ERBAZZONE FOR MR WAKEMAN (RW Teatro Manzoni Milano 3/5/2017)

5 Mag

Secondo Wikipedia l’ERBAZZONE  “è una tipica specialità gastronomica reggiana. Viene chiamato anche scarpazzone, dal reggiano scarpasòun, perché, nella sua preparazione, le umili famiglie contadine usavano anche il fusto bianco, cioè la scarpa, della bietola. Lo scarpazzone è quindi “di stagione” da fine giugno ai Santi, il periodo di crescita delle bietole. L’erbazzone in pratica è una torta salata composta da un fondo di pasta (detta Foieda), ripieno per due centimetri con un impasto di bietole lesse e insaporite (a volte unite con spinaci lessi), uovo, scalogno, cipolla, aglio e tanto Parmigiano-Reggiano. Viene poi richiuso con un altro strato di pasta cosparso di lardelli o pezzetti di pancetta e punzecchiato con la forchetta.”

Benché io sia (modenese ma) di chiara origine reggiana non ne sono mai stato troppo ghiotto e questa è una cosa che ho sempre trovata strana, legatissimo come sono alla mia terra e al ricordo di mia madre (che lo preparava di sovente).

Erbazzone

Eppure eccomi qua, in pieno centro a Milano, in via Montenapoleone, la strada dei fighetti con un sacco di pilla (soldi, in modenese), con sottobraccio un cabarè di erbazzone dentro ad una di quelle borse della spesa della Coop…se non è blues questo… RW è di nuovo in Italia per tre date, questa volta partecipiamo ad una sola, quella che si tiene al Teatro Manzoni della città della squadra più blues d’Italia.

Dopo aver percorso circa 100 miglia (vabbè, 150 km) tra autostrada del sole, tangenziale di Milano e strade del centro, e dopo aver trovato trovato un buco dove infilare la blues mobile nel parcheggio di Piazza Meda, eccoci qui di fronte al teatro.

Saura – RW Teatro Manzoni Milano 3 may 2017 – photo TT

Abbiamo appuntamento col promoter italiano di RW, il nostro caro amico Claudio. Ci abbracciamo con il solito affetto sincero e ci dirigiamo nei camerini.  C’è anche altra gente tra manager, medico personale e conoscenti che vogliono stringere la mano all’illustre musicista. Rick è nel suo camerino, non vogliamo disturbarlo ma Claudio entra e gli riferisce che Tim e Saura sono qui. Da dietro la porta sento il biondo di Perivale che dice, “oh yes, Tim and Saura sure”. Sentire i propri nomi dalla voce di una rockstar di quel calibro produce un effetto strano. Rick mi stringe la mano, quindi  prende Saura e le dà un bacio sulla guancia. Sono ormai tre anni che vediamo Rick con una certa regolarità, che diamo una mano a Claudio e che quindi bazzichiamo nei backstage, che siamo vicini al suo entourage italiano, ma ogni volta fa sempre una discreta impressione capire che i nostri volti sono ormai familiari al Mr Wakeman.

Ci trasferiamo nell’altro camerino insieme a Claudio, ai suo amici appassionati di musica, a Paolo – il medico di fiducia di RW – e al simpatico fonico del teatro. L’erbazzone sembra avere un certo successo. Una volta che Rick termina di farsi foto con gli altri avventori e che torna alle sue faccende, Saura gli porta il cabarè di erbazzone. La seguo, mi diverto vederla interagire nel suo inglese dall’accento reggiamo con uno dei suoi eroi musicali. Rick gradisce e la ringrazia molto. Più tardi arriva Radio Montercarlo per una intervista, Claudio riporta l’erbazzone da noi. Finita l’intervista, Rick si affaccia nella nostra stanza, ne vuole ancora un po’ . Stringo l’occhio a Saura, l’idea dell’erbazzone non è stata niente male.

Con alcuni amici di Claudio ci troviamo in un bar per mangiare qualcosa prima del concerto. Alle nove meno cinque siamo al teatro, sesta fila, posti ottimi.

Il concerto è molto simile a quelli che ho già visto, nessuna novità in particolare. Mi segno i pezzi suonati che, salvo errori ed omissioni, dovrebbero essere questi:

The Jig/Catherine Of Aragon/Catherine Howard/Morning Has Broken (Cat Steven)/King Arthur/The Meeting (ABWH)/And You And I (Yes)/Wonderous Stories (Yes)/Children Of Chernobyl/Space Oddity (David Bowie)/Life On Mars (David Bowie)/Help (Beatles)/Eleanor Rigby (Beatles)

1°bis Merlin The Magician 2°bis After The Ball

RW – Teatro Manzoni Milano 3-5-17 – Foto Maurizio Cavalca

L’esibizione di Rick è come al solito entusiasmante, in alcuni momenti il suo virtuosismo ci trasporta in galassie lontane, il feeling non manca, sebbene abbia notato un po’ di stanchezza e – ad essere pignolissimi –  qualche leggera imprecisione. La durata del concerto è di 90 minuti, più corta rispetto a quella del recente passato, ma 90 minuti per uno spettacolo di piano solo sono la durata ideale.

Richiamato a gran voce per i bis d’obbligo, Rick ritorna in scena e prima di risedersi al pianoforte ci chiede “What happened to your footballs teams?”. Chi segue il blog sa che Rick è un gran appassionato di calcio e che con lui ho discusso più volte di football e del misero stato in cui versa il calcio milanese. Un ultimo saluto, qualcuno gli allunga una rosa, Rick sembra colpito.

