Polbi Cell.: Non sono un fan in senso stretto e lo sai. Ma uno come Beck anche solo vederlo in foto e sapere cosa e come ha rappresentato per e il nostro mondo rock, ti fa sentire meglio. Una perdita pesante ben oltre il suo essere un chitarrista straordinario
Tim Tirelli: Sì come Keith Richards. Era uno dei nostri delinquenti del rock and roll.
Polbi Cell.: Esattamente
Tim Tirelli: Come faremo senza non so.
Polbi Cell.: Smarriti. Ecco come faremo… smarriti, sempre più smarriti
◊ ◊ ◊
Ho lasciato passare qualche giorno per provare ad essere più lucido, dato che la sua scomparsa ha avuto un forte effetto su di me, ed inoltre per affrancarmi dalla valanga di commenti sui social, magari tutti in buona fede, ma spesso troppo enfatici, melensi e senza un vero costrutto.
Perdere Jeff Beck non è per niente facile per uomini come noi, come mi ha scritto Polbi su whatsapp, sapere che certe figure Rock ci sono, esistono, rende la nostra vita meno dura. E più sicura.
Perdere uno così, dopo che per 9 lustri ha fatto parte della mia vita, è durissima. Dispiace per lui, per la musica Rock e per noi. Per molto tempo ho pensato che quando se ne va ad esempio un musicista o un attore o qualcuno del genere che abbiamo amato occorresse – in caso si voglia tributare un omaggio – parlare di chi è scomparso, evitando la autoreferenzialità di chi scrive. Oggi sono meno rigido e tendo a pensare che parlare di ciò che ha significato uno come Jeff Beck ad esempio nella nostra vita sia un grande omaggio alla sua figura … insomma è come dirgli: guarda Jeff quanto hai contribuito alla mia crescita musicale, spirituale e universale.
In questi giorni sul web si leggono anche tante castronerie e inesattezze riguardo Jeff e il suo rapporto con Jimmy Page (figura prediletta a molti lettori di questo blog). Un mio cugino mi ha persino segnalato un articolo dove si diceva che Beck ha insegnato il mestiere a Page. Ci sarebbe da ridere se non fosse un momento così triste. Parliamo di Page non per vezzo ma per i mille collegamenti tra i due. Dal momento in cui la sorella di Jeff accompagnò suo fratello minore a casa di Jimmy con lo scopo di fargli conoscere un altro “tipo strano ossessionato dalla chitarra” che frequentava la sua stessa scuola, Page e Beck si legarono l’uno all’altro per la vita. Uno dei miei contatti mi ha confermato come Jimmy sia ovviamente distrutto dalla dipartita di Jeff, lo immagino, perdere un amico così stretto, per di più chitarrista supremo e leggendario, per il Dark Lord deve essere durissima. Credo che si aggiunga anche lo smarrimento dovuto alla caducità della vita, per Jimmy fresco 79enne riflettere su di essa deve essere automatico.
Jeff Beck c’è sempre stato per me, perlomeno sin da quando la musica rock mi irretì definitivamente, laggiù negli anni settanta. Se ti innamori dei Led Zeppelin, Jeff Beck viene perlomeno di conseguenza, e se sei chitarrista poi entra a far parte di te nonostante la sua discografica non sia esattamente facile. Sì, certo, TRUTH (1968) è un disco fondante per la musica Rock, ma già il secondo BECK OLA (1969) è sfilacciato (ed è comprensibile, una band costretta a sfornare un album in soli sei giorni senza poi che tra i membri ci fosse uno col chip del songwriting non può certo fare miracoli). ROUGH AND READY (1971) e JEFF BECK GROUP (1972) sono buoni album ma non è che contengano pezzi straordinariamente belli. Il periodo BECK BOGERT & APPICE (più o meno 1973/74) sulla carta doveva essere stimolante, ma il ritorno al Rock in senso stretto per provare ad emulare il successo dei LZ non si rivelò niente di maestoso benché i numeri siano stati ben più che positivi. Intendiamoci, le performance alla chitarra furono leggendarie ma mancavano i pezzi, al solito. Ecco, a mio modo di vedere fino al 1973/74 come chitarristi Page e Beck si equivalevano, poi Page decise di non applicarsi più a dovere e sdraiarsi sugli allori mentre Beck prese il volo e diventò uno dei massimi esponenti della chitarra Rock and beyond. Nella seconda metà dei settanta, affascinato dalla Mahavisnhu Orchestra, Jeff si diede al Jazz Rock, BLOW BY BLOW (1975) e WIRED (1976) sono album legati a quel genere, aggiungerei che anche THERE AND BACK del 1980 è degno di nota. Dopo il brutto disco del 1985 (che però aveva la meravigliosa cover di PEOPLE GET READY di Curtis Mayfield registrata insieme a Rod Stewart) arrivarono album più consoni alla grandezza di un musicista come lui, GUITAR SHOP (1989), WHO ELSE (1999) e nel 2010 il superlativo EMOTION AND COMMOTION (2010) che sfiorò la Top Ten americana. Furono anche gli anni di album che il mio amico statunitense Pete E. – bass player extraordinaire – definirebbe super modern sounding stuff, materiale che non mi attrae particolarmente, ma il fatto è che al di là della discografica a tratti ostica e piena di momenti di musica strumentale poco adatta al grande pubblico, Jeff si è dimostrato un chitarrista e un musicista straordinario, cosmico, ineguagliabile, con ogni probabilità il miglior chitarrista solista dei nostri tempi.
Molti anni fa il giornalista musicale Giuseppe Barbieri su Chitarre scrisse (a proposito del fatto che Beck non fosse un natural born songwriter) che Jeff Beck compone musica con i suoi assoli. Se vogliamo ogni chitarrista che suona un buon assolo compone musica, ma in senso stretto Jeff Beck lo fa in maniera più ampia, il suo genio si materializza durante quegli assoli con cui da lustri affascina il mondo. Il suo controllo delle strumento è totale, dal vivo raggiunge risultati che credo nessun altro potrà mai raggiungere, la sua tecnica, il suo bending, il suo agire sulla leva del vibrato, il lavoro magnifico delle dita della sua mano destra, il suo tocco emozionante sono un qualcosa di divino … ecco sì, da quel punto di vista Jeff Beck è stata una divinità, definirlo eroe è troppo poco.
E poi, diciamocelo, tra l’altro Jeff Beck era un figo della madonna.
Qui sotto, in ordine più o meno cronologico alcuni dei suoi momenti leggendari:
Negli anni 10 degli anni duemila l’ho visto dal vivo due volte e in entrambi i casi la sua chitarra mi è arrivata nell’anima come una lancia, soprattutto la prima volta a Lucca nel luglio 2010 mi scombussolò moltissimo. Sarà che mi trovavo in Toscana, sarà che ero sotto al palco, ma verso la fine di NESSUN DORMA di Puccini mi commossi a tal punto che piansi. Che cavolo di emozioni che riusciva a liberare …
Il mio amico Jon H., anch’egli statunitense, chitarrista professionista, recentemente ha scritto che: “Jeff Beck was the greatest lead guitarist of all time, the ultimate interpreter of melody with a fire and beauty never equaled.” … l’ultimo interprete della melodia con un fuoco e una bellezza mai eguagliati. Come dargli torto.
Caro Jeff, con te se ne va il sublime virtuosismo al completo servizio della musica, attività umana che pochissimi sono riusciti a centrare, se ne va una figura di lignaggio musicale universale, se ne va uno dei miei pochi veri riferimenti. Lo sai che non credo nell’aldilà, dunque non scriverò le solite scempiaggini circa le jam session che potrai fare con gli altri musicisti scomparsi che ritroverai lassù, auguro solo alla scintilla di materia che ancora ti rappresenta di volare in alto nell’universo di aria sonora che tu stesso hai contribuito a creare. Addio Jeff, addio. … there’s a train a-comin’, you don’t need no baggage, you just get on board
La fascinazione di Jimmy Page per il movimento punk, o perlomeno per alcuni gruppi, è nota da decenni, in quel fermento musicale il Dark Lord trovava le radici del rock and roll, l’impeto rivoluzionario e giovanilista di quella musica degli anni 50 che infiammò lui e la sua generazione. Ricordo che in quel tempo mi colpì molto leggere il suo apprezzamento per i Damned, io ero solo un ragazzino pelle e ossa in preda al fervore per l’aria sonora che oggi viene chiamata Classic Rock e per il Blues ma che ovviamente viveva anche la musica che usciva in quegli anni. Sul mio giubbotto vi erano le spille di Jimmy Page e dei Ramones, ma se ne avessi trovata una vi sarebbe stata certamente quella dei Damned. Sì, certo, anche Sex Pistols e Clash, ma erano i Damned i miei preferiti.
Le cronache riportano che Page li andò a vedere all’opera al Roxy di Londra nel 1977. Attivo tra il 1976 e il 1978 e sito a Convent Garden 41-43 Neal Street London WC2 H9PJ, il Roxy disco club in quegli anni appariva più o meno così:
ROXY CLUB – London Convent Garden
ROXY CLUB – London Convent Garden
Tra la fine del 1976 e l’inizio del 1977 i Led Zeppelin erano rinchiusi ai Manticore Studios di Londra (locali di proprietà degli Emerson Lake & Palmer) per preparare il tour americano del 1977.
ELP Manticore Studios in the 70s
Led Zeppelin Manticore Studios 1976-77
Led Zeppelin manticore Studios 1976-77
Led Zeppelin Manticore Studios 1976-77
I Damned suonarono al Roxy le seguenti sere: 17/01/1977, 30/1/77, 31/01/77, 14/02/77, 21/02/77, 31/03/77, si presuppone che Page li andò a vedere in gennaio visto che in febbraio sarebbe partito il tour americano dei LZ (ma poi posticipato ad aprile per i problemi alla gola di Plant). E’ tuttavia solo una supposizione. Ad ogni modo vi andò una sera con Robert Plant e vi tornarono con Bonham (il quale, come sempre succedeva quando era sotto gli influssi dell’alcol, si comportò malissimo con il gruppo). Fino all’inizio del 1977 Page era attento alle nuove uscite discografiche e ai nuovi gruppi, benché vivesse ormai da tempo nella “bolla” che il management del gruppo aveva creato per lui e per gli altri tre membri dei LZ, era in qualche modo ancorato alla realtà; purtroppo una volta iniziato il lungo tour del 1977, tour di successo inimmaginabile per i tempi, Jimmy Page si estraniò dal mondo, consolidò il rapporto con sostanze chimiche pesanti e si rinchiuse nella torre d’avorio. Tanto per far capire la situazione, basti pensare che solo nel 1983 scoprì Edward Van Halen, il chitarrista olandese di Pasadena (CA) che con l’uscita del primo disco dei Van Halen nel 1978 rivoluzionò la chitarra elettrica …se ci pensate questa è la cartina di tornasole.
Torniamo a noi. Mi è sempre interessata moltissimo la genesi dell’ultimo album in studio dei Led Zeppelin, In Through The Out Door (pubblicato nell’agosto del 1979) e dunque anche decifrare le influenze che i Damned e il movimento punk ebbero in alcuni pezzi di quelle session. Influenze ovviamente non riscontrabili nell’album in sé, ma certamente presenti in un paio di outtakes poi pubblicate postume su Coda (uscito nel novembre 1982).
Dopo la tragica scomparsa del figlio di Plant nel luglio del 1977 e la conseguente interruzione del tour americano, il gruppo lasciò al proprio cantante il tempo necessario per elaborare il lutto. Si ritrovarono insieme nel maggio 1978 al Clearwater Castle per alcune prime informali session.A quanto si sa, ancora oggi le sale del Clearwell Castle che negli anni settanta fungevano da sale prove e studio di registrazione sono rimaste tali e quali a quelle di un tempo visto che sono spazi non più utilizzati (oggigiorno buona parte del Clearwell Castle è adibito ad ospitare soprattutto matrimoni, ma in altre parti del castello), e siccom che non ci sono foto del gruppo in quel contesto possiamo dunque immaginare una ambientazione del tutto simile a quella di cinque anni prima quando furono i Deep Purple ad usare quella location.
