è spumeggiante…
Lido Po Dancing – foto TT
Costeggio il fiume, osservo la barca comunale Amico del Po che ora si chiama Padus…
La “Padus” – foto TT
Chiudo gli occhi e per un momento rivivo l’emozione di essere stato, con Mixi, sul vero bayou intorno a New Orleans, parecchi anni fa. Ritorno in me, il gruppo ha smesso di suonare, ora la mia attenzione è rivolta alla Stradivari, motonave in attesa di trasformarsi in discoteca.
Stradivari – foto TT
Incontro per caso amici della mia vita precedente con i quali scendo verso l’attracco. Chiediamo info alla security. Stasera è prevista una serata a tema anni sessanta, con discoteca e viaggio sul Po. 28 euro a testa. Verso mezzanotte arrivano i primi pulmini con giovani uomini e giovani donne agghindati in stile sixties. Dagli altoparlanti BEATLES, JANIS JOPLIN, ANIMALS…
La groupie è gasatissima, vorrebbe andare, ma 56 euro in due non sono pochi. Decidiamo di rincasare e mentre lo facciamo medito sul fatto che alle 0,30 io torno verso casa e tutti questi giovani, che sembrano usciti dal film Easy Rider, iniziano la loro serata. Sapranno qualcosa della musica al cui ritmo stasera balleranno?
Lido Po Boretto – internet
Riattraversiamo le campagne; è l’una di notte, la selezione casuale propone WHO’S TO BLAME dalla colonna sonora di DEATH WISH II e a seguire SONIC TEXTURES 2 dal disco bonus di LICIFER RISING del cofanetto JIMMY PAGE SOUND TRACKS.
Prigioniero dalla suggestione, nelle vicinanze di un incrocio accosto. La groupie si chiude in macchina, io prendo la chitarra dal bagagliaio. Avanzo fino a che le due carreggiate di campagna si intersecano. Guardo la luna, mi inginocchio. Attendo qualche minuto, mi sembra di intravedere un bagliore, ma forse è solo un’impressione. Non succede nulla, mi alzo, provo un giro di blues ma sono rimasto il chitarrista miserello che sono. Anche stavolta è andata male.
Mesto me torno nel posto in riva al mondo. Mi infilo sotto al lenzuolo e sospiro. Rosedale, goodnight.
Come milioni di italiani sono costretto per lavoro a prendermi le due settimane centrali di agosto di ferie e, per una serie di motivi, in quei quindici giorni non posso allontanarmi troppo dal campo base della Domus Saurea. Quest’anno proviamo le Marche anziché la riviera romagnola. La scelta sin da subito non si rivela felicissima: mare bello e spiaggia tranquilla (le file di ombrelloni sono solo cinque) ma il resto lascia a desiderare.
L’albergo, la cui reclame strepita “miglior Hotel a tre stelle della zona”, non mantiene affatto le promesse. Non ha l’eleganza blues di certi alberghi un po’ dimessi ma ricchi di fascino, qui siamo proprio sul lofi andante. Servizio mezza pensione, a pranzo mi piace stare a ridosso della spiaggia, succube come sono dei ricordi degli anni sessanta/settanta; ogni tanto mia madre preparava qualcosa al sacco e mangiavamo in spiaggia, sotto l’ombrellone…una panino, un toast, una bibita, pesche e uva, le vele bianche all’orizzonte…un tema che da sempre mi porto nel cuore.
E’ il primo giorno, non avendo ancora esplorato in giro, io e la groupie ci sediamo nel primo bar/semi-ristorantino che troviamo sulla spiaggia. Niente servizio al tavolo, tavoli sporchi, peggior piadine mai assaggiate. Lì fuori un uomo di una certa età è alle prese con un aquilone; ad un certo punto per evitare che l’oggetto volante venga fatto prigioniero dall’albero di Charlie Brown, l’uomo di arrampica su di un muretto, ma non ha il physique du role e per poco non si scrocia a terra.