A fine concerto mi intrattengo con due Yes Head che sono diventati cari amici, Maurizio Cavalca e Umberto Montanari. Mi lega a loro anche la passione per il calcio. Umberto tiene il Bologna mentre Mauri il Genoa. Il prossimo turno vedrà di fronte la mia e la sua squadra, entrambe finite nell’abisso di una involuzione sconcertante. Ci abbracciamo cercando conforto l’uno nell’altro. Mauri mi presenta sua moglie, c’è solo un piccolo problema: la Vale è una tifosissima della Samp. Mi chiedo come facciano. Mauri mi confida che dopo il derby – perso dal Genoa – ha dormito sul divano. Penso alla mia situazione, Saura tiene l’altra squadra di Milano, ma per fortuna la sua passione calcistica si è molto affievolita, ora simpatizza anche per il Sassuolo, ciononostante il suo sguardo soddisfatto dopo il goal del pareggio del Milan all’ultimo secondo del 97esimo minuto (97esimo!) nel recente derby, è ancora una ferita aperta nel mio costato.

Saluto anche Docustard Pie, Elio Marena insomma, il mio amico Led head venuto al concerto insieme a Michele, cuori nerazzurri con cui condivido il dolore di questo ultimo mese terribile.

Rick arriva nel foyer ed ha un momento per tutti: stringe mani, si lascia fotografare, autografa dischi. Che disponibilità che ha sempre quest’uomo. Alla fine, una volta usciti i fan soddisfatti, Rick si avvicina a noi, è il momento adatto per un paio di scatti.

Saura & Rick – RW Teatro Manzoni Milano 3 may 2017 – photo TT

Rick & Tim – RW Teatro Manzoni Milano 3 may 2017 – photo Saura Terenziani

Salutiamo la combriccola e ci inoltriamo nella notte piovosa di Milano. Pago il parcheggio (17,40 euro, però…), seguo le indicazioni del navigatore e in breve siamo di nuovo in autostrada. Saura si appisola, io cerco di godermi il driving thru’ the night blues. Sullo stero THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY e JUMPIN’ JIVE di JOE JACKSON. Alle 1,45 sono sotto le coperte. Leggo un po’ prima che il sonno mi porti via. Un’altra serata degna di nota, un’altra piccola avventura grazie al Rock. Chiudo gli occhi … Perivale … goodnight.

PUNTATE PRECEDENTI:

https://timtirelli.com/2017/03/29/the-2017-londinium-affair-arw-live-at-the-hammersmith-apollo-the-house-of-the-holy-e-luomo-che-chiede-un-cappuccino-dopo-hamburger-e-birra/

https://timtirelli.com/2017/02/17/rick-wakeman-udine-teatro-nuovo-9-febbraio-2017/

https://timtirelli.com/2016/06/29/the-londinium-affair/

https://timtirelli.com/2015/09/23/rick-wakeman-the-english-rock-ensemble-live-at-the-barrow-hill-roundhouse-engine-shed-derbyshire-england-11092015-di-saura-terenziani/

https://timtirelli.com/2015/07/14/just-another-lovely-night-with-the-keyboards-wizard-rick-wakeman-asti-italy-july-8-2015/

https://timtirelli.com/2015/04/28/mood-for-a-night-rick-wakeman-live-in-vicenza-teatro-olimpico-24-aprile-2015/

https://timtirelli.com/2014/06/01/rick-wakeman-schio-vicenza-italy-30th-may-2014-diary-of-a-piano-man/

 

FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH “Live” (1978 – Rock Candy 2017) – TTTTT

3 Mag

La Rock Candy ha appena pubblicato la nuova ristampa dello storico LIVE di FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH, benché abbia sfiorato più volte l’argomento qui sul blog, non ne ho mai parlato in maniera consona, colgo dunque l’occasione per porvi rimedio.

FRANCESCO ANTONIO MARINO è un chitarrista italo canadese che amo molto. E’ vero, i suoi (primi) album sono influenzati troppo da Hendrix, ma già col quarto album (chiamato IV) le cose iniziano a migliorare, lo stile si fa più definito, la nube hendrixiana un po’ meno scura e il songwriting interessante. Il LIVE in questione è il più equilibrato, contiene la cover di PURPLE HAZE è vero, ma mette in mostra i momenti migliori del lavoro in studio dei primi anni e un paio di cover di due pezzi blues e rock and roll che sono diventate in pratica le versioni definitive degli stessi.

I dischi degli anni settanta di FRANK MARINO e i suoi MAHOGANY RUSH (PAUL HARWOOD al basso e JIMMY AYOUB alla batteria) non raggiunsero mai posizioni in classifica notevoli, il secondo album arrivò al 74esimo post in America mentre gli altri fecero un po’ peggio, nonostante questo la popolarità del gruppo come attrazione live fu sempre altissima. MARINO è un chitarrista rock sublime dal talento smisurato, l’approccio rock blues è arricchito da variazioni e accenti jazz nonché da psichedelia e sperimentazioni che rendono il chitarrismo di Frank essenziale per ogni amante della chitarra.

Recentemente anche PAUL GILBERT ha reso omaggio all’album in questione:

“This album is another example of superior shred being produced before ‘shred’ was a musical term. Frank Marino plays blindingly fast guitar with a tone that sounds like it will form a new indestructible metal alloy – once it cools. Only it stays molten for the whole record.

“Frank is another victim of Hendrix-clone accusations. He does cover Purple Haze, and he also does Johnny B. Goode, which Hendrix covered, but to my ear, Frank’s playing and tones have a flavour and intensity that are unique to him.