Deep Purple al Clearwell Castle – settembre 1973
In ottobre del 1978 i Led Zeppelin si raggrupparono agli studi Ezy Hire Studio di Londra per le sessioni di preparazione vere e proprie. Per la prima volta John Paul Jones presentò non solo idee musicali come fatto in passato, ma anche pezzi completi. Il 6/11/1978 il gruppo quindi volò al Polar Studio di Stoccolma visto che Björn Ulvaeus e Benny Andersson degli Abba, proprietari dello studio, offrirono l’uso gratuito della facility ai Led Zeppelin in modo da promuovere il Polar a livello internazionale.
Benchè i Led Zeppelin stessero vivendo una fase interlocutoria e Jimmy Page non fosse più il chitarrista dell’immaginario collettivo, le session furono assai produttive; nonostante quello che erroneamente si è sempre letto, il gruppo fu efficiente e risoluto. Solo Page perse un paio di giorni a causa di problemi gastrointestinali. Parecchie furono le canzoni registrate: le 7 che finirono nell’album,
led zep in through the out door
le 3 che furono pubblicate anni dopo su Coda (Ozone Baby, Darlene e Wearing And Tearing)
e almeno un’altra che a tutt’oggi Page tiene chiusa in un cassetto e di cui è reperibile su bootleg e su youtube solo la traccia di batteria.
Visto che stiamo parlando delle influenze punk nella musica dei Led Zeppelin mi soffermo esclusivamente su Ozone Baby e Wearing And Tearing.
Ozone Baby fu la prima canzone registrata al Polar Studio, composta da Page e Plant fu dunque una delle poche canzoni di quelle session scritta musicalmente per intero da Page. E’ un bel rock sostenuto che personalmente ho sempre amato e che penso sia stato ispirata dal primo singolo dei Damned, New Rose uscito nell’ottobre del 1976 (nello specifico, dal ritornello)
Naturalmente Ozone Baby non è un canzone punk, ma credo di essere nel giusto quando dico che New Rose dei Damned influenzò Page nell’intenzione e nella stesura di qualche accordo.
Wearing And Tearing ha un impeto sicuramente più affine al punk ed inoltre è un brano molto veloce; certo, l’anima hard rock è presente ma l’approccio del gruppo (e del cantato di Robert Plant) lascia poco spazio ai dubbi.
Personalmente sono orgoglioso del fatto che la band Rock che più amo in quel periodo fosse attenta a quello che succedeva intorno ad essa, e che forse i LZ erano davvero meno dinosauri (e più punk) di tanti altri. Come già scritto qui sul blog se solo si fosse deciso di rendere In Through The Out Door un po’ meno Little Feat (e dunque togliendo South Boud Saurez e Hot Dog) e più attuale (aggiungendo appunto Ozone Baby e Wearing And Tearing) forse l’album oggi avrebbe una valenza maggiore.
Segnalo inoltre che nell’ellepì del 1982 Strawberries, i Damned inserirono il pezzo Bad Time For Bonzo. Certo, si gioca sul titolo del filmetto del 1951 Bedtime For Bonzo (featuring Ronald Regan) e si critica aspramente lo stesso Regan allora presidente degli USA ma … teniamo presente che John Bonham (detto Bonzo appunto) conosceva il gruppo e votò Rat Scabies come miglior batterista nel referendum dei lettori del 1979 del Melody Maker.
Concludo questa riflessione sugli influssi punk che ebbero i Led Zeppelin sottolineando che nel tour europeo del 1980 la band ebbe di certo un approccio punk. Alla faccia di chi li accosta ancora all’heavy metal.
I giorni dopo il 25 si susseguono pallidi e senza fiato, sono quasi irriconoscibili l’uno dall’altro (lo diceva anche Aramis tempo fa), l’azienda per cui lavoro osserva qualche giorno di chiusura e dunque, con maggior tempo a disposizione, ho l’opportunità di impantanarmi nel soliti disgraziati bilanci di fine anno. Il tempo atmosferico sembra essersi allineato al mood del mio animo, siamo sotto l’influsso di un anticiclone africano ma la grande pianura in cui vivo è terra di nebbie, il sole fatica ad uscire e il panorama quindi si uniforma di conseguenza.
Il sole oltre la nebbia – Domus Saurea fine dicembre 2022 – foto TT
Passato Santo Stefano ripenso alle feste appena finite. Le lucine ad intermittenza di cui sempre parlo hanno reso meno pesante quel velo di crepe nere che sono solito indossare …
il sinodo con gli amici è stato uno dei punti più alti della decade dell’anno che preferisco, lo abbiamo organizzato l’ultimo giorno utile della decade che va da Santa Lucia all’antivigilia, quella che ci fanno sognare, sì perché come diceva un filosofo tedesco “l’attesa del piacere è essa stessa piacere”, quindi per assurdo il 24 e il 25 per noi risultano meno importanti e forse più fastidiosi visto il fardello che si portano dietro, “con le cappesante e tutte le altre cavolate” aggiungerebbe il Pike Boy (quando ce lo detto al sinodo siamo scoppiati tutti a ridere). Durante queste serate insieme siamo politicamente scorrettissimi, potremmo sembrare un gruppo di emiliani del tempo che fu, ma la cosa che amo è che ne siamo consci e che razionalmente ed intellettualmente siamo politicamente correttissimi. Stavolta eravamo solo in sei (su nove) ma la serata è stata favolosa. Pheega, Football, Musica Rock, Massimi Sistemi, Letteratura, Cinema …c’è qualcosa di meglio? Io senza i miei amici non so dove sarei. 25 anni di sinodi … mica male. Due di noi sono un po’ centurioni (amano insomma certo heavy rock over the top e kitsch) inutile dire che sono stati – soprattutto uno – mazzolati. Pike ha suggerito di fargli arrivare una lettera di richiamo dal comitato dei probiviri. Vedremo. Ma questo confratello, il nostro Lollo Zakk, ha anche fatto una delle battute più divertenti della serata. Stavo spiegando agli amici quello che vado ripetendo da quasi un anno, e cioè che nonostante io sia un uomo di una (in)certa età, sono mesi che mi sento assai esuberante da un certo punto di vista. Fermi tutti! Niente di che, mai stato un macho, uno stallone, uno sciupafemmine, mai pensato di essere chissà chi in quel campo, registro semplicemente che nonostante l’età mi sembra di vivere una seconda (o terza) giovinezza, che penso spesso alle donne e all’amore, sono insomma in una fase in cui la passione è forte. Parlandone con gli amici ovviamente esagero, ma ne siamo tutti consci. Il fatto è che, so può sembrare assurdo e un po’ patetico ai più giovani, malgrado la nostra età noi siamo esattamente quelli che eravamo a 23 anni, certo magari con più chilometraggio, ma siamo sempre quelli, e ancora guardiamo le donne (o gli uomini se non fossimo eterosessuali) e ancora abbiamo impulsi di un certo tipo. Spingevo sul gas a tal riguardo insomma, ridendo e scherzando, al che Lollo (più giovane di me di quasi otto anni) esclama “Caxxo, ma allora se è questo che mi aspetta non vedo l’ora di raggiungere l’età di Tim!”. Risata fragorosa da parte di tutti. Ma Lollo ha aggiunto anche questo a proposito dei recenti video dei Trouble che mi ha inviato su whatsapp:
“L’altra sera parlavo con mia moglie e le dicevo che certe cose, anche musicali, le posso condividere solo con Tim, altri miei amici mi prenderebbero per strambo o non gliene fregherebbe nulla”
A parte che non sono un appassionato di doom metal ma che questi due pezzi mi piacciono parecchio, ancora rimango sorpreso dall’affermazione di Lollo. Ritorniamo al solito discorso (che riaffronto anche più sotto), io credo di sapere chi sono, ma capire che sono così importante per gli amici, per la gente, mi sorprende e mi fa pensare. Sono proprio un tipetto strano.
The Boys Are Back in Town da sx a dx: Mix, Jay, Lollo, Pike, Tim, Mario – Sherlock Holmes Pub, Regium Lepidi 23/12/2022 – foto Brown Sugar
Il 25 tradizionale pranzo alla Domus con mia sorella, la quale continuava a chiamare i cappelletti (specialità reggiana) tortellini (specialità bolognese-modenese), e ogni volta veniva ripresa dai reggiani presenti. Cappelletti courtesy Antica Cappelletteria Ganassi Lucia, fatti a mano quindi dall’umana con cui vivo e da sua madre.
IN COSA SONO DIFFERENTI TORTELLINI E CAPPELLETTI?
Forma e Dimensione
La prima differenza che si nota è ovviamente la dimensione. I tortellini hanno una dimensione più piccola e minuta (della dimensione dell’ombelico di Venere), mentre i cappelletti sono solitamente più grandi. Anche la forma è diversa, dovuta ad una differente tecnica di chiusura. I tortellini sono chiusi tradizionalmente attorno al mignolo (a Modena attorno all’indice), il cappelletto invece (che ricorda i tipici capelli medievali) viene chiuso direttamente unendo le due estremità del triangolo.
Il ripieno
Viste le prime differenze che si notano a colpo d’occhio, è solo assaggiandoli che abbiamo la vera sorpresa. La grande differenza tra tortellini e cappelletti è infatti il ripieno, che cambia totalmente. Nei tortellini vediamo tradizionalmente un ripieno a base di carne (a Bologna si usa più lombo di maiale, mentre a Modena più Parmigiano Reggiano), invece nei cappelletti il ripieno cambia totalmente da zona a zona: possiamo trovarli con un ripieno di solo Parmigiano Reggiano, oppure con l’aggiunta di un po’ di ricotta ma anche con l’aggiunta di un po’ di carne.
Il condimento
Anche il modo in cui sono condite queste due tipologie di pasta fresca è differente. Se entrambe sono perfette con il brodo, troviamo alcune peculiarità: i tortellini si accompagnano spesso anche alla crema di Parmigiano Reggiano o alla panna, mentre i cappelletti sono perfetti anche con il ragù.
The Emilian way – Cappelletti e Lambrusco – Domus Saurea 25-12-2022 – foto TT
Mi ero ripromesso di bere meno finite le feste, ma come si fa quando Mario mi regala cose del genere?
Costretto a bere – i regali di Mario – Domus dic 2022 – foto TT
Cerco poi di riprendermi dal periodo ad alto tasso di cristianismo con le spiritosaggini di Lercio.
Ho trovato la prefazione di Roberto Vecchio davvero riuscita. Ripeto, davvero riuscita.
Capito a casa dei genitori dell’umana che vive con me, mi cade l’occhio sulla pagina aperta di un vecchio quadernone dove segnano i punteggi delle partite a carte che fanno con i loro amici. Ultimi scampoli di un’Emilia che va scomparendo.
Giocare a carte – i conti di Danillo & Lucia – dic 2022 – foto TT
Nel tardo pomeriggio di oggi andrò con un collega (rossonero e neroverde) a vedere l’amichevole Sassuolo – Inter (in attesa di andare a San Siro il 14 gennaio a vedere la prima partita ufficiale dopo tanto tempo … poltrocina rossa centrale, thank you baby). Stare senza Inter è dura, maledettamente dura.
THE WINTER ALBUM 2022
Dopo tre anni d’assenza torna il Tim Tirelli’s Winter Album, per la prima volta solo in formato digitale. Oltre a questo sulla chiavetta riservata ai confratelli qualche album obliquo in ordine sparso.