L’uomo con l’aquilone – foto TT
Allibito, continuo a mangiucchiare la pessima piadina, quando entra Peppa Pig…
Peppa Pig – foto di TT
Cerco di distrarmi sfogliando il quotidiano Il Corriere Dell’Adriatico che trovo su di un tavolo, addento la piadina quando incappo in una pubblicità particolare…
Pagina pubblicitaria del Corriere dell’Adriatico – foto TT
Ritorno in spiaggia e cerco di dimenticare. Ceno in hotel; non vorrei apparire per uno a cui non va mai bene nulla, però tutto è cosi lofi che inizio ad innervosirmi. Il cibo, l’atteggiamento del personale di sala, la costante assenza di qualcuno alla reception, la gestione del parcheggio interno, il rumore delle lavatrici che centrifugano tutto il giorno al piano sopra al nostro, il rumore dell’ascensore che sale e che scende tra i muri della camera…dopo essere stato qualche anno fa in Sardinia la prima settimana di giugno con i punti della Coop nulla mi spaventa, ma rimpiango l’efficienza emiliano-romagnola.
La sera non sai dove farti un giretto a piedi, c’è un lungomare che dovrebbero ribattezzare lungoilnulla.
L’indomani cerco di adattarmi, non voglio rovinarmi i pochi giorni di mare che ho a disposizione e faccio di tutto per entrare in modalità Stonebridge (Pontesasso insomma).
Dopo una frugale e spartana colazione (l’hotel non offre di meglio), di buon mattino in spiaggia con la Gazzetta dello Sport e La Repubblica. Faccio due chiacchiere col bagnino, o meglio con colui che è il responsabile della spiaggia, la sera prima è andato a vedere i Chemical Brothers a Pescara. Gli chiedo come è stato, “Un po’ peso” mi dice.
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Mi sparo la Gazza con molto gusto, l’arrivo di Frankie H Nrg (Frank De Boer insomma) sulla panchina dell’Inter mi ha infiammato l’animo. Il mare stamattina è piuttosto mosso, osservo un uomo che prima di entrare in acqua si fa il segno della croce. Poco dopo lo seguo, ma io, prima di tuffarmi tra le onde, mi faccio il segno di Crowley…
Il segno di Crowley
Il segno di Crowley
Troviamo una piadineria sul mare dove torna un po’ di normalità.
View From Piadineria – foto TT
Una piadina come di deve, una Corona ghiacciata, le vele bianche all’orizzonte…inizio a rilassarmi.
La sera porto la Saura a correre sui kart. Guarda caso c’è un piccolo kartodromo lì vicino; è un anno esatto che la motorhead girl non corre ma dopo un paio di giri di riscaldamento ha già fatta sua la pista. Partecipa ad una gara con altri sciammanati. Inutile dire che è lei a vincere. Sono di fianco ad appassionati che commentano la gara; i loro commenti sono tutti rivolti al kart n14 che sta iniziando a doppiare alcuni concorrenti. Non riesco a resistere, mi intrometto “E pensateche è una donna” dico loro. “Cosa? Una donna? “ e iniziano a ridere divertiti. Quando la gara termina e Saura si toglie il casco un mini boato di approvazione la investe.
Saura on Kart – foto TT
In spiaggia passano musica a tratti passabile. Certo, arriva anche la spazzatura latino-americana commerciale, quel cavolo di reggaeton e bachata, ma a sorpresa si sentono anche il Vasco del 1982, Rod Stewart versione cantante confidenziale e i Black Sabbath di Paranoid. Però!
E’ domenica, il mare si è calmato, prima di guardare sul tablet la corsa della MotoGP (quando corre Valentino per la groupie tutto passa in secondo piano) proviamo un ristorantino sul mare. Di nuovo il mio sguardo è fisso sul mare alla ricerca di vele bianche all’orizzonte. Pranzare d’estate a bordo mare mentre mi perdo ad osservare le barche a vela in lontananza mi dà sollievo, una pace malinconica e nostalgica che mi calza a pennello. Canticchio SAIL ON dei FREE, guardo la groupie….chissà cosa pensa di me e delle mie 50 sfumature di blu(es).
Groupie e Freetto Misto – foto TT
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La sera arriviamo a piedi fino a Mala Rupta, tra andata e ritorno quasi sei km. Mica male. C’è un hotel dismesso ormai preda delle piante rampicanti e con le porte d’entrata murate. Sarebbe location ideale per film dell’orrore.
Hotel Terrore – foto TT
Sento comunque che riesco a quietare il mio animo. Svegliarmi al mattino e scrutare il mare è appagante.