“I still marvel at Frank’s jazz lines in I’m a King Bee. I’ve tried working on similar changes for years, and I still don’t get close to how good he sounds. Either Frank is really smart, or I’m really dumb. But let’s take me out of the equation – just listen to the record and dig it!” (PAUL GILBERT  – TEAMROCK.COM)

 http://teamrock.com/feature/2016-02-10/paul-gilbert-s-5-essential-guitar-albums

FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH – Live (recorded live in late 1977 – released in 1978) – ORIGINAL ALBUM: TTTTT

’Ladies and Gentleman… Will you please welcome… Frank Marino… and Mahooooogany Rush…” terminata la introduzione ad effetto parte THE ANSWER a cui segue DRAGONFLY, sono i due pezzi di punta del disco IV del 1976, i primo è un potente hard rock di stampo hendrixiano, mentre il secondo è un tempo medio con un ottimo groove funk. Con il terzo brano l’album raggiunge il momento più alto, I’M A KING BEE/Excerpt from BACK DOOR MAN è uno dei più grandi esempi di rivisitazione di vecchi blues da parte di musicisti bianchi. Qui il chitarrismo di MARINO è semplicemente stratosferico. Oltre alla tecnica sublime e al fraseggio rock blues senza macchia, ci sono aperture che fanno rimanere a bocca spalancata. Il pezzo fu scritto e registrato da SLIM HARPO (pseudonimo di JAMES MOORE) nel 1957 e fu ripreso da un sacco di altri artisti tipo PINK FLOYD, ROLLING STONES, GRATEFUL DEAD, DOORS, MUDDY WATERS, BLUES BROTERS e come detto è in questa versione che assume connotati cosmici.

A NEW ROCK AND ROLL è preso dal secondo album CHILD OF NOVELTY del 1974 ed è – come facilmente intuibile – uno scatenato rock and roll con una sua originalità, altro esempio di approccio risoluto, altro assolo brillantissimo.

Quante versioni di JOHNNY BE GOODE ESISTONO? Centinaia, migliaia? Beh, questa è una delle top 5 e nel mio cuore rivaleggia solo con quella di JOHNNY WINTER (e ROCK DERRINGER) presente in JOHNNY WINTER AND LIVE del 1971. Già dalla introduzione l’incantesimo dato dallo sfavillio chitarristico è totale, quando poi il pezzo parte, ciao…non ce ne è più per nessuno. Peccato che il batterista faccia un uso dei crash a tratti fastidiosissimo, altrimenti sarebbe tutto perfetto. Gli stacchi di chitarra, la qualità dell’assolo, la velocità… dopo aver ascoltato il pezzo mi serve ogni volta un quarto d’ora per riprendermi. Assai riuscito l’intermezzo strumentale creato dal gruppo.

 

TALKIN’ ABOUT A FEELIN’ proviene anch’esso dal secondo album dei MAHOGANY RUSH, bel rock seppur troppo hendrixiano, Il tutto naufraga in WHO DO YOU LOVE dove FM si cimenta in un altro dei suoi assoli porodigiosi; a sua volta il buracchione si tramuta in ELECTRIC REFLECTION OF WAR dove FM sperimenta suggestioni sonore hendrixiane. Tre minuti di magniloquenza elettrica alternata ad un breve assolo di batteria che vanno a scioglersi in THE WORLD ANTHEM, inno che Frank scrisse per le Olimpiadi del 1976.

Chiude il disco una buona versione di PURPLE HAZE. Oggi la scelta pare scontata, ma allora non erano molti gli artisti capaci di proporre cover di tal spessore con tanta efficacia.

Gli amanti del rock blues – e del rock in senso stretto – non dovrebbero fare a meno di questo album.

FRANK MARINO & MAHOGANY RUSH – Live –  BONUS TRACKS: TTT

Mi chiedo come mai le bonus track siano prese da California Jam 1978 e non da i nastri multitraccia originali dell’epoca (1977), sarebbe stato preferibile avere due pezzi diversi presi dalle registrazioni fatte in origine piuttosto che i due pezzi in più qui proposti già presenti nell’album. Chissà, magari la Sony prima o poi vorrà fare una vera expanded edition con il resto delle canzoni che il gruppo presentava dal vivo verso la fine del 1977. Questo è il motivo per cui non vado oltre le tre TTT per queste due bonus track, che altrimenti avrebbero una valutazione ben più alta.

Per avere un idea di come fossero i FM & MR dal vivo suggerisco questo video contenente filmati che vanno dal 1975 al 1983.

FREE APPRECIATION SOCIETY magazine issue 138 – april 2017

28 Apr

ITALIAN / ENGLISH

Numero 138 per la fanzine dei FREE diretta dal grande David Clayton. L’articolo principale di questo numero è THE YEAR THAT WAS 1977, una lunga considerazione e rilettura dei due album del mondo FREE che uscirono in quell’anno, ovvero BURNIN’ SKY della BAD COMPANY e il primo album dei CRAWLER (la band di PAUL KOSSOFF in origine chiamata BACK STREET CRAWLER e che una volta perso il leader accorciò il nome).

Come al solito il lavoro di  CLAYTON è eccellente, sarà che sono un ultra fan della BC e che BURNIN’ SKY è uno dei miei album “obliqui” preferiti, ma leggere le 11 (!) pagine dedicate al quarto album della mia band del cuore è stato bellissimo. 8 pagine poi sono dedicate a THE GLASGOW AFFAIR, il resoconto della mia avventura in Scozia pubblicato sul blog qualche mese fa. Probabilmente è troppo lo spazio dedic allo scriba miserello che sono ma a quanto pare David ama quel tipo di resoconti.

Oltre a questo, notizie, recensioni, la cartella stampa delle imminenti nuove deluxe edition della BAD CO, e contributi di altri lettori al Swan Song Uk Tour del 2016 della BC. Molto buona la qualità della carta, e niente male il lavoro grafico. Come sempre un numero da non perdere.

Contatti: fasarticle@aol.com.

(broken) ENGLISH

Number 138 for the FREE fanzine directed by the great David Clayton. The main item of this issue is THE YEAR THAT WAS 1977, a long review and re-reading of the two albums of planet FREE that came out that year, namely BURNIN ‘SKY of BAD COMPANY and the first CRAWLER album (PAUL KOSSOFF’s band originally called BACK STREET CRAWLER).

As usual CLAYTON’s work is excellent, maybe it’s I am an ultra fan of BC and BURNIN ‘SKY is one of my favorite “oblique” albums, but to read the 11 (!) pages dedicated to the fourth album of the band it is a wonderful experience. 8 pages are then dedicated to THE GLASGOW AFFAIR, the account of my adventure in Scotland (BC show at the Hydro on 25 oct 2016) posted on the blog a few months ago. Probably too much space for the miserable scribe I am but apparently David loves that kind of tale.