NEW YORK … GOODNIGHT
Durante i concerti degli Equinox (il magnifico gruppo con cui omaggio la più grande rock band di tutti i tempi, i Led Zeppelin naturalmente) mi ritaglio sempre un spazio verso la fine per presentare la band e sciorinare le mie solite scempiaggini. Lo faccio in un intermezzo creato ad hoc in Communication Breakdown, la bassista e il batterista tengono un groove funk in MI mentre io mi metto al microfono. Come detto presento i membri del gruppo, ringrazio il locale per averci voluti, benedico tutti nel nome del blues e – se è stata una bella serata – ringrazio il pubblico per la calda accoglienza aggiungendo che per qualche minuto ci è parso di sognare tanto da esserci sembrato di essere sul palco del Madison Square Garden … è tutta una scusa per chiudere come fecero i LZ alla fine delle tre leggendarie serate di fine luglio 1973 nella grande mela “New York … goodnight.”.
Oramai è una manfrina a cui non posso più sottrarmi, chi ci segue esige questo teatrino e attende questo segnale per andare sopra le righe. E’ tutto molto divertente, tanto che le mie due colleghe del cuore, la Mar e la Stremmy Girl, per il mio compleanno hanno pensato di far realizzare ad una graphic designer il fotomotaggio che trovate qui sotto: lo smilzo di Nonantola (va beh, io) sul palco del Madison Square Garden di New York, con la frase incriminata in bella vista. Me lo hanno consegnato mentre ci facevamo un aperitivo in un locale del centro di Mutina a pochi metri dal Duomo, e mi sono commosso. Magari non lo hanno notato, ma è successo … si sono date da fare un bel po’ per realizzare questa cosa il che significa – per tornare al discorso del post del 20 dicembre pubblicato qui sul blog – che mi vogliono bene e che sono una figura centrale nelle loro vite. E’ in queste occasioni che mi dico: “beh, mio caro uomo di blues Tim Tirelli, lo vedi che la gente poi ti vuole bene sul serio?”. È tornato sull’argomento anche il mio cugino acquisito Alberto (marito della Luci, figlia di una sorella di Mother Mary) proprio ieri sera mentre ci facevamo una pizza in uno dei nostri locali preferiti qui a Regium Lepidi “vedi Tim, sei una persona speciale, a te la gente vuole bene” . Al di là dell’impaccio emotivo nello scrivere queste cose un po’ autoreferenziali qui sul blog, mi devo arrendere a quanto mi disse il mio amico Polbi – anima della mia anima – tempo fa: “Tu Tim hai un capacita di penetrazione nella vita delle persone pazzesca!”.
Continuo a sorprendermi della cosa, ma me ne farò una ragione. Per tornare alle mie splendide colleghe: Mar, Stremmy: I love you! You are simply the best!
TT al MSG di NY – concept by Mar & Stremmy Girl – 21-12-2022
POLBI CALLING
Per il mio onomastico il mio amico mi dedica questa
e mi scrive:
Polbi Cell.: ‘Sto Natale sta passando magari anche meno peggio di altri recenti. Sono stato con Mino, mia sorella, le nipoti e altri familiari…qualche momento piacevole, ma nel complesso io purtroppo la penso come Rossana Rossanda: il Natale è una tragedia che si poteva evitare! Nel frattempo, sono riuscito perlomeno a non lavorare in questi giorni e ho ascoltato un po’ di musica Patti Smith, Plant Krauss, Ramones, King Crimson, Dead Boys, insomma solita roba. Ma ormai lo sai, non sento più cose nuove da tempo. Non riesco proprio più. Quanto mi mancano i concerti….certe emozioni….sensazioni, attimi, odori, luci…. Io vorrei andare alle 21.00 al Palaeur a vedere una di queste band: Stones, Pink Floyd, Zeps, Motorhead, Stooges, Clash, Velvet Undergound, Can, Allman Brothers, Patti Smith, Ramones, Big Star, Soft Machine…. Non è possibile e questa cosa è grave. È grave. Non ho più un cazzo di concerto per cui fare di tutto per andare a vedere. È grave mannaia i re Magi. Il rock è molto dal vivo, e io ormai vivo solo nei dischi. Da anni. È molto molto grave Grazie a dio (immagino intenda Jimmy Page, ndTim) ho la subacquea, che ho la fortuna di vederla vivere e cambiare giorno per giorno, che il mio il nostro rock ormai è un campo minato emotivamente…”
Sì, è una cosa grave, non abbiamo più un cazzo di concerto per cui fare di tutto per andare a vedere … io alle 21:00 vorrei andare al Palapanini (o anche all’Unipol Arena di Caselecchio …che tra l’altro è ormai la più grande Arena d’Italia …20.000 posti come il LA Forum e il MSG) a vedere una di queste band: Led Zeppelin, Johnny Winter And, Rolling Stones, Damned, Edgar Winter’s White Trash, Free, Bad Company, ELP, Muddy Waters, The Firm, Mott The Hoople, John Miles, UFO …
E sì, il nostro Rock è emotivamente un campo minato, lo vivo e lo respiro ogni giorno ancora con passione eppure dovrei attraversarlo in punta di piedi, con attenzione … Grazie a dio (Johnny Winter insomma) io ho il blog, il football e il songwriting …
GATTI ALLA DOMUS
Ozzy, il randagio che da anni gironzola qui intorno e che da qualche mese siamo riusciti ad addomesticare (da quando si è presentato dopo mesi di assenza in condizioni pietose tanto che il veterinario aveva pensato all’eutanasia … Ozzy purtroppo ha nella gola una massa tumorale); il giorno della vigilia ci aveva fatto preoccupare, ma poi si è ripreso e noi siamo di nuovo felici. Gli abbiamo regalato quasi 6 mesi di vita in più, ma la cosa importante è che (almeno ci pare) è una vita ben più che dignitosa, piena di coccole, di attenzioni, di amore … nonostante tutto da gatto malandato, magro, spelacchiato Ozzy ora è un bel gattone dal pelo lucido e dalla pancia piena che prova riconoscenza per i due umani che lo hanno salvato. Non sappiamo per quanto terrà duro, non lo faremo soffrire, ma fino a quando sarà il bel gattone in cui si è trasformato la Domus sarà casa sua.
Palmiro, il capo indiscusso della colonia, svolge il suo compito sempre con massima disciplina e rigore, controlla il territorio, scaccia gli intrusi, si assicura che gli altri felini abbiano cibo e una rifugio caldo in cui tornare.
Palmiro scruta i suoi territori – Domus 23/12/22 – foto TT
La piccola Minnie, giunta per caso qui alla Domus tre anni fa, continua a mostrare gratitudine e amore incondizionato per il suo umano di riferimento. Tutte le sante notti mi sale sul petto mentre sono a letto a leggere per poi rannicchiarsi sotto al mio mento una volta spenta la luce. Il nostro è un rapporto d’amore puro, quello che talvolta nasce tra mammiferi di specie diverse.
Minnie sul suo umano – Domus Saurea dicembre 22
FILM
Yesterday – (2019 UK-RU-CINA-USA) – TTT½
Ora che non è più a pagamento mi sono guardato Yesterday su Netflix. Commedia carina. Sul finale, quando compare una figura rock che non nomino, beh ho avuto un tuffo al cuore.
Braod Peak – Fino alla Cima – (Polonia 2021) – TTT½
Film avventuroso e drammatico che racconta la vera storia dell’alpinista polacco Maciej Berbeka. Ora su Netflix.
SERIE TV
Star Wars: Andor (2022 – USA) TTTT¾
Io non sono un Star Wars phreak, ho visto tutti i film e i relativi spin off e le serie che danno su Disney (d’altra parte vivo con una che vive Star Wars come una religione), ma per la prima volta devo dire che la nuova serie spin off Andor è magnifica. Per la prima volta il tutto è comprensibile anche a chi non conosce a memoria gli altri capitoli della saga e cronologicamente non è in grado di posare le pietre miliari nella propria maruga. Basta sapere che nell’universo di Star Wars dapprima vi era una Repubblica che poi venne rovesciata e sostituita da una dittatura, da un Impero, e che la serie Andor racconta e porta in scena i primi passi della ribellione, della resistenza a questo impero del male. Per i più attenti dirò che Amdor è il prequel di Rogue One
L’ambientazione, la scenografia e il mood in generale sono dipinti benissimo, molte le analogie iconografiche con il nazismo. Chi volesse approfondire può leggere questa bella recensione
Vi sarà anche una seconda stagione, il ponte necessario tra la prima e Rogue One. Non sono un gran fan della Disney (a parte i vecchi cartoni animati della mia infanzia e adolescenza a cui sono molto legato) ma devo ammettere che con Andor hanno (finalmente) fatto un gran lavoro. Da vedere.
PLAYLIST
OUTRO
Dicembre è dunque ormai agli sgoccioli, lo vedo passare dalle finestre della Domus, arriverà presto gennaio, poi febbraio e quindi i primi fiotti di primavera; ma l’inverno è ancora lungo e in questi giorni di pace in cui sono solo in casa mi godo questi momenti con me stesso.
Riguardo “Chiamami Aquila” la divertente commediola con John Belushi,
prendo in mano la Les Paul per qualche svisata rock blues, la Danelectro con l’accordatura dadgad sulla quale sto scrivendo un nuovo pezzo e infine l’acustica accordata in MI con cui risuono due recenti canzoni che ho scritto, il blues emiliano I GOT THE BLUES:
Oh io c’ho il blues, che scende giù, che viene su, che non torni più,
mi vesto di blu, ho un chewing gum, il bourbon del sud e un bicchiere di rum
e una suggestione acustica FANTASIA (come into my life):
Sai di acqua fresca sei la pioggia che va, Non è Francesca nella radio di un bar, io e te da soli nella nostra città, i nostri cuori un solo bazar
scrivo per il blog, riorganizzo nella maruga possibili sviluppi riguardo Aramis, mi guardo qualche film, ascolto musica e faccio camminate a passo sostenuto per le campagne intorno a Borgo Massenzio.
Vorrei che nevicasse, che un po’ di candore scendesse su queste terre, magari camminare sotto ai fiocchi che scendono, udire lo scalpiccio dei passi sulla neve fresca, ritrovare me stesso in quel dipinto naif, ma non succederà, almeno non nei prossimi giorni, e allora … un Southern Comfort e Physical Graffiti dei Led Zeppelin.
Capitano giorni in cui mi sento nella periferia della vita delle persone a cui tengo sebbene in realtà non sia quasi mai così, ma il sentimento è quello perciò mi interrogo sul bisogno che ho di essere centrale nelle vita della gente che frequento, su questa necessità spirituale di essere considerato il miglior amico di qualcuno e di sentirmi benvoluto. Ne sa qualcosa il gatto Palmiro a cui chiedo di frequente – soprattutto la sera quando lui entra nel sentimental mood – “ma Palmir, tu mi vuoi bene?”. Da cosa nasca questa esigenza proprio non so, direi di aver avuto una infanzia felice, non è mai mancato l’affetto e l’amore di mia madre e come detto le persone mi dimostrano i loro sentimenti, di esempi ne avrei a bizzeffe …
_L’altra sera all’ Uva D’Oro di Mutina: il cameriere porta il bis dei tre liquori e chiede: “per chi è l’Amaro Del Capo?“, all’unisono il Fontanarosa Boy e Mr MC rispondono: “per il capo!” e mi indicano con decisione. Mi scappa da ridere. Sono a cena con due ex colleghi, giovani uomini che hanno figure professionali tra le più ricercate oggigiorno in campo ipertecnologico e con i quali mi confronto sui grandi temi che siamo soliti abitare (la musica Rock, il football, l’esistenza, il nido di stelle, le profondità cosmiche, la letteratura, le donne). Sembra quasi io sia una sorta di adulto di riferimento per loro, o meglio uno della loro età con qualche lustro in più, con semplicemente un percorso di vita maggiore che loro riconoscono in maniera naturale. Ovviamente non mi metto su nessun piedistallo, ci mancherebbe altro, ma si dimostrano sempre interessati alle valutazioni che faccio, alle storiella di vita che racconto … questo mi colpisce; intendiamoci, so chi sono, so che un minimo di personalità ce l’ho, però che due giovani leoni nel massimo vigore stiano a sentire e rispettino il leone di una (in)certa età in modo così spontaneo mi pare una cosa bellissima. Io, che mi sento spesso null’altro che un povero mammifero del genere umano perduto su di un piccolo pianeta nel buco del culo dell’universo senza sapere il perché, mi sorprendo e mi sento sento felice ad avere amici così.