Stone Bridge beach – Foto TT
In spiaggia mi attacco al tablet e al lettore di Amazon Music. Metto la riproduzione casuale e di nuovo inizia il dolce naufragare; le vele bianche che scivolano sulla lama dell’orizzonte, il mare calmo, la presenza rassicurante della groupie e gli WHO di MELANCHOLIA. 100% Tim Tirelli.
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Arriva poi la sera in cui mi tocca portare la groupie a Tavullia. Stavolta arriviamo da sud e Saura ha modo di osservare nella vallata il mitologico Ranch, la pista personale di Valentino. Presa dall’emozione di essere nell’hometown dello speed king, lascia tutta felice più di cento euro allo Store VR46. Abbiamo un rendez vous con il nostro amico Floro, Wakehead marchigiano, che ci raggiunge con Francesca e Clelia. Dopo Londra per lo Stone Free Festival è buffo ritrovarci a Tavullia. Dopo cena Floro mi chiede “Ti va una moretta?”. Chiedo lumi. Trattasi di specialità della zona: nel bicchiere un letto a tre strati di rum, anice e sambuca e sopra il caffè con una scorza di limone. Squisita.
Da Rossi – Foto Floro B.
In spiaggia mentre osservo gli aquiloni mi torna in mente un pezzo che scrissi insieme a TOMMY TOGNI, my favourite rambler…
Aquiloni – foto TT
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FILE AUDIO:
Tim Tirelli & Tommy Togni “AQUILONE”
– demo 1995 (Tirelli-Togni – Siae 1991) –
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Riporto Saura al kartodromo. La guardo prepararsi, infilarsi il casco diligentemente portato da casa e i guanti, nella sua J.Page T-shirt ha già lo sguardo dello squalo…poveretti quelli che dovranno gareggiare con lei.
The Killer (speed) Queen – foto TT
Ogni volta che faccio questo tipo di post lo scrivo sempre ma magari qualcuno pensa che io esageri, così stavolta pubblico anche i risultati di fine corsa. Altre due gare, e altre due volte prima. E chi andava più piano e non la faceva passare, bum, lo spingeva fuori pista Mai vista una ragazza del genere prima di conoscere lei. Uno dei responsabili della pista viene a congratularsi “Oh, girare in 28 e 00 non è da tutti, soprattutto se è la prima volta che giri su questo circuito. Sei davvero brava. Complimenti”.
In macchina mentre torniamo si appisola. E’ stremata e indolenzita, come detto è un anno che non corre, e quando lo fa dà tutta se stessa, ma il sorriso e il petto gonfio d’orgoglio la dicono lunga. “Brava Valentina” le dico.
L’ultima sera la passiamo a Pisaurum dove Floro mi fa assaggiare una moretta da sballo… che bella scoperta.
Moretta in Pisaurum – foto TT
Finita la settimana si riparte. La A1 è trafficata, a Imola usciamo e ci facciamo in santa pace un lungo tratto tra le campagne bolognesi, modenesi e reggiane. Passiamo anche per Nonantulae a recuperare Palmiro. Saura non sta più nelle pelle, il diavoletto nero della Tasmania reggiana è la sua ragione di vita. Arriviamo nel posto in riva al mondo, Palmir annusa l’aria, riprende confidenza con i suoi possedimenti quindi va ad esplorare i campi di malghetti.
Palmiro nei malghetti – foto di TT
Anche per quest’anno ferie terminate, cerco di non abbattermi pensando ad un paio di concerti che andrò a vedere tra settembre e ottobre (WHO a Bologna e BAD COMPANY a Glasgow) e alla prossima volta che potrò tornare down by the seaside, see the boats go sailin’…
Arriva il momento di dare l’addio alla blues mobile (la Terry), quasi 10 anni, più di 286.000 km, meglio non rischiare…
Terry’s dashboard – foto TT
Essendo un uomo di blues fatico più del normale a staccarmi dalle persone, dai luoghi e persino dalle cose inanimate. Ho l’anima in pena dunque mentre mi accingo a salire sulla Terry per l’ultima volta. Guardo i suoi occhioni scrutarmi, la sento vibrare tra le mie mani, la accarezzo e le sussurro “cara vecchia Terry, quante ne abbiamo passate insieme”.