In addition to this, news, reviews, the upcoming BAD CO deluxe edition press release, and contributions from other readers for the 2016 Swan Song Uk Tour of  BC. Very good paper quality, and quite good graphic work. As always a must read.

Contact: fasarticle@aol.com.

From http://freeappreciationsociety.blogspot.it/

Free Appreciation Society Magazine – Issue #138

‘The Year That Was … 1977’

Old Farts And New Starts / Burnin’ Sky – Crawler – Koss

The debut album by Cry Of Love / Free fanatics Rebelhot from Italy reviewed.https://www.youtube.com/watch?v=t-4MEF0zf-E

From Nashville, Tennessee hard grooving Free Fans Lohrs and ‘Lohrs III’ reviewed.https://www.youtube.com/watch?v=aoAkmMkKCWM

‘Hollywood To Deadwood’ : Finally the movie with KKTR’s ‘Just For The Box’ on the soundtrack revealed, plus other movies with Free music included.

Tim Tirelli’s review of Bad Company in Glasgow 2016 –  all the way from Italy for his first Bad Co. Show  + reader reviews from other shows including ‘Meet & Greet’ reports.

Full press release for the May 2017 Bad Company deluxe editions of ‘Run With The Pack’ and ‘Burnin’ Sky. Complete details with listings for both CDs and vinyl.

The Year That was… 1977.

Feature article (20 pages) covering the releases of ‘Burnin’ Sky’, the ‘Crawler’ debut and the ‘Koss’ compilation. With reviews, press and information on the collectables from around the world for these albums, and more. Includes full colour photographs of covers and label variations.

For subscribers this will be in the post on Thursday April 20th. If you don’t subscribe you can get a copy via the email on this site (See the ‘Welcome’ section in the right margin). Just let me know which issue you want, where you are and I’ll send a Paypal invoice.

This issue can also be found on Ebay along with some older ones where they can be purchased from anywhere in the world.

48 pages all in full colour –  Don’t miss it.

Superb magazine. Essential reading for Rock fans.

You are buying a brand new copy; this is not previously owned or read. It comes straight from the FAS. If you enjoy it why not ask about a subscription.

ELF “Carolina County Ball” (1974 – Cherry Red 2016) TTTT½ – “Trying To Burn The Sun” (1975 – Cherry Red 2016) TTTT

24 Apr

Fine settanta/inizio ottanta, sono un giovinetto che appena può passa il sabato pomeriggio al Peecker Sound, il più grande negozio di dischi della zona (proprio di fianco ad una delle discoteche simbolo dell’epoca, Il Picchio Rosso). Con gli amici passiamo ore a girovagare per il negozio, a curiosare tra gli scaffali, a cercare di decidere quale disco comprare tra le decine che vorremmo portare a casa.  Il negozio è un grande open space, nello spazio salottino c’è un giradischi su cui qualcuno ha iniziato ad ascoltare un disco…un suadente e moderato boogie esce dalle casse, vengo immediatamente rapito. Sono già un discreto conoscitore di Rock, considerata l’età,  l’amore per i grandi gruppi leggendari, per il blues revival inglese, per il blues nero del delta e di Chicago, per l’hard rock, per i nuovi nomi che arrivano dalla Britannia e dall’America che suonano il punk rock. Nell’animo ho anche una naturale predisposizione per il boogie e lo swing che credo mi abbia passato mia madre. HUMAN CONDITION dei CANNED HEAT uscito da poco e da me acquistato è una presenza costante sul mio giradischi.

Corro verso la fonte di quella vibrazione musicale che mi sta irretendo, chiedo al tipo se posso dare un’occhiata alla copertina, la prendo in mano: sfondo verde, nome del gruppo in bella evidenza, edizione americana, alla voce c’è l’attuale cantante dei RAINBOW, il pezzo che stiamo sentendo è CAROLINA COUNTY BALL. Ok, ho deciso, lo prendo.

E’ così che quasi 40 anni fa entro in contatto con Gli ELF di RONNIE JAMES DIO e MICKEY LEE SOULE. Da allora il loro secondo (soprattutto) e terzo LP fanno parte del mio corredo genetico. Erano anni in cui reperire informazioni non era esattamente semplice, mi ci volle un po’ per scoprire che LA/59 era il titolo della versione americana del secondo album, in origine intitolato CAROLINA COUNTY BALL e presentato in Europa con una copertina diversa.

Qualche anno fa nella rubrica HOW TO BUY della rivista CLASSIC ROCK (UK) fu presa in considerazione la produzione di RONNIE JAMES DIO e rimasi allibito nel vedere questi album degli ELF finire nella colonna degli album da evitare di comprare. Non me ne capacitai. I gusti sono gusti, si discutono per carità ma è chiaro che ad ognuno arriva la musica in maniera differente, magari chi scrisse quelle cose era un amante dell’heavy metal in senso stretto incapace di impressionarsi per atmosfere discordi dal proprio modo di sentire la musica, ma scaricare in maniera così totale album del genere mi pare ancora oggi una follia.

Trattasi di due dischi ricchi di Hard Rock, Rock, Rock And Roll, Blues, mescolati in maniera ariosa da un songwriting magnifico. Per come la vedo io CAROLINA COUNTY BALL e TRYING TO BURN THE SUN compongono due dei migliori momenti dell’intera produzione artistica di RONNIE JAMES DIO, insieme a RISING dei RAINBOW e HEAVEN AND HELL dei BLACK SABBATH.

I dischi sono stati ristampati recentemente dalla Cherry Red Records, ed è dunque un piacere poterne riparlarne.