_Un altro collega, il Tuscany boy, altro giovane leone, non perde occasione per sottolineare “sei il numero uno, vorrei lavorare sempre con te”.
_Il nostro Jackob, ormai pilastro del blog, nei nostri contatti via email nel rivolgersi a me usa appellativi tipo “Magister” o “Lowell” e alla fine dei messaggi mi scrive “devotamente tuo”. Ora, è chiaro che facciamo gli spiritosi, ma questi simpatici epiteti significano anche seguire con attenzione le sciocchezzuole che scrivo su questo blog e dunque riconoscere in me un amico, una persona che vale la pena frequentare e stare a sentire anche solo online. Chiede persino (e non è l’unico), che fine abbia fatto Aramis (ma davvero volete che ritorni?).
Potrei fare altri esempi, dalle colleghe a me più vicine che ormai sono parte integrante del mio essere, alla combriccola degli illuminati del blues con i quali ormai da 25 anni mi trovo a sondare le profondità cosmiche, agli altri probiviri e ai lettori di questo piccolo blog, ma non servirebbe, come dice una mia amica “a te vogliono bene tutti” … e allora perché a volte mi sento in periferia?
Al di là di questo sto vivendo la decade (per esseri chiari, in italiano periodo di tempo di 10 giorni, lo specifico perché certi giornalisti in TV ormai usano decade pronunciata all’italiana al posto di decennio … stolti!) che preferisco, dal 13 al 23 dicembre seguo la corrente ascensionale dicembrina, malinconico certo ma con animo arrembante. Eppure certe domeniche mattine quando mi sveglio e guardo fuori dalla finestra mi rendo conto che la Valpadana è il Regno delle Tenebre.
Valpadana il Regno delle Tenebre – Domus Saurea dicembre 2022 foto TT
Mentre vado al lavoro mi sembra di attraversare il nulla …
Blue Highway – Molino di Gazzata – Dicembre 2022 – foto TT
così la sera, dopo il lavoro, vado alla ricerca di un po’ di luce in centro a Mutina
Mutina – dicembre 2023 – Foto di ?
Mutina – dicembre 2023 – Foto di ?
Una sera mi spingo sino a Nonatown, la mia hometown, la guardo tutta illuminata e le mando un sospiro d’amore, come si fa con certe donne quando instillano in te la passione che tutto travolge.
Nonatown – dicembre 2022 – foto TT
In questa decade si susseguono cene con gli ex colleghi, cene con i colleghi, cene con gli Equinotti, cene con gli illuminati del blues e cene con i miei vicina Anna e Franco. Ora che Adele e Giuse se ne sono tornati al sud, non mi rimangono che loro come punto di riferimento nella stradina lunga e tortuosa in cui viviamo, abitano proprio in fondo a questa stretta lingua d’asfalto, proprio sul punto in cui questo viottolo o poco più va a spegnersi. Dopo la cena Franco apre la boccia di Jack Daniel’s single barrel che ho portato e come può capitare quando si sta bene in compagnia, si esagera, Franco continua a versare e conto almeno 6 whiskey del Tennessee a testa che io, lui e suo fratello Pino buttiamo giù. Verso mezzanotte, con lo spirito alto, percorro i 500 metri che mi separano dal tepore delle lucine ad intermittenza della Domus. Quest’anno ha fatto tutto l’umana che vive con me, una certa indolenza mi ha frenato, cercavo l’impeto ma non lo trovavo così, è toccato a lei …
Domus Saurea dicembre 2022 – foto TT
Domus Saurea dicembre 2022 – TDL – foto TT
Domus Saurea dicembre 2022 – foto TT
Domus Saurea dicembre 2022 – foto TT
Domus Saurea dicembre 2022 – foto TT
Mi metto sul divano, Palmiro in versione Yoda mi sale sul petto, ci scambiamo qualche segno di fratellanza e di amicizia reciproca, quella tipica che nasce tra mammiferi di specie diverse, e poi via sotto le coperte.
è una gran bella notizia, tuttavia non so se prenderla come singola eccezione o come speranza per altri casi simili in futuro. Rimango ad ogni modo interdetto dalla poca chiarezza (non ho capito se il disco è disponibile in streaming oppure no) e dal pigro giornalismo usato, quello che porta ad errori sostanziali e grossolani: la erre arrotondata di cui si parla è tipica di Parma non di Reggio Emilia (dovuta alla dominazione francese del Nord Italia e di quelle zone in particolare sin dal medioevo e a Maria Luigia D’Austria moglie di Napoleone che nel 1800 risollevò il Ducato di Parma e per questo fu benvoluta ed imitata, anche nel parlare, inutile dire che la lingua da lei utilizzata fu il francese), e per di più – è cosa nota – Guccini è di Modena. Tranne qualche eccezione il giornalismo musicale italiano è sempre stato poca cosa.
FILM
ARGENTINA 1985 (Argentina 2022) con Ricardo Darìn – TTTT
Il film narra una storia vera, ovvero questa: nel 1985, fra mille ostruzionismi, omertà e pochi mesi a disposizione, i pubblici ministeri argentini Julio César Strassera e Luis Moreno-Ocampo si trovano impegnati in un processo senza precedenti, quello contro i capi della giunta militare che ha governato il Paese per gli ultimi sette anni fino all’83, compreso il presidente Jorge Rafael Videla. Il processo non è solo un’occasione di fare i conti coi crimini contro l’umanità perpetrati e taciuti dal vecchio regime, ma di assicurare una volta per tutte la continuità della democrazia in Argentina, periodicamente interrotta da colpi di Stato per cinquant’anni.
Qui sul blog Ricardo Darìn riscuote un discreto successo, io e LucaTod ne andiamo pazzi. Il film da vedere, per ripassare la storia e indignarsi ancora una volta per la spietata dittatura militare di Videla.
SOL INVICTUS
Eccolo qui il solstizio, eccole qui le feste per il sol invictus, un rito vecchio 5.000 anni che il cristianesimo e la Coca-Cola hanno fatto loro. Eccolo qui il periodo isterico in cui tutti in qualche modo siamo coinvolti, la folle corsa contro il tempo prima delle meritate ferie natalizie e di fine anno, l’invasione di film melensi, mediocri e mainstream, degli “auguroni”, dei “a te e famiglia”, della tristezza che attanaglia la gola quando si pensa all’infanzia, a chi non c’è più, ad una fetta della vita andata, ad un altro anno passato. A volte verrebbe voglia di diventare guardiano del faro, mollare tutto e andare a rintanarsi su di uno scoglio sperduto nel mare … due gatti, due chitarre, due bottiglie di rum, l’abbonamento a DAZN per vedere le partire dell’Inter e una ragazza giusta che ci sta.
Ma tanto non succederà mai e dunque apprestiamoci a vivere i festeggiamenti legati alle giornate che tornano ad allungarsi, al sole che tornerà a battere prepotente.
Io cerco di farlo alla mia maniera, riguardando per la centesima volta Apocalypse Now (final cut version)
e ascoltando il Piano Concerto di Keith Emerson
magari sorseggiando un Southern Comfort on the rocks, cullato dalle candele che brillano e le luci ad intermittenza che regolano il battito del mio cuoricino blues.
Buone feste donne e uomini di blues che ancora seguite questo blog, piccola armata silenziosa di 400 cuori blu che quotidianamente si soffermano su questo piccolo spazio a contemplare le luci della città che brillano così luminose mentre noi le attraversiamo scivolando … tutti a bordo del treno d’argento che sta arrivando con destinazione 2023. Happy New Year Team Tirelli.
Me ne esco dal convento (sede dell’azienda dove da quasi due anni lavoro) mentre il blues feroce che mi ha attanagliato l’animo durante la giornata sembra dissiparsi. Il velo di crepe nere che ho indossato sin dal primo mattino mi scivola via, il blues resta ovviamente ma la gestione si fa meno complicata. Prima di entrare in macchina mi fermo ad osservare l’antico convento in cui lavoro, l’apparente dicotomia azienda-ipertecnologica / antico-convento-vecchio-quattrocento anni mi ha sempre divertito, e rimirarlo mentre calano le prime ombre della sera mi calma, da domani sarà dicembre e le vecchie mura che ho davanti diventano una sorta di presepe grazie alle finestre ancora accese, lo sguardo poi si perde nell’indaco del cielo, oggi sarebbe il compleanno del vecchio Brian, chissà se la scintilla di energia che lo rappresenta è ancora in giro qui sopra di me.
Chi è che bussa al mio convento – The Blues Convent – Mutina december 2022 – foto TT
Entro in macchina, esco dal portone, solita gincana per uscire dal centro cittadino, mi immetto nelle arterie che portano fuori città, metto il pilota automatico; faccio mente locale sugli impegni di dicembre: il 7 a cena con Mario e un paio di groupie, il 9 a cena con Gio & The Little Houses Company, il 13 a cena col Fontanarosa Boy e Mr Chong (due amici ed ex colleghi usciti di recente dal convento), il 20 cena con la Blues Unit (la business unit aziendale di cui faccio parte) e infine il 23 sinodo del solstizio d’inverno con i confratelli, gli Illuminati del Blues insomma. C’è altro? Come siamo messi con i regali da fare in occasione dei festeggiamenti del Sol Invictus mi chiedo? Che domanda è, dico a me stesso, sono già a posto con tutto. Non sono uno che si riduce all’ultimo, al bisogno sono autodisciplinato, concreto e organizzatissimo, a tal punto che a volte mi faccio paura, a questo proposito penso ad una cara ex collega (di altra azienda) ed amica (madre di tre figli) che è solita andare col marito a comprare i regali di natale il 23 dicembre la sera dopo il lavoro. Terrore e raccapriccio.
Passata la grande rotonda per Castrum Carpi e quindi il paese di Campus Gallianus mi inoltro nelle campagne di Regium Lepidi dove vivo da più di un decennio. La sera è fredda e scura, affronto circonvallazioni, tangenziali che corrono parallele all’alta velocità e alla selva nera e minacciosa che scorgo oltre il finestrino. Sarebbe bello tornare nella blues cabin in cui vivo, trovare la stufa accesa e nel letto qualche mia amica che qualche ferita disinfetterà.
SERIE TV:
_1899 (2022 Germania) – Netflix – TT½
Non che ci si capisca tanto, gli autori (gli stessi di Dark) amano mischiare le carte e le dimensioni anche a rischio di non raccapezzarsi più. Giunto alla sesta puntata sono rimasto attaccato alla serie quasi unicamente per scoprire la canzone inserita nei minuti finali. Nella 1a puntata c’è White Rabbit (Jefferson Airplain), nelle seguenti Child In Time (Deep Purple), Killing Moon (Echo And the Bunnymen), Don’t Fear The Reaper (BOC), The Wizard (Black Sabbath). All Along The Watchtower (Jimi Hendrix Experience).