Bye bye Terry – Foto TT
Ha accompagnato 10 anni della mia vita, ha attraversato con me momenti duri, come quando ci siamo trovati alle 23,45 di un vigilia di natale su una tangenziale di campagna nel bel mezzo del guado del fiume del cambiamento. Ero un uomo alla deriva ma lei con fermezza e dolcezza seppe tenermi a galla, seppe guidarmi attraverso strade lunghe e tortuose. E’ stata anche la macchina che ha trasportato il vecchio Brian nei suoi ultimi anni…tutti quei giri a Locus Nonantulae per portare il mio vecchio, ormai caduto nelle paludi dell’alzheimer, a prendere un caffè nei bar in cui era solito frequentare. Brian aveva anche preso a riconoscerla, non una cosa automatica per un vecchio alle prese con disturbi cognitivi e ogni volta aggiungeva “dio bon sl’è bela…dio bono come è bella!”.
Malgrado fosse una Fiat è, o meglio era, una macchina di un certo livello quando la presi, la mia prima automobile di classe medio-alta. Top di gamma, 1900, full optional, tettuccio apribile e panoramico, cambio automatico, car stereo con otto casse, etc etc…
L’ ho sempre trattata bene, un paio di tagliandi ogni anno, dal meccanico al primo problemino, svezzata col miglior Rock in circolazione, foto di Recoba nel cassetto-ripostiglio e alla sera prima di metterla in garage le leggevo pagine delle biografie di Guevara, Allende, Garibaldi e Robert Kennedy. Quando faceva i capricci le dicevo “guarda che arriva Aleister Crowley…“. Ah, cara Terry, quanto amore…e ora guardala lì, diversi mesi che non la lavo e in procinto di essere data in permuta ad una concessionaria. Esco dalla agenzia di pratiche auto e l’ abbraccio, prima di farle fare gli ultimi km e portarla alla concessionaria.
I’m in love with my car – foto La Kerla
Arrivato, le do un pacca sul cruscotto e le dico “grazie di tutto Terry” poi mi guardo in giro e, visto che nessuno mi guarda, le do un bacio sul cruscotto. Scendo. Non mi volto a guardarla. Sono turbato. Ma poi cedo, torno indietro per un ultima carezza. Mi accorgo che Saura ha scritto sulla portiera “Ciao Terry”. E’ un oggetto inanimato, sciocco commuoversi così. Chissà a chi andrà in mano.
Entro in concessionaria, sbrigo le pratiche e ritiro la nuova blues mobile che a dir la verità più che blues è una Aor mobile. Mai avrei pensato di prendere un Suv, mai piaciuti, eppure una sera venne Mario a vedere una partita dell’Inter, aveva cambiato macchina da poco; a fine serata lo accompagnai giù in cortile, era un notte buia e tempestosa, ci salutammo in fretta, la mia attenzione era tutta rivolta al tempo, alla notte scura, al vento fortissimo, elaborai solo all’ultimo momento che il mio amico aveva cambiato macchina quando la intravidi lasciare in fretta il cortile. Mi bastarono quei pochissimi secondi per innamorarmene. Il giorno dopo lo chiamai e mi feci dire, marca, modello e colore.
Ed ora eccomi qui che felice scorrazzo sulla mia nuova Aor mobile, chi lo avrebbe detto. Ogni tanto penso alla Terry, ma ormai sono preso da questo nuovo amore.
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C’è però un unico inconveniente: non la il lettore cd. Ed è un lavoro da matti. Ormai su 10 nuovi modelli che escono nove non hanno più il lettore cd. E’ una cosa davvero antipatica ed è un altro segnale di come la razza umana sia destinata all’estinzione. Ormai si va solo di chiavette usb e di mp3. Per me è un trauma. Io gli mp3 li ho sempre odiati. Hanno un bel da dire che dagli mp3 sono tagliate solo le frequenze che l’orecchio umano non sente, sarà anche suggestione ma io quando ascolto i pezzi in macchina sento che manca il “corpo” del brano, benché mentre faccio il Rip dai file wav selezioni sempre la massima qualità di mp3. Ma d’altra parte se una canzone di 4 minuti pesa più o meno 50mb in wav e viene portata (ben che vada) a 5mb in mp3 qualcosa cambierà, no?