ELF “Carolina County Ball” (1974 – Europe: Purple Records) “LA/59”  (1974 – USA: MGM): TTTT½

Il boogie che intitola all’album dà l’inizio alle danze con il suo incedere dicemente ipnotico. Accenti dixieland, gran voce e ottimo pianino. Niente di particolare l’assolo di chitarra e sarà così in quasi tutto il disco. Steve Edwards non impressiona e non contribuisce alla scrittura dei brani, mi sono sempre chiesto se non fosse stato il caso di avere in formazione un chitarrista più adatto, ma tant’è… verso la fine comunque CCB si trasforma in un boogie scatenato.

Con LA/59 gli ELF ritornano alla fisionomia che forse più gli compete, una bel Rock deciso sempre venato di boogie. Entra in scena GARY DRISCOLL, uno di quei batteristi che mi piacciono un sacco: potente e possente eppur leggiadro, con la capacità di suonare “indietro” o come dicono gli americani behind the beat, quel modo di interpretare il ritmo e l’andamento dei pezzi in modo non frenetico, ma sensuale e dal sapore squisitamente musicale.

AIN’T IT ALL AMUSING si muove sulle stesse coordinate, altro bel Rock. HAPPY lascia intendere come il gruppo sia maturato molto dal disco d’esordio del 1972. Quadretto meraviglioso.

ANNIE NEW ORLEANS è un bel rockaccio, dissoluto e deciso. Grandissimo RONNIE JAMES. Peccato che ancora una volta l’assolo di chitarra non sia incisivo.

ROCKING CHAIR ROCK ‘N’ ROLL BLUES riassume (anche nel titolo) lo scopo musicale del gruppo. Inizia sognante per poi diventare un bel tempo medio fino a trasformarsi in un grandissimo pezzo Rock. RONNIE JAMES DIO è semplicemente magnifico. Nella coda hard rock si canta un po’ addosso ma il tutto rimane sublime. Bella prova d’insieme del gruppo. GARY DRISCOLL brilla alla batteria.

RAINBOW ricorda un po’ ELTON JOHN, DO THE SAME THING è un rock di maniera. BLANCHE parla di giorni piovosi e chiude il disco in modo appropriato, un dolce ritornello che si stempera in lontananza.

CAROLINA COUNTY BALL è insomma un piccolo gioiello per il sottoscritto. Nonostante MICKEY LEE SOULE abbia dichiarato che probabilmente lui e RONNIE avevano osato un po’ troppo nel cercare nuove soluzioni compositive e che la distanza dal primo LP è forse troppa, io trovo che sia proprio per questo motivo che CCB rimane uno dei veri grandi album degli anni settanta da riscoprire. Lo so, è una conclusone banale, lo dicono e lo scrivono in molti a proposito di tanti, troppi dischi, ma  mi sembra proprio che questo ne abbia tutte le caratteristiche. Buona la produzione di Roger Glover.

ELF “Trying To Burn The Sun”” (1975 – Europe: Purple Records /USA: MGM) – TTTT

Il secondo album riprende il discorso lasciato col precedente disco. La produzione (sempre di Glover) si fa un po’ più raffinata, il songwriting si conferma su alti livelli. RJD e il mai abbastanza celebrato MICKEY LEE SOULE sono una ottima coppia di autori. BLACK SWAMPY WATER è un gran bell’esempio di hard rock americano, vagamente paludoso, ancorato al blues e sostenuto dalla gran batteria di GARY DRISCOLL.

 Sullo stesso ritmo sostenuto segue PRENTICE WOOD. WHEN SHE SMILES è un blues pastello che poi si arricchirsce di parti sospinte dall’orchestra. Momento assai carino. GOOD TIME MUSIC è quello che descrive il titolo con suggestioni ragtime (ma con ancora assoli di chitarra piuttosto neutri). LIBERTY ROAD mostra il RONNIE JAMES DIO che più abbiamo amato negli anni successivi ma inserito nel contento di rock and roll blues e il risultato è incantevole. SHOTGUN BOOGIE è un irresistibile boogie dove MICKEY LEE SOULE mette in tavola tutto il suo talento. WONDERWORLD è un momento di riflessione, paesaggi musicali, maestosità dell’orchestra, e dal cui testo verrà preso il titolo dell’album.

Chiude STREETWALKER, musichetta bluesy da night-club che si trasforma in un funk blues saporito. Giusto il tempo di terminare le registrazioni e di fare uscire l’album e RITCHE BLACKMORE si appropria della band e – chitarrista escluso – la trasforma nei suoi RAINBOW. Gli ELF/RAINBOW dureranno solo il tempo di un disco, già dal secondo il solo RJD resisterà alle purghe blackmoriane.

TRYING TO BURN THE SUN rimane comunque sullo stesso piano del precedente, altro album dunque da riscoprire. Altro plauso alla CHERRY RED per il lavoro svolto, lavoro che permette a tanti appassionati di trovare edizioni ripulite di vecchi piccoli capolavori che all’epoca d’oro non ebbero troppa fortuna.

The Band:

Ronnie James Dio: Lead Vocals, Additional Bass

Steve Edwards: Guitar

Mickey Lee Soule: Keyboards, Additional Guitars

Craig Gruber: Bass

Gary Driscoll: Drums

Martin Power “No Quarter: The Three Lives Of Jimmy Page” (Omnibus Press 2016) – TTTT½

21 Apr

Sono anni ormai che snobbo le nuove biografie sui Led Zeppelin e relativi, oramai mi annoiano molto, difficile che ci sia qualcosa di nuovo, fosse anche un analisi dell’autore magari da un punto di vista un po’ obliquo. A volte non riesco ad evitare di comprarle però, le ultime che ho preso non mi hanno scaldato per nulla. Una era davvero infima (Magus Musician Man di George Case), le altre – scritte da gente come si deve – non mi hanno entusiasmato.

Un po’ a sorpresa dunque devo costatare come questa biografia di Page scritta da Martin Power mi abbia appassionato un bel po’. Credo fosse dai tempi di Hammer Of Gods di Stephen Davis (1985) che non provavo nulla del genere nel leggere un tomo sui LZ e su JP in particolare.