1899 comunque è deludente e si risolve nello stesso modo della serie TV Life On Mars, utilizzando addirittura un altro brano di Bowie (Starman) come chiusura. E’ scritta a tavolino e si vede.
_The Last Kingdom (2015-2022 UK) – TTT¾
Quando guardo questo tipo di serie (o anche quelle su balenieri o simili) l’umana con cui vivo passa e dice “sei proprio un uomo”, in effetti sono sceneggiati adatti soprattutto a noi maschi, ma che ci possiamo fare, in fondo alla coscienza abbiamo ancora vibrazioni piuttosto primitive. Ad ogni modo trattasi dei temi contenuti in Immigrant Song dei Led Zeppelin, ovvero l’invasione vichinga (dei danesi dunque) della perfida Albione verso la fine del IX secolo dopo cristo, quando quei territori erano divisi in vari regni. Il tutto preso da diversi libri che trattano l’argomento in questione. Cinque le stagioni per un serie TV niente male.
GUITAR BOOGIE CON LA STREMMY
Per quanto incredibile mi possa sembrare ho ripreso a dare lezioni di chitarra, attività che mai ho amato. L’avevo fatto nel lontano passato quando avevo provato a vivere diversamente e mi ero dato completamente allo scrivere (articoli musicali e canzoni), avevo alcune ragazzine che venivano a lezione da me, la faccenda procedeva benino, ma poi smisi, non mi piaceva proprio. Un mese fa, una mia cara collega (una del Team Tirelli) mi ha chiesto se potevo insegnarle a suonare la chitarra, trattandosi della Stremmy Girl non potevo certo fare lo snob. Essendo la mia nuova alunna donna non convenzionale ho scelto un metodo più obliquo che però sembra funzionale: quattro settimane e la Stremmy woman sa già suonare un pezzo di Battisti, uno di Ivan Graziani, uno di Bob Dylan e Hotel California degli Eagles. Certo, si limita ad “accompagnare” o “strimpellare” come direbbe lei, ma mi sembra sia sulla strada buona. Sta già provando anche il classico giro blues in LA e il riff di Whole Lotta Love… niente male direi.
Uomo di Blues & Stremmy Girl – Guitar Boogie – foto The Fab One
PS: la foto è stata scattata una sera alle 19,15 dal Presidente nonché “founder” (come si dice qui) della azienda in cui lavoriamo. Era talmente felice nel vederci all’opera che ha postato la foto nella chat aziendale con queste parole: “uscire dall’ufficio e vedere che anche a quest’ora c’è del blues e del rock fa bene e dà speranza per il futuro!” E sì, la nostra è un’azienda speciale.
IL NOSTRO MONDO STA CADENDO A PEZZI, POLBINO …
Mi scrive Polbi a proposito della scomparsa di Christine McVie: “Ma quanto mi dispiace….è come se fosse venuta a mancare una vicina di casa, che vedevi passare la salutavi e ti scaldava il cuore.”
Gli rispondo: “Sì. Grande autrice. Il nostro mondo sta cadendo a pezzi Polbino … dobbiamo farcene una ragione.”
Al che lui mi scrive: “Stai toccando un tasto particolarmente dolente. Non riesco a farmene una ragione e sto parlando in senso molto ampio e profondo.”
Ribatto così: “Lo dici a me? Sai quanti cazzo di anni compio tra poco? E oltre a questo, lo vedi come cazzo stanno andando sto cazzo di mondo, di società, di civiltà? Aggiungiamo che il mio Rock non esiste più? Che i mondiali in Qatar sono una vergogna? Meno male che c’è ancora la f**a altrimenti sarebbe finita porca zozza”
Il mio amico stempera il tutto concludendo in questo modo: “Questo ultimo concetto merita attenzione e approfondimenti.” Ma è così, gli uomini di blues di una (in)certa età faticano sempre di più ad adeguarsi al mondo in cui vivono.
Dal punto di vista musicale si soffre moltissimo, perché rischiamo ogni volta di passare per retrogradi, per musicofili con lo sguardo rivolto al passato. Ma non è questo, è che a noi piace la musica fatta come si deve, sincera, articolata, di ampio respiro, schietta, sanguigna, intellettualmente viva … ma quello che c’è in giro oggi in qualunque campo sembra, o almeno “ci” sembra, tutt’altro. Ho amici, grandi amici, che sono giornalisti musicali e che scrivono spesso a proposito di musica in senso lato. Uno di questi continua a criticare chi non è aperto alle novità ed è rivolto al passato. E’ chiaro che parla di gente come noi, ma non possiamo farci nulla, i dischi che lui incensa (in particolar modo quelli del mondo hard & heavy) per noi sono robetta, persino robaccia a volte … dischi prodotti e arrangiati in modo mediocre, con resa sonora discutibile e di frequente con gli alti sparati a manetta o con la batteria registrata in maniera dozzinale e in generale senza musica di rilievo, senza pezzi particolarmente riusciti …se uno è abituato alla Champions League poi trova difficile accontentarsi di gare della Serie B. Certo, difficile essere oggettivi in questo campo, la soggettività prende di norma il sopravvento, però ci sembra che manchi l’aspetto critico, la distinzione (che per noi è divenuta oramai una ossessione) tra capitoli importanti della musica Rock e della propria vita. Non è possibile che ogni album sia un capolavoro, che ogni artista sia un gigante, che i meno famosi siano tutti sottovalutati … forse occorre iniziare a riflettere sul fatto che magari lo sbandierare a destra e a manca di essere capaci di travalicare ogni genere di musica non è sempre sinonimo di apertura, perché poi si finisce a mangiare anche, che so, la pizza con l’ananas, come fanno quei disperati degli americani.
Un altro invece scrive che ha una certa nostalgia per (l’heavy rock de) gli anni ottanta. Ho provato a riaccostarmi a quel genere, ma niente da fare non ce la faccio. Io semmai ho nostalgia per gli anni settanta, ma ho comunque provato e risentito cose – per rimanere nel campo mainstream – dei Guns N’ Roses e persino dei Poison, ma non ho trovato nessuna meraviglia, proprio non digerisco più la mancanza di arrangiamenti, la formula consunta di inizio acustico e poi ritornellone con le chitarre distorte che si limitano a pennate vigorose su accordi di 5. Il mio batterista dice che il basso punk di Duff McKagan è stata la geniale trovata che ha reso grandi i G’N’R … beh, pur capendo cosa intende, proprio non sono allineato. Con un John Paul Jones, un John Deacon ma anche solo con un Boz Burrell i G’N’R sarebbero stati molto più “musicali”.
Un dirigente della azienda per cui lavoro spesso si confronta con me su certe tematiche musicale, tempo fa mi citava uno di quei gruppi degli ultimi lustri dediti al prog moderno e mi chiedeva “Che ne pensi Tim? Non sono male”, al che io rispondevo “Non sono male… già, il problema è proprio questo”. Infatti io non intendo accontentarmi di gruppi che “non sono male”, per dio, io ho bisogno di volare. In massima parte credo che sia un problema mio, mi chiedo: sono diventato troppo esigente? Mi sono finalmente tramutato in un cagacaxxo a tutto tondo? Sono snob? Forse è che a questo punto della vita do peso unicamente alla qualità visto che la percezione del limite si fa sempre più delineata e sprecare tempo con sciocchezzuole proprio no? Anche un altro manager dell’ azienda per cui lavoro quando trova due minuti passa da me per un saluto e non perde occasione per toccare l’argomento musica, l’ultima volta è rimasto basito, pensava che Led Zeppelin, Iron Maiden e Def Leppard facessero parte della stessa parrocchia ma davanti al mio solito pippone ha sgranato gli occhi ed è rimasto ad ascoltarmi per diversi minuti mentre smontavo quell’equazione. Ho persino dovuto trattenermi ed evitare di approfondire e di aggiungere che per me nemmeno Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath fanno parte della stessa congregazione.
Forse sono semplicemente fuori controllo io, forse è l’età che non mi permette più di soprassedere, di prenderla dolce come diciamo qui in Emilia, e che mi costringe ad avere sempre meno filtri e di soccombere alla schiettezza. Ma c’è anche la possibilità che io stia solamente diventando refrattario all’heavy metal, genere che penso abbia fagocitato il Rock e lo abbia spinto verso direzioni che ormai trovo insopportabili.
L’aspetto musicale del mondo è quindi di primaria importanza per noi uomini di blues, forse è per questo che ci sembra che tutto stia andando a rotoli ma ci sono ovviamente anche tutti gli altri aspetti della vita.
Quando leggiamo che una presidente del consiglio dichiara che “non bisogna disturbare chi produce” ci viene freddo, quando un ministro del governo vorrebbe dare un bonus di 20.000 euro a chi si sposa ma solo a chi lo fa in chiesa, ci si gela il sangue. Quando un mondiale viene organizzato in Qatar, uno stato a cui il football in quanto tale non interessa nulla e 6.500 disperati muoiono costruendo stadi outdoor con l’aria condizionata e che in generale ai lavoratori (tutti stranieri) letteralmente schiavizzati viene trattenuto il passaporto dai datori di lavoro, non si hanno più tante speranze per il futuro.
Aggiungiamo che nel 2022 stiamo ancora a farci le guerre, parliamo ancora di razze, stiamo sfruttando e rovinando il pianeta su cui viviamo, siamo prigionieri di un antropocentrismo pericolosissimo, di un turboliberismo e di un capitalismo senza freni … beh, forse Polbino, il mondo non sta crollando solo per me e per te.
E non è che io sia immune da questo declino, ieri mattina mentre percorrevo in macchina le ultime centinaia di metri che mi separavano dall’azienda, ero alle prese con la solita gincana per le viuzze del centro; ciclisti contromano, pedoni che evitano i marciapiedi e camminano in mezzo alla strada … un giovane uomo attraversa la via (in assenza di strisce pedonali che sono 20 vetri più in là) senza controllare se stia arrivando un veicolo … mi fermo in tempo ed evito di investirlo, si accorge di me che è già in mezzo alla strada, mi guarda con noncuranza, quasi con fastidio, ed io non mi tiro indietro, abbasso il finestrino e gli smollo un “sì, ma bisogna che guardi dove vai, coglione!. Ecco, che bisogno c’era di aggiungere “coglione”? Non bastava chiedergli di fare attenzione? No, ho dovuto calcare la mano. Già mentre pronunciavo quell’epiteto non mi sentivo fiero, e adesso lo sono ancora meno. Sono io il coglione, altroché.
Il fatto è che avremmo bisogno di amore, di darlo e di riceverlo.
L’inizio non è dei migliori; dopo aver interloquito con la ragazza presente nel locale alle 18 e aver scaricato il nostro armamentario, sono sul palchetto del locale intento a spostare quanto vi è sopra visto che lo spazio non sembra sufficiente a contenere tutta la strumentazione. Vi è una pianta che devo spingere contro il muro se voglio posizionare almeno parte delle mie chitarre sul palco. Sto pensando a come fare quando sento una voce “Ehi, attenzione con quella pianta, se la rovini ti taglio le mani!. Mi giro e vedo quello che immagino sia il proprietario del locale. Il problema è che sia Stefano che Tim svaniscono ed entra in scena Ittod. “Guarda se vuoi tagliarmi le mani allora ripetimelo così ricarichiamo la strumentazione in macchina e ce ne andiamo subito!”. Il tipo rimane interdetto, intendeva la sua boutade come una battuta, ma non sapendo con chi ha a che fare non sa che con Ittod sempre nei paraggi vale sempre il detto “dont’ mess wit Mr T”. Dimostrandosi maturo e galantuomo Stefano, il proprietario del risto-bar in cui suoneremo questa sera, poco dopo torna sull’argomento e mi dice che gli dispiace se me la son presa, gli sorrido e gli do una pacca sulla spalla, evito di parlargli di Ittod, non voglio annoiarlo. Tutto si stempera, mi aiuta a spostare la pianta da un’altra parte e a liberare il palco da altri oggetti. Il locale non ha un impianto e dunque abbiamo dovuto portare noi casse, stativi, monitor vari e mixer.