Per quanto sia comodo non portare più cd in macchina, è scomodissimo dover “rippare” un sacco di tuoi cd e metterli sulle chiavette. Io poi sono un tipo scrupoloso, di chiavette devo prenderne almeno 3 da 64 gb: una per i nomi a cui sono più legati (LZ, Bad C, Free, ELP, J & E Winter, Robert Johnson e Muddy Waters), una per gli artisti internazionali e una per la musica italiana. In più sono un esteta, ogni cd devo collegarlo alla foto di copertina e per farlo, una volta “rippato”, tramite un programmino apposito (Creevity Mp3 Cover Dowloader) collegomanulamente la cover ad ogni brano. Se poi devo fare il Rip di un bootleg o di una compilation da me creata (e quindi senza informazioni automatiche prese da internet), oltre alla cover, canzone per canzone devo inserire nome del pezzo, artista e album. Se poi una mattina mi alzo con la voglia di ascoltare un cd che non ho messo su chiavetta o che faccio il Rip e tutta la trafila sopracitata saltando la colazione per arrivare in orario in ufficio o che entro in macchina con le pive nel sacco. E se decido di fare il Rip, dato che lo faccio appena sveglio, è probabile che commetta degli errori, che un brano lo lasci senza copertina, cosicché la sera mi tocca portare la chiavetta in casa e correggere l’errore. Insomma, una vita d’inferno. Povero me.
Ricordo ciò che scrisse il mio amico Giancarlo Trombetti a commento di un post scritto il 5 marzo 2016 dove esaminavo le mie reazioni dopo un mese esatta dalla scomparsa del vecchio Brian.
“Non è sentimentalismo da strapazzo, Tim. E’ la vita che ti scorre sotto il naso, non puoi evitarlo. Non sei mai stato pronto prima e non ti passerà mai, dopo. Imparerai a pensarci un po’ meno, poco per volta, ma non dimenticherai mai, anzi: ti torneranno in mente dozzine di cose che avevi completamente cancellato. E quasi sempre tutte belle. Sentirai tuo babbo vicino, a volte, una sensazione che ti sembrerà frutto di suggestione, di decenni di racconti “magici” religiosi cui non hai mai creduto, ma che scoprirai avere un senso. Diverso, ma un senso preciso. Ti scoprirai a parlare da solo, con tua mamma, tuo padre, sperando davvero di ottenere una risposta che loro ti hanno già dato mille volte. Ma la cosa peggiore, quella cui no ti abituerai mai è scoprire di essere divenuto più tenero, più aggredibile dalla vita. Ti imbatterai sempre più spesso in sciocchezze su cui glissavi con dignità che ti faranno commuovere e se non sarai solo dovrai imparare a gestire il respiro, il suo ritmo, per non farti scorgere dagli altri. Perché ci si vergogna sempre di essere sensibili. “And I’ve never gotten used to it, I’ve just learned to turn it off/ Either I’m too sensitive or else I’m gettin’ soft”, cantava Dylan… ed è esattamente così. Lascia fare, opporsi non servirà a niente. E’ la vita. E’ così per chi ha un cuore”.
Scrissi in quel post che non vedevo l’ora che passasse un po’ di tempo per permettere alla elaborazione del lutto di fare il suo corso e dunque di stare un po’ meglio, di venire a patti con il ciclo della vita. Ora, sono passati sei mesi e la situazione è più o meno la stessa. Oddio, la vita continua a scorrere, certe cose te le lasci alle spalle (o almeno credi), ti sembra di gestire tutto con buon spirito e maturità, ma quella vibrazione di sottofondo che si legge tra le righe di Giancarlo è sempre pronta a scuoterti.
Sei assorto nella tua vita, nelle tue attività e zacchete, basta un nonnulla per tornare a commuoverti come un bambino.
Aggiungo qualcosa alla lista della spesa e mi viene in mente quando compilavo la sua, organizzando le cose da comprare secondo la distribuzioni degli scaffali del supermercato in cui andavo. Spesa fatta di corsa al sabato mattina di buon ora per poi correre a casa sua, svegliarlo, fargli il bagno e portarlo a fare un giro.