Power ha fatto una ricerca meticolosa, il periodo del Jimmy Page adolescente/session man/pre Zep è trattato in maniera stupefacente. C’è qualche errore, ma il lavoro svolto è davvero notevole. Ora ad esempio sappiamo qualcosa in più riguardo la famiglia di Page, sappiamo qualcosa in più del padre, sappiamo chi era il nonno e anche il bisnonno, lo stesso dicasi per il ramo materno. Magari sono dati che interessano solo me – nel mio piccolo non mi reputo solo un fan, ma anche uno studioso – ma aggiungono qualcosa di nuovo alla saga dei LZ. Interessante notare come da giovane aspirante musicista e quindi session man Jimmy fosse sempre ligio al dovere, come fosse sempre  puntuale, pronto, attento, sveglio.

Power ha intervistato parecchia gente che ha avuto a che fare con Page, in particolare musicisti, alcuni dei quali  hanno svelato particolari intriganti. Il periodo post Zep è altrettanto ricco di novità, un po’ di freschezza finalmente. Anche qui qualche errorino, ma credo sia fisiologico.

I 12 anni dei Led Zeppelin sono interessanti ma trattati con minor efficacia. Un’analisi più approfondita di tour, scalette, performance sarebbe stata senza dubbio benvenuta. Power poi affronta con la massima cautela il deteriorarsi della qualità delle esibizioni e del chitarrismo di Page in particolare. Lo sfiora appena, non è schietto e sincero come lo siamo noi qui sul blog, ma capisco che quando si tratta di un prodotto del genere, un libro vero e proprio, di 700 pagine, edito dalla Omnibus Press, incentrato su una della massime rock star del pianeta, si tenda ad andare cauti su certi argomenti.

Il libro è in inglese naturalmente, e in caso di acquisto consiglio la versione con il Page attuale in copertina, quella che trovate qui sopra, mi è stato riferito infatti che le altre edizioni con in copertina il Jimmy Page con la doppiomanico o con la Les Paul sono stampate su carta di poco pregio.

Vi sono tre sezioni di foto, l’edizione (hardcover) è curata e la foto di copertina trovo sia perfetta. Per me questa è una biografia davvero ben fatta. Giù il cappello per Martin Power.

 

A due passi dal blues

17 Apr

Una volta rincasato da Londra sono tornato ben presto a disposizione del blues, contemplo infatti la notte stellata nella speranza di intravedere l’extraterrestre che mi porti su una stella che sia tutta mia, metto cornici intorno alle giornate sbiadite di aprile e osservo il mondo col mio fare da antropologo contemporaneo da due soldi.

VADE RETRO DOMINA

Domenica mattina, faccio un salto a San Martin On The River, porto un mazzetto di fiori ai miei genitori. L’ora è quella un po’ pigra tra le 12 e 13. Imbocco la strada che costeggia il cimitero, entro in modo deciso nel parcheggio e curvando di 180° posiziono la mildly blues mobile tra due strisce bianche. Ammetto che il tutto mi è venuto particolarmente bene. Vicino ad un suv scuro c’è una donna con un cagnolino al guinzaglio. Appena scendo mi fa “Niki Lauda! Perfetto!”, sorpresa dalla mia capacità di parcheggiare velocemente e con precisione. La donna avrà tra i 40 e i 50 anni, quello che potrebbe essere il mio target, e con quella uscita spiritosa mette in mostra la sua emilianità e la voglia di attaccare discorso. Io, invece di sorridere, stare al gioco e ribattere con un motto di spirito, mi ritraggo scontroso “Davvero? Non mi pare”. “Era una battuta”, mi fa lei un po’ colpita dalla mia freddezza, mentre io – senza salutarla – entro nel cimitero. Nel farlo analizzo il mio comportamento, va bene che di donne ne ho già una (che mi basta e avanza), va bene che non cerco avventure, va bene che la parte che non voglio mai fare è quello del galletto che fa lo spiritoso con tutte, va bene che il chitarrista non è un cantante, ma un po’ di bon ton e di leggerezza sarebbero dovute. Bisogna che mi rilegga L’Educazione Sentimentale di Flaubert.

BREVE STORIA DELLA FAMIGLIA PATERLINI

Son lì che sistemo i fiori, che do una pulita alla lapide e che raccolgo me stesso per il solito minuto di esistenzialismo famigliare, quando gli occhi mi cadono su di una vecchie lapide nera poco più in basso. Quanti anni sono ormai che porto i fiori a mia madre (e dall’anno scorso anche a mio padre), 25 giusto? In questo quarto di secolo non mi era mai capitato di soffermarmi con un po’ di attenzione su quella lapide. Guardo meglio e medito sulla triste storia della famiglia Paterlini. Padre e madre nati negli anni ottanta dell’ottocento e morti negli anni cinquanta del novecento, un figlio (nella foto ha divisa e cappello da alpino) morto – immagino in guerra – nel 1942 a 21 anni, un altro figlio appena più vecchio ha la foto sopra la scritta “disperso in Russia”, e la figlia ventenne morta nel 1944 (per i bombardamenti alleati?). Penso a quanto sia crudele a volte il fato. Il capofamiglia si chiamava Fortunato.