THE EQUINOX live all’Ancora 378 – 18/11/2022 – foto TT
Suonare in un risto-bar indoor significa farlo una audience che continuerà a chiacchierare tutto il tempo, per questo occorre essere concentrati, non perdere il filo e provare a lasciarsi comunque trasportare dalle onde sonore della musica Rock che portiamo in scena. Saura a fine concerto mi dirà che nel tavolo di fronte a lei durante Stairway una donna continuava a parlare incessantemente finendo per distrarla pesantemente.
Il locale è ottimo, il soffitto è insonorizzato e dunque il suono è molto buono e con Stefano il gestore e le Ancora 378 girls tutto procede bene.
Cambiarsi nel bagno degli uomini senza chiave mi fa sorridere (e imprecare), d’altro canto normale amministrazione per gli operai del Rock. Ad ogni modo soundcheck fatto, non ci resta che cenare e attendere le 22.
THE EQUINOX live all’Ancora 378 – 18/11/2022 – foto TT
Il locale si riempie, il che è sempre una bella soddisfazione. Faccio due conti, solo io ho portato 26 persone, però! 14 colleghi, un paio di cugini, quattro illuminati del blues, Gio (alias the videomaker) and the Little Houses company … il Team Tirelli evidentemente non demorde.
Nessuna novità in scaletta, il medley iniziale, poi Black Dog e Dazed And Confused.
THE EQUINOX live all’Ancora 378 – 18/11/2022 – foto G. Calzavara
Il pubblico sembra caldo sin da subito e anche la band mi pare giri benino benché si sia fatta una sola prova, peraltro senza ripassare il repertorio completo. Segue Good Times Bad Times, in What Is And What Should Never Be il faretto che ho di fianco compromette la visuale e la visione e pasticcio un po’ l’assolo sbagliando la posizione sul manico. Saura si mette quindi alle tastiere e alla pedaliera basso (meglio specificarlo ogni volta … she’s the n.1) per Misty Mountain Hop e Since I’ve Been Loving You. E’ poi il momento di Lele, Moby Dick.
Le vibrazioni sono buone, proseguiamo con gioia con The Song Remains The Same (dove Pol è il solito incredibile rock and roll singer) e Hot Dog. Kashmir è accolta con un applauso convinto …l’incedere epico che dà sulle terre desolate colpisce sempre.
Prendo in mano la doppiomanico, alcuni se ne accorgono e sottolineano la cosa con urletti varii. Dal video fatto da Giovanni Sandri, amico di gioventù di Nonatown, si vede il mio collega e amico SimSca intento a parlare fitto fitto con una nostra giovane collega, ma non appena si accorge che ho indosso la doubleneck, molla tutto e con la birra in mano viene sotto al palco con l’intenzione di salire la scala per il paradiso. Ma sì, quando si tratta di certo Rock non c’è pheega che tenga. SimSca uno di noi! Che ridere.
Come accennavo all’inizio, sarebbe bello che il pubblico restasse in silenzio almeno durante la parte iniziale di Stairway To Heaven, ma questo succede molto raramente, e di certo non stasera.
THE EQUINOX live all’Ancora 378 – 18/11/2022 – foto Giovanni Sandri
Compiuto il rito di innalzare la doppiomanico al cielo, iniziamo col piombo zeppelin. Durante l’assolo di Heartbreaker improvviso il riff di I’m A King Baby nell’arrangiamento di Frank Marino, per fortuna Saura e Lele mi seguono senza pensarci troppo su. In Whole Lotta Love, pezzo in cui scopro ogni volta che suono con la sezione ritmica Rock migliore dell’Emilia, inseriamo invece Going Down di Don Nix, come fecero i LZ ad esempio nel brillantissimo concerto al Los Angeles Forum il 03/06/1973.
THE EQUINOX live all’Ancora 378 – 18/11/2022 – foto M.Baggio
Approfitto di Communication Breakdown per presentare la band e dire le solite quattro cosette … mi stupisco di come alcune di queste facciano ormai parte dello show, la gente si aspetta che citi il Madison Square Garden e che saluti col commiato zeppeliniano New York Goodnight! Che spasso.
THE EQUINOX live all’Ancora 378 – 18/11/2022 – foto Foto Giovanni Sandri
Lele parte con Rock And Roll a cui segue il bis Thank You. Alla fine, trasportato di nuovo dal flusso sonoro, mi accovaccio con la chitarra davanti all’ampli e nelle vesti del Jimi Hendrix dei poveri lancio nelle profondità cosmiche il mio grido blues.
Poco dopo l’abbraccio di chi ha gradito lo spettacolo e i gesti d’affetto di chi è ormai legato a questa Rock band e al buraccione (come direbbe Riff) del blues che ho messo in piedi. La gente lascia il locale, rimetto nella scatola le mie blue suede shoes, infilo una paio di Adidas, una felpa e inizio il lunghissimo e pesantissimo “smonto tutto e ricarico in macchina blues”. Il titolare viene a farci i complimenti, li ripete più volte, lo farà anche con Francesca Mercury, la promoter che ha fatto da tramite. Tutto molto gratificante. Anche stasera abbiamo fatto il nostro porco dovere. Salutato l’Ancora 378 ci mettiamo in macchina. Ci infiliamo nella notte gelata, attraversiamo le brillanti luci delle cittadine che stanno tra Stonecity e Borgo Massenzio, quindi di nuovo a scaricare la strumentazione; segue doccia ristoratrice, thè e biscotti (e un doppio rum) e verso le tre eccomi nel letto…chiudo gli occhi, il brusio dei ventimila del Madison svanisce in lontananza, un ultimo sospiro … New York … goodnight!
Un venerdì mattina qualunque di un novembre qualunque, ore 7. I gatti sono già a posto, ho già fatto la doccia e mi appresto a fare colazione. Davanti a me ho il caffè, la frutta e una fetta di una torta al limone che mi ha portato la mia vicina Anna. Viviamo nella stessa stradina lunga e tortuosa, due chilometri di una via chiusa che segue le aspre curve dei fossi frequentata in pratica solo dai residenti e da chi vuole fare passeggiate a piedi tra la campagna proletaria di Borgo Massenzio. C’è burrasca lì fuori, vento e pioggia … era ora.
La Domus si prepara all’inverno,
Domus Saurea november rain 2022- foto TT
e io inconsapevolmente mi adeguo. Benché sia probabilmente la mia stagione preferita (o meglio, dicembre è il mio mese preferito) e dunque una sorta di comfort zone essendo nato nel solstizio d’inverno, al momento mi sento comunque nervoso e con l’animo in subbuglio; magari la felice malinconia che in paio di settimane dovrebbe arrivare attenuerà tutto, ma per adesso devo cercare di mantenermi saldo e di non sbroccare, stato d’animo a cui sono sempre più spesso prossimo.
Mi metto in macchina, percorro le solite campagne, le solite frazioni, i soliti paesi, fin quando non arrivo in una delle mie due città e mi immetto nel traffico cittadino. Lambisco il centro storico, passo per Via Cavour, davanti al Liceo Statale San Carlo osservo la bandiera europea posta – insieme a quella italiana – sul portone d’ingresso: è consunta, sfilacciata, strappata … giusta rappresentazione dei tempi. Guardatemi qui, europeista convinto sino all’altro ieri ora assai critico verso il pezzo di Pangea su cui vivo. Non sarebbe buffo se i continenti non tornassero ad essere ammassati gli uni sugli altri magari circondati da un unico oceano, il Pantalassa (sì certo, ve ne era un secondo chiamato Tetide ma non facciamo i pignoli)? Otto miliardi di persone costrette a mescolarsi, a sopportarsi, a trovare stratagemmi per vivere insieme…ah ah ah.
Pangea
E va bene, sono già in ufficio, tuffiamoci nella prima call, tanto in men che non si dica verrà sera e dunque il tanto agognato weekend. E allora dai, si parte, chiamami …
call me – uomo di blues nov 2022
PS: l’unica contrindicazione è che a furia di aspettare i fine settimana poi in una battibaleno ti ritrovi uomo di un (in)certa età e ti chiedi: ma come caxxo è potuto succedere?
L’UOMO CHE REGALAVA BISCOTTI
C’è un uomo, un collega, un manager che ama regalare (libri) e biscotti. Ha sempre un pensiero gentile per noi. I biscotti che ci regala sono una prelibatezza e a volte mi chiedo: ma chi glielo fa fare? Naturalmente è un individuo che vive le discipline umanistiche, e nella vita professionale e in quella personale. Recentemente ho indagato sull’antico forno presso cui si rifornisce, una bottega della nostra pianura sita verso le colline distante dalla città dove lavoriamo e dalle low lands verso il MississipPo dove egli vive. Ora, quest’uomo, questo manager sempre molto preso dal lavoro, spesso in giro in altre regioni, trova il tempo per andare in una lontana e oscura bottega a comprare biscotti artigianali. Queste per me sono le meraviglie della vita.
TORTELLINI O CAPPELLETTI?
In pausa pranzo, in una antica osteria del centro di Mutina che dà su Piazza Roma. Siamo qui perché è entrata una nuova collega che farà parte della nostra business unit e dunque ci concediamo – per festeggiare – un pranzo come si deve. Scegliamo i tortellini in brodo, scelta banale per degli emiliani, ma oggi va così. Il fatto è che i tortellini che ci portano sono squisiti, davvero buonissimi, rimango colpito. Sono ormai 13 anni che io di solito mangio cappelletti (la variante di Reggio Emilia di cui tutti reggiani sono orgogliosissimi e gelosissimi) e in verità li ho mangiati sino a che Mother Mary non mi ha lasciato, ma forse per la prima volta devo ammettere che preferisco i tortellini. Lo scrivo con l’inchiostro simpatico in modo che tra poco le parole scompariranno cosicché l’umana che vive con me (reggiana doc e dop) e tutti quelli che hanno una forte reggianità non mi espellano dall’inner circle del Reggio Emila State Of Mind. Che abbiano pietà me e, in caso, si ricordino che, benché nato a Nonatown, per stirpe e sangue sono un reggiano doc anche io.
SERIE TV
_The Watcher (USA 2022) – TT½
Ho guardato questa serie di successo su consiglio del nostro LucaTod, stranamente però non mi ha preso. Stranamente perché con Luca di solito sono sintonizzatissimo. La produzione è una di quelle da serie importante, è stata guardata da molti abbonati di Netflix tanto da diventare la più vista in Italia per parecchie settimane. Che devo dire, pur essendo una storia vera, non mi ha coinvolto. Il finale rimane aperto.
Basata su una scioccante storia vera, la miniserie The Watcher, creata per Netflix dal duo dietro Dahmer e Ratched Ryan Murphy e Ian Brennan, segue i coniugi Dean e Nora Brannock (Bobby Cannavale e Naomi Watts) trasferirsi nell’idilliaca zona residenziale di Westfield, nel New Jersey, dopo aver acquistato la casa dei loro sogni. Tuttavia, scoprono presto di aver investito tutti i loro risparmi per una nuova vita in un quartiere che non è affatto accogliente. Ci sono ad esempio una donna anziana e stravagante di nome Pearl (Mia Farrow, Rosemary’s Baby) e suo fratello Jasper (Terry Kinney, Billions), che si intrufola in casa Brannock e si nasconde nel montacarichi. C’è Karen (Jennifer Coolidge, The White Lotus), l’agente immobiliare nonché vecchia conoscenza di Nora, che li fa sentire come se non fossero davvero a casa loro. E ci sono i vicini ficcanaso Mitch (Richard Kind, East New York) e Mo (Margo Martindale, The Americans), che sembrano non comprendere il concetto di confine di proprietà. Il loro gelido benvenuto si trasforma in un vero e proprio inferno quando iniziano ad arrivare lettere minacciose da parte di qualcuno che si fa chiamare “L’Osservatore” e che spaventa a morte i Brannock, mentre i sinistri segreti del quartiere vengono a galla. Nella miniserie recitano anche Isabel Gravitt e Luke David Blumm nei panni dei figli di Dean e Nora, Ellie e Carter Brannock, oltre a Christopher McDonald (Hacks), Noma Dumezweni (The Undoing), Joe Mantello (Hollywood) e Henry Hunter Hall (Hunters).