In giro per Mutina per lavoro, a volte lambisco il quartiere della struttura dove era ospite ultimamente e in modo inconscio mi dico: “Veh, finché son qui faccio un salto a trovare Brian”, per poi trasalire in un “ah, già, è vero …”
Mi aggiusto il pizzetto col rasoio e mi torna in mente quando lo obbligavo a farsi la barba, dopo averlo lavato. Un po’ si ribellava, ogni azione che devi compiere sotto i colpi dell’alzheimer diventa una peso, ma bastava ricordargli che una volta finito saremmo andati a Locus Nonantulae a prendere un caffè al bar e la volontà tornava ad animarlo.
Poi, a volte, anche se faccio tutt’altro, mi arriva questa improvvisa brezza di ricordi che mi fa vacillare…vividi momenti passati insiemi mi tornano su dall’animo con una chiarezza sorprendente … le nostre scaramucce, le partite dell’Inter guardate insieme dove ormai dovevo spiegargli tutto perché faceva fatica a distinguere tutti quei replay dalle azioni in diretta, i disegni che gli facevo colorare, le nostre chiacchierate un po’ sghembe, le mani con cui si aggrappava alle mie quasi fossi un appiglio sicuro, un riparo dalle paludi dei disturbi cognitivi.
Lacrime calde scendono in questa estate calda, momenti di tristezza universale che mi attanagliano, graffiti spirituali che mi ritrovo sull’animo. E’ davvero difficile rapportarsi con il concetto definitivo della morte.
Quando Brian perse suo padre, mio nonno Ettore morto a 90 anni nel 1986, aveva più o meno l’età che ho io adesso, e da figlio mi sembrò strano vederlo piangere per la dipartita del suo vecchio, ma ora io faccio lo stesso, e anche se spesso mi dico che sono un pezzo (va beh, un pezzetto) d’uomo e che non devo commuovermi come una femminuccia, capisco che è una cosa naturale, soprattutto per gli uomini di blues come noi.
Così guardo il cielo e ripenso alla frase che MAX 6759 scrisse in un commento: “A me da’ grande sollievo questa frase di Isabelle Allende : “Se saprai ricordarmi sarò sempre con te”.
Così mi verso un Sourhern Comfort, guardo il cielo, sospiro e lo butto giù tutto d’un fiato.
Borgo Massenzio è una frazione di Regium Lepidi, non fa comune e dunque non è strutturato geograficamente come tale, non c’è una piazza vera e propria, tutto si snoda attorno alla via principale. Per essere una frazione non è niente male, c’è la farmacia, l’ufficio postale, persino un teatro. Logico che le attività estive si tengano nell’ampio spazio antistante la chiesa (a dir la verità proprio bruttina, un simil barocco per niente riuscito).
La Domus Saurea è sita in quello che io chiamo il posto in riva al mondo, una stradina assai stretta e chiusa lunga circa 2 km che si inoltra nella campagna. La Domus è circa a metà, a quasi un km dalla chiesa. Essendo “tutta campagna” chiaro che quando le campane risuonano nell’aria si sentono.
Ecco, l’altra sera ero a letto, in quell’ora sempre un po’ così che sta tra le 23 e le 24. Palmiro sdraiato sul pavimento in cerca di refrigerio, le finestre aperte vista la gradevole e inusuale brezza estiva, la groupie di fianco a leggere l’ultimo capolavoro (a suo di dire) di STEPHEN KING. Io chino su I QUATTRO CAVALIERI DELL’APOCALISSE, il libro su Green, Page, Clapton e Beck di MAX STEFANI; dalla finestra arrivano echi di canzoni, una band sta intrattenendo la serata BorgoMassenziese. Cerco di restare concentrato sull’ultima fatica di MAX, ma non riesco.
Tra i rimbombi sonori che la musica produce attraversando le campagne, distinguo canzoni e performance. Ci sono pezzi di DEEP PURPLE, FIORDALISO, MATIA BAZAR, DOOBIE BROTHERS, UMBERTO TOZZI, RETTORE, COLONNA SONORA DI FLASHDANCE, SHOCKING BLUE, VAN HALEN, KISS, TOTO, TINA TURNER e, mi par di ricordare, HEATHER PARISI (sì, quella della “formica che non cicala mica”).