AIN’T NO CURE FOR THE WAREHOUSE BLUES

Un mio ex collega se ne va in pensione e organizza una cena per festeggiare l’avvenimento con tutti (o quasi) quelli che lavorarono nel suo reparto di appartenenza. Prima di essermi fatto rapire dal distretto di Stonecity in cui lavoro oggi, per un decennio ho lavorato in una grande azienda di Mutina, azienda a cui mi sento ancora molto legato. La cena si tiene in un locale rustico e ruspante di quella che era la mia città. Vedere gente dopo 17 (17!) anni con cui si è condiviso un lungo pezzo di vita lavorativa è un discreto colpo al cuore. Il gruppo è di circa 20 persone, alcune non le conosco, sono entrate in azienda dopo che me ne andai, ma la maggioranza fa parte della mia storia. Siamo sempre noi, ma i lineamenti cambiano, i capelli cadono o imbiancano, gli anni avanzano. Buffo come in un secondo ci si ritrovi dentro alla stessa confidenza di un tempo, sembra quasi che si sia stati lontani solo per qualche settimana di ferie. Guardo questo gruppo di uomini che va dai 40 ai 70 anni, magari con poche affinità elettive ma con forti sentimenti – spartani e maschi – reciproci. Qualcuno ricorda e cita a memoria i miei resoconti sulla “Gazzetta del Magazzino” dopo le partite di calcio tra la nostra amata FC INTERMAG e l’AS OFFICINA,

FC INTERMAG – da il GUERIN SPORTIVO DI di qualche lustro fa.

qualcuno mi dice che la propria figlia (ormai donna di 26 anni) ancora conserva uno dei bigliettini in rima che le scrissi quando era una bimba, qualcuno mi abbraccia forte perché rammenta che quando si separò e quando perse il padre io gli stetti vicino…mi colpisce l’abbraccio gagliardo di questo pezzo d’uomo di 71 anni, evidentemente in passato non sono stato solo la testa di cazzo che pensavo. La cena finisce, un brindisi al festeggiato e fortunato neo pensionato, la ripromessa che ci si rivedrà presto per una pizza, un ultimo abbraccio e via. Mentre torno alla macchina mi sale un po’ di commozione, è il tempo che passa così velocemente che mi ammazza, è il fare bilanci che mi spinge verso il basso, è il blues che mi tiene in vita e mi tormenta contemporaneamente. Ho un brivido, gli occhi si fanno lucidi, ma mi riprendo, sono sotto casa di Pike non vorrei mai che – sebbene l’ora tarda – il mio amico decidesse di fare due passi e mi vedesse in quello stato. Salgo in macchina, faccio partire l’album DEEP IN THE NIGHT di ETTA JAMES e punto il muso della blues mobile verso Regium Lepidi.

THE WALKING LED

Non mi piace il genere horror, né lo splatter, né quello che prevede zombie  (e vampiri) eppure eccomi qui, dopo 7 anni dall’inizio, incatenato allo sceneggiato TV THE WALKING DEAD. Ad ogni nuova stagione che SKY proponeva guardicchiavo qualche minuto, ma poi desistevo, sentivo che c’era qualcosa che mi attirava ma poi mi dicevo che era roba per americani, per quelli che vanno matti per fumetti del genere (la serie TV deriva proprio dai comics)…e adesso guardatemi, sono in preda ad una infatuazione per THE WALKING DEAD.

Sto scaricando sul MYSKYHD le vecchie stagioni e appena posso mi guardo 3/4 episodi di seguito. La sera dopo la cena mi butto sul divano e via che si parte. Al mattino ho l’istinto di guardare un nuovo episodio prima di partire per il lavoro, in ufficio mi dico “dai, tra un po’ chiudo e mi fiondo a casa a vedere THE WALKING DEAD“. Mentre in pausa pranzo faccio le mie camminate nei parchi ascoltando musica, a volte il lettore passa i LED ZEPPELIN, ogni volta mi eccito e inizio a cantare l’Hare Hare, a ballare l’Hoochie Koo e mi dico che chi mi vede muovermi in quel modo strambo deve pensare: ecco THE WALKING LED.

PRIMAVERA ALLA DOMUS

Nelle mie passeggiate a passo sostenuto nelle pause pranzo contemplo la primavera a Stonecity, cerco di assumerla in dosi massicce, brio, energia, pruriti sensoriali, qualcosa che mi riallinei con la stagione dell’amore...

Stone City – Vistarino Park – photo TT

La Domus Saurea è il posto ideale per godere di queste sciocchezze. I fiori di Lillà sono una mia fissazione, mi perdo a contemplarli, inebriato dal profumo che mi rimanda ai giorni della mia fanciullezza.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Palmiro se la gode, la bella stagione lo ringalluzzisce, diventa meno dolce, o meglio i momenti in cui è nel sentimental mood si accorciano. A tratti è spiritato, rincorre farfalle, caccia animaletti, scaccia i gatti forestieri che osano avvicinarsi, poi d’un tratto di quieta, si sdraia nelle erba e guarda lontano oltre le colline.

Palmiro – Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

L’orto è ormai pronto, le piantine stanno per essere piantate.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Con la primavera arriva anche il momento di fare pulizia nella vita personale, mettere un po’ d’ordine tra amicizie, sentimenti e progetti. Son sempre momenti importanti, meglio farlo con in mano due dita di Southern Comfort e ascoltando la musica giusta.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

 

 

 

 

Up and down with FC INTERNAZIONALE

15 Apr

Pioli ci aveva illuso, ne aveva vinte 11 su 13, eravamo ormai certi di essere sulla strada giusta, davamo per scontato il quarto posto da raggiungere in tutta comodità, credevamo di avere diverse chance di arrivare in zona champions league, in alcuni frangenti il delirio di onnipotenza ci aveva anche fatto pensare di essere noi l’anti J**e e che il discorso scudetto in fondo non fosse ancora chiuso. Poi le sconfitte con le grandi; va beh, dicevamo, dai, ci manca ancora qualcosa per poter competere con le prime tre, ma stiamo andando nella direzione corretta, vedrai il prossimo anno, oh, vedrai. Poi, il pareggio col Torino, la sconfitta con la Sampdoria in casa e il disastro con il Crotone (no, dico, il Crotone).