_Barbari II (2022 D – Netflix) TTT+
Seconda stagione della serie dedicata alla guerra tra l’Impero Romano e le tribù germaniche di Arminio. Dopo una prima stagione piuttosto buona, in questa tutto sembra meno riuscito, ma siamo comunque sopra alla sufficienza. Il finale apre le porte ad una possibile 3a stagione.
FILM
_Niente di Nuovo Sul Fronte Occidentale (USA-D 2022) – TTT¾
Questa è la terza versione del film in questione che narra la vicenda di un giovane tedesco arruolatosi sull’onda di un impeto patriottico e che poi si troverà impantanato nel grande stallo del fronte occidentale della prima guerra mondiale. Molto realistico, la lentezza di certe scene costringe a soffermarsi sulla paura e sulla tragedia che è la guerra. Visto molto volentieri su Netflix.
Film diretto da Edward Berger e tratto dal celebre bestseller omonimo di Erich Maria Remarque.
GATTI ALLA DOMUS
Io amo tutti i gatti (e gli animali), in particolare i felini che vivono con me in quella casetta derelitta che chiamo Domus Saurea. Con ognuno di loro ho un rapporto speciale ma è con Palmiro che le interazioni sono sospinte dalla vibrazione universale, siamo due mammiferi di specie diverse consci di essere capitati per caso su un pianeta nel buco del culo dell’universo. Avendolo preso dal gattile di Regium Lepidi quando aveva più o meno 45 giorni (qui la storiella: https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/ ) è cresciuto con con noi e dunque è uno di quei gatti che ha compreso come vivere con gli umani, pur rimanendo un gatto con estrema libertà di movimento. L’altro giorno mi vede al computer, salta sulla scrivania, cerca la mia attenzione, vede che prendo in mano il cellulino per fargli qualche scatto e lui sembra mettersi in posa.
Palmiro il gatto modello – Domus Saurea novembre 2022 – Foto TT
Dopo più di 10 anni ancora mi sorprendo della sua intelligenza e della sua fiducia cieca nei due umani con i quali si è formato. Pur essendo diventato – con nostra sorpresa – una gatto assolutamente alfa ha un’indole social democratica verso gli altri individui che fanno parte della colonia, la Repubblica di Palmiria appunto. Dopo aver pattugliato i suoi territori tutto il giorno, la sera rincasa, sopporta la toletta a cui lo costringiamo, si assicura che gli altri gatti abbiano acqua e una ciotola di carne e quindi reclama il suo di pasto. Una volta consumato, concede – con lo sguardo da sgrauso – due coccole ai due umani
Palmiro e la sua umana Terry – foto Tyrrell nov 2022
Tyrrell & Palmiro – foto Terry nov 2022
per poi lasciarsi andare ad un sonno ristoratore.
Palmiro – Domus Saura tardo ottobre 2022 – foto TT
Ho un rapporto speciale anche con Minnie, la gattina arrivata qui chissà da dove nel settembre del 2019, ma essendo giunta a noi già cresciutella (diciamo 8/9 mesi) pur essendo attaccatissima a me rimane in qualche modo sempre guardinga. Ciò non toglie che il nostro legame sia davvero forte, non c’è notte che non dorma tra la mia spalla e il mio collo, la riconoscenza per averle dato un tetto, una pasto caldo e tutto l’amore possibile è tanta.
Minnie e il suo umano Tyrrell – Domus Saurea nov 2022 – foto TT
Raissa, la matriarca della Domus (è qui dal 2007) pur in cura da quasi tre anni per la tiroide, e quindi sempre un pochino sotto peso e non sempre in forze, rimane la grande cacciatrice della colonia,. La malattia e la vecchiaia non la sfibrano più di tanto, è sempre pronta – insieme a Palmiro – a perlustrare le campagne intorno alla Domus. A volte cerca di ipnotizzarmi per farmi fare quello che vuole, puntualmente ci riesce.
Raissa – Domus Saurea tardo ottobre 2022 – foto TT
Gli altri cinque felini stanno bene, in particolare Ozzy (il gatto randagio con un tumore nella gola) sembra tenere duro; sono passati quasi 4 mesi dal ricovero dove si era parlato anche di eutanasia, e vederlo con un bel pelo, la pancia piena e completamente addomesticato (dopo anni in cui appariva solo per scroccare qualche crocchetta nelle ciotole che teniamo in cortile) è fonte di soddisfazione.
SUL PIATTO DELLA DOMUS
Animals PF – foto TT
Roy Harper In Between Every Line (1986) ∗∗∗ FEATURING THE DARK LORD ∗∗∗ – foto TT
DOMUS PLAYLIST
OUTRO
Tra poco sarà già tempo di alberi di natale, presepi dickensiani e di quella allegra malinconia di cui parlavamo all’inizio. Nelle prossime periodo mi aspettano settimane senza football (sarà durissima) a causa di mondiali di calcio che boicotterò, cene di natale con la business unit aziendale di cui faccio parte (ribattezzata ufficialmente, guarda un po’, The Blues Unit), sinodi con gli illuminati del blues, le celebrazioni per il nuovo solstizio d’inverno e i soliti blues che occupano sino all’ultima fessura della mia vita. Mentre mi preparo a tutto questo mi auguro che i tempi a cui andremo incontro siano tempi di pace
sebbene temo sarà difficile visto il fenomeno di regresso e decadenza che sembra essere sceso sulla società in cui viviamo. Pur conscio della cosa tuttavia non mollo di un centimetro, perché io credo nella “canzone di speranza”.
Immagino che libri del genere interessino solo ad un piccolo numero di lettori, io sono fra questi e ho trovato queste pagine di Manzi stimolanti. Certo, la (paleo) antropologia mi interessa, ma credo che in generale l’autore abbia scritto qualcosa di comprensibile e al contempo avvincente per (quasi) tutti. I Neanderthal appartenevano ad una specie umana diversa da noi Homo Sapiens, ma nella loro storia evolutiva possiamo trovare anche tracce di noi stessi (d’altra parte tutti noi possediamo nel nostro DNA una piccola percentuale del loro).
Il libro ne racconta l’inizio e la fine, la convivenza con le altre specie umane e le ragioni della loro scomparsa. Manzi ci aiuta anche a districarci nella preistoria, segnando lungo il cammino scritto pietre miliari che aiutano il lettore a raccapezzarsi, soprattutto per quanto riguarda il Pleistocene. Questi sono libri di preistoria, qualcuno andrebbe letto. Questo di Manzi è uno di quelli.
I Neanderthal sono un buon modo per raccontare la scienza delle nostre origini e i suoi formidabili progressi. Ne abbiamo bisogno ancora di più oggi, noi esseri umani dell’Antropocene, con tutte le sfide che dobbiamo affrontare.
«Sono seduto su un grande masso di fronte al mare. Alle mie spalle la grotta del Monte Circeo frequentata dai Neanderthal». Con queste parole ha inizio un sogno: un incontro immaginario tra un paleoantropologo e l’ultimo dei Neanderthal. I due condividono le competenze di oggi e le esperienze vissute nel tempo profondo. Dialogano così sull’origine, sulle caratteristiche e sui comportamenti dei Neanderthal, come pure sul loro destino. Ne deriva l’affascinante narrazione di una specie simile alla nostra, ma anche profondamente diversa da noi, con la quale ci siamo confrontati dopo centinaia di millenni di separazione evolutiva. Non solo, però: la vicinanza genetica ha reso possibili incroci che hanno lasciato tracce durature in tutti noi. I Neanderthal sono ancora qui.
Giorgio Manzi è professore di Antropologia alla Sapienza – Università di Roma. Accademico dei Lincei, è stato direttore del Polo museale Sapienza e segretario generale dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Editorialista di «Le Scienze», collabora con quotidiani, periodici, trasmissioni radio e tv. Fra i libri per il Mulino: «Il grande racconto dell’evoluzione umana» (2018), «Ultime notizie sull’evoluzione umana» (2017).
Apro gli occhi, la stanza è buia, a tentoni picchietto sulla sveglia, sono le 5,15. Che anno è? 2022. Che mese è? Ottobre. Chi sono? Un uomo di blues. Da dove vengo? Dalle gelide profondità cosmiche. Dove sto andando? E chi cazzo lo sa. Minnie, la gattina che ho accolto tre anni fa e che vive con me da allora, vede che sono sveglio e viene ad accoccolarsi al mio fianco; si accomoda tra il mio braccio destro e il petto, inizia a fare le fusa mentre con i suoi occhioni tondi mi fissa. Poco più in là Palmiro, il gatto nero leader indiscusso della colonia di felini con cui vivo, è spalmato sul fianco della donna che è nel letto con me. L’alba arriverà alle 7,38, rimango a galleggiare nel buio della stanza un poco poi, stanco di districarmi a fatica tra i pensieri che come rovi si avviluppano alle gambe, decido di alzarmi. Mi occupo dei due gatti citati, apro la porta che dà sulla profonda oscurità della campagna, metto davanti al muso di tre altri felini le ciotole con il cibo, mi reco in soffitta faccio uscire gli ultimi tre felini e una volta in cucina preparo le loro razioni. Pulisco le lettiere, vi spruzzo sopra il deodorante apposito, do le medicine a due di essi, li osservo per vedere se tutto è a posto (entrambi sono malati) e sbuffo … gestire otto gatti è uno sport estremo.
La doccia, la barba, il momento di contemplazione dinnanzi allo specchio (“ma chi caspita è quell’uomo di una incerta età che sto guardando?”) e infine la meritata colazione. Nel frattempo l’umana con cui vivo si è alzata, la vedo infilarsi in bagno imbronciata e al contempo sorridente, le guardo il culo, le gambe, le tette … sono un uomo eterosessuale dopotutto. Mi affaccio alla porta di casa, è un alba livida quella che arriva, incorniciata com’è dalla foschia ha il suo fascino. Scendo, respiro la nebbia, penso a te.
nei pressi della Domus Saurea – ottobre 2020 – Foto TT
Ore 7:30, mi metto in macchina, mi sale l’incipit di una canzone che scrissi tanti anni fa quando suonavo con i Treni Locali …“un’altra mattina di merda”.
TRENI LOCALI “Sotto Tiro” (Tirelli – SIAE 1995):
Il sole inizia a fare capolino, veli di nebbia rendono la campagna in cui vivo più bella di quello che in realtà è. A Meadow (vabbeh, Prato, frazione di Corrigium, qui nella Regium Lepidi county) la chiesetta e il piccolo cimitero diventano un quadretto pastello niente male.