Canta una donna, la voce sembra quella di RITA PAVONE, sento che il chitarrista sembra far bene l’assolo di JUMP, e quando uno della vecchia scuola come me sente uno che fa bene un assolo di VAN HALEN automaticamente scatta il commento (con forte accento modenese) “zio can s’è bravo ‘sto qui”, senza pensare che gli assoli di EDDIE oggi li sanno fare anche certi tredicenni che vanno da Lenzotti a provare le chitarre e che saper fare l’assolo di JUMP ormai equivale a quello che era per quelli della mia generazione imparare quello di RAMBLING ON MY MIND di CLAPTON sul disco dei BLUESBREAKER di JOHN MAYALL.
Edward Van Halen
La groupie commenta: “Questi sono proprio delle p****ne. I pezzi poi li fanno tutti “pari”; la Valentino Rossi del Rock And Roll intende che è un gruppo che pur di accontentare tutti si mette a suonare qualsiasi cosa e che i brani sono tutti piatti, che non vengono rispettati i “figadini” contenuti negli originali, che sono dunque versioni da “centurioni”, come direbbe Riff, e innocue. E nocive aggiungerei; svuotare di significati certi pezzi mi pare un lavoro da pazzi. Ma evidentemente deve sembrarlo solo a me perché sempre più frequentemente registro la totale assuefazione della gente a qualsiasi bizzarria, stranezza e mediocrità. HEATHER PARIS e i VAN HALEN? Ma certo! I DEEP PURPLE e FIORDALISO, what’s the problem man? Ormai è chiaro, il Rock è solo un genere musicale. Null’altro.
Il problema è che poi mi arrovello, che aggancio la faccenda al cambiamento culturale in atto, e che l’humus in cui mi ritrovo non ha più il valore a cui ero abituato ed è una faccenda che non riesco ad accettare. Il problema è mio s’intende, tutto cambia, questo è un dato di fatto, ma fatico ad inserirmi in quello che reputo sia un downgrade umanistico. Mi sembra che i distinguo, gli approfondimenti, un certo livello di conoscenza siano sempre più riservati ad una piccola percentuale dell’umanità. Questo mi getta nello sconforto.
ACQUA CALDA
Siamo in piena estate. Fa caldo. Nonostante ciò è un po’ che spesso, quando vado in bagno e faccio per lavarmi le mani, trovo il miscelatore rivolto tutto a sinistra, sul rosso. Dapprima pensavo: magari è qualcuno che deve lavare il contenitore dell’insalata, una tazza e cose del genere, ma poi ho visto che succede a tutte le ore del giorno. Dunque c’è qualcuno tra le persone che frequento quotidianamente che in luglio si lava le mani con l’acqua molto calda. Ora guardo i colleghi in modo diverso. E se sto in ufficio fino a tardi mi chiudo nella mia stanza a doppia mandata.
FAMILY BANKER & ROUGH DIAMONDS
Istituto di credito, prima mattina di un giorno di luglio. Inizio le pratiche per chiudere il c/c del vecchio Brian. Ormai gli interni delle banche hanno perso l’aspetto serioso d’un tempo, non ci sono più sportelli a mo’ di barriera, ora sembra di entrare in un wine-bar per un aperitivo con gli amici, oppure in un internet point. Mi riceve l’ addetta con cui avevo appuntamento, la quale dopo un po’ si allontana per fare fotocopie. Osservo la sua postazione. Due grandi foto di quello che immagino sia suo figlio e un disegno, che sembra fatto da un toporagno ma di cui deve essere autore il rampollo appunto, di uno di quei pupazzetti gialli (a forma di contenitore delle sorprese delle uova di pasqua) per bambini , non voglio nemmeno saperne il nome. Foto e disegno spiccano su tutto il resto. Il bon ton da dipendente imporrebbe un po’ di sobrietà e di non personalizzare troppo la propria postazione, ma evidentemente il bon ton non è contemplato in questi casi. Mi vengono alla mente altre scrivanie e postazioni di uffici che frequento per lavoro piene di disegni fatti da bambini (una ne ha additrittura 7) e foto degli stessi. Mah, mi dico, ma poi ripenso al mio ufficio, sui muri foto e quadretti del DARK LORD, degli ELP, di ROBERT JOHNSON, della BAD COMPANY e di PALMIRO. Prendo uno specchio, mi guardo negli occhi e mi dico “E allora? Come la mettiamo?”