Ed eccoci ripiombare nel blues apocalittico dell’interismo moderno, dell’isterismo da inferno, nel bayou della disperazione calcistica, nel pantano di una situazione che da sette (7!) anni ci tormenta l’animo. La sensazione di dover ricominciare da capo, di dover raccontare a noi stessi la solita favoletta e di dover ogni volta rimandare alla prossima stagione i sentimenti di rivalsa e di rivincita morale, spirituale ed esistenziale. Eccoci qui, ormai nauseati anche dall’inno ufficiale, stanchi di essere la “Pazza Inter”, ma incapaci di rinunciare anche solo per un momento alla dottrina di quello che per noi è l’ Inno di Mameli “C’è Solo L’Inter”:

Poi arriva il derby; per me che non sono milanese non è il Milan il nemico (bensì la J**e), ma il derby resta la seconda partita in ordine d’importanza e di prestigio contro l’avversario principale. Vincerla vuole dire togliersi una bella soddisfazione, perderla significa inoltrasi ancor di più nell’abisso. Il Milan di quest’anno non mi pare granché, ma viene da un periodo positivo, ci ha recuperato parecchi punti, ora è sopra di noi, mentre la compagine nerazzurra come detto è ai minimi storici. Facile avere presagi funesti…

Non è un derby spettacolare ma le squadre si battono. L’Inter chiude il primo tempo sul 2 a 0. Candreva e Maurito. Tutto ringalluzzito mi dico che Pechino siamo noi, l’entusiasmo ritorna, almeno fino all’80esimo quando Romagnoli accorcia. Pioli si gioca (male) i cambi: escono Perisic, Gagliardini e Candreva ed entrano Eder, Murillo e Biabiany. Risultato, al 97esimo (dopo sette minuti di recupero), all’ultimo secondo il Milan segna: 2 a 2. Spengo la TV, tiro delle madonne, maledico la pasqua, il football, il castamasso della Cesira e mi attacco al collo del blues.

Blow wind, blow wind, blow my INTER back to me.

NEWS: THE EQUINOX VENERDI’ 5 MAGGIO 2017 ORE 22 HARRIS PUB Via Roma 17 Scandiano (RE)

14 Apr

Prossima data:
VENERDI’ 5 MAGGIO 2017 ORE 22
HARRIS PUB
Via Roma 17 Scandiano (RE)

FROZEN SAND “Fractals: A Shadow Out Of Light” (2017)

13 Apr

FROZEN SAND, gruppo italiano dedito al prog metal. FRACTALS: A SHADOW OUT OF LIGHT è un concept album e benché sia stato stampato in proprio cerca di essere il più professionale possbile. Confezione digipack, libretto esterno e libro formato A4 esterno dove il concept viene esposto con testi e grafiche.

A MELODY THROUGH TIME AND SPACE è creata da piano e tastiere ed è l’introduzione sognante al lavoro che già da PERFECT INSPIRATION cambia subito marcia e s’ incammina sui sentieri del prog metal più classico, doppia cassa, chitarre dalla distorsione levigata, cantato epico e qualche momento lento. EVERLASTING YEARNING è di nuovo sostenuto dalla doppia cassa. Le chitarre di Cerutti e Federico De Benedetti percorrono le autostrade del genere in questione a velocità sostenuta con precisione davvero notevole.

Si continua con la durissima SAIL TOWARDS THE UNKNOWS e con YELL OF HESITATION che con i suoi tempi dispari spariglia un po’ le carte prima di buttarsi nell’abisso del black metal e ritornare alla vita in altri spazi melodici.

RULE THIS WORLD si avviluppa attorno al metal europeo, narrazioni gutturali da metallo scandinavo freddo e scuro e controcanti più ariosi. YOU-PARTIAL-PERFECTION-DAYLIGHT ha qualche accento AOR. SILENT RAVEN chiude il lavoro con le chitarre acustiche di Mattia Cerutti su cui si innesta un cantato che non di rado ricorda quello di James Hetfield.

Per gli amanti del genere questo è un album che potrebbe piacere parecchio. Deciso, professionale, compatto, con nulla da invidiare alle grandi produzioni internazionali.

MONKEY DIET “Inner Gobi” (Black Widow 2017)

11 Apr

MONKEY DIET, gruppo di Bologna alle prese con un primo album distribuito dalla Black Widow Records. Musicisti provenienti da diverse esperienze precedenti pronti a fari a pezzi la musica e a ricomporla. L’album è un atto di coraggio, musica strumentale e sperimentale che flirta con l’heavy rock. E’ chiaro che l’approccio alla King Crimson è fonte di ispirazione, ma i tre musicisti riescono a tracciare un percorso personale.

EGO LOSS si manifesta tra cambi di tempo e riff che sono un mix tra KC e Black Sabbath…

EGO LOSS

Di nuovo chitarre dure e nere in INNER GOBI, mentre in SLIDIN’ BIKE le atmosfere si fanno rarefatte e dove Martelli con il wah wah mostra il cammino. THE ENDLESS DAY OF THE ROBBY THE ANT mi ricorda certe cose dei Marillion. Bel giochetto ritmico di Piccinini e Bernardi. In MOTH tornano cupi capitoli musicali

SORRY SUN è un bel rock con un tocco funk, sarò anche fissato ma ci sento una spruzzata di Led Zeppelin. MOONSHINE  contiene qualche traccia di Hendrix ma trattato in modo acido e stacchi che ricordano i Genesis.

SEPPUKU è dura, se fosse cantata potrebbe far ricordare certo metal nero scandinavo anche se qui l’anima progressive è sempre presente. VIKING a dispetto da titolo è un episodio dal respiro più ampio, a tratti coglie le caratteristiche dell’inno. La durata della traccia è di 11 minuti ma il pezzo musicale ne dura “solo” poco più di sette, dopo tre minuti di silenzio il gruppo chiude il tutto con un’ultima schitarrata e qualche risata.

Un plauso alla Black Widow, perché anche se la conosciamo come un’etichetta temeraria occorre davvero essere risoluti per distribuire un album come questo. E un plauso anche ai ragazzi: mettere in scena una musica così complessa e priva di appigli melodici non è da tutti.