Località Prato, ottobre 2022 – foto TT
Una volta raggiunto Campgajàn l’incanto delle campagne nebbiose svanisce … mi immergo in un mondo fatto di snodi autostradali, dogane, tir, tangenziali. Scivolo in un mood grigio cenere, la realtà è un incubo, vivo in un paese occidentale ormai allo sbando che elegge come presidenti delle due camere del parlamento due figure inqualificabili. Oltre il 40% degli aventi diritto ha votato per forze politiche che per quanto riguarda i diritti ci ricacceranno indietro di decenni, che favoriranno l’integralismo religioso e si allineeranno a paesi europei (e non) che fanno ribrezzo. Che dire poi del nuovo governo e della nuova denominazione nazionalista dei dicasteri? Tutto è riassunto egregiamente nella prima pagina odierna de “il manifesto”, in quanto a titoli non li batte nessuno.
E’ proprio vero, mala tempora currunt sed peiora parantur.
SERIE TV
_Playlist (Netflix 2022) – TTTT
In questo racconto romanzato, un imprenditore svedese e i suoi soci decidono di rivoluzionare il settore della musica con una piattaforma di streaming legale.
Questa è la storia di Spotify, applicazione che non uso per motivazioni etiche. La serie mi sembra sia fatta bene, ma l’ho guardata con un certo fastidio visto il soggetto e le mie convinzioni. Dopo averla vista mi sono arroccato ancor di più sulle mie scelte (questo non vuol dire che non sapessi che la digitalizzazione avrebbe raggiunto anche il mondo della musica e che io stessi dalla parte delle case discografiche.).
GATTI ALLA DOMUS
Come anticipato nelle righe iniziali, la mia vita scorre in simbiosi con la colonia felina che si è stabilita qui alla Domus.
Gatti alla Domus – Stricchi, Ragni, Raissa Ozzy – Domus ottobre 2010 – foto TT
Gatti alla Domus – Ragni, Ozzy, Raissa, Stricchi Domus ottobre 2010 – foto TT
E’ un impegno non da poco, ma l’investimento economico e di energie è compensato dai quarti d’ora serali quando i gatti – in questo caso Palmiro – mostrano affetto e devozione verso gli umani che hanno schiavizzato.
Palmiro getting in the sentimental mood – Domus Saurea ottobre 2022 – foto TT
DOMUS PLAYLIST
CODA
La settimana finisce, ieri sera uscita con i ragazzi, 5 su 10 ovvero Capitan Hardrock (io insomma), Il Guerriero Della Palude Silenziosa (Jaypee), The Mechanic Wizard (Mario), Il Corvo Nero (Lollo) e Modena’s Finest (va beh, il Pike boy). Passo una serata fantastica allo Sherlock Holmes Pub di Regium Lepidi, tre ore e mezza volate via in un baleno, parole in assoluta libertà a proposito di Calcio, Politica, Musica Rock, Musica Blues, Johnny Winter e Pheega. La cosa magnifica è che siamo politicamente scorrettissimi pur pensando in maniera politicamente correttissima. We are the fucking champions.
Ed è così che il mood nel weekend vira su colori intensi, perché poi ci sarà la partita dell’Inter, quindi riprenderò in mano una delle mie Les Paul e se dio (dunque Page) vorrà l’umana con cui vivo potrebbe anche disinfettare qualche ferita che mi porto appresso. Dai uomo di blues, scrollati di dosso le paturnie e let the good times roll, magari facendoti aiutare da due dita di Sburlone.
God
Lo Sburlòn è un liquore a base di mele cotogne, tipico della pianura e della zona collinare del piacentino
Uomo di Blues trying to getting in the mood – Ottobre 2022 – autoscatto
Quando sono fuori con gli amici e si parla di musica Rock talvolta me ne esco con lodi agli UFO, e immancabilmente il Pike boy si mette a ridere, e io rido con lui. Questo perché agli UFO in parte, ripeto in parte, si può rimproverare un certo atteggiamento da “rockpalast” e da centurioni,due termini che noi amici usiamo per descrivere quella propensione al rock un poco teutonico (e dunque quadrato) e grossolano. Eppure per gli UFO ho sempre posto nel mio cuore, da quando laggiù alla fine degli anni settanta acquistai Force It (1975), album che mi stregò. Benché fossi giovane e inesperto lo sentivo che gli UFO erano una band di seconda fascia (senza nessuna accezione negativa), che Parker e Way non erano certo Bonham e Jones, che la musicalità non era cosmica, ma quell’hard rock britannico ed europeo mi scompigliò l’anima. La voce di Phil Mogg, la solista di Schenker, il songwriting convincente illuminarono la mia adolescenza. Poi arrivò Paul Champman che si riunì al gruppo sostituendo Schenker e aiutando la band a fare uscire sino al 1983 alcuni ottimi dischi, quindi seguì la sbornia hair metal con Atomic Tommy alla chitarra per un paio di album e infine – prima della reunion con Schenker e il resto della storia – il disco con Laurence Archer alla chitarra e Clive Edwards alla batteria che la Cherry Records ha ripubblicato quest’anno, insieme al live Lights Out In Tokyo registrato con la stessa formazione dell’album ovvero Mogg, Way, Archer, Edwards al Club Città di Kawasaki, locale da 1.300 posti.
Club Città – Kawasaki Japan
Laurence Archer (Grand Slam/Wild Horses/Lautrec) e Clive Edwards (Uli Jon Roth/Wild Horses/Bernie Marsden) negli anni che andarono dal 1991 al 1993 diedero la giusta scossa al gruppo, sebbene il disco non entrò in nessuna classifica può essere considerato una buon album di una storica hard rock band con un nuovo chitarrista dal tocco moderno (per quegli anni).
UFO – High Stakes & Dangerous Men/Lights Out in Tokyo (2022 Cherry Red Records)
High Stakes & Dangerous Men
L’intro di Borderline è molto carina, bluesy e adatta ai temi che affronta la voce di Mogg …
Daylight’s rising across the plains This rig is streaking like a hellbound train I smuggle whiskey, I smuggle gin Where there’s a need well I just truck on in
I’m a gambling man, son of a gun I’ll take the risks now baby I’ll make the run Wanna get home now, back in the saddle Ain’t gonna drive this kinda grade A cattle
ma poi arriva il rock duro a spazzare via ogni malinconia. Assolo che per quanto mi riguarda cozza un poco col sapore che a tratti questo brano ha.
Primed For Time rimane sul genere hard rock. In sottofondo le tastiere di Don Airey. Assolo di chitarra troppo esibito.
She’s The One è carina. Sapore anni ottanta e andamento melodico. Arrangiamento curato ma semplice. La sezione dell’assolo fa molto Whitesnake “1987”.
Ain’t Life Sweet sembra suggerita dagli Aerosmith post 1987, ma rimane un buon brano di hard rock stradaiolo leggermente bluesato. Gli assoli di Archer a questo punto iniziano a sembrare tutti uguali.
La prima parte di Don’t Want To Lose You è sciocchina, abitino anni ottanta in pratica indossato anche nelle parti più rock. Starò forse invecchiando ma preferisco queste cosine all’hard rock dozzinale. Qui è là mi ricorda la versione di Rod Stewart di Downtown Train (con accenti alla Springsteen e Mellencamp)
Burnin’ Fire pur essendo un brano di hard rock senza particolarità e dunque tipico di quegli anni, riesce comunque a farsi ascoltare, sarà perché a me gli Ufo e Phil Mogg piacciono molto.
Running Up The Highway segue lo stesso solco, di nuovo ci sento John Mellencamp (nel ritornello). L’assolo di chitarra – seppur proposto nella stessa formula – è articolato bene.
Certo che i titoli dei brani avrebbero potuto essere un pelo più originali, detto questo Back Door Man si appoggia su di un arpeggio godibile.
Le strofe di One Of Those Nights devono moltissimo ai Def Leppard, Hysteria in particolare. Mogg canta “Lifes a bitch and then you die” … come dargli torto.
Revolution non lascia traccia, mentre Love Deadly Love ha un buon avvio, arpeggio di chitarra e piano. Lo sviluppo di chitarra ricorda Lights Out degli stessi Ufo. Con Let The Good Times Roll abbiamo di nuovo un inizio bluesato tipico di quel periodo.
Lights Out in Tokyo
Running Up The Highway e Borderline sono proposte con la giusta convinzione, nel contesto live la solista moderna di Archer sembra meno aliena al gruppo
Too Hot Too Handle (contenuta in uno dei più bei dischi di Hard Rock britannico, Lights Out del 1977) riporta ad un passato brillantissimo. Il suono della batteria non mi fa impazzire, enfatico com’è, ma nel complesso tutto funziona. Bella la versione di She’s The One, prestazione più maschia.
Anche durante Cherry la carica della band è innegabile, qui l’assolo di chitarra c’entra davvero poco.
L’impressione che dal vivo i brani dell’album da studio si amalgamino meglio con la legacy del gruppo appare chiara, Back Door Man pare brano di maggior valore e One Of This Night perde buona parte del sapore Def Leppard.
L’ultima parte del concerto è ovviamente dedicata all’illustre passato di questa grande band britannica.
Love To Love è sempre un gran pezzo, certo, non è la formazione originale, qualche finezza manca, ma è una versione che funziona.
Only You Can Rock Me appare un pochino centurionica ma sono sfumature della mia maruga da cagacaxxo. Lights Out, la Achilles Last Stand degli UFO, sfreccia veloce. Archer è perfettamente all’altezza della situazione, tecnicamente prontissimo a gareggiare col ricordo di Schenker. Ecco io avrei evitato certo esibizionismo, ma ripeto sono visoni personali. Immancabilmente quando Phil canta “lights out lights out in Tokyo” il pubblico risponde calorosamente. Tutto sommato grande versione.
Doctor Doctor è probabilmente l’esempio più lampante del rock teutonico del gruppo. Andamento rock molto quadrato e geometrico. La nuova introduzione è intrigante, molto anni ottanta ormai alla deriva nei novanta, ma di un certo effetto. L’intermezzo al minuto 04:30 è banalotto. Prima di Rock Bottom Archer si diletta in qualche svisata di tapping, la grinta con cui affronta il pezzo è notevole. Da ascoltare l’assolo, quattro minuti e oltre di cose anche interessanti. Il fraseggio doppiato dalle tastiere però sarebbe da evitare. Shoot Shoot è un classico che ho sempre amato parecchio, non sono sicuro che l’approccio ritmico metal della chitarra funzioni. C’è un intermezzo col pianino e poi il brano torna a sfociare nell’hard rock che conosciamo. C’mon Everybody è inascoltabile, almeno per me. Il rifacimento di brani rock and roll fatti dalle band pesanti sono solitamente un obbrobrio, perché sono dolori se non sai gestire la distorsione, inoltre devi avere moltissimo swing e non devi suonare assoli di chitarra metal, per dio!
Concludendo, tuttavia, una buona riedizione questa della Cherry Red Records. W gli UFO.
Tracklist:
CD 1
1 Borderline 2 Primed For Time 3 She’s The One 4 Ain’t Life Sweet 5 Don’t Want To Lose You 6 Burnin’ Fire 7 Running Up The Highway 8 Back Door Man 9 One Of Those Nights 10 Revolution 11 Love Deadly Love 12 Let The Good Times Roll
Phil Mogg – vocals Laurence Archer – guitar, backing vocals Pete Way – bass, vocals Clive Edwards – drums with: Don Airey – keyboards Terry Reid, Stevie Lange – backing vocals
CD 2
1 Running Up The Highway 2 Borderline 3 Too Hot To Handle 4 She’s The One 5 Cherry 6 Back Door Man 7 One Of Those Nights 8 Love To Love 9 Only You Can Rock Me 10 Lights Out 11 Doctor Doctor 12 Rock Bottom 13 Shoot Shoot 14 C’mon Everybody
Phil Mogg – vocals Laurence Archer – guitar, backing vocals Pete Way – bass, vocals Clive Edwards – drums with: Jem Davis – keyboards
◊ ◊ ◊
Ne approfitto per fare gli auguri al grande Phil Mogg che ad inizio settembre ha avuto un infarto mentre era in tour.
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