Torna la bancaria. Terminate le formalità burocratiche (comunque dovrò tornare altre due volte) mi chiede se sono interessato ad investire qualcosa. Mi dice che adesso il bene rifugio che sta prendendo piede è quello dei diamanti. Mi guardo in giro per essere sicuro che stia dicendo a me. “No, grazie, gli unici diamanti a cui sono interessato sono quelli della BAD COMPANY”, “Scusi?”
SOTTO LE STELLE DEL MESSICO A TRAPANAR
Vado dal dentista per il solito controllo semestrale. Dalla nuova targhetta che trovo sulla porta d’ingresso capisco che il dentista a cui facevo riferimento da 31 anni è andato in pensione e che ora c’è la dottoressa messicana. Nessun problema certo, ma mentre son lì sulla poltroncina sotto i ferri della dottoressa guapa e della sua assistente, soppeso il tutto e arrivo alla conclusione che non mi sarei mai aspettato di avere una dentista messicana (o finlandese, giapponese, capoverdiana…non è un problema di etnia). Son di Modena, mica di Los Angeles, chi se lo aspettava il dentista straniero? D’altra parte avrei mai pensato di diventare un tifoso di una squadra di calcio guidata da cinesi?
Doveva essere solo una visita di controllo, ma esco dopo aver speso 230 euro per pulizia e piccola otturazione e preso accordi per un altro intervento da 900 euro. ¡Ay! ¡ay! ¡ay! ¡ay!, ¡canta y no llores!Porque cantando se alegran, cielito lindo, los corazones.
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Risalgo in macchina, penso a tutte queste cose; prendo uno dei raccoglitori dei CD, lo sfoglio, alzo la testa, do un’occhiata alle assolate e calde lande emiliane, chino la testa, scelgo il cd, lo inserisco nel lettore. Ingrano la D, la blues mobile si muove e mi immetto nello sciame di disgraziati che stanno andando da qualche parte … al lavoro, a prendere un treno che li porti via, a scopare qualcuno, a buttarsi giù da un ponte o ad ammazzare qualche “scimmia nera” che ha avuto l’impudenza di venire a cercare maggior fortuna sulle coste italiche.
Avrei bisogno di un goccetto…
Another day In a whiskey state of mind A bottle of whiskey boy Ain’t no place to hide
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Tishamingo first album
…per fortuna che ci sono i TISHAMINGO dunque …
…e JONI MITCHELL, i LITTLE FEAT, BILLY JOEL, i BEATLES, i ROLLING STONES, i LED ZPPELIN, i FREE, JOHNNY & EDGAR WINTER, gli ALLMAN, gli WHO, gli WINGS, i FIRM, la BAD COMPANY, AL DI MEOLA, i THIN LIZZY, i DETECTIVE, gli ELP, i GENESIS, gli YES, la PREMIATA, SANTANA, i PETER GREEN’S FLEETWOOD MAC, gli AEROSMITH, gli APRIL WINE, AARON COPLAND, BUDDY RICH, i CANNED HEAT, i BLACK CROWES, CSN&Y, gli HEART, ROBERT JOHNSON, MUDDY WATERS, gli EAGLES, i MAHOGANY RUSH, i MOTT THE HOOPLE, i PINK FLOYD, BRIAN SETZER, il TRIETTO, BENNATO, BATTISTI, la BERTE’, IVAN GRAZIANI, DE GREGORI, FINARDI, STEFANO PICCAGLIANI, PIERO MARRAS, DALLA, DANIELE, SUPER GASOLINE BLUES, i PROCOL HARUM, i QUEEN, GUSTAV HOLST, BERNESTEIN, MUSSORGSKY, PROKOFIEV, i QUEEN, i VAN HALEN, WARREN ZEVON, gli UFO, i CHEAP TRICK, i TEN YEARS AFTER, i CREAM, i BOC, i SUPERTRAMP, LINDA RONSTADT, i MONTRSOE, i CLASH, i DAMNED, RICK DERRINGER, BOB DYLAN, gli EAGLES, la MARSHALL TUCKER BAND, JOHN MILES, etc etc…
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